Unicobas Scuola & Università

Unicobas Scuola & Università L'Unicobas Scuola è un sindacato autogestito che aderisce alla Confederazione Italiana di Base Unic Si fonda sulla autogestione dei lavoratori.

La Confederazione Italiana di Base (CIB) UNIcobas, della quale è parte l'AltrascuolA Unicobas (o Unicobas Scuola), è una importante organizzazione di ispirazione libertaria presente in diverse categorie e su larga parte del territorio italiano, con iscritti in 65 province e 14 sedi aperte e operative. In campo scolastico si batte per il pieno riconoscimento della libertà d'insegnamento dei docent

i e della libertà di apprendimento degli studenti, per il rispetto del dettato costituzionale che riconosce alla scuola lo status di istituzione pubblica chiamata a promuovere i saperi, a partire da quelli critici, umanistici, scientifici, della solidarietà sociale, della convivenza democratica e pluralista. In questo settore ha guidato grandi lotte, come quella contro la valutazione e la differenziazione salariale dei docenti prevista a base di quiz, che portò in piazza 50.000 insegnanti in occasione di uno sciopero proclamato dal sindacalismo di base (che nella scuola è rappresentato quasi unicamente da Unicobas e Cobas), lotta che determinò le dimissioni del ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer. Sin dalla sua nascita nel 1990, dal suo primo congresso del 1991, nonché con il Convegno Internazionale di Roma del 1998 - al quale, tra le altre organizzazioni europee, erano presenti la CNT francese e la CGT sp****la - ha dato largo spazio e importanza alle tematiche internazionali, riconoscendo nei meccanismi della globalizzazione mercificatrice un elemento di grande pericolo per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori europei e di tutto il mondo. L'Unicobas sostiene la necessità di giungere ad una forma stabile di coordinamento fra le realtà sindacali libertarie e di base a livello europeo, capace di produrre comuni scadenze di lotta, segnatamente per affermare il diritto di sciopero, i diritti sindacali e la titolarità del mondo del lavoro. L'Unicobas sostiene che il coordinamento europeo fra sindacati realmente di base, possa essere l'unico soggetto capace di contrastare la ristrutturazione liberista e di imporre forme di decisione e partecipazione diretta a carattere sindacale totalmente autonome dai partiti ed in grado di rappresentare un reale modello di cambiamento rispetto alla politica dominante. La CIB Unicobas conta cinquemila iscritti, più della metà dei quali nel settore della scuola.
È presente anche in altre categorie: portuali, università, sanità, pubblica amministrazione, enti locali, servizi. Particolarmente attiva nella difesa dei lavoratori precari, è tra i promotori della campagna nazionale per la regolarizzazione, nonché per il ripristino della scala mobile, un meccanismo automatico di riadeguamento retributivo al costo della vita.

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, C...
06/06/2026

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Piergiuseppe Bettenzoli dell'Usb Lombardia presenta il libro "Sindacato SPA. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta"con l'autore, Stefano d'Errico
SINDACATO $.p.A. Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez (Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente).
https://youtu.be/KXcgtsjweRs?si=Qun6ru6B5x7yn9DE
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

30/5/2026 Cremona, "Spazio Comune": Presentazione del libro "Sindac...

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresenta...
05/06/2026

29.5.2026, Crema, Libreria Ubik: Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista e rappresentante dell'Usb presenta con l'autore il libro
"SINDACATO $.p.A. Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta", di Stefano d’Errico, con Introduzione di Ezio Gallori e Prefazione di Peter Gomez.
(Paper FIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie. Acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente)
https://youtu.be/c54kg7W9jE8?si=YbJphxbvxEZ-Kzvy
Sinossi
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.
Dalla Prefazione di Peter Gomez:
"Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni. Qualcuno dovrebbe alzare la voce. E quel qualcuno dovrebbe essere il sindacato.
Accade ed è accaduto così in tutti i Paesi d’Europa. Ed è successo persino negli Usa dove il sindacato dei lavoratori dell’auto ha bloccato le fabbriche per settimane e settimane per ottenere aumenti che recuperassero l’inflazione post-Covid.
Perché invece da noi il conflitto salariale è restato debole, intermittente, spesso simbolico? Il Protocollo del 23 luglio 1993, firmato dalle organizzazioni sindacali con il governo, segna la svolta: nasce la concertazione permanente, nasce la politica dei redditi, nasce l’idea che i salari debbano crescere non in base al conflitto, ma in base alle compatibilità macroeconomiche. Da quel momento i sindacati non sono più soltanto rappresentanti dei lavoratori: diventano cogestori della stabilità economica del Paese. È l’ingresso ufficiale nel sistema.
Ogni patto ha ovviamente un prezzo. Qui il prezzo è il conflitto. Mentre s’indeboliva il conflitto sociale, il sistema delle organizzazioni è invece cresciuto. Cresciuto nei servizi.
Patronati, Caf, formazione professionale, enti bilaterali: sono un welfare parallelo che, secondo Stefano d’Errico, muove ogni anno almeno 8 miliardi di euro, senza un bilancio consolidato che consenta di capire davvero quanto valga l’intero perimetro delle varie organizzazioni".
Dall’Introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”.
Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), nei quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato 30 anni di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

Piergiuseppe Bettenzoli, Segretario provinciale di Rifondazione Com...

26/05/2026

COMUNICATO UNICOBAS: SENTENZA DEFINITIVA. L'ASPETTATIVA NON RETRIBUITA è un DIRITTO ANCHE PER I SINDACATI DI BASE

SENTENZA DEFINITIVA: L’ASPETTATIVA NON RETRIBUITA È UN DIRITTO PER TUTTI I SINDACATI, NON SOLO PER I PRONTA-FIRMA
Una bella batosta per mala politica e mala “rappresentanza” sindacale

I PRECEDENTI. Con la sentenza n.° 3624 dell’8 maggio 2018, il Giudice monocratico, Dr.ssa Claudia Canè della Seconda Sezione Lavoro del Tribunale di Roma, confermava l’aspettativa non retribuita a carico del sindacato Unicobas, assistito dall’Avv. Giovanni Angelozzi del Foro di Roma, dopo analoga vittoria in sede giudiziaria per l’anno scolastico 2016/2017, respingendo il ricorso in opposizione prodotto dal Miur (Gabinetto del Ministro Fedeli), confermando così quanto già stabilito da una precedente sentenza di merito, e condannando il Ministero al pagamento delle spese (4.039 euro).
Il Ministero dell’Istruzione, già “recidivo”, perché battuto una prima volta in tribunale, sosteneva ugualmente quanto già preteso nel primo (soccombente) giudizio, ovvero che l’istituto dell’aspettativa sindacale non retribuita spettasse, come per quelle retribuite dallo Stato, solo alle OoSs firmatarie di contratto (Sic!) e “maggiormente rappresentative” (tali in grazia del vergognoso calcolo basato sulle elezioni Rsu che consentono ai lavoratori di votare solo le liste presenti nella singola unità produttiva, elezioni frammentate e senza lista nazionale ove è vitato ai sindacati di base di tenere assemblee in orario di servizio per trovare candidati). La pretesa, contraria alle disposizioni dello Statuto dei Lavoratori, nasce con un contratto nazionale quadro sui permessi sindacali nel quale, in pieno conflitto d’interessi, Cgil, Cisl, Uil, Snals-Confsal, Gilda-Fgu e controparti pubbliche pattuivano di riservare agli apparati di casta confederali non solo le aspettative retribuite (2mila nel pubblico impiego), ma persino quelle che non danno luogo a nessuna retribuzione.
Citando una lontana sentenza della Cassazione, il Giudice ribadiva quindi, già nel 2018, che quanto previsto dalla legge non può essere aggirato con un accordo fra Stato, Ministero ed alcune organizzazioni sindacali (a danno di altre). La L. 300/70 è molto chiara: l’aspettativa non retribuita spetta ai membri degli organi statutari dirigenti di qualsiasi organizzazione sindacale. Citiamo dalla sentenza: “Trattasi infatti di un diritto riconosciuto a tutela della libertà sindacale del lavoratore ed alla libera applicazione delle relative attività, costituzionalmente garantito (cfr. artt. 39 e 51 Costituzione), che non è suscettibile di limitazioni o discriminazioni”.
Una buona premessa per la battaglia finale quando s’è discusso in Tribunale dell’aspettativa non retribuita del successivo anno scolastico, dopo una ben diversa sentenza che, pilatescamente, non è entrata nel merito perché non ci sarebbe stato “periculum in mora”, dal momento che all’inizio dell’anno scolastico 2017/2018, in attesa che la giustizia si pronunciasse, sono stato costretto (annullato il primo) a mettermi di nuovo in anno “sabatico”, senza stipendio e senza contributi. Non c’erano più “scuse”: l’anno sabatico non è ripetibile. Infatti, il 3 marzo 2020 un’altra sentenza ribadiva il diritto all’aspettativa: 3 a 1, punteggio tennistico... Però il 10.5.22 la Corte d’Appello di Roma ha bizzarramente ritenuto di nuovo “derogabile” lo Statuto dei Lavoratori, confondendo la distribuzione dei distacchi a carico dello stato derivanti dalla “rappresentatività” calcolata a parte con quelli non retribuiti che invece la legge prevede per i membri di organismi statutari di qualsiasi sindacato.
L’ULTIMA SENTENZA. Quest’ultima sentenza del 20 maggio ha chiuso il cerchio. Come disposto dalla Cassazione, riassumendo la causa, la stessa Corte d’Appello di Roma con un nuovo Giudice, il Dott. Vito Francesco Nettis, ha esaurito la questione senza più possibilità di replica, con ulteriori aggravi per lo stato perché, oltre alla conferma della precedente, è intervenuta un’altra condanna alle spese: €.5.000,00 per il giudizio di appello; €.4.000,00 per il giudizio di Cassazione; €.5.000,00 per l’ultima fase, per un totale di 18.039 euro. Il tutto, oltre al contributo unificato, rimborso forfetario del 15%, Iva e Cap come per legge.
Era stata la Corte di Cassazione, con sentenza del 9 febbraio 2026 a riformare e rinviare alla Corte d’Appello la precedente decisione negativa perché venisse riformata, ribadendo che l’art. 31 della L. 300/70 è inderogabile e non può ve**re negato da norme pattizie sui distacchi, che siano onerosi (e discriminati dalla cosiddetta “rappresentatività”) o meno. Ora la vittoria dell’Unicobas Scuola, assistito dall’Avv. Giovanni Angelozzi del Foro di Roma, è definitiva (e fa giurisprudenza).
Una lezione anche per tutti quei “costituzionalisti di Sua Maestà” (ben radicati anche dentro una certa “sinistra” ormai ridotta alla frutta), sinora assolutamente muti a fronte di tali vergogne anche perché legati a doppio filo a quelle stesse Confederazioni (Cgil in primis) che, con il gioco delle parti, negli ultimi 30 anni hanno garantito come contropartita l’imposizione sui lavoratori dell’austerità voluta dalla “Troika”, il massacro degli stipendi, delle pensioni e del welfare.
Stefano d’Errico (Segretario nazionale Unicobas)

CREMONA, 30 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOV...
25/05/2026

CREMONA, 30 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", con Premessa di Peter Gomez ed Introduzione di Ezio Gallori (PaperFirst, 2026). SIETE TUTTI INVITATI
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile.

CREMA, 29 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA ...
22/05/2026

CREMA, 29 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", con Premessa di Peter Gomez ed Introduzione di Ezio Gallori (PaperFirst, 2026). SIETE TUTTI INVITATI
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile.

ENZO DI BRANGO: RECENSIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA...
21/05/2026

ENZO DI BRANGO: RECENSIONE DI "SINDACATO SPA. CGIL, CISL, UIL (E GLI ALTRI). DIKTAT, AFFARI E MIRACOLI DELLA NUOVA CASTA", con Premessa di Peter Gomez ed Introduzione di Ezio Gallori (PaperFirst, 2026).

https://decodernews.substack.com/p/sindacato-spa?utm_id=97757_v0_s00_e232_tv2_tp1_a1den1nk1dmsfm&fbclid=IwY2xjawR8Gc1leHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFORnBLeWNoVTB4QU9JckIxc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHv9f_hjWjbP_X9XerWpXwSTszAyn_WUKoA66YcG1x0QMWke915OhVeOLS5hR_aem_CqMUqgMSH9sLwHKL0szktw

di Stefano d'Errico

UNICOBAS: NON COLLABORARE!NO alla DISTRUZIONE degli ISTITUTI TECNICINO alla sQuola di ValditaraDal 22 Maggio al 21 Giugn...
15/05/2026

UNICOBAS: NON COLLABORARE!
NO alla DISTRUZIONE degli ISTITUTI TECNICI
NO alla sQuola di Valditara
Dal 22 Maggio al 21 Giugno 2026
NO ORE & ATTIVITÀ AGGIUNTIVE NO agli STRAORDINARI ATA
NO progetti, incarichi, sostituzioni, aggiornamento, funzioni strumentali

La Controriforma dei Tecnici = 231 ore in meno nel Primo Biennio / 198 in meno nel Secondo Biennio / oltre alle decurtazioni dovute all’istituzione della filiera
SCIOPERO UNICAMENTE PER QUANTI PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, DOVE SONO PRESENTI ISTITUTI TECNICI: LE TRATTENUTE SARANNO ESCLUSIVAMENTE ORARIE PER QUANTO RICONOSCIUTO DALLA CONTRATTAZIONE DI ISTITUTO A PROGETTI, STRAORDINARI ED ATTIVITÀ AGGIUNTIVE: È ESCLUSA QUALSIASI TRATTENUTA PER L’INTERA GIORNATA. SI SUGGERISCE INOLTRE UNA DISCUSSIONE CRITICA SULL’ADOZIONE DEI TESTI
Personale Ata:
- astensione attività aggiuntive oltre le 36 ore settimanali (35 ore nelle scuole con personale Ata adibito a turni);
- astensione dalle attività che comportano l’intensificazione del lavoro relativa per la sostituzione dei colleghi assenti, limitandosi al proprio piano o settore di competenza;
Personale docente:
- astensione dalle attività aggiuntive di insegnamento oltre l’orario obbligatorio, retribuite con il Fondo di Istituto;
- astensione dall’aggiornamento, dall’espletamento delle funzioni strumentali e dalle uscite didattiche;
- astensione dalle ore aggiuntive per l’attuazione dei progetti e dagli incarichi di coordinatore di progetti retribuiti con il FIS;
- astensione dalle sostituzioni e dalle collaborazioni con il dirigente scolastico, nonché dagli incarichi di responsabile di plesso, di laboratorio, di dipartimento, dalle funzioni di tutor, di coordinatore del consiglio di classe o coordinatore del personale educativo;
- astensione dalle ore aggiuntive prestate per l’attuazione dei corsi di recupero per gli alunni con debiti formativi;
- astensione dalle attività complementari di educazione fisica e avviamento alla pratica sportiva.
Non c’è rispetto. Basta con la truffa delle retribuzioni forfetarie ...Mai più lavorare gratis (o quasi)! BASTA CON LA GUERRA FRA POVERI E L’AUTOGESTIONE DELLA MISERIA
CONTRO i ritardi annosi nell’assunzione dei precari e la riduzione dei benefici stipendiali e normativi per i neo assunti; la valutazione discrezionale di docenti ed ATA, collegando i primi ai ridicoli test Invalsi; la riduzione di tutto il Superiore a 4 anni (immediatamente dopo i Tecnici); l’aumento dell’età minima pensionabile dal 2027; il taglio a 383 euro della Carta del Docente; la protervia di Valditara che vorrebbe una scuola a servizio dell’impresa ed indirizzata a destra. PER il Doppio Canale di reclutamento per abilitazioni e servizio; l’abrogazione delle controriforme Renzi e Gelmini e della relativa revisione delle classi di concorso.

PROCLAMATO LO SCIOPERO PER L'ASTENSIONE DA TUTTE LE PRESTAZIONI ORARIE AGGIUNTIVE per il personale del comparto Istruzio...
12/05/2026

PROCLAMATO LO SCIOPERO PER L'ASTENSIONE DA TUTTE LE PRESTAZIONI ORARIE AGGIUNTIVE per il personale del comparto Istruzione e Ricerca, sezione scuola, e dell’Area Istruzione e Ricerca, sezione scuola, UNICAMENTE per quanti PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, laddove sono presenti Istituti Tecnici, dal 22 maggio al 21 giugno 2026. LO SCIOPERO E' STATO PROCLAMATO ANCHE DALLA FLC CGIL

Ministero dell’Istruzione e del Merito
PEO: [email protected]
PEC: [email protected]
Ministero dell’Università e della Ricerca
PEC: [email protected]
Ministero Funzione Pubblica
PEC: [email protected]
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
PEC: [email protected]
Commissione di Garanzia ex L. 146/90
PEC: [email protected]

Roma, 12.5.2026
PROT. n.° 12526/IND
OGGETTO: proclamazione sciopero astensione da tutte le prestazioni orarie aggiuntive per il personale del comparto Istruzione e Ricerca, sezione scuola, e dell’Area Istruzione e Ricerca, sezione scuola, UNICAMENTE per quanti PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, laddove sono presenti Istituti Tecnici, dal 22 maggio al 21 giugno 2026

Ai sensi della L. 146/90 e successive modificazioni, nonché delle disposizioni emanate in merito dalla Commissione di Garanzia sul diritto di sciopero istituita dalla medesima legge, la scrivente O.S., Unicobas Scuola & Università – Federazione sindacale dei comitati di base, trattandosi di sciopero contro leggi e normative in vigore e disegni di legge in discussione, materie che esulano quindi dalla necessità del tentativo di conciliazione preventivo, proclama lo sciopero relativo all’astensione da tutte le prestazioni orarie aggiuntive per il personale del comparto Istruzione e Ricerca, sezione scuola, e dell’Area Istruzione e Ricerca, sezione scuola, UNICAMENTE per quanti PRESTANO SERVIZIO NEGLI ISTITUTI TECNICI E NEGLI IISS, laddove sono presenti Istituti Tecnici, dal 22 maggio al 21 giugno 2026.
Detto sciopero è proclamato per tutto il personale Docente ed Ata, a tempo determinato e indeterminato, delle tipologie di scuola su richiamate, sia in forza nelle sedi nazionali che in quelle estere.
La scrivente O.S. ritiene, allo stato attuale, necessaria l’azione di sciopero per protestare contro la controriforma degli Istituti Tecnici e la loro riduzione a 4 anni, foriera di tagli d’organico e riduzione della qualità dell’istruzione, della quale si chiede l’immediato ritiro.
Contestualmente si chiede anche il ritiro della proposta avanzata da membri del governo in carica relativa all’impegno della scuola pubblica con attività durante periodi dei mesi di Luglio ed Agosto, con ricadute evidenti sulle ferie spettanti al personale docente. Lo sciopero è proclamato anche per un piano di investimenti pari a 13 miliardi per il risanamento dell’edilizia scolastica, nella misura dell’80% non a norma rispetto al DLgs 81/90 e per il 50% priva persino dell’agibilità; contro le prove Invalsi; contro l’attuazione delle nuove Indicazioni nazionali; contro la schedatura degli studenti palestinesi messa in atto dal Mim e l’attacco alla libertà d’insegnamento prodottasi, senza censure da parte del Mim, con due campagne discriminatorie legate al modo di insegnare e dirigere la scuola; contro l’obbligo dei Pcto per gli studenti sia nella scuola che nei centri di formazione professionale; contro il nuovo Ccnl scuola a causa degli scarsi stanziamenti e per una provisionale di 200 euro netti per docenti ed ata a recupero per l’aumento del costo della vita dovuto alle vergognose guerre scatenate da Putin e poi da Trump e Netanyahu onde favorire la sanguinosa sostituzione etnica in atto in terra di Palestina, senza che, contro questi ultimi due, il governo abbia messo in atto provvedimenti adeguati, tagliando la collaborazione militare con Israele e con gli Usa e protestando adeguatamente contro le patenti violazioni del diritto internazionale ed umanitario, nonché riconoscendo l’entità autonoma palestinese; per la quattordicesima mensilità per scuola ed università; per lo stanziamento da parte del Governo di 200 milioni per il risarcimento e l’adeguamento di pensioni e stipendi per gli Ata ex Enti Locali che, come hanno riconosciuto ben 10 sentenze della Suprema Corte Europea (alle quali lo stato italiano non ha ottemperato, rischiando ingenti sanzioni dalla Ue), sono stati defraudati dell’anzianità pregressa; per uno stato giuridico ed un mansionario degno del personale educativo; per respingere l’attuazione della legge sulla regionalizzazione (o “autonomia regionale differenziata”) che incrementerebbe i già pesantissimi divari territoriali esistenti nella pen*sola.
In sede contrattuale, contrariamente a quanto statuito, si deve arrivare a 1.000 euro (docenti) e 550 euro (ata) di aumento netti, agganciando gli stipendi della scuola almeno ai livelli intermedi (Spagna – con 1000 euro netti in più) relativi alla media retributiva europea (ove invece siamo gli ultimi). Portare parallelamente la retribuzione dei docenti all’ottavo livello (quello dei vecchi presidi), come è stato fatto per i Dsga (che hanno lo stesso titolo d’ingresso dei docenti: la laurea).
Siamo per la risoluzione definitiva della piaga del precariato, con l’attivazione del doppio canale di reclutamento per il 50% delle nuove assunzioni, ove valgano tutti gli anni di servizio e le abilitazioni già conseguite (onde evitare la necessità di superare più di un concorso).
Chiediamo l’assunzione di almeno 30mila collaboratori scolastici per coprire i vuoti in organico per la vigilanza, e di 30mila fra personale di segreteria e tecnici.
Chiediamo la stabilizzazione diretta degli specializzati (e, se necessario, degli specializzandi) di sostegno, onde evitare che oltre la metà delle cattedre continui a ve**re assegnata a chi non conosce le strategie didattiche per i diversamente abili, e poi l’istituzione di una classe di concorso specifica.
Siamo per il preside elettivo, sul modello dei Rettori di Facoltà nelle Università.
Siamo per l’abbassamento a 65 anni dell’età per fruire della pensione.
Dalla scuola dell’emergenza alla “scuola ricostruita”: l’Unicobas vuole un contratto specifico per la Scuola (per Docenti ed Ata) fuori dai diktat del DLvo 29/93 che impedisce aumenti superiori al tasso di inflazione programmato dal Governo (cosa che ci ha fatto diventare i peggio retribuiti della Ue).

SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERN...
07/05/2026

SEMI SOTTO LA NEVE: RECENSIONE DI "CRITICA ANARCHICA DELL'ANTIPOLITICA E DELLA DISEDUCAZIONE. ATTUALITA' DI CAMILLO BERNERI" (Stefano d'Errico, Mimesis 2025)
d’Errico Stefano, A 3.0: critica anarchica dell’antipolitica e della diseducazione. Attualità di Camillo Berneri, Fano, Mimesis, 2025.
Lo scritto di d’Errico, innanzitutto, pone in evidenza la necessità di attualizzare la visione politica dell’anarchico Camillo Berneri (1897-1937), che seppe farsi promotore di nuova pedagogia sociale rivoluzionaria, pregna di richiami etici. In effetti, il pensatore, che avversava ogni genere di demagogia populista e di romanticismo operaista, nutriva una salda fiducia nella capacità degli esseri umani di cambiare il mondo: per abbracciare un’etica improntata al cambiamento, tuttavia, era a suo avviso necessario rifuggire il buonismo, il perbenismo e le storture del politicamente corretto, derive di cui egli, con evidente lungimiranza, aveva precocemente intuito la perniciosità.
Alla luce di queste riflessioni, d’Errico si interroga sulla possibilità di ricorrere al pensiero di Berneri come a una categoria interpretativa di alcune pregnanti questioni dell’attualità, tra le quali emerge, in primis, il complesso rapporto che lega il potere alla maleducazione. Quest’ultima – che si esprime, a suo avviso, tramite molteplici sfaccettature, come l’esaltazione del banale, l’imperativo del distinguersi a ogni costo, l’egolatria, la tendenza alla fuga dal reale, la disonestà intellettuale e «l’individualismo povero, narciso, esibizionista» (p. 41) –, in effetti, risulta essere indissolubilmente connessa alla «sub-cultura del dominio» (p. 19), in opposizione alla cosiddetta “buona educazione”, che, erroneamente ritenuta una pratica conformista, potrebbe invece giocare un ruolo cruciale nella lotta contro il potere, in quanto componente cruciale di ogni processo etico, nonché condizione ineludibile della convivenza.
Ancora, l’autore ricorre al pensiero di Berneri, nella seconda parte dell’opera, per analizzare – tramite una luce prettamente pedagogica, eredità della propria formazione di insegnante – le criticità emergenti nell’attuale dimensione scolastica, all’interno del contesto italiano. Tra i principali obiettivi polemici individua, in primis, la compressione dell’istruzione alle mere logiche consumistiche (p. 252), la subordinazione dell’insegnamento ai diktat politici (p. 260) e la pratica delle raccomandazioni (p. 313).
Nell’esporre le proprie considerazioni, in ogni caso, d’Errico non risparmia severe critiche alle derive da lui stesso ravviste all’interno del movimento anarchico; in questo, in effetti, pare fare autenticamente proprio lo spirito antidogmatico con il quale lo stesso Berneri, portavoce di prese di posizione insieme eterodosse e illuminanti, aveva condotto un’opera di revisione critica dell’anarchismo, pur rendendosi oggetto, per questo, della riprovazione di quanti, tra i suoi detrattori, preferivano «riaffermare all’infinito principi considerati immutabili» (p. 214). In particolare, Berneri aveva denunciato «l’individualismo “autistico”» (p. 43) proprio di alcuni gruppi anarchici: intrecciandosi a una visione insieme assolutistica ed egoistica del libero arbitrio, tale principio, in effetti, non poteva che farsi propugnatore di una concezione «affatto libertaria» (p. 44) dei rapporti umani e sociali. d’Errico evidenzia, peraltro, che una simile critica «dell’amorfismo individualista» (p. 53) fu al tempo condivisa anche da Luigi Fabbri. In tal senso, la denuncia dell’individualismo assurto a presupposto etico-politico costituisce, secondo l’autore, un punto essenziale: tale fattispecie, infatti, si pone come ostacolo alla trasformazione in senso socialista.
Sulla base di tali considerazioni, pertanto, d’Errico si rende portavoce della necessità di attualizzare la concezione politica di Berneri: quest’ultimo, pure ben conscio dell’impossibilità di raggiungere l’armonia e la perfezione assoluta, aveva in effetti evidenziato l’importanza di sviluppare un comune impegno su «valori condivisi» (p. 39), all’interno della prospettiva di una pedagogia sociale rivoluzionaria dai tratti dinamici, pragmatici, mai demagogici. Tale concezione, in particolare, pare intrisa di un profondo richiamo etico, perché basata sul presupposto secondo il quale la libertà non può mai essere assoluta, ma sottoposta al «principio basilare del servizio» (p. 50).
Esposte tali riflessioni, pertanto, l’autore ragiona sulla necessità di superare la scissione, operata da Machiavelli, tra etica e politica: se, da un lato, la politica deve sempre dotarsi di una guida etica – seppur in passato pericolosamente derubricata dalle ideologie totalitarie a «pratica dell’impossibile» (p. 65) –, è altrettanto cruciale, d’altro canto, che l’anarchismo assuma una dimensione politica, per quanto tale movimento, data la sua natura prevalentemente umanista, sia tipicamente refrattario a questa sfera.
In tal senso, d’Errico precisa, infine, che il tentativo di dare alla politica una guida etica non deve essere erroneamente sovrapposto alla tensione totalitaria di realizzazione di uno Stato etico e di una società trasparente, eventualità che, anzi, determinerebbero il dominio assoluto dello Stato e il soffocamento di ogni istanza di libertà (p. 222). Il principio etico cardine di questa visione, al contrario, deve essere quello della responsabilità, intesa come attenta considerazione delle conseguenze dell’agire non solo sulla propria coscienza, ma anche sulle dinamiche del vivere collettivo e plurale. Ne deriva, secondo d’Errico, che qualsiasi istanza di cambiamento, per essere davvero rivoluzionaria, dovrà essere umanista, e, pertanto, fondata sull’educazione.

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