28/05/2026
Quando in una discussione sulle nuove tecnologie gli esperti incontrano i 𝑛𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑑𝑖𝑔𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖, è assai probabile che convergano su molti aspetti: i primi perché queste cose le studiano, i secondi perché le vivono.
È avvenuto così anche ieri a Roma, nella cornice austera di Palazzo San Macuto, dove la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza e l'UNICEF hanno dato vita a uno speciale "Question Time" per celebrare i 35 anni dalla ratifica, da parte del Parlamento italiano, della 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐎𝐍𝐔 𝐬𝐮𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚 (27 maggio 1991).
A partecipare al dibattito sono stati 5 giovani, attivi in differenti ambiti di impegno sociale con l'UNICEF: lo Youth Advisory Board del programma UE "Garanzia Infanzia", YOUNICEF Italia (il movimento di volontariato giovanile dell'UNICEF Italia) e U-Report On The Move, piattaforma digitale animata da migliaia di minorenni stranieri non accompagnati e giovani adulti migranti e rifugiati residenti nel nostro Paese.
Insieme a esperti di differenti ambiti come Daniela Chieffo (Policlinico A. Gemelli di Roma), Mario Pireddu (Università della Tuscia), Aurora Barbari (Arma dei Carabinieri) e Antonio Affinita (Moige), sono stati messi a fuoco diversi nodi che collegano social media, intelligenza artificiale e le altre dimensioni del vivere "onlife": l'imprescindibilità dell'accesso alle informazioni, i rischi della dipendenza emotiva, la disparità fra centri di controllo anonimi e irraggiungibili che tuttavia conoscono ogni segreto di ciascuno di noi utenti.
E a emergere come anelli deboli della catena informativo-tecnologica sembrano essere non tanto i ragazzi, quanto la generazione degli adulti che si sono visti arrivare addosso lo tsunami hi-tech e che, faticando a decodificarlo, spostano le proprie ansie e preoccupazioni sugli strumenti in sé anziché sulla necessità di (ri)definire norme e prassi che educhino a gestirli.
L'incontro può essere rivisto sulla Web Tv della Camera dei deputati
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https://webtv.camera.it/evento/31454