Unac carabinierisindacato

Unac carabinierisindacato CARABINIERISINDACATO UNAC E' LA PAGINA COLLEGATA AL NOSTRO NUOVO SITO ONLINE WWW.ARMACARABINIERI.ORG , CURATO DALL'UFFICIO STAMPA UNAC.
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ROMA
VI ADERISCONO OLTRE 300 MILA TRA CARABINIERI E MILITARI IN SERVIZIO ED IN CONGEDO.

POLIZIOTTI INDAGATI.“SE VENITE QUA VI SPARO”: SCOPERTO IL MARKET DELLA DROGA GESTITO GRAZIE A UNA RETE DI “POLIZIOTTI IN...
06/06/2026

POLIZIOTTI INDAGATI.
“SE VENITE QUA VI SPARO”: SCOPERTO IL MARKET DELLA DROGA GESTITO GRAZIE A UNA RETE DI “POLIZIOTTI INFEDELI” E LEGAMI CON LA COSTA LIBRI.
Turni 24 ore su 24, videosorveglianza e minacce armate: così l’organizzazione gestiva il quartiere con il sostegno di reti esterne

Più di duecento uomini impiegati, 31 gli arrestati e oltre 1600 pagine di ordinanza, divise in due blocchi, per spiegare l’articolata organizzazione che era alla base di quello che gli inquirenti hanno descritto come un vero e proprio market h24 della droga.
Dal rione Marconi, dove la droga veniva venduta, agli attivi nel quartiere Concessa di Catona, dove la sostanza veniva prodotta e acquistata: una rete ben oliata e organizzata, che si avvaleva anche dell’aiuto di uomini “infedeli” delle forze dell’ordine e del sostegno della ’ndrangheta.
La struttura del gruppo e la gerarchia familiare
Le intercettazioni e le attività investigative hanno infatti fatto emergere l’esistenza di una struttura criminale stabile, radicata nel rione Marconi e organizzata secondo una rigida gerarchia familiare. Un’organizzazione dedita al narcotraffico che, secondo gli inquirenti, operava senza interruzioni grazie a una rete capillare di pusher, vedette e soggetti incaricati della gestione economica e logistica dello spaccio.
Al vertice del gruppo vi erano i fratelli Patrizio e Leo Bevilacqua, affiancati dal padre Antonio Bevilacqua, detto “Totò Scianchitta”, figura ritenuta dagli investigatori particolarmente autorevole non solo per l’esperienza criminale maturata nel tempo, ma anche per i rapporti costruiti con appartenenti “infedeli” alle forze dell’ordine.
I rapporti con le forze dell’ordine “infedeli”
Proprio su questo aspetto si concentrano alcune delle intercettazioni più significative. In una conversazione captata il 9 giugno 2023, Antonio Bevilacqua avrebbe fatto riferimento ai propri rapporti privilegiati con appartenenti, anche in pensione, della Questura e di altre forze di polizia, relazioni che gli avrebbero consentito di ottenere informazioni riservate sugli imminenti controlli nel quartiere.
Informazioni che, secondo gli investigatori, venivano immediatamente condivise con gli altri sodali per permettere all’organizzazione di sospendere temporaneamente lo spaccio e nascondere droga e materiale compromettente.
Già il giorno prima, l’8 giugno 2023, durante un controllo della polizia di Stato nel quartiere, Antonio Bevilacqua avrebbe tentato di allontanare gli agenti sostenendo che nel rione vi fossero soltanto “brave persone” e vantando di avere “conoscenze e amici” tra le forze dell’ordine.
Un tentativo di interferenza che però non impedì agli operatori di procedere con le perquisizioni, culminate nel ritrovamento sul tetto dello stabile di ingenti quantitativi di cocaina, hashish e ma*****na, oltre a bilancini e materiale per il confezionamento delle dosi.
La "saletta" e il sistema di controllo del territorio
Le indagini hanno inoltre ricostruito l’esistenza di un sistema di controllo del territorio estremamente sofisticato. La cosiddetta “saletta”, situata sotto il condominio di via Sbarre Superiori 8 e raggiungibile esclusivamente attraverso il “cancello rosso”, rappresentava il cuore operativo dello spaccio.
Qui l’attività veniva organizzata su quattro turni giornalieri — notte, mattina, pomeriggio e sera — garantendo un servizio di vendita della droga attivo ventiquattro ore su ventiquattro.
Fondamentale, secondo gli inquirenti, era anche il sistema di videosorveglianza installato all’esterno della “saletta”. Le telecamere permettevano di monitorare clienti, movimenti sospetti e soprattutto l’eventuale presenza delle forze dell’ordine.
In caso di pericolo, partiva immediatamente l’ordine di “pulire” l’area, occultando stupefacenti e strumenti utilizzati per il confezionamento delle dosi.


Le minacce e il ricorso alle armi
Le captazioni mostrano inoltre come il gruppo considerasse il controllo del quartiere una vera e propria questione di potere criminale. Le tensioni con altri residenti del condominio, in particolare con la famiglia Berlingeri, sarebbero sfociate in minacce e propositi di rappresaglia armata.
In un’intercettazione relativa ai fatti del 17 agosto 2023, Massimo Bevilacqua commentava favorevolmente la condotta di Antonio Belfiore nei confronti dei vicini dicendo: “Ha fatto bene!”. Una frase che, secondo l’accusa, confermerebbe il clima di piena adesione interna alle strategie intimidatorie del gruppo.
Ancora più esplicite le parole attribuite a Patrizio Bevilacqua durante una conversazione con altri sodali: “Ti giuro sopra i miei figli, lascia… lascia che succede qualcosa e vedi come lo sparo! Come viene gli do contro la pi***la in testa”.
Dichiarazioni che, per gli investigatori, dimostrano la totale disponibilità del gruppo al ricorso alle armi per mantenere il controllo del territorio.
Il dominio di Patrizio Bevilacqua
La centralità di Patrizio Bevilacqua emerge anche nella gestione dei rapporti con l’esterno. In un’altra intercettazione imponeva ai sodali di non trattare autonomamente con nessuno: “Se vogliono mi mandano a chiamare […] gli devi dire: ‘Ha detto Patrizio che non devo andare da nessuna parte, se volete vi vedete alla saletta da lui!’”.
Secondo gli inquirenti, la “saletta” non era soltanto un luogo di spaccio, ma il simbolo stesso dell’autorità criminale del gruppo.
Lo confermerebbero frasi intercettate nelle quali Patrizio Bevilacqua rivendicava apertamente il ricorso alla violenza armata: “Noi siamo tenuti a sparare, si devono togliere il vizio, punto! […] E io gli ho dato la pi***la apposta per sparare”.
Le strategie armate contro i Berlingeri e i legami con la cosca Libri
Il tema del controllo del territorio ritorna anche in un dialogo tra Patrizio e Leo Bevilacqua, nel quale i due discutevano tempi e modalità di una possibile azione violenta contro i Berlingeri.
Leo suggeriva di attendere “un’altra settimana”, mentre Patrizio replicava: “Leo una settimana è troppo presto […] Mi mandano la questura […] lascia che passi almeno un mese!”.
In un’altra conversazione, nonostante i tentativi del padre Antonio “Scianchitta” di frenare i figli per paura delle telecamere, Patrizio insisteva: “Qua deve passare la voce che quando vengono qua sotto si fanno male!”, aggiungendo: “Se non prima qualcuno prende qualche botta qua, non si cacciano il vizio!”, con Leo che concludeva: “Sì papà, si deve fare!”.
Le indagini hanno inoltre evidenziato collegamenti con ambienti contigui alla ’ndrangheta. In particolare, gli investigatori richiamano i rapporti tra Antonio Belfiore ed Edoardo Mangiola e Claudio Bianchetti, soggetti ritenuti vicini alla cosca Libri.
I due, indicati nelle conversazioni come “quelli di Cannavò”, sarebbero stati considerati punti di riferimento e potenziali protettori del gruppo durante le tensioni con la famiglia Berlingeri.
Un elemento che, secondo la Dda, confermerebbe non solo la vicinanza dell’organizzazione agli ambienti della criminalità organizzata reggina, ma anche il ricorso alla forza intimidatrice derivante dai collegamenti con la ’ndrangheta per consolidare il proprio potere sul territorio.

VIOLENZE SESSUALI SU ALLIEVI ALLA SCUOLA MILITARE TEULIE’ DI MILANO. ARRESTATO UN INSEGNANTEL'uomo, 48 anni, è stato rag...
05/06/2026

VIOLENZE SESSUALI SU ALLIEVI ALLA SCUOLA MILITARE TEULIE’ DI MILANO. ARRESTATO UN INSEGNANTE
L'uomo, 48 anni, è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare: è accusato di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti
Un insegnante della scuola militare Teuliè di Milano è finito agli arresti domiciliari ed è accusato di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di diversi allievi dell'istituto.
L'indagine
Le indagini coordinate dalle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo e svolte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno portato all’applicazione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'insegnante: nei guai è finito un milanese di 48 anni.
Gli accertamenti, come reso noto dalla procura, hanno permesso di ricostruire un quadro di presunte pressioni svolte dal docente che risalgono all'ottobre 2024. L'inchiesta sarebbe nata dalla denuncia di una delle sette vittime maggiorenni.
“Abusi sessuali e umiliazione”
L'uomo, secondo quanto contestato, avrebbe abusato della “posizione educativa ricoperta” anche in virtù del fatto che era componente interno della commissione al prossimo esame di maturità.
Come spiega la nota a firma del procuratore capo Marcello Viola, l'insegnante avrebbe posto gli allievi in una “condizione di assoggettamento psichico” sottoponendoli a un “regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione”. E costringendoli a “subire abusi sessuali” e “condividere particolari della vita intima”.

IMPORTANTE INIZIATIVA CULTURALE .RASSEGNA ANTONIO DEL MONACO 5° EDIZIONE UNAC Regione Campania, autorità e referenti del...
05/06/2026

IMPORTANTE INIZIATIVA CULTURALE .
RASSEGNA ANTONIO DEL MONACO 5° EDIZIONE
UNAC Regione Campania, autorità e referenti del Comune di Sant’Agata dè Goti BN.
INTERVENTI:

Sindaco dott.ssa Giovanna Piccoli (avvocato)
Architetto Valeria Mauro Afferente all’ufficio tecnico AREA Sicurezza e Tutela del Paesaggio
Ingegnere Ludovica Lepore referente Protezione Civile
Dott. Aniello Ciaramella operatore tecnico / ufficio tecnico
Comando di Polizia Locale
Prof. Claudio Lubrano presidente PRO LOCO
Antonio, Maria e Francesca Volontari del Servizio Civile Universale
La comunità di sant’Agata dè Goti
La scuola di danze ‘800 DANZE NOBILI e i relativi maestri Bruno Di Martino e Carmela Buonocore
La Fenice, trasporti e movimentazione

I presentatori dell’evento,
Dott. Massimo Capasso criminologo
Avvocato Luisa Scalise

Gli artisti,
Raffaele Sparago compositore della Colonna Sonora della Mostra,
Angela Maria De rosa, Daniela Colonna, Sabina Russo, Luisa Colangelo, Michail Benois Letizià; artisti in mostra
I musicisti,
Anna Rotaniello flauto traverso
Enrico Varriano chitarra classica

Cav. Gaetano Letizia presidente UNAC Regione Campania
Luisa Coppola presidente UNAC delegazione di Sant’Agata dè Goti

e tutti i collaboratori e volontari UNAC coinvolti,
Alessandro Guida, Antonio Razzano, Carlo Mataluna ecc.

LA RICERCA DELLA VERITA’CASO DEL “SUICIDIO” DEL CARABINIERE  DARDANELLI, LA PROCURA ACCOGLIE LA RICHIESTA DI AVOCAZIONE ...
04/06/2026

LA RICERCA DELLA VERITA’
CASO DEL “SUICIDIO” DEL CARABINIERE DARDANELLI, LA PROCURA ACCOGLIE LA RICHIESTA DI AVOCAZIONE DELLE INDAGINI.

I genitori del carabiniere morto a Bagaladi continuano a battersi perché si apra un nuovo processo per omicidio: a dieci anni dalla scomparsa, arriva una novità nel percorso contro l'archiviazione per suicidio

Uno spiraglio di luce si accende nella lunga battaglia della famiglia Dardanelli per affermare la verità sulla morte del carabiniere Fausto, ritrovato senza vita nella sua auto, colpito da due fatali colpi di arma da fuoco, il 22 luglio 2016.
I genitori del militare hanno sempre contestato l'ipotesi di suicidio, subito avanzata dalla procura bloccando di fatto l'inchiesta sulla pista omicidiaria, avvalorata da diversi aspetti mai indagati. Adesso l’avvocato ha presentato istanza di avocazione delle indagini al procuratore generale della corte d’appello di Reggio Calabria, Gerardo Dominijanni, motivando l'iniziativa proprio con la lunga inerzia sulle investigazioni sollecitate dalla famiglia Dardanelli, culminata nella mancata risposta all'ultima richiesta dello scorso anno.
Il fascicolo ha superato quattro tentativi di archiviazione per suicidio e ora l'intervento diretto del procuratore punta ad ottenere che l'inchiesta sia riaperta con un nuovo capo d'accusa. Un primo punto che è stato già segnato, perché apprendiamo dalla famiglia Dardanelli che la richiesta è stata accolta: il fascicolo è stato affidato alla sostituta procuratrice generale, dottoressa Adriana Fimiani, che nei giorni scorsi si è confrontata con Murano per approfondire gli elementi su cui ha assicurato un riesame da parte della procura.
Giuseppe Dardanelli e Maria Angela Placanica, padre e madre del giovane carabiniere, sono certi che Fausto sia stato ucciso, sulla base di numerose prove. Per gli esperti che hanno eseguito le perizie scientifiche, la scena della morte non è compatibile con l'atto di un suicidio, che invece è stato velocemente indicato come causa dell'evento richiamando soltanto moventi legati alla vita privata di Fausto Dardanelli.
Una convinzione così inflessibile da negare gli esami richiesti dai tecnici (stub, rilevazione di impronte e dna nell’auto), mai effettuati, mentre persino l’autopsia è stata disposta tre anni dopo la morte. Ora l'obiettivo è colmare questi vuoti investigativi, e tra le richiesta del legale c'è una consulenza balistica collegiale.
Tra poche settimane saranno trascorsi dieci anni dalla morte ancora senza verità di Fausto Dardanelli, vicenda di cui si era occupata anche la televisione canadese Tva, dedicando al carabiniere reggino una puntata del programma di approfondimento sui "cold case" internazionali.
Una storia dolorosa e che pretende giustizia, rilanciata anche dalla recente interrogazione al ministro Nordio presentata dalla parlamentare Ascari. La deputata aveva chiesto che si facesse luce sulle morti di due rappresentanti delle forze dell'ordine, Dardanelli e la poliziotta di Taurianova Sissy Trovato Mazza. Nel caso di Sissy l'epilogo è stato infelice con l'archiviazione definitiva dell'inchiesta, ma la famiglia si prepara ad arrivare fino alla corte di Strasburgo; per Fausto continua la strada verso una doverosa verità con questo importante riscontro che per la prima volta prende concretamente in considerazione la pista dell'omicidio.

ANCORA UN SUICIDIO NELL'ARMA DEI CARABINIERI NELL'INDIFFERENZA DI MOLTI.ANCHE QUESTA VOLTA  HANNO CERCATO DI "COMPRARSI"...
03/06/2026

ANCORA UN SUICIDIO NELL'ARMA DEI CARABINIERI NELL'INDIFFERENZA DI MOLTI.
ANCHE QUESTA VOLTA HANNO CERCATO DI "COMPRARSI" IL SILENZIO DEI FAMILIARI CON LA PROMESSA DELL'ASSISTENZA DEGLI "ORFANI" CON L'ONAOMAC, COSA CHE E' DI DIRITTO, DATO CHE DA 50 ANNI DETRAGGONO SOLDI DALLE BUSTE PAGA DI TUTTI I CARABINIERI IN SERVIZIO ED IN CONGEDO, PROPRIO A QUESTO FINE.
TOSCANA – Profondo cordoglio ha destato la notizia della scomparsa di Giuliano Pinna, che si è tolto la vita lo scorso 20 maggio 2026. Il tragico gesto, avvenuto in Toscana, ha scosso profondamente , lasciando sgomenti i colleghi, la famiglia e l'intera comunità.

Il dolore per questa perdita è reso ancora più acuto dal fatto che, a distanza di brevissimo tempo, anche un altro collega del militare aveva compiuto un gesto analogo, un doppio lutto che apre interrogativi dolorosi per chi presta servizio nelle forze dell'ordine.

La salma di Giuliano Pinna è stata trasferita in Sardegna, sua terra d'origine, dove è stata sepolta in un clima di composto dolore, circondata dall'affetto dei familiari e dei suoi cari.

OGGI 2 GIUGNO 2026, FESTA DELLA REPUBBLICA O FESTA DEI LADROCINI DI STATO?CHISSA COSA AVREBBE DETTO OGGI “ALCIDE DE GASP...
02/06/2026

OGGI 2 GIUGNO 2026, FESTA DELLA REPUBBLICA O FESTA DEI LADROCINI DI STATO?
CHISSA COSA AVREBBE DETTO OGGI “ALCIDE DE GASPERI” UNO DEI NOSTRI PADRI COSTITUENTI E DELLA NOSTRA REPUBBLICA, NEL VEDERE CHE, UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, I VARI MINISTRI E SOTTOSEGRETARI I PARLAMENTARI E PRESIDENTI DI AZIENDE PUBBLICHE, I GENERALI E BANCHIERI E TUTTI GLI ALTRI DELLA NOSTRA “REPUBBLICA” SI “SUCCHIANO” IL SANGUE DEL LAVORO DEGLI ITALIANI “MANGIANDOSI” PIU’ DELLA META’ DEL NOSTRO PRODOTTO INTERNO LORDO CON STIPENDI “D’ORO E PRIVILEGI DI “STATO. AL CONTRARIO UN OPERAIO, UN CARABINIERE, UN ITALIANO MEDIO HA UNO STIPENDIO CHE NON GLI CONSENTONO DI VIVERE DIGNITOSAMENTE, DI CURARSI DIGNITOSAMENTE, DI VIVERE “SICURO” IN MANIERA DIGNITOSA, DI ESSERE “ASSISTITO” QUANDO LA SUA FAMIGLIA E’ INDIGENTE. NEL VEDERE LA NOSTRA “MIGLIORE GIOVENTU’” SCAPPARE ALL’ESTERO PER AVERE UN RICONOSCIMENTO AL PROPRIO LAVORO DIGNITOSO;
NEL VEDERE CHE LE NOSTRE “FAMIGLIE” AL CENTRO DELLA “COSTITUZIONE” SI SONO DISGREGATE DA TEMPO E C’E’ UNA DENATALITA’ CHE FARA’ SCOMPARIRE IL POPOLO ITALIANO CHE SARA’ “SOSTITUITO” DAI MUSULMANI.
NEL VEDERE I NOSTRI IMPRENDITORI “ABBANDONATI” A SE STESSI AI QUALI SI IMPONGONO ASSUNZIONI DI EXTRACOMUNITARI, “NUOVI SCHAVI” ;
NEL VEDERE UNA MALASANITA’ CHE PERMETTE SOLO AI PIU’ ABBIENTI DI POTERSI CURARE;
NEL VEDERE UNA MALAGIUSTIZIA CHE CONDANNA GLI INNOCENTI E LASCIA LIBERI I COLPEVOLI ED I CRIMINALI DELLA PEGGIORE SPECIE;
ECCO ALLORA CHE META’ DEL POPOLO ITALIANO NON VA A VOTARE QUESTA “REPUBBLICA”.
ECCO ALLORA CHE CHI PUO’ “RUBA” CON L’EVASIONE FISCALE;
“IL PESCE PUZZA DALLA TESTA”.
ALLORA CHE I TANTI NOSTRI RAPPRESENTANTI DELLA COSIDDETTA REPUBBLICA, FACCIANO TUTTI UN GESTO DI UMILTA’, CHE NON GLI COSTA NULLA, IN QUANTO SONO GIA’ “MILIARDARI” PER AVER GODUTO DI ANNI DI PRIVILEGI, E SVOLGANO IL PROPRIO RUOLO PER “SPIRITO DI SERVIZIO” E AMORE PER LA “PATRIA” E PER GLI “ITALIANI”, DECURTANDOSI I PROPRI STIPENDI ED I PROPRI PRIVILEGI DI “ROMA LADRONA”, DONANDO IL SUPERFLUO ALLA SANITA’, ALLA SICUREZZA AL WELFARE DI TUTTI GLI ITALIANI.
SOLO ALLORA POTREMMO NOI TUTTI FESTEGGIARE LA REPUBBLICA CHE UOMINI COME ALCIDE DE GASPERI, PALMIRO TOGLIATTI, PIETRO NENNI, UMBERTO TERRACINI, ENRICO DE NICOLA ED ALTRI VOLEVANO, CHE NON E’ CERTO QUELLA DI OGGI.
EVVIVA LA REPUBBLICA E L’ITALIA DEI “FESSI”.

MORTO COLPITO DAL TASER, CARABINIERI INDAGATI ANCHE PER FALSO.I CARABINIERI SONO “IMPREPARATI” ALL’USO DEL TASER, CHE US...
01/06/2026

MORTO COLPITO DAL TASER, CARABINIERI INDAGATI ANCHE PER FALSO.
I CARABINIERI SONO “IMPREPARATI” ALL’USO DEL TASER, CHE USANO ANCHE IN MODI “IMPROPRI” E AMMAZZANO LA GENTE. SECONDO I TESTIMONI

GENOVA: LA SECONDA SCARICA CON IL TASER CHE HA CAUSATO LA MORTE E’ STATA FATTA QUANDO IL DECEDUTO ERA GIA’ FACCIA A TERRA.
IL SINDACATO CARABINIERI: IL TASER VA’ ABOLITO PERCHE’ E’ UNO STRUMENTO DI MORTE.

Salgono a quattro i carabinieri indagati per la morte di Elton Bani, il 41enne albanese deceduto il 17 agosto nell'androne della sua abitazione a Manesseno (Genova) dopo essere stato colpito dal taser di due carabinieri.
I militari che avevano utilizzato l'arma a impulsi elettrici erano stati subito iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, ma adesso risultano indagati anche per falso in atto pubblico, insieme ad altri due colleghi che erano con loro durante l'intervento.
La nuova imputazione deriva dalla discrepanza tra quanto riportato nelle relazioni di servizio e quanto raccontato agli inquirenti da due vicini di casa che adesso la pm Paola Calleri, che coordina l'inchiesta, ha chiesto di sentire in incidente probatorio.
I militari dell'Arma avevano spiegato che il ricorso al taser era stato indispensabile perché l'uomo li aveva colpiti a calci e pugni ed era fuori controllo. I due vicini avrebbero fornito una versione diversa e apparentemente concordante chiarendo che l'uomo non era armato, ma che a un certo punto si era rifiutato di salire le scale di casa accompagnato dai carabinieri per prendere i documenti: si era attaccato alla ringhiera, era stato gettato a terra e in particolare era stato colpito dalla seconda scarica di taser mentre era a faccia in giù sul pavimento dell'androne perché aveva una mano sotto la pancia e i quattro non erano riusciti ad ammanettarlo.
In base a quanto evidenziato dalla perizia medico legale sarebbe stata proprio quell'ultima scarica elettrica a scatenare l'arresto cardiaco nel 41enne, che aveva assunto cocaina, individuata come "concausa" del decesso insieme alle scariche elettriche. Con l'incidente probatorio l'accusa, i legali degli indagati e l'avvocato che assiste il fratello della vittima, potranno fare in contraddittorio le domande ai due testimoni oculari. L'udienza non è ancora stata fissata.

LA LEGGE ANTI GOGNA MEDIATICA E’ REALTA’. SI ALL’OBBLIGO PER I GIORNALI DI PUBBLICARE LE ASSOLUZIONI.SODDISFATTO IL “COM...
31/05/2026

LA LEGGE ANTI GOGNA MEDIATICA E’ REALTA’. SI ALL’OBBLIGO PER I GIORNALI DI PUBBLICARE LE ASSOLUZIONI.
SODDISFATTO IL “COMITATO NAZIONALE CONTRO LA MALAGIUSTIZIA” www.malagiustizia.cc
Su richiesta dell’interessato, il direttore della testata che ha dato notizia del procedimento penale è tenuto a pubblicità dei provvedimenti favorevoli alla persona imputata o indagata
L’Aula della Camera ha approvato ieri la proposta di legge recante modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali con 127 sì e 82 astenuti. Dunque nessun contrario, Azione e Futuro Nazionale Vannacci hanno votato sì con il centrodestra.
In particolare viene aggiunto l’articolo 144-ter – “Pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. Segnalazioni al Garante” – che prevede che «su richiesta della persona nei cui confronti sono stati pronunciati sentenza di assoluzione, di proscioglimento o di non luogo a procedere ovvero provvedimento di archiviazione, il direttore o il responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online che ha dato notizia del relativo procedimento penale o di atti o provvedimenti relativi al medesimo procedimento è tenuto a dare pubblicità, senza oneri per l’interessato, alla notizia dei provvedimenti favorevoli a quest’ultimo, con rilievo adeguato allo spazio già riservato al relativo procedimento penale». L’interessato, «in caso di mancato adempimento da parte del direttore o del responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online a quanto previsto dal comma 1, può rivolgere una segnalazione al Garante. Il Garante decide nei cinque giorni successivi e, all’esito di tale procedimento, può ordinare la pubblicazione della notizia dei provvedimenti favorevoli per l’indagato o l’imputato».
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Si tratta del secondo provvedimento in materia di giustizia, dopo quello che inserisce le vittime di reato in Costituzione, ad essere approvato dopo la sconfitta referendaria sulla separazione delle carriere. La norma porta la firma del capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa: “È dovere dello Stato – ha detto l’azzurro – chiamare le persone a rispondere di fronte a fatti di reato, ma è anche suo dovere garantire che, se una persona esce innocente dall’ingranaggio giudiziario recuperi la stessa immagine, reputazione, credibilità che aveva prima dell’indagine”. Il presidente dei deputati forzisti ha proseguito: “Ogni anno 500.000 persone vengono indagate e poi archiviate o assolte in primo grado. Quando si pubblica la notizia di un’indagine bisognerebbe sempre porsi una domanda: e se fosse innocente? Ecco il cuore dell’identità liberale di Forza Italia, affrontare il tema della giustizia mettendo al centro la persona”.
Abbinata alla pdl di Costa c’era quella della leghista Simonetta Matone che così ha commentato l’approvazione: “Ho iniziato il mio intervento alla Camera partendo dal bellissimo film di Marco Bellocchio del 1972, Sbatti il mostro in prima pagina, con un grandissimo Gian Maria Volonté. Da lì purtroppo la situazione è addirittura peggiorata. L’enfatizzazione di ‘sbatti il mostro in prima pagina’ è passata attraverso Tangentopoli, che è stata l’emblema di questa deriva”. La deputata ha ricordato i numeri delle inchieste di Mani Pulite: “1445 condanne, 800 assoluzioni, 445 archiviazioni per prescrizione e concessione di amnistia, ma anche 41 suicidi”. E ha puntato il dito contro il ruolo dei media: “I giornalisti hanno una responsabilità enorme nella demonizzazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali. C’è grandissima enfasi su arresti, misure cautelari e indagini, poi quando il soggetto viene assolto tutti se ne dimenticano. Questa legge colma quel vuoto”.
Roberto Giachetti di Italia Viva invece si è astenuto: “Se condividiamo del tutto il principio secondo cui la gogna non può mai sostituire il processo né il sospetto diventare una condanna sociale preventiva, la strada scelta dal governo per assicurare la pubblicità delle sentenze di assoluzione ci lascia perplessi”. Per il parlamentare la criticità è nel “potere che il provvedimento attribuisce al Garante per la protezione dei dati personali” considerato “molto penetrante”. Si chiede il deputato renziano: “Può un’autorità amministrativa entrare così nel merito delle scelte redazionali senza produrre inevitabili contenziosi o effetti distorsivi? Una forma indiretta di pressione sulle redazioni è concreta. L’unica certezza è che il problema sarebbe risolto alla radice se i tempi della giustizia fossero più rapidi”. Per il Pd in Aula è intervenuto Federico Gianassi, pure astenuto, che è riuscito in Commissione a far approvare un emendamento che ha impedito che il Garante possa sanzionare i giornalisti in caso di inadempimento: “di fronte a un principio ragionevole, non ci scagliamo contro ma i principi ragionevoli debbono valere sempre, altrimenti è ipocrisia. Noi invitiamo, chiediamo, pretendiamo dalla maggioranza che, se chiede al giornalismo di dare conto di tutte le notizie, sia anche disponibile, nella potestà legislativa di cui dispone, a progredire sulla tutela dei giornalisti, in una fase storica nella quale anche nelle democrazie il ruolo del giornalismo libero e di inchiesta è messo continuamente sotto torchio”.
Secondo il deputato M5S Federico Cafiero De Raho, vice presidente delle commissioni Giustizia e Antimafia, “il principio che è alla base della proposta di legge in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento è condivisibile. Tuttavia, per come è scritta, la legge finisce per incidere sulla libertà di stampa, perché impone la pubblicazione della notizia, interferendo sulle scelte degli editori e dei giornalisti, a prescindere dall’effettivo interesse pubblico alla notizia, anche a chi, magari, all’epoca dei fatti era stato costretto a dare la notizia perché se n’erano occupate prioritariamente altre testate”.

ANCORA UNA GIRAVOLTA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.UN GRAVE ERRORE PER IL GOVERNO METTERE AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA UN...
30/05/2026

ANCORA UNA GIRAVOLTA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.
UN GRAVE ERRORE PER IL GOVERNO METTERE AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA UN MAGISTRATO CHE NON ANDRA' MAI CONTRO I SUOI COLLEGHI.
NORDIO COMPIE L'ENNESIMA GIRAVOLTA SULLA GIUSTIZIA: ACCANTONANA LA RESPONSABILITA' CIVILE DELLE TOGHE: GELO IN FORZA ITALIA CHE NELLA MEMORIA DI SILCVIO BERLUSCONI AVEVA RILANCIATO LA PROPOSTA DI FAR PAGARE CIVILMENTE I GIUDICI CHE SBAGLIANO.
NORDIO VUOLE CHE I GIUDICI CHE SBAGLIANO NON PAGNINO MAI.
ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO SU UNA VERA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E PRIMA GLI ITALIANI LO MANDANO A CASA E MEGLIO SARA' PER TUTTI.
CI ERAVAMO ILLUSI.

Dopo sole quarantotto ore da quando domenica il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Enrico Costa, ha rilanciato su X la responsabilità civile dei magistrati è arrivata la bocciatura da parte del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La responsabilità civile dei magistrati non è all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà” ha detto ieri rispondendo a una domanda a margine dell’assemblea di Confindustria.

Una doccia fredda per Costa e tutta Forza Italia impegnata in questi giorni a scrivere la bozza del testo della norma per poi sottoporla agli alleati. Secca la replica dell’azzurro, pure lui presente all’evento: “Insieme alla collega Craxi abbiamo chiesto un confronto nella maggioranza sulla giustizia. Perché Forza Italia non dimentica i 13 milioni di cittadini che hanno sostenuto la campagna referendaria. In quella sede porteremo idee e proposte, perché questo rientra nella nostra responsabilità di forza liberale, garantista, e soprattutto coerente sui temi della giustizia”. L’incontro è quello già programmato per il 3 giugno a via Arenula quando si terrà un vertice col Guardasigilli insieme a tutte le prime linee del centrodestra sul fronte giustizia. Ma della dichiarazione di Costa quello che più balza agli occhi è il termine ‘coerente’, detto non a caso per evidenziare chiaramente l’incoerenza del Ministro ma anche quella delle altre due forze politiche, soprattutto Fratelli d’Italia, che sulla giustizia sembrano aver alzato bandiera bianca dopo la sconfitta referendaria. È vero che negli anni Carlo Nordio si è detto contrario alla responsabilità civile perché “non serve colpire il magistrato che sbaglia nel portafoglio, cosa che sarebbe assolutamente impropria e anche inutile perché sono tutti assicurati” ma paradossalmente proprio a settembre dell’anno scorso intervenendo a margine della proiezione dei primi due episodi di ‘Portobello’, la serie diretta da Marco Bellocchio sulla vicenda di Enzo Tortora e presentata Fuori Concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, l’ex pm aveva sostenuto: “Il magistrato che sbaglia perché non conosce le leggi o le carte, o perché, per ottusità preconcetta, manda in prigione un innocente, non deve pagare con il portafoglio: deve pagare con la carriera, deve cambiare mestiere”.

Lo stop di ieri di Nordio poi è la conferma che Palazzo Chigi e il partito della premier non hanno alcuna intenzione di rimettere mano ai dossier sulla giustizia. Il risultato referendario dal loro punto di vista ha chiarito che gli elettori non vogliono riforme garantiste e con l’avvicinarsi del rinnovo del Parlamento è giudicato troppo rischioso approvare riforme di un certo tipo. Basti pensare alla prescrizione, impantanata al Senato, dopo essere passata alla Camera e le cui possibilità di vederla approvata in seconda lettura in questa legislatura sono vicine allo zero. Stessa cosa dicasi per la legge che andrebbe ad ampliare le garanzie durante il sequestro degli smartphone: incassato il sì a Palazzo Madama, è elemento di contesa adesso a Montecitorio tra i forzisti che vorrebbero farla passare così com’è e i Fratelli guidati dalla presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, che vorrebbero emendarla dopo le preoccupazioni sollevate in audizione dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo. Forse nulla si farà neanche per la riforma del gip collegiale chiamato a valutare le richieste di misure cautelare, tanto sbandierata da Nordio, sempre per incertezze di Fd’I. Insomma la spaccatura della maggioranza sul tema della giustizia è forte, con Forza Italia che vuole rimarcare la sua identità garantista e fare pressing per portare a casa almeno una delle tante riforme in cantiere, Fratelli d’Italia che batte in ritirata e la Lega che resta a guardare.

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Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 17:00

Telefono

+390802371240

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