Fondazione LEVI Pelloni

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Fondazione LEVI Pelloni Centro Nazionale di Ricerche Storiche. Promuove e valorizza il patrimonio storico, culturale, artisti

L'intervista a Fania Oz nella puntata odierna di "Sorgente di vita"
28/06/2026

L'intervista a Fania Oz nella puntata odierna di "Sorgente di vita"

Attualità e cultura, feste e tradizioni, storia e identità degli ebrei in Italia, in Europa e nel mondo, a cura dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Un appuntamento speciale dedicato a chi ama lo sport, la lettura e la crescita personale con la presentazione del libro ...
11/06/2026

Un appuntamento speciale dedicato a chi ama lo sport, la lettura e la crescita personale con la presentazione del libro "La percezione del secondo tocco" di Manù Benelli, una delle più grandi pallavoliste italiane di sempre, con oltre 300 presenze nella nazionale azzurra.

A dialogare con l’autrice sarà il presidente di Fipav Sardegna Roberto Puddu.

Durante la serata verrà inoltre presentato il Camp Volley Academy Manù Benelli, un'opportunità formativa dedicata ai giovani atleti e agli appassionati della pallavolo.

09/06/2026
Vi ricordiamo l'appuntamento di oggi a Roma (Casa della Memoria e della Storia, ore 17.00) con FANIA OZ.La storica israe...
09/06/2026

Vi ricordiamo l'appuntamento di oggi a Roma (Casa della Memoria e della Storia, ore 17.00) con FANIA OZ.

La storica israeliana, figlia del grande Amos Oz, riceverà il Premio FiuggiStoriaEuropa 2025 e dialogherà sul futuro del conflitto israelo-palestinese con Luca Aniasi, Bianca Cimiotta Lami e Pino Pelloni.

L'evento è organizzato dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni in collaborazione con la FIAP

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La storica israeliana, figlia di Amos Oz, riceve il Premio FiuggiStoriaEuropa 2025 e dialoga sul futuro del conflitto israelo-palestinese

Alcune immagini del meeting "Enhancing cognitive skills and social well-being through English Learning for seniors" che ...
09/06/2026

Alcune immagini del meeting "Enhancing cognitive skills and social well-being through English Learning for seniors" che si è svolto a Funchal (Madeira, Portogallo) che ha visto la partecipazione della nostra Fondazione in partnership con l'associazione polacca Fundacja EDUNET di Rzeszów e del Centro Cultural e Desportivo de São José (Portogallo)

28/01/2026

Pino Pelloni illustra le iniziative della Fondazione Giuseppe Levi Pelloni per la Giornata della Memoria 2026.
Intervista realizzata da Paola Severini Melograni per Rai Gr Parlamento.

22/01/2026

Il 13 maggio 1944, un orfanotrofio nei Paesi Bassi fu svuotato per ordine dei nazisti. Bambini piccoli — alcuni ancora in pannolino — vennero portati via di fretta, radunati e spinti verso la stazione ferroviaria.
Li attendeva un treno diretto a est. Destinazione: Auschwitz.

L’aria che fino a poco prima si riempiva di risate, corse leggere e carezze improvvise si fece densa di un silenzio insopportabile. Solo il cigolio dei binari e i singhiozzi trattenuti rompevano quel vuoto.

Occhi grandi cercavano risposte in un mondo che aveva smesso di avere senso.

E in mezzo a loro, una donna prese una decisione che nessuno avrebbe osato immaginare.
Era un’infermiera e per anni si era presa cura di quei bambini.
Li conosceva per nome, sorriso e voce. E quando arrivò il momento della partenza, quando avrebbe potuto salvarsi, scelse di salire su quel carro con loro.

Durante il viaggio, mentre il treno avanzava verso l’ignoto, lei:

cullava i più piccoli,
stringeva mani tremanti,
asciugava lacrime che nessun bambino avrebbe dovuto versare.

A ogni fermata, a ogni scossa, il pericolo si avvicinava sempre di più. Ma lei rimaneva.
Presente. Radicata lì con loro. Una presenza umana nel cuore di un sistema progettato per cancellare ogni traccia di affetto.

Quando il treno arrivò ad Auschwitz, non fuggì.
Non cercò scorciatoie.
Non tentò di nascondersi.

Rimase accanto a quei bambini fino alla fine. Morì con loro, come aveva promesso.

Anni dopo, sopravvissuti e testimoni avrebbero raccontato quella storia non con urla, ma con la stessa voce bassa con cui lei aveva resistito.
Una presenza silenziosa, un gesto assoluto: rimanere.

Il cosiddetto “Treno degli orfani” non è solo il ricordo di un orrore inimmaginabile.
È anche un monumento di carne e coraggio, un frammento di luce dentro l’ingranaggio della morte.
La prova che, anche quando tutto crolla, anche quando il mondo sembra svuotarsi di senso, esiste una scelta possibile: quella di non abbandonare.

22/01/2026

Aveva occhi capaci di vedere la verità nascosta. E il mondo l’ha punita per averli usati fino in fondo. Il suo viso appare di continuo nei musei di tutto il mondo, ma pochi conoscono la sua storia.

Si chiamava Henriette Markovitch, ma il mondo la conoscerà come Dora Maar. Era nata in una famiglia che vedeva le emozioni come un lusso inutile. In un’epoca in cui alle donne era vietato diventare artista, volle scrivere da sé la sua storia. Studiò di nascosto, divenne pittrice, artista, fotografa. Ogni scatto era un INCENDIO che chiedeva di essere visto. Ogni ritratto un viaggio dietro le MASCHERE della vita. Straordinariamente brillante, straordinariamente appassionata: ecco com’era Dora.

Poi arrivò lui. Picasso. Il grande amore della vita. Ma quell’amore divenne ben presto una trappola. Lei lo ammirava, lo sosteneva, lo sfidava. Gli insegnò i segreti della fotografia. Lui la usava, la dominava, la controllava. Picasso riconobbe la sua bellezza, ma mai il suo talento. Guardò Dora e vide una forza creativa, eppure non la lasciò libera. La ritrasse più di 60 volte, spesso come «la donna che piange» ma non perché lei fosse rotta. E così Dora si ritrovò a perdere se stessa sotto lo sguardo di un uomo che trasformò la sua arte in un’eco della sua ombra. Diceva di amarla eppure la tradiva.

Poi lui se ne andò. Picasso, già legato a un’altra, scelse la via più comoda. Dora, divenuta un capitolo imbarazzante per la sua famiglia, venne rinchiusa. Con il benestare di Picasso. Eppure… proprio lì, in manicomio, la sua arte sopravvisse. Dora cercò la sua voce, tra i muri che volevano spegnerla. Trasformò il tormento in BELLEZZA, la prigionia in volo. Libera dall’influenza di Picasso, dipinse, fotografò, continuò a creare. Ricostruì se stessa, tela dopo tela.

E fuori, nel mondo, qualcuno cominciò a capire: dietro il fantasma di Picasso viveva una donna VERA. Che con le sue fotografie aveva catturato la verità nascosta dietro le maschere della vita. Oggi Dora Maar viene vista per ciò che fu davvero: una pioniera della fotografia novecentesca, una donna sensibile, coraggiosa che ci insegna che alle volte, il più grande atto di creazione… è rifiutare di essere distrutta.

Guendalina Middei, (➡️ Tratto da «NON RINNEGARE IL CUORE» che ho scritto per raccontarvi le storie di chi scelse di non omologarsi e andare controcorrente. Qu potete preordinarne una copia speciale con firma e dedica: https://www.amazon.it/rinnegare-cuore-Storie-scrittori-spengono/dp/8807175223/

Indirizzo

Via Delle Alpi Apuane, 9
Rome
00141

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