26/05/2026
Israele è libero di abbordare delle barche disarmate in acque internazionali non solo per il benestare degli Stati Uniti. Vi è il benestare di tutta l'Unione Europea e l'inedia di diversi paesi arabi, soprattutto mediterranei.
Nonostante tutto, sarebbero tutti felici se i volontari della Flottilla se ne stessero a casa loro. Il fatto che a distanza di tre anni l'attenzione sulla Palestina non accenni a scemare è uno smacco politico che nemmeno l'esercito più armato del mondo può davvero fronteggiare.
Tajani può chiedere tutte le verifiche che vuole all'ambasciatore israeliano, ma c'è un punto da cui non può sottrarsi: tutto questo avviene sotto la loro responsabilità.
Noi ne aggiungiamo un altro.
Ci sono oltre 400 persone sequestrate da Israele e non sono 400 persone qualunque: sono attivisti e attiviste, compagne e compagni, intellettuali, giornalisti, deputati, perfino il fiore della lotta operaia del nostro paese.
Non ce lo nascondiamo: la Flotilla non è lo strumento per rompere materialmente l'assedio a Gaza, ma è il megafono che impone di tenervi le luci accese.
Ha fatto di più l'arresto di questi coraggiosi e coraggiose che centinaia di instancabili ed eroiche cene benefit a cui partecipiamo da anni.
La Flotilla imbarazza perché non è uno scontro simulato in piazza, per le telecamere, ma usa le telecamere per mostrare lo scontro con la realtà.
Per quello che può contare, noi che siamo solo una redazione di resistenza: libere e liberi tutti, Dario, Antonella, Martina a casa, al sicuro, ora, senza un graffio.
Sono i nostri compagni, le nostre compagne, sono noi.