18/02/2026
🗓️ 19 febbraio | Yekatit 12
Ogni anno l'Etiopia commemora le migliaia di vittime del massacro di Addis Abeba, perpetrato dalle truppe fasciste italiane nel 1937. L'Italia non ha mai formalmente riconosciuto né processato questi crimini.
Noi ricordiamo. Non solo per commemorare, ma per ricostruire una giustizia decoloniale.
L’evento si inserisce in un percorso di riattivazione critica delle memorie coloniali italiane e delle loro eredità ancora presenti negli spazi e nelle politiche pubbliche, nei corpi e nelle relazioni sociali. Un’occasione per incontrarsi, ascoltare, riflettere e prendere parte a pratiche collettive di contro-narrazione.
Sosteniamo la campagna per l'istituzione di una Giornata della Memoria delle vittime del colonialismo italiano. Perché la memoria e le persone sono patrimonio culturale vivo. Perché noi tuttə siamo i monumenti.
🤝 Memorie decoloniali è un'iniziativa di: Archivio delle Memorie Migranti, CNR-ISMed Istituto di Studi sul Mediterraneo, Biblioteche di Roma, Casa della Memoria e della Storia, Biblioteca Nelson Mandela — in collaborazione con Un Ponte Per... e Associazione Yekatit 12-19 Febbraio.
Vi aspettiamo il 19 febbraio dalle 11.00 in poi, al Giardino Zerai Deres!
Sarà una giornata di memoria, ascolto e partecipazione.
Programma:
11.00 – 12.00 Inaugurazione del Giardino Zerai Deres
12.00 – 13.30 Presentazione del podcast “Echi da ዶግዓሊ/Dogali. Tessere memorie, intrecciare storie” Un progetto di contro-narrazione che intreccia ricerca storica, pratiche artistiche e testimonianze contemporanee, per restituire complessità a luoghi e storie rimosse.
14.30 – 16.30 Azione partecipativa “Noi, tuttə, siamo i monumenti” Un’azione ispirata a pratiche internazionali di narrazione vivente e dialogo umano. Attraverso conversazioni individuali, intime e temporanee, persone con storie ed esperienze differenti incontrano il pubblico, mettendo in gioco il racconto in prima persona come forma di sapere e memoria. Un dispositivo relazionale che invita a ripensare il concetto di monumento, spostando l’attenzione dai segni materiali alle storie incarnate, plurali e contemporanee che abitano la città. Le persone diventano così patrimonio culturale vivo, archivi in movimento, luoghi di resistenza e trasformazione.