30/07/2026
C'è un segnale di continuità nel nuovo Piano per la Non Autosufficienza, e va riconosciuto. Ma dietro le risorse stanziate resta un vuoto che riguarda le persone più fragili.
L'assistenza residenziale — le RSA, i centri protetti, le strutture che accolgono gli anziani non autosufficienti — resta fuori dal quadro. Il Piano concentra le sue energie sull'assistenza a domicilio e su nuovi meccanismi di gestione, lasciando ai margini chi ogni giorno si occupa dei casi più complessi.
È una conseguenza dei canali di finanziamento: il Fondo per la Non Autosufficienza sostiene i servizi sociali, mentre le RSA appartengono al sistema sanitario, con un diverso riferimento di spesa. Così il Piano non prevede risorse dedicate alle strutture, proprio mentre affrontano da sole l'aumento dei costi, l'inflazione e una grave carenza di personale.
Dietro le strutture ci sono gli anziani che non possono più restare a casa, le famiglie e i Comuni che sostengono rette sempre più difficili da reggere. E ci sono liste d'attesa che, a livello nazionale, superano le 200.000 persone.
Per dare voce a tutto questo, dieci associazioni del settore hanno scritto insieme alle istituzioni, chiedendo un tavolo di confronto urgente sulla residenzialità: ACOP, AIAS, AIOP, ANASTE, ANSDIPP, ARIS, CONFAPI, Diaconia Valdese – CSD, UNEBA e URIPA.
Come si legge nella lettera: «Ignorare la residenzialità significa non voler vedere la realtà dei casi più gravi e complessi».