Nel 1983, allorché il Distretto 2080 comprendeva – oltre a Roma, Lazio e Sardegna – anche Umbria, Marche, Abruzzi e Molise, ed era stata decisa la sua divisione, il R.C. Roma Sud, di cui facevano parte Carlo d’Amelio (Past Governor) e Tonino Tranquilli (Governatore incoming), chiese il privilegio del padrinato di uno dei costituendi nuovi Club del Distretto comprendente Roma, Lazio e Sardegna. Rom
a Sud, come suo Rappresentante Speciale per la costituzione di un nuovo Club “entro gli stessi limiti territoriali” di Roma Sud. Il Club venne ammesso al Rotary International il 16 marzo 1984 e il successivo 22 maggio il Governatore Baroni consegnò la “Charta” al Presidente de Majo, alla presenza di 115 persone, tra cui sei P.D.G.. Nel suo primo anno di vita venne creato il Premio “Una vita per…”, che venne assegnato a chi avesse improntato la propria vita al servizio di un nobile ideale. Si susseguirono, negli anni, i conferimenti di “Una vita per…” a:…la Patria, …chi soffre, …chi spera, …la vita, …la cultura, …gli altri, …l’Appia Antica, …la musica, …l’infanzia che soffre, …il Rotary. Fin dalla costituzione ci si pose il problema di che cosa fare per ve**re incontro alle necessità dei giovani: e così dal 1985 si è dato vita ad iniziative diverse: premi per tesi di laurea, una serie di R.Y.L.A. (sull’informatica, sulle assicurazioni, in materia bancaria, sul turismo, sull’automazione, sulla Digital Economy, sulle antiche e nuove professioni, sulla comunicazione). Si è anche dato vita, nel 1996, al “Rotaract Roma Appia Antica”, club che, con il passare degli anni, ha sempre più dimostrato la sua vitalità. Nel giugno 2003 è nato pure l’Interact “Appia Antica Palatino”, che però con il passare del tempo è venuto meno. Nel luglio 1985 è uscito “Il Foglietto”: una pubblicazione che, mensilmente, riporta oltre l’articolo di fondo, la rubrica “Le nostre riunioni”, che costituisce il diario del Club. La pubblicazione ha subìto, nel tempo, qualche interruzione, ma attualmente viene regolarmente inviata a tutti i soci del Club, ai P.D.G. ed agli altri Club romani. Sono stati pubblicati due volumi “I primi dieci anni” e “I secondi dieci anni”, che dettagliatamente riferiscono gli eventi più significativi del Club: rispettivamente dal 1984 al gennaio 1994 e dal febbraio 1994 al giugno 2003; nonché tutti i nomi dei Soci, anche onorari. Significativa anche – oltre a tante altre iniziative riportate su Il Foglietto – la gestione del “Corso di restauro del mobile antico”, riservato ai detenuti del Carcere di Rebibbia. Il perché del nome del Club è riassunto nelle successive brevi note. Perchè Appia Antica è essenzialmente Roma, la Roma di sempre, la vera Roma: che non si identifica soltanto in un monumento, ma è l’incontro di Numa con la Ninfa Egeria nel bosco delle Camene e al tempo stesso quella che accolse i trionfatori e che tremò con Annibale a porta Capena; la Roma degli addii ai parenti per le imprese d’oltremare e quella che vide giungere dalla Grecia, dall’Africa e dall’Oriente gli abitanti delle province e San Paolo prigioniero; la Roma cristiana delle catacombe, quella delle torri medievali, quella delle passeggiate ottocentescehe per la caccia alla volpe. Perchè sia fermo nel tempo il ricordo del RC Roma Sud, che – con vero spirito rotariano di assoluta disponibilità – ha reso possibile la nascita del nuovo Club. Perchè fosse rigorossamente rispettata la regola di coincidenza della denominazione con il territorio. Perchè sia sempre presente che mai ci si deve arrendere, anche quando tutto sembra compromesso (Orazi e Curiazi). Perché è monito a chi fugge per paura (Domine, quo vadis?). Perché è rispetto di tutte le religioni, essendo fiancheggiata da tonbe romane, da tombe cristiane (San Sebastiano e San Callisto) e da tombe ebraiche (Vigna Rondinini). Perchè le tombe, simbolo della vanità delle cose umane e immagine della prefigurazione di eternità, inducono a meditare sulla caducità della grandezza e del potere. Perché è Regina Viarum, ed il Rotary deve percorrere vie che aprano orizzonti, non chiudersi gelosamente entro limiti angusti. Perché è, quindi, vera testimonianza rotariana.