A Sud

A Sud InformAzione, mobilitAzione, formAzione, ricercAzione per la GIUSTIZIA AMBIENTALE, CLIMATICA e SOCIALE. La priorità è il futuro. http://asud.net/

InformAzione, mobilitAzione, formAzione, ricercAzione per la GIUSTIZIA AMBIENTALE e SOCIALE.

Per la prima volta, una mostra fotografica racconta e rivela l’ulivo strisciante di Pantelleria, una pratica colturale u...
09/08/2026

Per la prima volta, una mostra fotografica racconta e rivela l’ulivo strisciante di Pantelleria, una pratica colturale unica al mondo, nata dall’incontro tra il lavoro umano e un ambiente estremo.
Due sguardi, due generazioni, un unico racconto fotografico dedicato all’ulivo strisciante e al paesaggio agricolo di Pantelleria.

GIANPAOLO RAMPINI
mostra personale
SEMI DI FUTURO
mostra collettiva degli allievi del corso fotografico.

Inaugurazione martedì 11 agosto ore 11.00
Aeroporto di Pantelleria

Promosso da e con il sostegno di e

Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a Roma dal 1991. Notti che non scendono sotto i 20°C, giugno più ...
04/08/2026

Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a Roma dal 1991. Notti che non scendono sotto i 20°C, giugno più caldo di sempre, 41 giorni oltre i 35°C.

E mentre la città brucia, c’è chi viene lasciatə fuori di casa: da giovedì scorso centinaia dƏ abitanti dello Spin Time Labs dormono in tenda in strada, sgomberatƏ dopo un incendio, con quasi 40°C.

La vulnerabilità al caldo non è un dato astratto. È una scelta politica su chi viene protettƏ e chi no.

La strategia di adattamento di Roma esiste dal gennaio 2025. I dati ci sono. Manca la volontà politica di usarli — e intanto si mettono in pericolo le persone invece di proteggerle.

Con stiamo creando un rifugio climatico nel Quinto Municipio, a Tor Pignattara, proprio per creare uno spazio fresco, accogliente, accessibile e di riparo per chi non ne ha altri. Seguiteci per i prossimi passi!:

📊 Fonte dati: CMCC, Secondo Rapporto di Monitoraggio Climatico per Roma Capitale
🔗 asud.net

Documenti consegnati in ritardo, relazioni tecniche depositate a distanza di un anno e tante ombre sulla riconversione b...
03/08/2026

Documenti consegnati in ritardo, relazioni tecniche depositate a distanza di un anno e tante ombre sulla riconversione bellica dello stabilimento ex Wi******er di Anagni, avanzata da Knds.

A sollevare il caso è l'eurodeputata Cristina Guarda, che con un'interrogazione alla Commissione europea ha chiesto chiarezza sulle modalità con cui sono stati assegnati i fondi per un progetto che prevede 11 capannoni per la produzione di nitrogelatina, a pochi passi dall'autostrada e in pieno sito contaminato.
"Siamo di fronte a una scelta grave sotto ogni profilo" — spiega Guarda — "in un territorio che conta già sette stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso. La sicurezza della popolazione non può essere sacrificata sull'altare del riarmo".

Il bando Asap (Act in Support of Ammunition Production) chiedeva una serie di documenti che Knds ha consegnato tardi: il colosso degli armamenti sembra aver pensato solo a incassare il finanziamento, minimizzando sicurezza e impatto ambientale.

Come A Sud, insieme a e a No Kings continuiamo a seguire questa vicenda insieme al territorio. Le ombre procedurali sollevate oggi da Bruxelles confermano quello che denunciamo da mesi: non solo un progetto pericoloso, ma anche opaco nel modo in cui è stato finanziato. Vogliamo lasciare questo progetto di riconversione a mano armata su carta, prima che diventi cemento e nitroglicerina.

Anche oggi, per il terzo giorno consecutivo, centinaia di persone, tra cui bambine e bambini, anziani e persone fragili,...
01/08/2026

Anche oggi, per il terzo giorno consecutivo, centinaia di persone, tra cui bambine e bambini, anziani e persone fragili, sono in strada ad affrontare quella che è probabilmente l’ondata di calore più intensa degli ultimi anni senza i servizi essenziali.
Eppure le loro case sono lì, dietro i cancelli di SpinTime blindati da giorni dalla polizia. Sgomberati con il pretesto di un piccolo incendio che ha interessato una zona esterna, subito domato. Neppure la responsabilità politica di un atto vigliacco come uno sgombero nel mezzo di un’emergenza climatica.

La vicenda di Spin time rende evidente alcune cose.
Anzitutto, che le temperature estreme diventano un moltiplicatore delle disuguaglianze: chi vive in condizioni di precarietà abitativa, chi non ha accesso a spazi climatizzati, chi è già vulnerabile paga il prezzo più alto. Per questo giustizia climatica e giustizia sociale sono la stessa battaglia.

In secondo luogo che mentre il caldo estremo rende evidente l’urgenza di proteggere le persone più esposte, il dibattito pubblico continua a essere dominato dalla retorica della sicurezza. Una retorica che troppo spesso si traduce in criminalizzazione della povertà, guerra agli ultimi, discriminazione economica e razziale, attacco agli spazi di solidarietà e alle esperienze di mutualismo.

Ma quale sicurezza può esistere se si lasciano centinaia di famiglie senza elettricità per giorni, nel pieno di un’emergenza climatica? Quale sicurezza si costruisce quando invece di rafforzare le politiche abitative e sociali si sceglie la strada dello sgombero, della repressione e dell’abbandono?

Difendere Spin Time non significa difendere un’eccezione. Significa difendere un’idea di città capace di prendersi cura delle persone, di affrontare l’emergenza abitativa con politiche pubbliche e non con gli sgomberi, di rispondere alla crisi climatica proteggendo chi è più esposto.

Se Spin Time viene sgomberato, nessuno si sentirà più al sicuro. Saremo tutti più fragili. Perderemo un presidio sociale, aumenteranno marginalità e conflitti, si aggraverà una crisi abitativa già fuori controllo.

La risposta non è cancellare chi è vulnerabile dagli occhi della città. La risposta è garantire diritti, casa, servizi essenziali e protezione di fronte agli impatti della crisi climatica.

Resistere oggi significa difendere la dignità delle persone e il diritto di tutte e tutti a una città più giusta, più solidale e davvero più sicura.

Che Spin time torni ai suoi abitanti, immediatamente.

Convenzione fiscale dell'ONU. Tre parole che sembrano fatte apposta per farti cambiare canale. E invece nascondono una d...
31/07/2026

Convenzione fiscale dell'ONU. Tre parole che sembrano fatte apposta per farti cambiare canale. E invece nascondono una delle occasioni più concrete che abbiamo per far pagare chi inquina.

Le multinazionali eludono le tasse da sempre, versando spesso aliquote più basse delle nostre. Lo sappiamo. Ma per il settore petrolifero e del gas il discorso peggiora: stanno finanziando sé stesse alimentando la crisi climatica che ci costa caro e sta divorando il pianeta.

Non capita spesso un'occasione simile per fare giustizia climatica. E non parliamo di un intervento spot: significherebbe riscrivere le regole del profitto fossile, riportando il denaro dove deve stare – nelle tasche di chi la crisi la subisce ogni giorno.

Se il trattato fiscale dell'ONU sancisse tasse serie su chi inquina, li costringeremmo finalmente a pagare su scala globale.

Ci uniamo a 350.org per chiedere una tassa globale sui combustibili fossili. Firma qui https://act.350.org/sign/treaty-to-make-polluters-pay/?r=BM&c=NA

Sembra un piccolo gesto, ma in numeri sufficienti diventa una forza che i governi non possono ignorare.

Ci sono voluti quasi dieci anni per avere il nuovo studio epidemiologico sulla Basilicata. E i dati confermano ciò che, ...
30/07/2026

Ci sono voluti quasi dieci anni per avere il nuovo studio epidemiologico sulla Basilicata. E i dati confermano ciò che, insieme ai comitati e alla comunità scientifica, diciamo da tempo: dove si estrae petrolio si muore più diffusamente e più rapidamente. Il progetto LucAS (Lucania Ambiente e Salute) è stato finanziato con 25 milioni di euro dalle compagnie petrolifere (Eni, Mitsui, Shell e Total) all’interno degli accordi di compensazione con la Regione, e avrà una durata di 5 anni.

Come è noto, in Basilicata si estrae l’80% del petrolio italiano. Sono due in particolare i centri oli - gli impianti industriali adibiti alla raccolta, trattamento e separazione degli idrocarburi (petrolio greggio e gas) estratti dai pozzi di un giacimento - che sono diventati famosi: Tempa Rossa (di proprietà di Total, Shell e Mitsui) e COVA (di proprietà di Eni).

In Val d’Agri, citiamo dallo studio, “i dati di mortalità più recenti mostrano una situazione compromessa: sono in eccesso la mortalità per tutte le cause, tumori maligni” e “nei maschi troviamo anche in eccesso la mortalità per malattie respiratorie”.

Non va meglio per l’area di Tempa Rossa, dove “si osserva un eccesso nella mortalità generale per il sesso maschile, un eccesso nella mortalità per tutti i tumori maligni in entrambi i sessi, e degno di nota l’eccesso nei maschi di mortalità per tumori linfoematopoietici e le leucemie mieloidi”; infine “si osservano eccessi in entrambi i sessi per le malattie circolatorie e al loro interno le malattie ischemiche di cuore e l’infarto del miocardio”.

A distanza di 30 anni dall’avvio della produzione petrolifera in Basilicata, il bilancio è drammatico. Ed è destinato a peggiorare, se dovessero essere concesse le ulteriori 14 richieste estrattive che le aziende energetiche hanno presentato in questi anni.

Come ha scritto l’epidemiologo Fabrizio Bianchi, che aveva realizzato il precedente studio epidemiologico, “i dati confermano e peggiorano il quadro 2003-20132”. Ma c’è di più. L’inquinamento in Basilicata è ormai accertato. Non è più tempo di misurare i danni ma di agire per risolverli. La conclusione del prof. Bianchi in questo senso è esemplare. “La Val d’Agri potrebbe così diventare un laboratorio avanzato di epidemiologia di intervento. La domanda non sarebbe più soltanto quanti danni produca oggi un determinato modello produttivo, ma quanti casi di malattia, ricoveri e decessi potrebbero essere evitati attraverso una progressiva riduzione dell’inquinamento e delle emissioni climalteranti ottenibili con una transizione industriale”.

Chiamiamola sicurezza, se serve una parola. Ma la sicurezza che lascia bambinɜ a dormire su una brandina e che tiene fuo...
30/07/2026

Chiamiamola sicurezza, se serve una parola. Ma la sicurezza che lascia bambinɜ a dormire su una brandina e che tiene fuori anzianɜ durante l'ennesima ondata di calore che registra oggi 40 gradi, non protegge nessun corpo: sceglie quali sacrificare.

L'emergenza climatica non colpisce tutt3 allo stesso modo. Colpisce chi è già statɜ spintɜ ai margini, chi vive occupando spazi che l'istituzione considera sempre provvisori, sempre da svuotare alla prima occasione utile. Il principio d'incendio a Spin Time Labs di ieri sera, spento in pochi minuti dalla comunità residente, diventa così il pretesto perfetto per fare quello che si prova a fare da anni: svuotare, disperdere, normalizzare lo sgombero sotto altro nome.

È la stessa logica di sempre, che oggi si traveste da protocollo antincendio e usa il caldo record come arma silenziosa contro chi resiste. L'emergenza vera è sempre la stessa: il diritto all'abitare e la crisi climatica. Entrambi dimenticati ancora una volta.

Istituzioni, associazioni, reti cittadine, tuttɜ dobbiamo agire subito per chiedere il rientro immediato delle persone residenti.

Ore 17, assemblea pubblica cittadina. Presidio permanente SpinTime.

Uscire dalla relazione tossica con le grandi opereNicoletta Dosio, storica militante No Tav, lo ha detto chiaro alla con...
29/07/2026

Uscire dalla relazione tossica con le grandi opere
Nicoletta Dosio, storica militante No Tav, lo ha detto chiaro alla conferenza stampa conclusiva dopo gli attacchi ai cantieri della Torino-Lione: nessuna distinzione tra "buoni e cattivi", nessuna resa alle accuse di devastazione — perché la devastazione, in questa valle, la si trova ogni giorno da vent'anni, molto prima di qualunque cantiere sabotato.

Nessuna "frangia violenta" arrivata da fuori a rovinare un corteo pacifico: lo dice chi il movimento lo vive da quarant'anni. Cosa raccontano quelle immagini?

Rendono palese una frattura. Ci fanno capire che esiste la volontà di spezzare la relazione tossica con le grandi opere inutili, con l’estrazione di valore che sfrutta e saccheggia risorse naturali e possibilità di una vita degna.

Imporre il TAV è un esercizio di potere che esprime una precisa idea di paese, la stessa che spinge per il ponte sullo Stretto, la stessa che costringe migliaia di persone a scegliere tra salute e lavoro. La destra al governo si indigna per i danni al cantiere ma lì, dietro quelle reti sabotate, c'è un’opera che il rapporto della Corte dei Conti Europea certifica in ritardo di quasi vent'anni e con costi lievitati oltre il 120%, un cantiere blindato da zone rosse, schedature di massa e fogli di via. Mille e cinquecento persone identificate in due giorni — e ora la Procura che valuta perfino l'accusa di terrorismo contro chi protesta. Nel frattempo lo stesso governo che si indigna per una rete divelta e resta muto su ben altre violenze.

Bisognerebbe aprire un dialogo politico, e invece si sceglie di aprire solo fascicoli.

In questa lunga estate, alla prese con la quarta ondata di calore, il movimento No Tav torna a indicarci una strada, quella dell’alta felicità. Un sentiero da percorrere insieme, con la consapevolezza che esistono forze pronte a imporre i loro piani, mantenendo il controllo con la forza, fregandosene dei bisogni e dei desideri della popolazione. Piani violenti che i No Tav aiutano a rendere riconoscibili. Ed è solo con la consapevolezza che si riesce a interrompere questa relazione nociva e tossica con le opere inutili.

Usare i tribunali per mettere a tacere chi denuncia, informa, protesta. È questo il cuore delle SLAPP.Azioni legali stra...
28/07/2026

Usare i tribunali per mettere a tacere chi denuncia, informa, protesta. È questo il cuore delle SLAPP.

Azioni legali strategiche costruite appositamente per intimidire. Querele, richieste milionarie, procedimenti lunghi e costosi usati contro giornalisti, attivistə, associazioni, comitati e difensorə dei diritti.

Il messaggio è chiaro: parlare può costarti caro.

Le SLAPP colpiscono chi denuncia inquinamento, abusi di potere, violazioni dei diritti, responsabilità politiche e aziendali. Ma il loro obiettivo va oltre la singola persona coinvolta. Vogliono produrre paura, isolamento e autocensura. Vogliono impedire che altre persone facciano domande, raccolgano dati, pubblichino inchieste, organizzino campagne o contestino decisioni che riguardano l’ambiente, la salute e i territori. Sono uno strumento di repressione dello spazio civico.

Per questo oggi siamo stati auditi dalla Commissione Giustizia della Camera sul decreto di recepimento della direttiva europea anti-SLAPP. Eravamo lì insieme a CASE Italia, di cui sosteniamo integralmente i rilievi.

L’Italia è in ritardo con il recepimento della direttiva europea (per questo è già sotto procedura di infrazione) e lo schema di legge a cui sta lavorando è un recepimento minimale, puramente simbolico, che rischia di escludere dalle tutele del 90% delle liti temerarie tentate contro attivisti e giornalisti nel nostro paese.

Chiediamo una legge più ambiziosa: estesa anche ai casi interni, attenta alle querele penali, fondata su una nozione ampia di interesse pubblico e capace di garantire rimedi effettivi e dissuasivi.

Per leggere in dettaglio le nostre osservazioni e quelle di CASE Italia, visitare il nostro sito https://asud.net/ultima/slapp-audizione-commissione-giustizia-direttiva-anti-slapp/

Sono stati assegnati 270 milioni di euro di fondi europei a tre progetti italiani di CCS (cattura e stoccaggio della CO₂...
28/07/2026

Sono stati assegnati 270 milioni di euro di fondi europei a tre progetti italiani di CCS (cattura e stoccaggio della CO₂): AdriatiCO₂ di Marcegaglia a Ravenna, Captureste, sviluppato da Herambiente e Saipem per catturare le emissioni dell’inceneritore di Ferrara, e DREAM, il progetto di Heidelberg Materials Cementi (ex Italcementi) per il cementificio di Rezzato-Mazzano, nel Bresciano.

Tre progetti, tre settori industriali diversi, ma con un elemento in comune: tutti dipendono dalla stessa infrastruttura, il progetto Ravenna CCS che Eni e Snam stanno sviluppando nell’Adriatico.

Una filiera ambiziosa e ad alta intensità di capitale, che richiede enormi investimenti e che è ancora in una fase iniziale di sviluppo, ma che viene presentata come una delle soluzioni per la decarbonizzazione industriale del territorio.

La domanda è però inevitabile: stiamo usando le risorse pubbliche per trasformare il nostro modello produttivo o per renderlo compatibile con le emissioni che continuiamo a produrre?

La CCS è una tecnologia costosa e complessa: interviene dopo che la CO₂ è stata generata, catturandola e stoccandola nel sottosuolo. Il rischio è che diventi una soluzione di compensazione che consente di rimandare scelte più profonde sulla trasformazione dei processi industriali e sulla riduzione delle emissioni alla fonte.

Se ingenti risorse pubbliche vengono concentrate su nuove infrastrutture per gestire la CO₂, quali alternative restano per una vera transizione ecologica?

Ne ha scritto la nostra Carlotta Indiano su EconomiaCircolare.com, all’interno di Osservatorio Eni, il nostro monitoraggio permanente sulle politiche del cane a sei zampe.

Qui il pezzo:
economiacircolare.com/ccs-italia-filiera-eni-snam-marcegaglia/

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