21/11/2025
Roma 29 novembre Museo Strumenti Musicali (17.30)
opere di Mario Peragallo, Daniele Corsi, Giovanni Caludio Traversi, Lamberto Lugli
"Mario Peragallo: musica italiana tra I e II Novecento"
La figura di Mario Peragallo (Roma, 1910–1996) attraversa come poche altre le fratture della musica italiana tra le due metà del Novecento. Formatosi nell’ambiente romano con Alfredo Casella, muove i primi passi negli anni Venti e Trenta all’interno di una cultura musicale segnata dall’estetica del regime, sospesa tra neoclassicismo, tradizione operistica e un modernismo ancora guardato con diffidenza. Come molti compositori della sua generazione, cresce dentro un sistema dove la libertà culturale è limitata, e questo segna inevitabilmente il suo percorso artistico.
Il crollo del fascismo e la rinascita intellettuale del dopoguerra aprono scenari nuovi, ma anche ferite irrisolte. La musica italiana deve fare i conti con ciò che il regime aveva soffocato: linguaggi alternativi, sperimentazione, apertura internazionale. Peragallo assorbe questa tensione e, a partire dal 1945, abbraccia la dodecafonia in modo personale, con opere come La collina (1947) che mostrano un linguaggio finalmente liberato, consapevole e profondamente europeo. È in questi anni che il suo nome comincia a circolare nei contesti più avanzati, e non è un caso che Arturo Benedetti Michelangeli scelga di eseguire il suo Concerto per pianoforte (1950): un segnale forte di riconoscimento.
Eppure, proprio quando la musica italiana si apre alla modernità (Nono, Maderna, Dallapiccola, Berio), Peragallo entra in una lunga sospensione creativa, un silenzio durato oltre vent’anni. Un silenzio che non è ritiro, ma un luogo di gestazione, di ripensamento, forse anche di conflitto personale con una storia culturale italiana ancora piena di contraddizioni tra passato e futuro, tra ciò che il fascismo aveva impedito e ciò che la nuova avanguardia richiedeva.
Il ritorno: “Emircal” (1980–82)
Il ritorno di Peragallo è sorprendente e quasi miracoloso. Nel 1980, da un musicista settantenne dato per inattivo, nasce Emircal (anagramma di lacrime), una delle opere più singolari dell’intera musica italiana del Novecento: una Sequenza in 12 episodi per grande orchestra, voci e nastro magnetico, dedicata alla memoria di Luigi Dallapiccola.
In quest’opera, il rientro creativo di Peragallo coincide con una collaborazione intensa e umanamente significativa:
• la voce recitante è di Leo de Berardinis, figura centrale del teatro italiano del Novecento,
• mentre la registrazione, costruzione e presenza vocale sul nastro coinvolgono anche Perla Peragallo, figlia del compositore e artista tra le più originali della scena italiana.
La presenza di De Berardinis e di Perla aggiunge a Emircal una dimensione teatrale, quasi rituale, che amplifica la monumentalità dell’opera.
L’opera stessa è un punto di saldatura tra passato e presente:
• recupera la vena elegiaca di In memoriam (1955),
• rielabora la dodecafonia in forma fluida e personale,
• integra l’elettronica come estensione poetica dell’orchestra e della vocalità.
L’uso del nastro magnetico — dove le voci, compresa quella di Perla, vengono manipolate, trasformate, rese materia sonora — diventa una forma di “vocalità strumentale”, sospesa tra ricordo e metamorfosi.
Non sorprende che Luciano Berio, riconoscendo la forza e l’attualità della partitura, ne diriga la prima al Maggio Musicale Fiorentino, restituendo Peragallo al suo tempo e al suo pubblico.
Peragallo oggi
L’opera di Mario Peragallo mostra quanto la musica italiana del Novecento sia attraversata da fratture storiche, politiche e ideologiche: il fascismo che comprime, il dopoguerra che non riesce subito a guarire, la modernità che avanza a scatti. Proprio per questo il suo percorso, con tutte le sue pause, è prezioso: Emircal, nata dal silenzio, ci permette di guardare anche alla sua produzione precedente con occhi nuovi.
È una testimonianza di come la musica possa attraversare le epoche, portare con sé i conflitti e trasformarli in forme espressive nuove, mature, necessarie. Mario Peragallo — silenzioso, appartato, ma rigoroso e lucidissimo — è a pieno titolo una delle voci che meglio raccontano il passaggio tra il “prima” e il “dopo” del Novecento musicale italiano.
https://www.orphee.it/2025/07/23/inarmonico-percorsi-musicali-dal-novecento-2025/