12/06/2026
𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢𝐥𝐞
Oggi, 12 giugno si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. “𝐼 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑓𝑒𝑠𝑖 […] 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒 𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑖 𝑙𝑖 𝑎𝑚𝑚𝑢𝑡𝑜𝑙𝑖𝑠𝑐𝑒, 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑡𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒. […] 𝐿𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖𝑛𝑔𝑒 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑔𝑔𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜𝑟𝑒” (Ferenczi).
Dal 17 ottobre 1967 è in vigore la legge n° 977 contro lo sfruttamento minorile. Nonostante il diritto internazionale e la legislazione italiana abbiano da tempo riconosciuto il lavoro minorile come una violazione dei diritti fondamentali del bambino, 138 milioni di minori continuano a essere coinvolti. Di questi 54 milioni svolgono lavori pericolosi che mettono a rischio la loro salute e la loro sicurezza. Anche se l'immaginario collettivo associa spesso questo fenomeno a contesti lontani segnati da povertà estrema e sfruttamento sistematico, riguarda anche l'Italia, sebbene in forme meno evidenti. Kailash Satyarth pronuncia queste parole nel film “The price of free”: “𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑎 𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎? 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑚𝑖. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑜𝑣𝑒𝑟𝑒, 𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑏𝑏𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒. […] 𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒, 𝑎 𝑠𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎”. Nel documentario, si evince l’immensità della sua lotta. Ha guidato le operazioni di liberazione dei bambini vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale. La missione dell’attivista non si limita alla liberazione dei minori ridotti alla schiavitù, ma a restituire loro la possibilità di tornare a essere bambini, ricevere un’istruzione scolastica e costruire un’identità svincolata dalla richiesta esplicita o inconscia delle figure genitoriali. Prendendo parte ad un’inversione dei ruoli: le figure di accudimento non proteggono e tutelano i minori e vedono in loro una possibilità di risollevare le proprie sorti economiche. Come sostiene Ferenczi, i bambini cercano di appianare i conflitti familiari e ne portano il peso sulle loro fragili spalle. Ci mette in guardia dal leggere questi atteggiamenti come forme di altruismo, poiché il minore nutre la speranza di poter godere nuovamente della tranquillità perduta e della tenerezza che ne deriva.