19/10/2026
I costi di gestione delle RSA (energia, vitto, materiali, tasse) sono cresciuti esponenzialmente. Le rette, invece, in molte regioni sono ferme da anni. Un divario sempre più ampio, che mette a rischio la continuità dell'assistenza.
Anche il costo del lavoro è aumentato, ed è un investimento necessario: senza operatori qualificati e motivati non c'è assistenza di qualità, e il loro impegno quotidiano merita una retribuzione all'altezza del costo della vita. ANASTE è stata la prima e unica a rinnovare il proprio CCNL per il triennio 2026-2028, rispettando i tempi previsti. Ma senza rette sostenibili, le strutture non possono reggere questi aumenti.
Le norme prevedono un ricalcolo periodico delle rette basato sull'analisi dei costi. Come ha spiegato il Presidente ANASTE, Dott. Sebastiano Capurso, al convegno ANSDIPP, quell'analisi non viene svolta: si procede con adeguamenti di uno o due euro, con criteri diversi da regione a regione, e in alcune regioni le rette sono ferme da sette o otto anni.
La risposta più frequente è che mancano le risorse. Il Presidente ricorda che sulla sanità questa non è un'opzione: la Costituzione, come chiarito dalla Corte costituzionale, rende obbligatoria la copertura dei costi sanitari. Sulle altre voci di spesa i Governi possono scegliere le priorità, mentre per la salute si devono trovare i fondi.
Intanto, secondo le stime citate dal Presidente, circa 200.000 anziani attendono un posto in RSA.
Perché una retta che non tiene conto dei costi reali non è solo un problema economico: incide sulla qualità dell'assistenza, sulle condizioni di chi ogni giorno la garantisce e sulle famiglie che aspettano una risposta.
Ansdipp - associazione dei manager del sociale