25/08/2026
Nel 1919, due donne si mobilitarono per chiedere la fine del blocco navale contro Germania e Austria e portare aiuti ai bambini colpiti dalla fame nell’Europa centrale. Si trattava di Eglantyne e di sua sorella Dorothy.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica, Eglantyne fece stampare dei volantini con le immagini di bambini malnutriti e li distribuì a Trafalgar Square, a Londra. Proprio durante una di queste iniziative venne arrestata per aver distribuito materiale senza autorizzazione.
L’arresto, però, ebbe l’effetto opposto a quello sperato dalle autorità: il caso attirò l’attenzione dei giornali e dell’opinione pubblica sulla drammatica condizione dei bambini, anche di quelli considerati “figli del nemico”. Persino il giudice, colpito dalla sua determinazione, decise di pagare personalmente la multa che le era stata inflitta.
Quella mobilitazione contribuì a dare forza alla causa portata avanti da Eglantyne e Dorothy e, pochi mesi dopo, nel 1919, nacque il Save the Children Fund, con l’obiettivo di aiutare i bambini colpiti dalla guerra e dalla povertà, senza distinzioni di nazionalità.
L'eredità più importante di Eglantyne Jebb arrivò nel 1923, quando scrisse la prima Carta dei diritti del bambino, ispiratrice poi della Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo, adottata dalla Società delle Nazioni nel 1924.
Era un'idea rivoluzionaria: affermare che i bambini non dovessero essere considerati soltanto persone da assistere e proteggere, ma titolari di diritti propri.
Nella Dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo si legge che “l’umanità deve dare al bambino il meglio che ha da offrire”. Ma stiamo davvero dando ai bambini il meglio che abbiamo?
Lo vediamo ogni giorno nelle guerre, dove i bambini pagano il prezzo più alto: perdono la casa, la scuola, la famiglia, la sicurezza. Lo vediamo nelle disuguaglianze, che ancora oggi determinano le opportunità di crescita a seconda del luogo in cui si nasce o della condizione della propria famiglia. Lo vediamo lungo le rotte migratorie, dove una frontiera non può diventare il confine dei diritti di un bambino.
E lo vediamo anche nelle crisi che rischiano di definire il loro futuro, dalla crisi climatica alla povertà, dalla fame all’interruzione dell’istruzione.
La lezione di Eglantyne ci chiede allora di andare oltre l’emergenza. Non basta intervenire quando un bambino è già in pericolo: dobbiamo agire sulle cause che producono disuguaglianza e vulnerabilità e creare le condizioni perché ogni bambina e ogni bambino possa crescere, imparare, essere ascoltato e immaginare il proprio futuro.
È questo il cuore dell’eredità di Eglantyne Jebb: averci insegnato che ogni bambino, ovunque si trovi e qualunque sia la sua storia, ha gli stessi diritti.
E allora, a 150 anni dalla sua nascita, resta una domanda che riguarda tutti noi: da che parte stiamo quando un bambino soffre?
Noi abbiamo scelto. Siamo dalla parte dei bambini e delle bambine, sempre.
Perché dare ai bambini il meglio che abbiamo non è un gesto di solidarietà. È una responsabilità e riguarda il futuro di tutte e tutti.
Scopri la sua storia ➡️ https://bit.ly/4gR17ja