14/01/2026
Di fronte a quello che stanno vivendo le donne iraniane non possiamo, non dobbiamo tacere.
Vale la pena ricordare che dal febbraio 1979, con la presa del potere da parte dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni ebbe inizio la svolta repressiva ai danni delle donne. Donne e ragazze iraniane devono sottostare da allora a una serie di restrizioni ai loro diritti e alle loro libertà assieme all’obbligo di indossare l’hijab,
Eppure le donne iraniane sono istruite, lavorano, molte ricoprono anche incarichi importanti. Ma hanno comunque meno diritti rispetto agli uomini. L’hijab è un simbolo, perché ci sono anche donne credenti, che lo indossano per scelta, ma che sono contrarie alla Repubblica islamica.
Dopo la barbarica uccisione di Mahsa Jina Amini, nel settembre 2022, la giovane curda trucidata dopo essere stata arrestata dalla polizia morale a Teheran per il modo «scorretto» di indossare il velo si è scatenata una rivolta nazionale contro il regime e la repressione dei diritti. Le donne hanno coniato lo slogan ormai ripreso in tutto il mondo “Donna, vita libertà” , chiedendo libertà per le donne, la vita e l’autodeterminazione.
Nel corso del 2023 e nei primi mesi del 2024 le autorità iraniane hanno continuato a perseguire le donne che non rispettano le regole sull’abbigliamento, e vengono perquisite nei locali e sui mezzi pubblici.
In questi giorni di fronte alla repressione in corso da parte del regime molte donne iraniane temono che i loro diritti vengano ancora una volta considerati negoziabili o rinviabili aggravando, se possibile, la loro condizione. Alcune attiviste iraniane costrette all’anonimato mettono in guardia (in un articolo pubblicato da La Stampa l’11 gennaio 2026) proprio da questo rischio. Una di loro osserva che le donne hanno tenuto aperta la frattura nel sistema per anni, ma che ora, proprio mentre si immagina un “dopo”, quella centralità rischia di scomparire dalla cultura e dalla politica. Non è una sensazione vaga, ma un copione già visto.
Questa lezione, però, non si ferma ai confini di Teheran. Ci deve fare riflettere. Parla di un modello di potere che sta riemergendo con forza anche in Occidente: un potere che disprezza il diritto, riduce le istituzioni a un palcoscenico per l’ego del leader e considera i diritti civili come concessioni revocabili o moneta di scambio. Ecco perché non è credibile la narrazione trumpiana che alimenta una propaganda in difesa delle donne iraniane quando le politiche americane stanno smantellando i diritti e le garanzie sulla salute riproduttiva una modalità che calpesta la dignità anche delle sorelle occidentali.
Perché le donne non sono uno strumento da usare quando serve al potere. E ogni democrazia che le tratta come tali, lasciando al patriarca di turno le decisioni sul loro destino, produce una ferita su tutte noi che abbiamo lottato per far sì che la democrazia sia anche un baluardo della libertà femminile.
Quindi tutte le Associazioni di donne debbono mantenere la guardia alta, facendo sentire alle donne che vivono la repressione delle loro libertà, un’ autentica vicinanza, solidarietà e coraggio, ma non come corpi estranei, come un’unica voce. Tra l’altro questo piccolo atto di coraggio paragonato a quello delle donne iraniane è assolutamente simbolico. Anche per questo il nostro silenzio oggi sarebbe assordante.
Siamo tutte unite in un unico coro, in ogni angolo del mondo ”DONNA VITA LIBERTA’”