05/06/2026
Volevo andare sul mio triciclo adattato dove sono sempre andato, ma son tornato a casa.
Volevo giocare nel nuovo playground inaugurato dal Sindaco di Roma (insieme a mia madre, SIC!), dove i son riusciti a far inserire una piccola pump track per giocare ognuno con le proprie ruote, ma sembrava di stare in una gabbia sovraffollata.
Tutti i bambini e le bambine del parco erano confinati in uno spazio minuscolo, perché tutto il resto è un’area cantiere mai vista così grande.
Mai per il Giubileo, mai per tutelare, mai per costruire cittadinanza, pluralità, accessibilità universale.
Mai per qualcosa che resta, che è di tutte e tutti.
Quest’anno -oh pare fatto apposta!- l’estate romana la fa grossa ! Più grossa di sempre, più grossa che mai.
E quindi il Parco Inclusivo Universale e il suo Polo dell’inclusione si sbriciolano ancora una volta insieme alle parole dette appena due mesi fa (ma perché??), si sbriciolano insieme ad anni di lavoro, insieme alla pazienza.
Ancora una volta. Speriamo l’ultima.
Roma ancora una volta sceglie per quel luogo la strada opposta: chiusure al posto di abbattimento delle barriere, privatizzazione del verde dell’ombra della serenità
della possibilità per tutti di immaginare per quel parco un uso collettivo, non privatistico, incapace a escludere
e speculare.
Sono tornato a casa senza poter andare in triciclo perché si può andare solo dove decidono altri, quando non passano i camion, i muletti, le tonnellate di materiali che stanno arrivando.
Arrivando per restare fino al 16 novembre.
Sognavamo il Parco Inclusivo Universale e invece abbiamo il Parco dell’Occasione Persa …
magari non per sempre, ma oggi proprio persa.
Sono scelte politiche.
Ognuno fa le sue, ognuno ne paga le conseguenze.
Ora -come sempre- paga chi è più fragile, chi aveva creduto in una nuova vocazione di parco, chi parte dal basso in nome di tutti e di tutte, ognuno a modo suo e voleva riprendersi tutto,
partendo proprio da Parco Schuster!
Per oggi niente triciclo, niente parco, niente libertà.
Ci riproveremo