31/08/2026
Molte delle nostre famiglie ha vissuto l’inizio della genitorialità in corridoi simili.
Niente carillon, fiocchi e vestitini celestiali,
niente ninne nanne, niente nonne,
niente voci di fratelli, fragore di risate,
coccole di voci soffuse e mani e baci che si fanno piuma sulla pelle delicata di un neonato.
La disabilità di un figlio arriva come un fulmine che colpisce in pieno petto, e lascia a terra, rigidi e carichi di un’energia inaspettata, indesiderata, inimmaginabile prima.
Un fulmine che trascina mesi in corridoi asettici,
che ha voci rigide, parole difficili, manovre violente.
Un fulmine che scuote i corpi, che cambia la velocità del respiro, che sembra capace di frantumare tutto quello che c’è stato prima e sicuramente quel che arriverà dopo.
La disabilità arriva e sembra portare la fine di tutto.
I medici intorno a voi, gli sguardi di ognuno, le parole sconosciute: tutto fa pensare che la felicità non passerà più per la porta di casa, non profumerà più le lenzuola di casa.
Si scopre troppo lentamente che la felicità invece non ha confini, non guarda l’aspetto fisico, non valuta le capacità: attraversa i corpi sempre, anche se si nasconde un po’,
anche se va scovata in una quotidianità complessa.
Il progetto Cura è Diritti nasce con l’idea di distruggere la solitudine, e trovare strade collettive per imparare a riconoscere nuovamente la felicità,
per strappare diritti, riprendersi la libertà,
riappropriarsi dei propri desideri.
Tetrabondi ETS nasce con lo scopo di trasformare gli sguardi di tutti noi sulla disabilità e la cura,
con lo scopo di costruire cura condivisa, collettività consapevoli, riappropriazione della felicità.
Perché il mondo e la sua bellezza son di tutti,
non ve lo dimenticate mai,
nemmeno in quei corridoi,
nemmeno quando dovrete indossare camici guanti e mascherine per andare a dire a vostro figlio che è la cosa più bella del mondo, che è la vostra felicità.
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