26/06/2026
Dalla pagina di Antonio Ciniero, il 18 Giugno 2026, questa segnalazione.
Frutta fresca, corpi spezzati. Braccianti migranti negli Stati Uniti d'America è un'etnografia potente. Lavori come quello di Seth M. Holmes sono preziosi perché mostrano, attraverso la forza del racconto e una scrittura coinvolgente, le contraddizioni e le ingiustizie sulle quali si regge un'agricoltura piegata agli imperativi del profitto. Ma soprattutto mostrano come soffrono i poveri, come i loro corpi incarnano la violenza strutturale che attraversa società profondamente asimmetriche.
I frammenti di vita e le parole dei braccianti Triqui con cui Holmes ha vissuto e lavorato nella Skagit Valley, nello Stato di Washington, sono dannatamente simili alle voci che ho ascoltato nel corso degli anni dai braccianti bulgari e dai lavoratori provenienti da diversi Paesi del continente africano impiegati nelle campagne dell'Italia meridionale. Storie che si svolgono a migliaia di chilometri di distanza, ma che raccontano lo stesso intreccio di sfruttamento, marginalità e sofferenza.
Etnografie come quella di Holmes restano strumenti indispensabili: non solo per comprendere il mondo, ma anche per imparare a guardare ciò che troppo spesso scegliamo di non vedere. Le esperienze raccolte tra i campi della Skagit Valley mostrano infatti quanto le forme contemporanee dello sfruttamento agricolo siano radicate in meccanismi che attraversano confini nazionali e contesti differenti, riproducendo ovunque gerarchie, vulnerabilità e disuguaglianze. Similitudini che urlano lo scandalo di un sistema profondamente ineguale, nel quale il benessere di alcuni continua a poggiare sul lavoro precario e usurante di altri.