DREAM Sant'Egidio

DREAM Sant'Egidio DREAM è il programma sanitario in Africa della Comunità di Sant'Egidio I pazienti diventano inoltre consapevoli che la cura gratuita è un diritto.

DREAM 2.0 Un nuovo modello di sanità pubblica

Il Programma DREAM adotta un approccio innovativo per assicurare i massimi risultati con un costo minimo. Un sistema leggero basato su piccoli centri di salute diffusi nei paesi, per raggiungere anche le aree rurali e per andare verso il paziente che spesso ha problemi economici e di trasporto. In questo modo il sistema cerca di soddisfare i bisogni d

ei pazienti, attraverso quell’ approccio olistico che è essenziale nel contesto africano e che assicura alti tassi di retention. Tutti i pazienti del programma partecipano inoltre a corsi di educazione sanitaria che insegnano a gestire molti aspetti della vita. Il prezioso lavoro di educazione alla salute, con il coinvolgimento degli stessi malati, genera una nuova cultura: l’AIDS non è più una condanna a morte ed è possibile ricevere un trattamento. Fondamento di DREAM è infatti la gratuità: tutti possono accedere perché le cure, le procedure assistenziali e la diagnostica sono completamente gratuite. La gratuità si impone per un motivo d’equità e di giustizia, ma è anche il segreto dell’elevatissimo grado di aderenza, oggi ritenuto il vero discriminante di successo della terapia.

🏃 DREAM RUN 2026 — di corsa a Genova, con il cuore in MalawiDomenica 27 settembre la Comunità di Sant'Egidio di Genova t...
03/09/2026

🏃 DREAM RUN 2026 — di corsa a Genova, con il cuore in Malawi

Domenica 27 settembre la Comunità di Sant'Egidio di Genova torna in Corso Italia, a Boccadasse, per una mattinata di sport e solidarietà. E il Programma DREAM rilancia: perché ogni passo arriva fino in Malawi.

Si parte alle 9:30, scegli tu come esserci:
🏃 5 o 10 km di corsa
🚶 5 km di camminata

Donazione minima di 15 euro (5 euro fino ai 14 anni) e l'intero ricavato sostiene DREAM in Malawi, nella lotta all'AIDS e alla malnutrizione.

📍 Ritiro pettorale sabato 26 settembre (14–18) in Piazza della Nunziata o domenica dalle 8:30.

👉 Iscriviti qui: https://www.santegidioliguria.org/dream-run-2026

Ci vediamo a Boccadasse 💚

Alla domanda "quale parola ti viene in mente pensando alla telemedicina?", i medici mozambicani hanno risposto quasi tut...
01/09/2026

Alla domanda "quale parola ti viene in mente pensando alla telemedicina?", i medici mozambicani hanno risposto quasi tutti allo stesso modo: futuro.

È successo a Maputo, durante il workshop "La competenza medica, senza confini", che ha riunito una trentina tra specialisti, medici di medicina generale e pediatri provenienti da ospedali centrali e periferici, insieme al Ministero della Salute e all'AICS.

Le difficoltà che hanno raccontato sono concrete: pochi specialisti, ospedali sovraccarichi, distanze lunghe tra i pazienti e le unità sanitarie. Alla domanda su quale problema affrontare per primo, la risposta più votata è stata una sola: l'accesso agli specialisti.

È esattamente ciò che la telemedicina permette. Un medico in un centro periferico raccoglie i dati clinici, invia un elettrocardiogramma, un'ecografia, una spirometria — e riceve il parere di uno specialista che si trova a centinaia di chilometri. Il paziente non deve spostarsi. La competenza sì.

Dopo il workshop è iniziata l'installazione delle prime postazioni, nella provincia di Maputo e a Beira.

Perché la telemedicina non sostituisce la relazione di cura: la rafforza, mettendo in rete competenze, strutture e persone.

Il progetto "Rafforzamento del sistema degli istituti di formazione del personale sanitario e supporto allo sviluppo della telemedicina" è realizzato dall'Università di Sassari con il Programma DREAM, AISPO e Medici con l'Africa CUAMM in collaborazione con il Ministero della Salute del Mozambico, ed è finanziato dalla Cooperazione Italiana

Per anni, in Mozambico, la sfida sanitaria si chiamava HIV, tubercolosi, malaria. Oggi a quelle malattie se ne affiancan...
27/08/2026

Per anni, in Mozambico, la sfida sanitaria si chiamava HIV, tubercolosi, malaria. Oggi a quelle malattie se ne affiancano altre: ipertensione, diabete, tumori. Si chiama transizione epidemiologica, e sta cambiando il volto della salute in tutta l'Africa subsahariana.

Sono malattie che avanzano in silenzio. Non danno sintomi per anni, e quando li danno spesso è tardi. Per questo la prevenzione e la diagnosi precoce sono decisive: una pressione misurata in tempo, un elettrocardiogramma, uno screening possono cambiare il decorso di una vita.

È quello di cui si occupa il progetto per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, attivo nelle province di Maputo, Sofala e Zambézia: sensibilizzazione nelle comunità, servizi di diagnosi e cura più accessibili, formazione del personale sanitario locale. Con un'attenzione particolare alle persone con disabilità, che agli stessi servizi arrivano più difficilmente.

Il progetto è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Novanta bambini tra i 3 e i 5 anni, un pullman, e una città tutta da scoprire.All'inizio di agosto i bambini dell'Escoli...
25/08/2026

Novanta bambini tra i 3 e i 5 anni, un pullman, e una città tutta da scoprire.

All'inizio di agosto i bambini dell'Escolinha di Matola sono andati in gita a Maputo. Sono rimasti a lungo al finestrino, incantati dalla vista del mare, mentre attraversavano il grande ponte sospeso.

Il giorno prima avevano ascoltato la storia di Floribert Bwana Chui, il giovane della Comunità di Sant'Egidio ucciso a Goma per essersi rifiutato di lasciar passare cibo avariato destinato alla sua gente. Ripeteva sempre: "C'è sempre un'altra via". E quel ponte, che unisce le due rive, è diventato per tutti il simbolo di quella via.

Per leggere di più clicca qui: https://www.dream-health.org/2026/08/ce-sempre-unaltra-via-i-bambini-dellescolinha-sul-ponte-di-maputo/

Una testimonianza dal programma DREAM di Sant’Egidio, dal centro di Mtengowathenga, in Malawi. La condividiamo con voi ⬇...
20/08/2026

Una testimonianza dal programma DREAM di Sant’Egidio, dal centro di Mtengowathenga, in Malawi. La condividiamo con voi ⬇️

«Mi chiamo ***, ho 27 anni. Vorrei condividere la mia storia come modo per ringraziare una persona che ha fatto una grande differenza nella mia vita.

Ero malata da diverse settimane ed ero arrivata a un punto in cui sentivo di aver perso ogni speranza e che la mia vita stesse per finire. Avevo visitato diversi ospedali nella zona di Lilongwe, ma le mie condizioni non miglioravano.

Un giorno un’amica mi disse che conosceva un clinico che lavorava al DREAM Mtengowathenga. Si chiama Goodson Anderson. Ho ottenuto il suo numero e l’ho chiamato per spiegargli cosa stavo passando. Mi consigliò di recarmi in ospedale con la mia famiglia.

Quando arrivai, ci accolse con calore. Mi visitò e prelevò i campioni necessari per gli esami. In seguito mi fu diagnosticata la febbre tifoide, l’epatite B e l’HIV.

Sentire tutte queste diagnosi in una volta sola fu per me estremamente difficile. Ero distrutta e avevo perso la speranza. Tuttavia, Goodson si prese il tempo di sostenermi e incoraggiarmi. Mi rassicurò dicendomi che le mie condizioni potevano essere gestite e che non dovevo arrendermi.

Poiché vomitavo molto, iniziò subito la terapia, comprese iniezioni di ceftriaxone per cinque giorni, prima di proseguire con i farmaci per via orale. Ciò che mi colpì di più fu che non si limitò a curarmi e a rimandarmi a casa.

Continuava a controllare come stavo. Mi chiamava e mi chiedeva: “Mwazuka bwanji achimwene lero?” — “Come ti sei svegliata oggi, sorella?” — semplicemente per assicurarsi che stessi migliorando.

Oggi sto completamente bene e continuo a prendere i farmaci prescritti. Credo davvero che le cure, l’incoraggiamento e il sostegno che ho ricevuto abbiano avuto un ruolo importantissimo nella mia guarigione.

La mia famiglia voleva ringraziarlo economicamente e gli offrì 200.000 kwacha come segno di gratitudine per avermi salvato la vita, ma lui rifiutò di accettare il denaro. Ci disse semplicemente che stava facendo il suo lavoro e che il servizio era gratuito.

Ci sono ancora persone buone in questo mondo. ❤️ Forse non ho parole né denaro sufficienti per ripagare ciò che ha fatto per me, ma prego che Dio continui a benedire Goodson Anderson, la sua famiglia e tutti coloro che si prendono cura delle persone bisognose.

Grazie, Goodson, per non aver rinunciato a me. Grazie per la tua gentilezza, professionalità, per il tuo sostegno e per il tuo seguirmi passo dopo passo. Non mi hai solo curata: mi hai ridato la speranza quando l’avevo quasi persa del tutto.

👉 https://www.facebook.com/share/p/1CqJxNrgRc/?

My family wanted to appreciate him financially and offered him MK200,000 as a token of gratitude for saving my life, but he refused to accept the money.

Therapy Thursday on Akometsi

Please hide my name.
My name is ***, and I am 27 years old. I would like to share my story as a way of appreciating someone who made a great difference in my life.

I had been sick for several weeks and had reached a point where I felt like I was losing hope and that my life was coming to an end. I visited different hospitals around Lilongwe, but my condition was not improving.

One day, a friend told me that he knew a clinician working at DREAM Mtengowathenga. His name is Goodson Anderson. I got his number and called him to explain what I was going through. He advised me to come to the hospital with my family.

When I arrived, he welcomed us warmly. He examined me and took the necessary samples for investigations. I was later diagnosed with typhoid fever, hepatitis B, and HIV.

Hearing all these diagnoses at once was extremely difficult for me. I was devastated and had lost hope. However, Goodson took his time to counsel and encourage me. He reassured me that my conditions could be managed and that I should not give up.

Because I was vomiting heavily, he started me on treatment, including ceftriaxone injections for five days, before continuing with oral medication. What touched me most was that he did not only treat me and send me home.

He kept checking on me. He would call and ask, “Mwazuka bwanji achimwene lero?” — simply making sure that I was improving.
Today, I am completely well and continuing with my prescribed medications. I honestly believe that the care, encouragement and support I received played a very important role in my recovery.

My family wanted to appreciate him financially and offered him MK200,000 as a token of gratitude for saving my life, but he refused to accept the money. He simply told us that he was doing his job and that the service was free of charge.

There are still good people in this world. ❤️
I may not have enough words or money to repay what he did for me, but I pray that God continues to bless Goodson Anderson, his family and everyone involved in providing care to people in need.

This post is simply my way of saying:
Thank you, Goodson, for not giving up on me. Thank you for your kindness, professionalism, counselling and follow-up. You didn't just treat me—you gave me hope when I had almost lost it.

May God bless you abundantly. 🙏❤️
Please post this as part of my appreciation for him.

Oggi è la Giornata internazionale della gioventù.In Kenya, nelle contee di Meru e Tharaka-Nithi, il progetto EduFood si ...
12/08/2026

Oggi è la Giornata internazionale della gioventù.

In Kenya, nelle contee di Meru e Tharaka-Nithi, il progetto EduFood si occupa di chi la fame la subisce prima e più a lungo: bambini e ragazzi tra i 3 e i 15 anni, insieme alle donne in gravidanza. Perché la malnutrizione, nei primi anni di vita, lascia un segno che non si cancella più.

A loro arrivano il pacco alimentare mensile, la valutazione nutrizionale a ogni visita nei cinque centri DREAM, gli incontri di educazione alimentare. Ma il pezzo più importante è questo che vedete: gli orti che le famiglie imparano a coltivare accanto a casa, con le sementi e la formazione del progetto.

Perché un ragazzo cresciuto in una famiglia che sa produrre il proprio cibo non avrà bisogno di aiuti. Ed è questo, alla fine, il modo migliore per occuparsi dei giovani.

EduFood Kenya è realizzato dal Programma DREAM della Comunità di Sant'Egidio con il contributo dell'8x1000 IRPEF a diretta gestione statale.

11/08/2026

Prevenire, diagnosticare in tempo, curare meglio.

Attorno a questi tre verbi si è sviluppato il workshop sul carcinoma della cervice uterina all'Ospedale Centrale di Maputo, che ha riunito allo stesso tavolo istituzioni sanitarie, università, ospedali ed esperti internazionali.

In Mozambico questa malattia resta la prima causa di morte oncologica tra le donne, con uno dei carichi più elevati dell'intera Africa subsahariana. Il confronto ha ripercorso l'intero percorso di cura — dalla vaccinazione contro l'HPV allo screening, dalla diagnosi precoce al trattamento — mettendo a fuoco gli ostacoli ancora aperti: la diagnosi tardiva, le pazienti che si perdono lungo il follow-up, la rete di riferimento da rafforzare.

Un lavoro di rete tra istituzioni, università, ricerca e partner internazionali, nell'ambito del progetto IN.FOR.MO.

L'articolo completo → https://www.dream-health.org/2026/08/tumore-cervice-uterina-mozambico-workshop-maputo/

10/08/2026

Vent'anni fa, nella periferia di Maputo, apriva il Centro Nutrizionale di Matola.

Il 30 luglio in tanti sono tornati a festeggiare: i bambini di oggi e quelli di allora, che ora studiano, lavorano, sono diventati madri e padri. Molti sono Giovani per la Pace: servono i pasti ai più piccoli, portano la cena a chi vive per strada, visitano gli anziani.

"Sono cresciuta qui, in questa casa", ha raccontato Maria, che oggi lavora con la sua macchina da cucire grazie ai corsi di cucito. "Queste pareti mi hanno vista piangere, ridere, sognare".

Vent'anni in cui migliaia di bambini sono stati accolti e nutriti. E in cui tanti di loro hanno imparato, poi, a prendersi cura di qualcun altro.

Articolo completo sul sito

05/08/2026

I primi mille giorni di vita, dalla gravidanza ai due anni, sono la finestra che pesa di più su tutta una vita.

In quella finestra DREAM c'è: nutrizione, controlli, terapia dove serve. E accanto a ogni mamma, anche quelle che vivono con l'HIV, perché possano allattare in sicurezza e crescere un bambino sano.

🎗️ Tavola rotonda sul cancro della cervice uterina — 5 agosto, Ospedale Centrale di MaputoIl cancro della cervice è anco...
03/08/2026

🎗️ Tavola rotonda sul cancro della cervice uterina — 5 agosto, Ospedale Centrale di Maputo

Il cancro della cervice è ancora oggi una delle principali cause di malattia e morte tra le donne in Mozambico. Eppure è tra i tumori che si possono prevenire e curare, se si interviene lungo tutto il percorso: prevenzione, screening, diagnosi, invio ai centri specializzati, trattamento e follow-up.

Il 5 agosto DREAM riunisce allo stesso tavolo medici e specialisti dell'Ospedale Centrale di Maputo, del Ministero della Salute mozambicano, della Facoltà di Medicina della Universidade Eduardo Mondlane, dell'Università di Roma Tor Vergata e dell'Ospedale Vall d'Hebron di Barcellona. Oncologia, ginecologia, anatomia patologica: professionisti diversi che si confrontano per rafforzare la rete di cura attorno alle donne.

L'incontro è in modalità ibrida: puoi seguirlo anche da remoto, dalle 12h30 (ora italiana), su Google Meet 👉 https://meet.google.com/ped-pijs-xfd

Un'iniziativa del progetto IN.FOR.MO, finanziato dalla Cooperazione Italiana.

Indirizzo

Piazza Sant'Egidio 3a
Rome
00153

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 16:00
Martedì 09:00 - 16:00
Mercoledì 09:00 - 16:00
Giovedì 09:00 - 16:00
Venerdì 09:00 - 16:00

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