01/08/2026
Anche oggi, per il terzo giorno consecutivo, centinaia di persone, tra cui bambine e bambini, anziani e persone fragili, sono in strada ad affrontare quella che è probabilmente l’ondata di calore più intensa degli ultimi anni senza i servizi essenziali.
Eppure le loro case sono lì, dietro i cancelli di SpinTime blindati da giorni dalla polizia. Sgomberati con il pretesto di un piccolo incendio che ha interessato una zona esterna, subito domato. Neppure la responsabilità politica di un atto vigliacco come uno sgombero nel mezzo di un’emergenza climatica.
La vicenda di Spin time rende evidente alcune cose.
Anzitutto, che le temperature estreme diventano un moltiplicatore delle disuguaglianze: chi vive in condizioni di precarietà abitativa, chi non ha accesso a spazi climatizzati, chi è già vulnerabile paga il prezzo più alto. Per questo giustizia climatica e giustizia sociale sono la stessa battaglia.
In secondo luogo che mentre il caldo estremo rende evidente l’urgenza di proteggere le persone più esposte, il dibattito pubblico continua a essere dominato dalla retorica della sicurezza. Una retorica che troppo spesso si traduce in criminalizzazione della povertà, guerra agli ultimi, discriminazione economica e razziale, attacco agli spazi di solidarietà e alle esperienze di mutualismo.
Ma quale sicurezza può esistere se si lasciano centinaia di famiglie senza elettricità per giorni, nel pieno di un’emergenza climatica? Quale sicurezza si costruisce quando invece di rafforzare le politiche abitative e sociali si sceglie la strada dello sgombero, della repressione e dell’abbandono?
Difendere Spin Time non significa difendere un’eccezione. Significa difendere un’idea di città capace di prendersi cura delle persone, di affrontare l’emergenza abitativa con politiche pubbliche e non con gli sgomberi, di rispondere alla crisi climatica proteggendo chi è più esposto.
Se Spin Time viene sgomberato, nessuno si sentirà più al sicuro. Saremo tutti più fragili. Perderemo un presidio sociale, aumenteranno marginalità e conflitti, si aggraverà una crisi abitativa già fuori controllo.
La risposta non è cancellare chi è vulnerabile dagli occhi della città. La risposta è garantire diritti, casa, servizi essenziali e protezione di fronte agli impatti della crisi climatica.
Resistere oggi significa difendere la dignità delle persone e il diritto di tutte e tutti a una città più giusta, più solidale e davvero più sicura.
Che Spin time torni ai suoi abitanti, immediatamente.