Subito Sicuri

Subito Sicuri Aiutiamo le persone a vivere più sicure grazie al primo "Programma nazionale di educazione alla prevenzione e alla sicurezza personale e familiare".

La formazione è gratuita: corsi, libri, manuali, magazine, guide, seminari, video, newsletter e workshop.

Gabriele Vaccaro aveva 25 anni e voleva godersi l'arrivo della primavera.Sabato sera era fuori con gli amici a Pavia. Ma...
21/04/2026

Gabriele Vaccaro aveva 25 anni e voleva godersi l'arrivo della primavera.
Sabato sera era fuori con gli amici a Pavia.
Ma non è mai tornato a casa.
A un certo punto della serata hanno iniziato a litigare con alcuni ragazzi.
Per i soliti futili motivi stupidi.
Le solite maledette c4zz4t3.
Solo che all'improvviso un ragazzino di 16 anni (SEDICI!) ha tirato fuori un cacciavite.
E lo ha infilato nel collo di Gabriele.
Nessuno all'inizio aveva capito quanto fosse grave e gli amici lo hanno portato a casa di uno di loro.
Solo dopo si sono accorti che Gabriele perdeva tanto sangue, troppo sangue.
Ma quando sono arrivati all'ospedale, per lui era già troppo tardi.
Ora non voglio parlare dello schifo di una società fallimentare dove ragazzi e adolescenti non sanno più divertirsi se non si ubriacano, non si impasticcano, non cercano una scusa qualsiasi per litigare, per sfogare rabbia e aggressività, per ti**re fuori i coltelli.
E non voglio nemmeno parlare di come difendersi da una baby gang armata di cacciaviti.
Voglio invece parlare delle due fasi più trascurate (e, per molti, addirittura sconosciute) di un'aggressione, cioè il PRIMA e il DOPO.
Ricordiamo che ogni aggressione è composta di tre fasi.
Il PRIMA, che coincide con la prevenzione.
Il DURANTE, ovvero la gestione dello scontro fisico (le botte).
Il DOPO, cioè le conseguenze di un'aggressione e cosa fare quando il peggio è già passato (o, meglio, sembra passato).
Diciamo le cose come stanno.
In questo caso il DURANTE era oggettivamente difficile da gestire.
Un branco.
Armato.
In una situazione di inferiorità numerica e fisica.
Se non sei ben preparato e addestrato c'è poco da fare se non scappare (che rimane sempre la prima opzione in questi casi).
Sicuramente quella del DURANTE è la fase più complessa da imparare, la più difficile da allenare, quella dove abbiamo meno controllo.
Infatti non è lì che voglio spostare la tua attenzione.
Piuttosto voglio riflettere con te sul PRIMA e il DOPO.
Perché, come vedremo, un minimo di preparazione avrebbe potuto fare la differenza quella sera.
La differenza tra la vita e la morte.
Come abbiamo detto, il PRIMA coincide con la prevenzione.
Essere in grado di riconoscere una situazione prima che si metta male, o addirittura malissimo.
Sapere che spesso la cosa non "finisce lì", ma è meglio allontanarsi (spoiler: fuggire non è da codardi, è da persone intelligenti).
Significa avere gli strumenti per disinnescare un'escalation, usando i gesti e le parole giusti.
Il DOPO significa sapere, ad esempio, che QUALSIASI ferita al collo con un cacciavite, un taglierino, un oggetto appuntito o tagliente, è una ferita che richiede la MASSIMA attenzione.
Non "vediamo come va".
Non "portami a casa".
Non "è inutile tanto al pronto soccorso c'è la fila".
Altrimenti un ragazzo di 25 anni muore due volte.
Muore per il buco nel collo.
E poi muore nuovamente mentre tutti aspettano che la situazione si risolva da sola.
Ecco perché il DOPO ha probabilmente ucciso Gabriele quanto il DURANTE.
Nessuno dei suoi amici sapeva come valutare la gravità della situazione.
Non avevano una procedura, un piano, un automatismo già consolidato.
Ovviamente non è colpa loro, loro hanno fatto il possibile con quello che sapevano.
"Appunto! Io non sono un medico, come faccio a saperlo?"
Proprio perché non sappiamo "qualcosa" dobbiamo prepararci prima.
Soprattutto se quel "qualcosa" potrebbe salvarci la vita.
Credimi non è così complicato.
Non bisogna diventare chirurghi, ci basta soltanto sapere cosa fare in una situazione di emergenza.
Ad esempio sapere quando fiondarsi AL VOLO in ospedale perché ogni minuto potrebbe essere vitale.
"Ok, quindi come mi preparo ad affrontare situazioni di emergenza?"
Il mio consiglio è quello di iscriverti ad un corso di difesa personale serio, uno di quelli dove ti insegnano a gestire tutte e tre le fasi dell'aggressione e non soltanto il DURANTE (cioè le tecniche per liberarsi dalle prese, dagli strangolamenti, per parare i pugni, disarmare l'attacco di coltello, ecc.).
La cattiva notizia è che questi corsi sono piuttosto rari.
Anzi, molto rari.
Questo vuol dire che dovrai faticare un po' per trovarne uno, ma ne vale la pena al 200%.
Perché quello che imparerai là dentro un giorno potrebbe salvarti la vita.
O salvarla ad una delle persone a cui vuoi bene.
(fonte notizia: https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/04/19/news/pavia_accoltellato_ucciso_ragazzo_parcheggio-425291963/)

Hai letto di quel papà ucciso di botte davanti al figlio di 11 anni? E ti sei chiesto cosa puoi fare se ti trovi nella s...
14/04/2026

Hai letto di quel papà ucciso di botte davanti al figlio di 11 anni?
E ti sei chiesto cosa puoi fare se ti trovi nella stessa situazione con la tua famiglia?
Andiamo per ordine...
Sabato sera Giacomo esce con la famiglia.
Con il figlio di 11 anni, la compagna, il cognato.
Una serata normale come tante.
Ad un certo punto un branco di ragazzi (ubriachi) comincia a lanciare bottiglie contro la vetrina di un negozio.
Il cognato gli urla "Ehi, fatela finita."
Ed è lì che scatta la violenza.
Il branco si avventa sul cognato.
Giacomo interviene per difenderlo.
E quelli iniziano a menarlo in modo selvaggio.
Giacomo cade e sbatte la testa sull'asfalto.
Sviene.
Ma la furia del branco non si ferma.
Continuano a colpirlo con calci e pugni mentre è a terra.
"Babbo, alzati ti prego"
Ma Giacomo non si rialza più.
Muore così, a 47 anni, davanti agli occhi di suo figlio.
Ok, fermiamoci un attimo e proviamo ad andare oltre l'indignazione, la rabbia, l'orrore, il disgusto e il desiderio (sacrosanto) di farla pagare a questi assassini.
E facciamoci un paio di domande.
1. Cosa avremmo fatto al suo posto?
e soprattutto
2. Cosa possiamo fare per non trovarci MAI in quella situazione?
Quando mi chiedono: "Mauro, ma tu che avresti fatto?"
Io rispondo "me ne sarei andato".
E pure in fretta, portando via tutta la mia famiglia.
"Ma come? Tu sei un esperto di autodifesa! Avresti potuto fare la mossa, la tecnica, questo e quest'altro."
NO! Proprio perché mi occupo di sicurezza da una vita so benissimo che in situazioni del genere interve**re è pericolosissimo.
Perché un branco non è un aggressore singolo.
Le dinamiche cambiano completamente.
E quando ci aggiungi l'alcol, l'eccitazione, l'alterazione e l'effetto gregge stai letteralmente dando fuoco ad una miccia.
La miccia di una bomba già innescata.
Ragazzi ubriachi di notte, che lanciano bottiglie contro le vetrine e mostrano comportamenti già violenti?
Un branco di ubriachi fuori controllo SONO una bomba pronta ad esplodere.
Il rimprovero del cognato è stato l'innesco.
E innescare una bomba non è mai una buona idea.
"E quindi dobbiamo stare zitti? Abbozzare? Lasciare che questi qui facciano quello che vogliono?"
No. Non è questo il punto.
Il punto è che non viviamo più negli anni 80.
Quel mondo con certi "valori di strada" non esiste più.
La spedizione dieci contro uno non era accettata.
Infierire su chi era già a terra era roba da vigliacchi.
Oggi no, anzi.
Oggi il mondo è più feroce, più brutale, più imprevedibile, più pauroso.
Ma questa è ahinoi la realtà.
E di fronte alla realtà possiamo fare solo due cose: fare finta di niente oppure guardarla in faccia.
Fare finta di niente significa tenere le dita incrociate, fare gli scongiuri e sperare "certe cose capitano solo agli altri".
La strada più veloce per diventare la prossima vittima.
Guardare in faccia la realtà significa invece iniziare ad applicare uno dei principi chiave della difesa personale:
"Difesa personale = Difesa - DELLA DISTANZA - personale"
Come ripeto sempre durante i nostri corsi: "Le iene non mordono da lontano".
Per morderci devono prima avvicinarsi.
Quindi la nostra prima difesa è lo spazio.
Allontanarci dalla minaccia, difendere la distanza personale.
Semplice? SI.
Banale? SI.
Ma allora cos'è che ci trattiene dal farlo?
Due cose.
A volte si tratta di ego, quell'orgoglio (inutile) che non ci fa cedere mai, neanche di un millimetro.
Altre volte è il senso civico, quella vocina che dice "non si può stare zitti di fronte a un'ingiustizia."
Ed è una voce nobile, nobilissima.
Ma c'è una voce più importante che dovremmo ascoltare.
Quella che ci dice "la tua vita e quella dei tuoi cari vale più dell'orgoglio e del senso civico".
Fuggire non è da codardi.
Fuggire, soprattutto in situazioni come questa, è il più alto livello di intelligenza.
È l'intelligenza che ci fa scegliere la vita sopra ogni altra cosa.
F4ncul* l'auto vandalizzata, le vetrine rotte, l'orgoglio ferito, la prepotenza, l'offesa.
Niente, ma proprio niente, vale più di tornare a casa insieme ai nostri figli.
"Ok, allora cosa possiamo fare in pratica?"
Prima di tutto possiamo allenare la consapevolezza.
Quando sei fuori casa tieni le antenne dritte per riconoscere in anticipo certi segnali.
Ad esempio un gruppo agitato, strilli e urla, comportamenti fuori controllo.
Non aspettare di accorgertene quando la situazione degenera ed è troppo tardi.
Dopodiché (re)impara a fidarti dell'istinto.
Se ti sembra che qualcosa non va, QUASI SEMPRE c'è qualcosa che non va.
Non ti serve la conferma razionale, il tuo cervello l'ha già capito. Dagli retta.
E quando l'hai capito, che fai?
La prima cosa, come abbiamo detto prima, è difendere la tua "distanza personale".
Cambia strada.
Cambia marciapiede.
Allunga il passo.
E porta subito via chi hai con te.
Prendi tuo cognato per il braccio e tiralo via.
Ai ragazzi gli dici: "Scusate ragazzi, ma mio cognato è un c0gl10n3. Purtroppo oggi ha avuto una br**ta notizia, gli è morto il gatto, ha un tumore all'alluce, gli hanno pure rubato la 127. Perdonatelo, mi scuso io per lui."
E te lo trascini via.
Ascolta, non possiamo mai sapere chi abbiamo davanti, cosa è disposto a fare, fin dove è deciso a spingersi.
Oppure come reagirà ad un semplice rimprovero.
È brutto da dire, lo so, perché è una sconfitta per tutti noi, come società.
Ma dobbiamo fare i conti con questa realtà.
Oggi.
Non domani o tra sei mesi.
Dobbiamo accettarla adesso.
E tenerlo a mente quando usciamo con la nostra famiglia.
(fonte notizia: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2026/04/12/news/massa_omicio_uomo_davanti_figlio_11_anni-425278261/?ref=RHLF-BG-P5-S1-T1-PP)

Un ragazzo di 17 anni arrestato per t3rr0r1sm0 perché voleva fare una str4g3 nella sua scuola. Aveva tutto, i manuali pe...
01/04/2026

Un ragazzo di 17 anni arrestato per t3rr0r1sm0 perché voleva fare una str4g3 nella sua scuola.
Aveva tutto, i manuali per costruire armi e bombe, i contatti.
Soprattutto aveva un piano preciso.
Per molti che lo conoscevano era "un adolescente come tanti".
La verità è che potrebbe essere mio figlio o tuo figlio.
"Mio figlio? Assolutamente no!"
Lo so che pensiamo di conoscere i nostri figli, ma è davvero così?
Li conosciamo DAVVERO?
Secondo te dov'è esattamente che questo ragazzo si è perso?
Di sicuro non è nato col Manuale del Perfetto T3rr0r1st4 in mano.
Ci ha messo tempo ad arrivarci, un passo alla volta, magari partendo da una solitudine o un disagio che nessuno ha visto.
O che qualcuno ha fatto finta di non vedere.
"È solo una fase, tra un po' gli passa..."
Invece non è passata per niente.
Prima è arrivato un gruppo Telegram.
Poi un altro, quindi le ideologie ne0n4z1st3, poi i cosiddetti "santi" da emulare (sì, li chiamano davvero così i k1ll3r che compiono le stragi, come Brevnik).
E a quel punto è scomparso il confine tra il mondo reale e quello virtuale.
Anche questo ragazzo racconterà della sensazione di non contare niente, di essere invisibile, di cercare disperatamente qualcuno che gli dica "sei importante, sei uno di noi".
Ecco, alla fine qualcuno gliel'ha detto, lo ha fatto sentire speciale.
Solo che non sono stati i familiari o i suoi compagni di classe o i suoi amici.
Ma persone che non aveva mai visto in faccia.
Il problema qui non è tanto internet o Telegram o le serie tv violente.
Il problema siamo NOI.
Noi adulti.
Noi genitori, noi insegnanti, noi vicini di casa.
Noi che guardiamo i ragazzi e pensiamo "è una fase", "passerà", "sono adolescenti".
La verità è che se un adolescente va a cercare identità, valori e senso di appartenenza in un gruppo n30n4z1st4 su Telegram, vuol dire che da qualche altra parte non li ha trovati.
Dentro casa, a scuola, nel quartiere sotto casa.
Non li ha trovati là e allora li cerca "altrove".
Un "altrove" che ti risucchia nell'abisso.
Ok ma noi all'atto pratico che possiamo fare?
Perché di grandi discorsi ne abbiamo già fatti e sentiti abbastanza.
Quello che serve sono fatti CONCRETI non parole.
Piccoli gesti, quotidiani, veri, reali.
In famiglia vuol dire sedersi a tavola senza telefono e chiedere "come stai?" e poi aspettare la risposta vera, non quella di cortesia "tutto bene, tutto tranquillo".
Vuol dire creare un contesto dove un figlio possa dire "mi sento solo" senza sentirsi giudicato o ridicolizzato o sminuito o chissà che cosa.
A scuola gli insegnanti non possono fare tutto, ci mancherebbe.
Però possono notare se c'è qualcosa di strano, un comportamento fuori posto, e magari dire quella parolina giusta al momento giusto.
Perché un ragazzo che si sente visto da un adulto di cui si fida è un ragazzo che ha meno bisogno di andare a cercare conferme "altrove" (es. in una chat anonima piena di odio e violenza).
Nella società invece abbiamo bisogno di luoghi fisici, di spazi reali dove i ragazzi possono incontrarsi, confrontarsi, fare cose insieme.
Il campetto, la piazzetta, il muretto, dove fare sport, volontariato, arte.
O anche soltanto perdere tempo, perché no, l'importante è farlo INSIEME.
Avere la possibilità di trovarsi di fronte a persone vere, con valori veri, con storie vere, con esperienze vere.
Non un avatar o un nickname ma persone in carne e ossa con cui litigare, ridere, sbagliare e imparare.
Spesso qui parliamo di come proteggersi da pericoli, aggressioni ecc.
E parliamo di prevenzione, ovvero parliamo del PRIMA.
Ecco, la sicurezza vera si costruisce molto prima.
Si costruisce quando un bambino cresce protetto e amato, quando un adolescente sa da chi andare quando sta male, quando un ragazzo ha intorno a sé persone sulle quali contare.
Persone che lo fanno sentire speciale e lo accettano per com'è e non come la società vorrebbe che fosse.
Ricordiamolo, gli adolescenti di oggi sono gli adulti di domani.
Quelli che gestiranno ospedali, scuole, istituzioni, tutto quanto.
Quelli che voteranno e decideranno le sorti di questo Paese.
Se li perdiamo adesso, risalire dal baratro sarà difficile.
Forse impossibile.
"Chi semina vento, raccoglie tempesta". Di preciso cosa stiamo seminando ogni giorno intorno a noi, in famiglia, negli uffici, a scuola?
(fonte notizia: https://www.repubblica.it/cronaca/2026/03/30/news/perugia_arresto_ragazzo_neonazista_terrorismo_strage_scuola-425252559/?ref=RHLF-BG-P5-S1-T1-roq18)

È una bella mattina di sole.Sono le 7.45 fuori da una scuola media vicino Bergamo.I genitori accompagnano i figli, gli z...
25/03/2026

È una bella mattina di sole.
Sono le 7.45 fuori da una scuola media vicino Bergamo.
I genitori accompagnano i figli, gli zaini sulle spalle, la campanella che sta per suonare.
Sembra una giornata come tante.
E invece NO.
C'è un'anomalia.
L'anomalia è un ragazzino di 13 anni che accoltella la sua professoressa.
La colpisce più volte alla gola e allo stomaco.
E ora lei lotta tra la vita e la morte.
È successo stamattina.
Qui, in Italia, proprio sotto casa.
In una "bella" mattina di inizio primavera.
È evidente che si è rotto qualcosa.
Qualcosa ha fatto CRAC.
Non solo dentro questo ragazzino.
Ma anche più giù, nelle fondamenta di questa società.
Di chi è la colpa? Verso chi puntiamo il dito?
Per capirlo basta farci le solite domande scomode.
Ad esempio...
Quando è stata l'ultima volta che abbiamo insegnato ai nostri figli come si gestisce la rabbia?
Come si affronta un conflitto senza sbroccare (traduzione: andare fuori di testa)?
Come si chiede aiuto senza doversi vergognare e sentirsi "deboli"?
Attenzione, perché in molti casi la risposta potrebbe essere "MAI".
E questo è un problema, anzi un grandissimo problema.
Perché a scuola i ragazzi imparano gli assiri e i babilonesi.
Con quali regioni confina a nord l'Emilia Romagna.
Le coltivazioni di barbabietola da zucchero.
Le tabelline e l'area del cerchio.
Ma nessuno gli insegna come stare al mondo, come relazionarsi con gli altri.
E soprattutto con sé stessi.
Con i dubbi, le fragilità, le insicurezze, tutte cose normali a questa età.
E se nessuno glielo insegna significa che c'è un vuoto ENORME a livello di educazione.
Un vuoto che spesso viene riempito da quello che capita.
Ad esempio, la violenza.
Ecco perché dobbiamo darci da fare per tappare quel buco.
Ricominciando da una scuola che insegni a riconoscere e accettare le emozioni (non solo a fare le equazioni).
Da famiglie che parlano e ascoltano (invece di limitarsi a "hai fatto i compiti?").
Da una comunità (cioè NOI) che non aspetta che ci scappi il morto per svegliarsi.
E magari ricominciare dall'educazione alla sicurezza.
Per imparare a gestire lo stress prima che si trasformi in rabbia (e, nei casi peggiori, coltellate).
A leggere i segnali di disagio nei nostri figli, nei nostri alunni, ma anche in noi stessi.
Quante di queste tragedie dobbiamo ancora leggere prima di renderci conto che PREVENIRE è sempre meglio che curare?
Perché curare significa piangere un'altra vittima.
Una professoressa uccisa a coltellate.
Ma anche un ragazzino che ha perso la via dell'innocenza e imboccato la strada della violenza.
(fonte notizia: https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/03/25/news/trescore_balneario_insegnante_accoltellata_studente_scuola-425244151/?ref=RHLF-BG-P1-S1-T1-s257s)
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Quante volte oggi hai guardato lo smartphone?Scommetto che non lo sai.Ce lo dicono le statistiche. Ogni giorno tocchiamo...
23/03/2026

Quante volte oggi hai guardato lo smartphone?
Scommetto che non lo sai.
Ce lo dicono le statistiche.
Ogni giorno tocchiamo il cellulare 2.617 volte (fonte: King Online University).
E lo guardiamo in media 214 volte (fonte: Daily Mail Survey).
Duecento. Quattordici. Volte. In un solo giorno.
E gli aggressori, ovviamente, ringraziano.
Quelli che ti osservano mentre cammini per strada con gli occhi incollati allo schermo.
Oggi hanno la vita fin troppo facile, perché non hanno bisogno di inventare nulla.
Non devono distrarti.
Ci pensi già tu, da solo.
Spotify, Instagram, Whatsapp e -tac!- sei già fuori dal mondo reale.
Che fa rima con "preda ideale".
La stessa cosa succede in natura, dove il leone non attacca il bufalo più forte del branco ma sceglie invece la gazzella.
Se possibile quella DISTRATTA, magari quando è con la testa abbassata per bere da una pozza.
Ecco, ogni volta che prendiamo il cellulare in mano NOI siamo quella gazzella.
Più del 50% dei pedoni cammina con lo smartphone tra le mani
E questo coincide con la percentuale di furti urbani, perché in quasi la metà dei casi il bersaglio è una vittima distratta dal cellulare.
Camminare con gli occhi sul cellulare attiva una condizione che gli esperti chiamano "collo di bottiglia cognitivo".
In pratica le nostre reazioni rallentano e tendiamo ad isolarci dall'ambiente circostante.
A quel punto smettiamo di percepire movimenti strani alle nostre spalle, smettiamo di notare dei passi che si avvicinano troppo. Insomma smettiamo di PREVENIRE, come facevano invece i nostri antenati.
Loro non avevano lo smartphone.
Ed erano bravissimi a leggere l'ambiente, sentire il pericolo prima ancora di vederlo, a riconoscere le minacce in anticipo.
Per fortuna, quella capacità ce l'abbiamo ancora tutti sotto forma di istinto.
Il problema è che è sepolta sotto le notifiche, i reel e le chat.
Ma è ancora lì.
Ascolta, non ti sto dicendo di buttare il telefono.
Ti sto solo dando un consiglio salvavita:
"Quando sei per strada, tieni il cellulare in tasca e alza la testa"
Punto.
Tutto qui.
Non devi fare corsi, non devi allenarti per anni, non devi imparare tecniche di combattimento.
Puoi partire da questo, da un piccolo gesto che ti permette di sparire letteralmente dal radar degli aggressori.
Perché chi cammina con la testa alta, gli occhi aperti e le mani libere manda un messaggio molto preciso: "Sono vigile e attento, sono pronto. Ed è meglio per te se mi lasci perdere".
Ricorda che il dispositivo di difesa personale più potente non è lo spray al peperoncino.
Non è l'allarme sonoro sul portachiavi.
Non è un'app sul telefono.
È la tua ATTENZIONE.
(che, guarda caso, fa rima con PREVENZIONE)

“Ti voglio m0ntar3 come una cavalla imbizzarrita e darti dei c0lp1 fortissimi, vuoi?”Se come me hai dei figli allora que...
16/03/2026

“Ti voglio m0ntar3 come una cavalla imbizzarrita e darti dei c0lp1 fortissimi, vuoi?”
Se come me hai dei figli allora questa notizia non riuscirai a levartela dalla testa.
Qualche mese fa, vicino Milano, un uomo di 51 anni ha attirato in casa sua una ragazzina di 13 anni.
Con una scusa banale: "vuoi ve**re a vedere i miei cani?"
E poi l'ha v10l3nt4t4 sul divano.
Ma non è finita lì.
Ha cominciato a scriverle messaggi espliciti, sempre più pesanti, come se tra loro ci fosse una relazione vera.
E poi regali, gioielli, le scrive addirittura "ti intesto la casa e anche i soldi in banca".
E lei, tredici anni, ci crede.
La storia è venuta fuori per caso perché il fratello ha risposto per sbaglio a una chiamata sul cellulare della sorellina.
C'era questo sconosciuto si presentava come "Giovanni, 20 anni" e si è insospettito.
A quel punto ha controllato le chat e ha letto roba agghiacciante.
“Mi mandi foto di te nud4”
“Amore, ti tocch1 mai?”
“Ti voglio m0ntar3 come una cavalla imbizzarrita e darti dei c0lp1 fortissimi, vuoi?”
Il cinquantenne era il vicino di casa.
Hai presente, uno di quelli che saluti quando esci, che conosci di vista.
Spesso non sono mostri che sbucano fuori dal nulla, sono persone conosciute, di fiducia, che lavorano in modo paziente.
Prima ci aveva provato con la sorella maggiorenne, ma lei lo aveva respinto.
Allora ha puntato la più piccola.
Perché la ragazzina non ne ha parlato con nessuno?
Perché lei si sentiva "grande", "importante", dentro una "storia vera".
Ti faccio adesso la domanda scomoda: sei ASSOLUTAMENTE certo che i tuoi figli saprebbero riconoscere una cosa del genere?
Tu gliene hai mai parlato?
Se la risposta è NO ecco tre cose che puoi fare subito:
1. Spiegagli cos'è il grooming
È la tecnica con cui certi adulti conquistano lentamente la fiducia di un ragazzo.
Regali, attenzioni esclusive, segreti condivisi "da non dire a nessuno".
Se sanno come funziona la trappola, è molto più difficile che ci caschino.
2. Digli che controllerai il telefono
Spiegagli che non vuoi spiarli o farti gli affari loro, ma è perché come genitore tu sei responsabile per loro (e ne rispondi anche di fronte alla legge).
L'accordo è semplice, finché sono minorenni non ci sono "segreti" o contatti sconosciuti tenuti nascosti.
3. Autorizzali ad essere "maleducati"
Anche se cresciamo i figli insegnandogli a essere educati, a non mancare di rispetto agli adulti ecc. è bene porre un limite.
Digli chiaramente che non devono MAI restare soli con un adulto se prima non hanno chiesto (e ottenuto) il nostro permesso. MAI.
E non importa chi è, il vicino simpatico, il conoscente di famiglia, chiunque.
Non devono sentirsi in obbligo o preoccuparsi di sembrare maleducati perché la sicurezza vale più della buona educazione.
Ricordiamo sempre che anche una piccola conoscenza può fare una grande differenza.
E se conosci qualcuno che dovrebbe leggere questa storia, mandagliela.
Perché proteggere noi stessi è nostro DIRITTO, ma proteggere le persone che amiamo è nostro DOVERE.
(fonte notizia: https://www.milanotoday.it/cronaca/attore-violenza-sessuale-ragazzina-13-anni.html)

Che bella la vita da genitori, eh?Vai a fare la spesa con tuo figlio e rischi che qualcuno te lo porti via.È successo du...
18/02/2026

Che bella la vita da genitori, eh?
Vai a fare la spesa con tuo figlio e rischi che qualcuno te lo porti via.
È successo due volte in una settimana.
Prima a Bergamo poi vicino a Napoli.
Due uomini che tentano di portarsi via dei bambini così, dal nulla, mentre i genitori fanno la spesa.
Nel primo caso siamo all'uscita di un supermercato.
Uno straniero senza fissa dimora di 37 anni afferra per una gamba una bambina di 18 mesi strappandola via dalle braccia della madre.
La madre reagisce, la trattiene, ma la piccola viene sbattuta a terra.
E riporta frattura del femore e della tibia.
In un altro caso una mamma con i figli di 5 e 8 anni stanno uscendo dal negozio.
Uno straniero di 45 anni, ubriaco, si avvicina e urla "Questo non è tuo figlio, dammelo!"
E tenta di rapire il piccolo di 5 anni.
La mamma trascina il figlio verso le casse, una cassiera fa scudo al piccolo, succede un casino, tutti iniziano a urlare.
E per fortuna l'uomo scappa.
Due casi in una settimana.
"Vabbe' dai, sono solo casi isolati!"
Sì, "sono solo casi isolati" finché non capita a te.
Finché non sei tu quello che si gira un attimo e non trova più suo figlio.
Il primo problema della sicurezza è proprio questo.
Sottovalutare, sminuire.
I genitori che pensano "a me non succederà mai".
D'altronde siamo al supermercato, in pieno giorno, ci sono telecamere, gente intorno.
"Che vuoi che succeda?"
Invece succede.
In pieno giorno, sotto gli occhi di tutti.
Perché i predatori sanno che basta un attimo di distrazione.
I nostri corsi ripetiamo spesso "La distrazione è l'anticamera della distruzione".
Basta l'attimo in cui guardi lo scaffale invece che tuo figlio.
Il momento in cui sei al telefono.
Un secondo, e via.
Ti ricordo che la prevenzione riguarda ogni aspetto della nostra vita.
Soprattutto quando si tratta di proteggere i nostri figli.
Ricordi la Formula della Sicurezza vero?
90% Prevenzione + 10% Prima Protezione.
Vale quindi la pena di fare un rapido ripasso delle tre abilità della prevenzione e dare qualche consiglio pratico al volo...
ANTICIPARE.
Tieni tuo figlio sempre nel raggio visivo, dove puoi vederlo.
Non lasciarlo giocare tre corsie più in là.
Una persona distratta è sempre una preda ideale.
RICONOSCERE.
Fidati del tuo sesto senso.
Se qualcuno si comporta in modo anomalo (in particolare vicino ai bambini) o se qualcosa ti fa scattare quel campanello d'allarme nella testa... ascoltalo.
Non fare finta di niente, non pensare che si tratti di paranoia.
EVITARE.
Insegna a tuo figlio a non allontanarsi mai da te.
Se si perde deve fermarsi e urlare forte il tuo nome.
Nessun adulto, MAI, per nessun motivo, deve prenderlo per mano se non sei tu a dirlo.
E se succede comunque qualcosa?
Tuo figlio deve sapere che può e DEVE urlare, dimenarsi, scalciare, mordere.
Quando uno sconosciuto ci mette le mani addosso saltano tutte le regole di buona educazione.
La storia di questi tentati rapimenti deve ricordarci che la sicurezza, anche quella dei nostri figli, la costruiamo noi, ogni giorno.
E che in caso di pericolo anche una piccola conoscenza può fare una grande differenza.
(fonti: https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/02/14/news/bergamo_tenta_rapire_bambina_supermercato_arrestato-425159554/ | https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/02/18/news/tenta_di_rapire_bimbo_in_supermercato_a_caivano_arrestato_dai_carabinieri-425166156/)

Che bella la vita in città, eh? Esci per fare un giretto in bici con tuo figlio e torni a casa con la faccia fratturata ...
11/02/2026

Che bella la vita in città, eh?
Esci per fare un giretto in bici con tuo figlio e torni a casa con la faccia fratturata (vedi foto).
Forse l'avrai letto sul giornale.
È successo a Roma, una mamma andava tranquilla in bicicletta con il suo bambino dietro.
Poi dal nulla sbuca fuori questo tizio e BAAM le tira un pugno in faccia.
Cadono a terra insieme, lei e il figlioletto.
La donna ha il naso rotto, l'orbita fratturata e diverse lesioni.
Il bambino è sotto shock, terrorizzato.
E l'aggressore?
"È finito in galera!", penserai (ingenuamente).
Seee, magari.
È libero, libero come l'aria.
E indovina un po'?
L'aggressore era già noto alle forze dell'ordine.
Già segnalato per comportamenti violenti...
Già aveva aggredito sempre nello stesso quartiere due ragazze di 19 anni, due donne, una bambina di 12 anni...
Già identificato come pericoloso, con evidenti segni di squilibrio...
"Ma come è possibile?!?"
Te lo spiego subito, così capiamo bene la situazione assurda in cui viviamo oggi in Italia.
Questo ragazzo di 22 anni non può essere arrestato per una serie di "motivi" (validi non per noi, ovviamente):
- Non è mai stato colto in flagranza di reato
- Ha una protezione internazionale, quindi non può essere espulso.
- È un soggetto psichiatrico, quindi incompatibile sia con il carcere che con un CPR.
- Non ha una casa, quindi niente arresti domiciliari.
- I reati che commette sono a "querela di parte"
- Eccetera eccetera
[NOTA: "querela di parte" significa che è la vittima che deve denunciare l'aggressione, ma in questo caso si doveva procedere d'ufficio perché la legge dice che, se la prognosi supera i 20 giorni, scatta la denuncia in automatico. E la prognosi in questo caso era di 30 giorni!]
In pratica l'aggressore è intoccabile.
Può aggredire, ferire, terrorizzare, spaccare la faccia alle mamme, traumatizzare i bambini perché "il sistema" non ha strumenti per fermarlo.
I carabinieri hanno raccolto denunce a grappolo, hanno pure chiesto una misura cautelare alla procura, ma nel frattempo lui è LIBERO.
L'unica cosa che possono fare è sorvegliarlo quando esce dall'ospedale ed eventualmente, se dovesse spaccare nuovamente la faccia a qualche mamma, portarlo a fare altri TSO.
Capisci l'assurdità?
Capisci il paradosso in cui viviamo?
Se tu reagisci e ferisci il tuo aggressore per difenderti, probabilmente vieni denunciato.
Rischi di avere la fedina penale macchiata per sempre.
E magari di dover vendere casa per risarcire l'aggressore.
Questo è il mondo in cui viviamo.
Noi cittadini, se ci difendiamo passiamo i guai.
Loro, i criminali, quasi sempre agiscono nell'impunità protetti da qualche legge, cavillo, o dettaglio tecnico che li rende intoccabili.
"È uno schifo! Qualcuno deve fare qualcosa!"
Ok, qualcuno CHI?
Ti riferisci alle istituzioni? Lo Statohh? La Polizzzia?
Mi dispiace deluderti, ma dall'alto non si muoverà un granché.
Il sistema è troppo pieno di buchi, di contraddizioni, di cavilli burocratici per garantirci la sicurezza di cui abbiamo bisogno.
Quella sicurezza dobbiamo crearcela NOI.
E no, non sto parlando di diventare giustizieri della notte o organizzare ronde coi manganelli.
Sto parlando di prevenzione, di imparare a non essere prede facili.
Iniziamo dalla prevenzione base, quella proprio 1.0.
Tieni gli occhi aperti per strada, invece che incollati sul cellulare a scorrere Instagram.
Guardati intorno e nota chi si muove nel tuo spazio.
Se qualcuno ti dà una 'sensazione strana' fidati del tuo istinto, magari attraversa la strada, cambia percorso, entra in un negozio. Segui il tuo istinto di sopravvivenza, non pensare "forse sono troppo paranoico".
E soprattutto insegniamo ai nostri figli che lo spazio personale è sacro.
Che se qualcuno si avvicina troppo o troppo in fretta, devono proteggere la distanza di sicurezza.
Spieghiamogli che chiedere aiuto non è un atto di debolezza, anzi, è segno di (grande) intelligenza.
E poi sì, serve anche sapere cosa fare se quella violenza improvvisa arriva lo stesso, perché può succedere.
Devi sapere come proteggere i punti vitali, come cadere senza fracassarti tutto, come reagire rispettando la legge.
Già, la legge.
Quella che per molti "protegge i delinquenti e punisce le persone per bene".
Non è sempre così, ma spesso è così.
Proprio per questo dobbiamo imparare a difenderci in modo intelligente.
Dobbiamo sapere dove finisce la legittima difesa (art.52 Codice penale) e dove inizia l'eccesso colposo (art.52 Codice penale). Perché se sbagli, se esageri, se non conosci i tuoi diritti, sei tu che finisci nei guai.
Oltre al danno, la beffa.
Forse lo sai, forse no, ma i protocolli di Prevenzione e Prima Protezione sono stati messi a punto da un team di professionisti che include anche avvocati ed esperti di diritto penale.
Questo significa che puoi imparare a difenderti in modo 100% legale, senza poi passare guai in tribunale o dover risarcire l'aggressore.
Detto questo, la storia di quella mamma e del suo bambino aggrediti dallo squilibrato deve ricordarci che la sicurezza non è un concetto astratto, ma una serie molto concreta di abilità, capacità e competenze che dobbiamo acquisire ADESSO.
Intendo dire, prima che sia troppo tardi.
Vai in palestra e iscriviti ad un corso di autodifesa.
Prendi lezioni private con un istruttore.
Decidi tu cosa fare e come fare il primo passo verso la sicurezza, ma fallo ORA.
(se vuoi fare più in fretta vai qui ==> https://subitosicuri.it/corso-di-difesa-personale-subitosicuri/)
(fonte notizia: https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/02/05/news/madre_figlio_bicicletta_aggrediti_uomo_incappucciato_san_lorenzo-425140814/)

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