03/06/2026
La morte di Beatrice ci lascia senza parole e la consapevolezza che le sue sorelline, che hanno raccontato le violenze inimmaginabili che ha subito, dovranno convivere per sempre con questo trauma, è intollerabile.
Di fronte a tragedie come questa è naturale cercare risposte. Ma c'è una domanda che riguarda tutti noi: cosa possiamo fare, come società, perché nessun bambino resti solo di fronte alla violenza?
Ogni bambina e ogni bambino hanno diritto a crescere in un ambiente sicuro, protetto, capace di rispondere ai loro bisogni. E quando gli adulti che dovrebbero garantire quella protezione non riescono a farlo, deve esserci una rete pronta a intervenire.
Una comunità fatta di servizi, professionisti, scuole, pediatri, consultori, associazioni, vicinato e comunità. Una rete capace di accompagnare le famiglie fin dai primi giorni di vita di un bambino, di intercettare i segnali di fragilità, di sostenere chi è in difficoltà prima che sia troppo tardi.
Perché la crescita di un bambino non è mai una questione privata. È una responsabilità collettiva.
Parlare di Beatrice e delle sue sorelline significa parlare di tutte le bambine e i bambini che vivono situazioni di vulnerabilità spesso invisibili e ricordare che la protezione dell'infanzia non può iniziare quando emerge una tragedia, ma molto prima.
Dobbiamo costruire comunità che sappiano accorgersi, ascoltare, sostenere e proteggere.