Unicobas

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Unicobas L'Unicobas Scuola è un sindacato autogestito che aderisce alla Confederazione Italiana di Base Unicobas (CIB Unicobas). Che differenza c'è tra Unicobas e Cobas?

E' conosciuto anche come l'AltrascuolA Unicobas e come Federazione sindacale dei Comitati di Base. L'Unicobas è un sindacato di base realmente indipendente e dichiaratamente "libertario". Nei Cobas (come in altre simili “microstrutture” iper-ideologiche), come ognuno può costatare, sono ancora egemoni i sostenitori della vecchia logica del "sindacato = cinghia di trasmissione del partito" nella versione “aggiornata” di quel che resta della politica “gruppettara” dell’estremismo degli anni ‘70. L’obiettivo primario resta per i Cobas quello di offrire supporto ad operazioni politiche esterne al mondo della scuola. L’ottica è quella “tradizionale”: il progetto politico viene da fuori, lo elabora appunto il ‘partito’ (ammesso che esista ancora), o il gruppo dirigente ‘autonomo’, avulso dallo specifico della funzione docente e degli insegnanti, che una certa sinistra ha sempre denigrati e sacrificati sull’altare dell’impiegatizzazione e/o di un anacronistico “operaismo” o “laburismo” general generico. Occorre ricordare che nel Dicembre ’97, come il resto di una certa anacronistica ‘sinistra’ (sempre più snaturata rispetto alle sue radici, approdata al liberismo rampante o rimasta fossilizzata su posizioni totalitarie vetero o neo-staliniane), Rifondazione Comunista approvò la legge Finanziaria per il ‘98, con il taglio del 3% delle cattedre e dei posti ATA, dopo aver votato a favore dell’attuale “autonomia”, della legge liberticida sulla rappresentanza sindacale che premia i sindacati Confederali e i loro amici impedendoci persino le assemblee in orario di servizio, nonché del blocco dei pensionamenti nella scuola. Per le loro ascendenze ideologiche i Cobas sono dichiaratamente contrari all’uscita della scuola dal cosiddetto “pubblico impiego” sancito con il DL.vo 29/93 (primo elemento della piattaforma dell'Unicobas). In tal modo essi negano il ruolo istituzionale riconosciuto dalla Costituzione all’istruzione pubblica, nonché la specificità della funzione docente. Proprio come i loro “cugini” della CGIL.

23/10/2026
Il calendario degli scioperi delle prossime settimane va riscritto: in queste ore l’Unicobas ha revocato lo sciopero naz...
21/10/2026

Il calendario degli scioperi delle prossime settimane va riscritto: in queste ore l’Unicobas ha revocato lo sciopero nazionale già proclamato per il 4 dicembre e, al tempo stesso, lo ha riconvocato per il prossimo 30 ottobre, con esclusione del settore dei trasporti.
Alla protesta aderisce ovviamente anche Unicobas Scuola che nello stesso giorno organizza anche una assemblea presso la propria sede di Via Casoria a Roma.

Il calendario degli scioperi delle prossime settimane va riscritto: in queste ore l’Unicobas ha revocato lo sciopero nazionale già proclamato per il 4 dicembre e, al tempo stesso, lo ha riconvocato per il prossimo 30 ottobre, con esclusione del settore dei trasporti.Alla protesta aderisce ovviame...

https://www.tecnicadellascuola.it/docenti-italiani-pagati-poco-derrico-unicobas-il-problema-arriva-da-lontano-dal-decret...
15/10/2026

https://www.tecnicadellascuola.it/docenti-italiani-pagati-poco-derrico-unicobas-il-problema-arriva-da-lontano-dal-decreto-29-93-che-ha-trasformato-la-scuola-nella-cenerentola-del-pubblico-impiego

Le dichiarazioni del ministro Valditara sulla possibilità di avere un contratto specifico per il comparto scuola stanno facendo discutere.In queste ore è intervenuto anche Stefano d’Errico, tirato in ballo nel nostro articolo. Stefano d’Errico, segretario nazionale del sindacato, punta il dito...

CLAMOROSO! MA SI SA CHE ANCHE UN OROLOGIO ROTTO, DUE VOLTE AL GIORNO SEGNA L'ORA ESATTA. BISOGNA PERO' "APPROFONDIRE" MO...
14/10/2026

CLAMOROSO! MA SI SA CHE ANCHE UN OROLOGIO ROTTO, DUE VOLTE AL GIORNO SEGNA L'ORA ESATTA. BISOGNA PERO' "APPROFONDIRE" MOLTO. PER ESEMPIO, VALDITARA CONOSCE IL DLvo 29/93? PERCHE' NON SEMBRA AVER CAPITO IL NOCCIOLO DEL PROBLEMA: LA SCUOLA NON E' DIVENTATA SOLO LA CENERENTOLA DEL PUBBLICO IMPIEGO (CON GLI STIPENDI ADDIRITTURA PIU' BASSI). PRIMA DI TUTTO GLI INSEGNANTI ITALIANI SONO I PEGGIO RETRIBUITI DELL'UNIONE EUROPEA (E NON SOLO), AVENDO IN BUSTA PAGA LA META' DI QUANTO PRENDONO I DOCENTI DELLA COREA DEL SUD. QUESTO PERCHE', CONTRARIAMENTE A QUANTO SUCCEDE NEL RESTO DEL MONDO, CON IL DLvo 29 HANNO SUBITO LA PRIVATIZZAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO CON IL DIKTAT DI NON POTER AVERE DA PIU' DI 30 ANNI AUMENTI SUPERIORI ALL'INFLAZIONE "PROGRAMMATA" DALLA PARTE DATORIALE (IL MINISTRO DELL'ECONOMIA). COSI' DI CONTRATTO IN CONTRATTO, GRAZIE A CGIL, CISL, UIL ETC., CHE SI SONO VENDUTE LA CONTRATTAZIONE QUANDO HANNO VOLUTO QUESTA NORMA, CI SIAMO ALLONTANATI DALLA MEDIA RETRIBUTIVA UE, CON "AUMENTI" SEMPRE SOTTO IL COSTO DELLA VITA. QUESTA REGOLA NON VALE PERO' PER I DOCENTI UNIVERSITARI (CHE ESERCITANO LA NOSTRA STESSA FUNZIONE) ED ALTRE CATEGORIE "PROTETTE", E NON ESISTE IN NESSUNA ALTRA PARTE DEL MONDO, PERCHE' OVUNQUE SI TIENE CONTO DELLE REPONSABILITA' ANCHE PENALI CHE GRAVANO SU CHI INSEGNA (MA ANCHE SU CHIUNQUE ABBIA RESPONSABILITA' DI VIGILANZA, ATA COMPRESI), OVVERO SI CONOSCE LA DIFFERENZA FRA INSEGNANTI ED IMPIEGATI, COSI' COME LA DIFFERENZA FRA CHI GUIDA UN TRENO E CHI BUCA IL BIBLIETTO. QUESTA REGOLA E' INGIUSTA PER IL PUBBLICO IMPIEGO, MA DOPPIAMENTE INGIUSTA PER I LAVORATORI DELLA SCUOLA.

Nel corso dell’incontro promosso dall’ANP, svoltosi nella giornata di martedì il ministro Giuseppe Valditara ha fatto un annuncio importante: “Dobbiamo andare verso una contrattazione separata, specifica per la scuola, rispetto al resto della funzione pubblica“.In questo modo, secondo il Mi...

SINDAKATONI E AFFARI CON PETER GOMEZ, EZIO GALLORI, ANDREA BILLAU, ALVARO BELARDINELLI E STEFANO D'ERRICO: VEDILO (O RIV...
09/10/2026

SINDAKATONI E AFFARI CON PETER GOMEZ, EZIO GALLORI, ANDREA BILLAU, ALVARO BELARDINELLI E STEFANO D'ERRICO: VEDILO (O RIVEDILO) ORA CON UN CLICK

CONVEGNO IN STREAMING APERTO A TUTTI, CON ESONERO PER DOCENTI ED AT...

07/10/2026

UNICOBAS: TETTO DEL 30% PER GLI STUDENTI STRANIERI. NO AI RESPINGIMENTI

Unicobas Scuola denuncia il carattere razzista del DL n.170 che impone un tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi.
Presentato come misura incardinata sulla inadeguata conoscenza dell’italiano da parte di studenti stranieri e sul conseguente presunto rallentamento della didattica - valutazione comunque del tutto pretestuosa e inaccettabile - in realtà il DL 170 non contiene nessun riferimento alla tanto sbandierata conoscenza della lingua italiana degli studenti. Il criterio di esclusione non è infatti la conoscenza linguistica, che è una competenza variabile e quindi uno strumento gestibile dal soggetto, perfezionabile proprio grazie allo scambio costante con un gruppo disomogeneo; per l’esclusione entrano in gioco criteri rigidi riferiti alla posizione amministrativo burocratica, primo fra tutti quello della cittadinanza, che niente ha a che fare con gli eventuali e tanto paventati “intralci” alla didattica.
L’insistenza di Valditara e di questo governo sull’identitarismo, sul nazionalismo, sulla superiorità della cultura occidentale non è certo una novità. Ne abbiamo moltissimi esempi e lo dimostrano le Nuove Indicazioni nazionali, animate dalla palese volontà di mantenere una asimmetria fra culture, lingue ed etnie.
Ma questo DL presenta qualcosa di ancora più grave. Quando si elaborano misure penalizzanti che escludono e sanzionano in modo specifico alcuni gruppi di popolazione siamo davanti a iniziative di segregazione e discriminazione che richiamano l’apartheid.
Essere esclusi dalla primaria perché non si è frequentato la scuola dell’infanzia (non obbligatoria) o essere esclusi dalle medie e superiori perché non si hanno tre anni consecutivi di frequenza scolastica senza bocciature non è un diktat che vale per tutti, ma solo per alcune categorie di studenti identificabili anche secondo provenienza “etnica”. Obbligare genitori che non parlano bene l’italiano a frequentare corsi di lingua, pena una sanzione economica e la segnalazione ai servizi sociali, non è un provvedimento rivolto anche a chi parla il dialetto stretto di una regione italiana, ma solo agli stranieri. Persino l’esigenza della riconoscibilità del volto è riferita nel DL ai soli stranieri. Non auspichiamo certo la generalizzazione di queste aberranti misure, ma vogliamo sottolinearne la caratteristica.
Come si chiama tutto ciò se non segregazione e apartheid?
Da anni rivendichiamo un tetto massimo di 20 alunni per classe, per agevolare la didattica, l’inclusione, il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento. L’unico tetto che il governo è riuscito a sfornare, col suggello della firma di Mattarella, è un tetto per escludere, per fermare quella che Valditara ha chiamato “la fuga dei bianchi” e smistare in altre scuole le “eccedenze”, senza rispettare nemmeno il diritto alla frequenza della scuola di prossimità.
Evidentemente il Ministro ritiene che per favorire il percorso scolastico non si debbano rimuovere i famosi ostacoli di cui parla la Costituzione, ma gli studenti stranieri, avvertiti essi stessi come “ostacolo”.
Gli ostacoli da rimuovere sono ben altri.
Fuori dalla scuola il razzismo, la repressione, la discriminazione, l’esclusione!.
La scuola è di tutte e tutti. “Prima gli italiani” qui non vale. Non ci sono maggioranze con diritti maggiori e minoranze con diritti minori o inesistenti. Le differenze sono da accogliere e valorizzare, per una crescita comune.

PRETENDIAMO IL RITIRO E LA DISATTIVAZIONE IMMEDIATA DELLE NORME RESPINGIMENTI CONTENUTE NEL DECRETO LEGGE 170.
MANDIAMO A CASA VALDITARA !

IL FATTO QUOTIDIANO.IT, 5.10.2026Sindacati S.p.a., a Roma la presentazione del libro di Stefano d’Errico con Peter Gomez...
05/10/2026

IL FATTO QUOTIDIANO.IT, 5.10.2026
Sindacati S.p.a., a Roma la presentazione del libro di Stefano d’Errico con Peter Gomez
di Redazione Economia
I sindacati non sono solo battaglie per i lavoratori: esistono anche una serie di benefici, poco noti ai più, per la "casta sindacale". Appuntamento giovedì 8 alle 15,30: tra i relatori, oltre all'autore, anche Alvaro Belardinelli, Ezio Gallori e Andrea Billau
“Sindacato S.p.a” è il nuovo libro di Stefano d’Errico (edito da Paperfirst) che racconta l’altra faccia della medaglia del sindacato: non la parte delle lotte e degli scioperi in difesa dei lavoratori, bensì quella dei benefici di quella che l’autore chiama “casta sindacale“. Il volume sarà presentato giovedì 8 ottobre dalle 15.30 alle 19.30 alla Sala Convegni di “AltrascuolA“, via Casoria 14, Roma; il convegno, aperto a tutti, con esonero per docenti e personale ata, sarà trasmesso in diretta al link https://www.youtube.com/watch?v=6r3wMO-0cgg

L’evento è organizzato dall’associazione professionale Unicorno l’AltrascuolA. Presiede l’incontro il direttore del giornale Unicobas Alvaro Belardinelli, che modererà gli interventi di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e autore della prefazione, Ezio Gallori, Pensionati Uniti e autore dell’introduzione, Andrea Billau, redattore di Radio Radicale e saggista, oltre, ovviamente, a Stefano d’Errico, autore del libro e segretario nazionale Unicobas Scuola & Università. Durante la discussione gli interlocutori metteranno in luce una serie di criticità proprie dei sindacati e non conosciute ai più: per esempio che esiste una norma apposita che consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi; oppure che le sigle sindacali gestiscono, senza dover presentare un bilancio, fondi pensione e sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari e strutture sanitarie convenzionate per un giro di circa 8 miliardi l’anno. Un’occasione, dunque, per conoscere più a fondo le associazioni che tutelano gli interessi dei lavoratori; o che dovrebbero farlo.

Sindacato S.p.A. è in vendita in libreria e negli store online

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/05/sindacati-s-p-a-a-roma-la-presentazione-del-libro-di-stefano-derrico-con-peter-gomez/8527815/

Appuntamento giovedì 8 alle 15,30: tra i relatori, oltre all'autore, anche Alvaro Belardinelli, Ezio Gallori e Andrea Billau

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 h. 15.30 / 19.30, CONVEGNO IN STREAMING APERTO A TUTTI CON ESONERO INTERA GIORNATA PER DOCENTI ED...
29/09/2026

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 h. 15.30 / 19.30, CONVEGNO IN STREAMING APERTO A TUTTI CON ESONERO INTERA GIORNATA PER DOCENTI ED ATA: Presentazione del libro di Stefano d’Errico "SINDACATO S.p.A. CGIL, CISL, UIL (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta" (Paper First, Roma 2026).
Per Roma il Convegno è in PRESENZA presso la Sala Convegni “l’AltrascuolA”, Via Casoria, 14.
PER SEGUIRE lo STREAMING: ISCRIVERSI AL CANALE YOU TUBE Unicobas Scuola e poi seguire la diretta. Cliccare su questo LINK: https://www.youtube.com/watch?v=6r3wMO-0cgg
È possibile porre domande sulla chat, i relatori risponderanno nell’ultima ora. È possibile prenotarsi. Inviare i propri dati a: [email protected]

Intervengono:
• Peter Gomez (Direttore de “ilfattoquotidiano.it” – Autore della Prefazione)
• Ezio Gallori (Pensionati Uniti – Autore dell’Introduzione)
• Andrea Billau (Redattore di Radio Radicale – Saggista)
• Stefano d’Errico (Autore del libro – Segretario nazionale Unicobas Scuola & Università)
• Presiede:
• Alvaro Belardinelli (Direttore del giornale “Unicobas”)

Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl).
Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro.
Queste sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio (e nessuno se n’è accorto neanche ai tempi di tangentopoli).
Ma non è tutto: perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello stato senza il versamento dei contributi?
Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione anche di settemila euro mensili?
Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea?
La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà sconosciuta. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dall’introduzione di Ezio Gallori: “Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi, nelle deleghe in bianco, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Dalla prefazione di Peter Gomez (riduzione): Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni e sarebbe comodo poter indicare un solo colpevole. Non potendo più svalutare la moneta si è scelto di svalutare il lavoro. Ma in una democrazia matura, quando profitti e salari si separano per così tanto tempo, quando la produttività non cresce perché non si investe, quando la politica abdica al suo ruolo, qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato. Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid. Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Perché i salari sono scesi senza una reazione proporzionata nelle piazze e sui luoghi di lavoro? Il libro di Stefano d’Errico serve anche per dare questa risposta. Fino alla fine degli anni Ottanta i sindacati italiani erano, con le ovvie eccezioni, una forza esterna allo Stato. Poi arrivano gli anni Novanta, e cambia tutto. Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema. Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Già nel 1990 la legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali introduce preavvisi, fasce di garanzia, limiti e sanzioni. Nel 2000 la riforma rafforza ulteriormente il meccanismo. Gli scioperi alla francese o alla tedesca che bloccano il Paese per giorni diventano da noi impossibili. In Italia non esiste una vera cassa sciopero. Eppure, come si rende conto ogni iscritto guardando la propria busta paga, i nostri sindacati non sono poveri. Perché, mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi. Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizza- zioni. Il paradosso è evidente: salari fermi; sindacati economicamente solidi.

Organizza:

Unicorno l’AltrascuolA
Associazione Professionale
Sede nazionale: Via Casoria, 16 00182, Roma Tel. 067027683
Email: [email protected]

Soggetto qualificato alla formazione con Decreto MIUR 177/2000, direttiva MIUR n. 170 del 21.3.2016, elenco Enti Accreditati/Qualificati del 23.11.2016. Come pre¬visto dal D.M. 177/2000, art. 2, comma 5, le singole iniziative formative promosse da soggetti definitivamente accreditati come Enti di formazione da parte del MIUR ai sensi della Direttiva 90/2003 sono riconosciute dall’amministrazione scolastica e quindi non necessitano di specifica circolare (Nota MIUR n. 3096 del 2/2/2016)
È necessario fare richiesta scritta al Dirigente Scolastico: vd. (in allegato a questa mail) il fac-simile della richiesta. Esonero dal servizio intera giornata fruibile da Docenti ed ATA, di ruolo e non, con attestato, ai sensi dell’art. 36, commi 6, 8 e 10, vigente CCNL. L’attestato di partecipazione potrà essere richiesto al termine del Convegno compilando il form sul sito dell'Associazione.

Collabora:
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CONVEGNO IN STREAMING, GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 ore 15.30 / 19.30: Pr...

ROMA 8 OTTOBRE, ore 15.30 / 19.30, CONVEGNO IN PRESENZA PER ROMA ED IN STREAMING PER IL RESTO D'ITALIA, CON ESONERO PER ...
27/09/2026

ROMA 8 OTTOBRE, ore 15.30 / 19.30, CONVEGNO IN PRESENZA PER ROMA ED IN STREAMING PER IL RESTO D'ITALIA, CON ESONERO PER DOCENTI ED ATA: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL E GLI ALTRI. DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", CON PETER GOMEZ (Direttore de “ilfattoquotidiano.it”, autore della Prefazione), STEFANO d'ERRICO (Autore del libro, Segretario nazionale Unicobas), EZIO GALLORI (già Coordinatore Nazionale Coord. Macchinisti Uniti, Pensionati Uniti, autore dell'Introduzione), Andrea Billau (Redattore di Radio Radicale – Saggista). Presiede Alvaro Belardinelli (Direttore del giornale “Unicobas”).
Sala Convegni “l’AltrascuolA”, Via Casoria, 14 (Metro A, Re di Roma)
PARTECIPA IN PRESENZA !!! Scarica dal sito dell'Unicobas e fai girare la LOCANDINA e il MODULO per CHIEDERE al DIRIGENTE SCOLASTICO L'ESONERO DELL'INTERA GIORNATA.
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl).
Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro.
Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio (e nessuno se n’è accorto neanche ai tempi di tangentopoli).
Ma non è tutto: perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello stato senza il versamento dei contributi?
Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione anche di settemila euro mensili?
Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea?
La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà sconosciuta. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dall’introduzione di Ezio Gallori: “Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi, nelle deleghe in bianco, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”
Dalla prefazione di Peter Gomez (riduzione): Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni e sarebbe comodo poter indicare un solo colpevole. Non potendo più svalutare la moneta si è scelto di svalutare il lavoro. Ma in una democrazia matura, quando profitti e salari si separano per così tanto tempo, quando la produttività non cresce perché non si investe, quando la politica abdica al suo ruolo, qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato. Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid. Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Perché i salari sono scesi senza una reazione proporzionata nelle piazze e sui luoghi di lavoro? Il libro di Stefano d’Errico serve anche per dare questa risposta. Fino alla fine degli anni Ottanta i sindacati italiani erano, con le ovvie eccezioni, una forza esterna allo Stato. Poi arrivano gli anni Novanta, e cambia tutto. Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema. Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Già nel 1990 la legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali introduce preavvisi, fasce di garanzia, limiti e sanzioni. Nel 2000 la riforma rafforza ulteriormente il meccanismo. Gli scioperi alla francese o alla tedesca che bloccano il Paese per giorni diventano da noi impossibili. In Italia non esiste una vera cassa sciopero. Eppure, come si rende conto ogni iscritto guardando la propria busta paga, i nostri sindacati non sono poveri. Perché, mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi. Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizza- zioni. Il paradosso è evidente: salari fermi; sindacati economicamente solidi.
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Sede nazionale: Via Casoria, 16 00182, Roma Tel. 067027683
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Soggetto qualificato alla formazione con Decreto MIUR 177/2000, direttiva MIUR n. 170 del 21.3.2016, elenco Enti Accreditati/Qualificati del 23.11.2016. Come pre¬visto dal D.M. 177/2000, art. 2, comma 5, le singole iniziative formative promosse da soggetti definitivamente accreditati come Enti di formazione da parte del MIUR ai sensi della Direttiva 90/2003 sono riconosciute dall’amministrazione scolastica e quindi non necessitano di specifica circolare (Nota MIUR n. 3096 del 2/2/2016)
È necessario fare richiesta scritta al Dirigente Scolastico: vd. (in allegato a questa mail) il fac-simile della richiesta. Esonero dal servizio intera giornata fruibile da Docenti ed ATA, di ruolo e non, con attestato, ai sensi dell’art. 36, commi 6, 8 e 10, vigente CCNL. L’attestato di partecipazione potrà essere richiesto al termine del Convegno compilando il form sul sito dell'Associazione culturale Unicorno-l'AltrascuolA
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UNICOBAS SCUOLA su ASSICURAZIONE SANITARIA: Una polizza travestita da welfare!Dal 10 settembre gli oltre 1,2 milioni di ...
20/09/2026

UNICOBAS SCUOLA su ASSICURAZIONE SANITARIA: Una polizza travestita da welfare!
Dal 10 settembre gli oltre 1,2 milioni di dipendenti della scuola italiana possono aderire alla tanto annunciata assicurazione sanitaria integrativa gratuita. Il ministro Valditara e sindacati che hanno aderito a tale progetto l'hanno presentata come un riconoscimento storico per chi lavora negli istituti d’istruzione di ogni ordine e grado, per la prima volta alla categoria viene garantita una tutela sanitaria collettiva.
È una narrazione avvincente, costruita apposta per dare un titolo di giornale o caricare uno spot sul web. Basta, però, leggere il capitolato tecnico e ascoltare chi nella scuola lavora, per scoprire che dietro l'annuncio si nasconde un provvedimento largamente insoddisfacente, costruito più per fare notizia che per rispondere a un bisogno reale.
Il paradosso dell'universalità selettiva
Il primo problema è già nella platea a cui si rivolge. Si rivendica l'assenza di distinzione, per la prima volta, tra personale di ruolo e supplenti, ma questa universalità si ferma proprio davanti a chi ne avrebbe più bisogno: i supplenti brevi restano fuori. È un'esclusione tutt'altro che marginale. Sono loro, ogni anno, a tenere in piedi la macchina scolastica riempiendo le cattedre vacanti fino all'ultimo giorno utile, ed è proprio questa fascia — la più esposta, la più povera di garanzie contrattuali
— a essere lasciata fuori da una misura presentata come welfare universale. Difficile non leggerci una logica ricorrente nel sistema scuola italiano: i diritti si negano più facilmente a chi ha meno voce, e la precarietà si paga anche in salute, non solo in stipendio; si procede con diritti a geometria variabile, che spezzano l’unità della categoria dei lavoratori della scuola. Inoltre, la copertura è stata estesa anche ai dirigenti scolastici e ai dipendenti del Ministero. Sorge, di conseguenza, il ragionevole dubbio che se le risorse sono per legge vincolate a docenti e ATA, includere altri beneficiari significa una cosa sola: diluire la torta pro capite per chi lavora davvero in classe.
La polizza non sostituisce il SSN, lo "integra", rispondendo appieno a quello che è il mantra neoliberista.
Il secondo nodo riguarda la sostanza della copertura. Dietro la parola "gratuita" si nascondono franchigie stringenti, scoperti percentuali e tetti massimi di rimborso che lasceranno comunque una fetta consistente delle spese sulle spalle di chi dovrebbe beneficiarne. L'assicurazione non è una copertura indiscriminata di tutte le spese mediche, ma si concentra principalmente sui grandi interventi chirurgici, alta diagnostica (TAC, RMN), pacchetti prevenzione oncologica, cardiovascolare odontoiatria base e parto e, sebbene la polizza copra anche patologie pregresse e croniche, rimangono a carico dell'assistito uno scoperto del 10% per le prestazioni in strutture convenzionate, con un limite massimo non indennizzabile di 4.000 euro per singolo evento. Inoltre, i ticket SSN non sono rimborsabili, i ricoveri lunghi per patologie croniche sono esclusi, c'è il vincolo della rete convenzionata, che per adesso non si sa quanto sarà ampia e come sarà distribuita sui territori (anche se per alcune prestazioni è ammesso il rimborso fuori rete). L'aiuto sulle spese ricorrenti come le visite specialistiche ordinarie, gli occhiali, la fisioterapia (quelle che pesano di più sui nuclei familiari), è molto limitato. Ancora più grave è l'esclusione dalla copertura assicurativa delle malattie mentali e dei disturbi psichici. Più dell'80% delle malattie professionali e delle cause di inidoneità all'insegnamento nei docenti italiani è di
natura psichiatrica (ad es. ansia, depressione e soprattutto burnout) e proprio questo non viene coperto dall'assicurazione sanitaria. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la differenza tra una polizza che protegge davvero e una che protegge solo sulla carta, salvo poi presentare il conto al momento del bisogno — quando si è più fragili e meno disposti a fare i calcoli.
Il vero scandalo: si finanzia l’assicurazione tagliando le scuole
Il punto politicamente più grave è questo: l’assicurazione non viene finanziata con nuove risorse, ma attraverso tagli al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle scuole, per circa 200 milioni di euro tra il 2026 e il 2029. Questo significa che le circa 7.600 scuole italiane perderanno una media di 30.000 € ciascuna in quattro anni e di conseguenza si ridurranno i servizi agli studenti, i laboratori, i progetti, l’offerta formativa, le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per i materiali. Oltre a questo storno principale, il piano attinge per 15 milioni di euro annui dai risparmi generati dalla revisione dei compensi per le commissioni dell’esame di Stato, mentre gli ultimi 15 milioni derivano da fondi speciali del Ministero dell’Economia e delle Finanze precedentemente vincolati. Questa struttura a tre pilastri garantisce la sostenibilità del premio annuo di 80 milioni, per quattro anni senza, però, alcuna garanzia che la misura sopravviva oltre quella scadenza.
Tutto ciò inaccettabile. Si tolgono risorse alla didattica quotidiana per pagare una polizza assicurativa che non risolve i problemi di salute dei lavoratori. Questa non è una scelta tecnica. È una scelta politica precisa, che scarica i costi sulle scuole e sui territori, per favorire una narrazione demagogica, tutta a favore del governo e di chi ha avallato tale scelta.
Il depauperamento del funzionamento scolastico ha come conseguenza immediata l’inevitabile ricorso al contributo volontario delle famiglie e così l’accesso a una scuola di qualità rischia di dipendere sempre più dalla condizione economica dei territori e delle famiglie. Il risultato è che le scuole già più fragili — piccole realtà, aree interne, contesti socialmente deprivati — saranno le più colpite, determinando un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze educative, in aperto contrasto con il principio di uguaglianza. Si impoverisce la scuola pubblica mentre si chiede ai lavoratori di ringraziare per una polizza assicurativa.
Finanziare una presunta tutela sanitaria, tagliando risorse alla scuola, produce un conflitto concreto tra diritti costituzionali: il diritto allo studio e la tutela della salute. Si indebolisce la gratuità e la qualità del servizio scolastico pubblico, mentre la tutela sanitaria viene resa incerta e affidata al mercato. È una scelta regressiva, che scarica i costi sui lavoratori e sulle comunità educative.
Un regalo al mercato assicurativo, non ai lavoratori
È allora il caso di ribadire che la scelta del governo di attivare un’assicurazione sanitaria integrativa collettiva non è affatto neutrale. Questa misura, infatti, finisce per favorire le strutture sanitarie private, senza apportare alcun reale rafforzamento al Servizio Sanitario Nazionale.
Le risorse pubbliche destinate ai contratti assicurativi non si trasformano in nuove assunzioni, investimenti o riduzioni delle liste d’attesa. Servono invece a consolidare una logica politica che sostituisce diritti universali con soluzioni frammentate, legate al tipo di lavoro svolto e al reddito. In un paese dove le liste d'attesa spingono sempre
più persone verso il privato, offrire una scorciatoia assicurativa a una categoria professionale non risolve il problema: lo aggira, e nel farlo normalizza l'idea che il pubblico non basti più. È una logica aziendalistica applicata alla pubblica amministrazione, che affida a tre soggetti privati — UniSalute, Poste Assicura, Intesa Sanpaolo Protezione — la gestione dei dati sanitari di oltre un milione di lavoratori statali.
A conclusione della nostra analisi si può dire che così come finanziata e strutturata, l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico offre risorse pro capite irrisorie, presenta coperture tecniche limitate, rafforza il mercato assicurativo privato senza incidere sulle criticità del sistema sanitario pubblico e per di più è finanziata attraverso tagli diretti al funzionamento delle scuole.
Non è una risposta ai bisogni di salute dei lavoratori della scuola, ma un’operazione simbolica e potenzialmente dannosa.
La tutela della salute del personale scolastico passa attraverso gli investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale, la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dei servizi pubblici, aumentando, non tagliando, le risorse alle scuole, garantendo un rinnovo contrattuale che restituisca potere d'acquisto reale, risolvendo il problema del precariato con un piano di assunzioni che chiuda la stagione della supplentite cronica. Difendere la scuola pubblica e il diritto alla salute significa dire no a polizze di facciata e sì a diritti veri, universali, finanziati con risorse adeguate.
per l’Unicobas Scuola
Stefano Lonzar

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