01/09/2026
𝗗𝗮𝗹𝗹'𝗲𝗿𝗮 𝗧𝗼𝗿𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶: 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝘁𝗲𝗰𝗮 𝗖𝗮𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 (𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗻𝗼𝘁𝘁𝗼). 𝗟'𝗲𝗽𝗼𝗰𝗮 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗻𝗮 𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗶.
Oggi il Casale del Giannotto è la sede della Biblioteca Casa del Parco, ma la sua struttura attuale è il risultato di secoli di trasformazioni. Recentemente, un accurato intervento di recupero ha fatto riemergere i dipinti di alcune stanze adiacenti al salone del Settecento. Questo cantiere segue cronologicamente quello ottocentesco del principe Alessandro Torlonia, che acquistò la proprietà da Girolamo Sacchetti nel 1861; il nobile ne modificò i tetti, vi pose il proprio blasone e innalzò l'edificio di un livello.
In precedenza, l'equilibrio tra uomo e natura veniva celebrato da una perfetta osmosi tra la luminosità interna e quella esterna. Tale effetto era garantito da una tecnica illusionistica molto diffusa nelle ville tra il XVIII e il XIX secolo, capace di unire gli spazi interni al paesaggio esterno: nel salone, infatti, le pareti si aprivano su elementi botanici stilizzati (mentre a Villa Carpegna l'espediente mostrava vedute inserite in un finto loggiato). L'intero apparato pittorico è stato recuperato con l'ultimo restauro e mostra scomparti geometrici dalle tinte tenui arricchiti da dettagli floreali. La Sovraintendenza comunale decise di avviare queste ispezioni murarie proprio per le somiglianze con il vicino Casino Nobile di Villa Carpegna, noto per la volta affrescata a inizio Settecento con i feudi di Carpegna e del Montefeltro.
Fino al 1993, la sala principale era nascosta da un rivestimento di calce bianca. Questo ambiente si trova al secondo piano, un tempo provvisto di una loggia panoramica rivolta verso la Basilica di San Pietro e successivamente murata. Una rampa di scale collega questo livello e il primo piano all'androne del piano terra; gli archivi settecenteschi descrivono questo spazio inferiore come un "tinello" coperto da soffitti a volta.
L'architettura settecentesca e il declino
I saggi stratigrafici hanno svelato la luminosità originaria delle facciate: i fondi mostravano una tonalità rosata che imitava i mattoni in chiave calda, mentre le parti sporgenti erano rifinite in un delicato color travertino. I profili generali della struttura risalgono proprio ai primi del Settecento, epoca in cui l'immobile assunse una pianta quadrata con lesene d'angolo poggiate su basamenti in travertino e cornici marcapiano. La stabilità del terreno e una collocazione felice permisero al casale di mantenere intatta la propria fisionomia con il fronte principale orientato verso San Pietro, a differenza del vicino edificio del Cortona che già a fine Seicento riversava in una condizione di grave e progressivo deperimento.
Nelle residenze suburbane romane l'unione tra svago e produzione agricola era una costante. Accanto alla dimora padronale sorgevano infatti stabili di servizio per il "vignarolo": un rogito d'affitto del 1764 menziona, oltre alla struttura principale, una piccola abitazione con due stalle semidiroccate, che costituivano il primo blocco delle scuderie. Il progressivo degrado spinse i Sacchetti a cedere la tenuta in enfiteusi per assicurarne la conservazione. Nel 1598 i fratelli Pecorelli (figli di Caterina Gallina) vendettero l'immobile proprio alla famiglia Sacchetti, integrando il casale nella celebre Villa Sacchetti, dove Pietro da Cortona edificò un sontuoso Casino in una posizione ribassata ma con una vista eccezionale sul Vaticano.
Le origini e il territorio
Il feudo fu inizialmente donato da Papa Pio V alla nipote Caterina Gallina. Il pontefice aveva accorpato questi terreni (allora chiamati "Il Casaletto di Pio V") quando era ancora cardinale, espandendo i possedimenti tra le mura vaticane, il litorale e l'accesso settentrionale di Roma, per poi affidarli ai nipoti dopo la sua elezione papale nel 1566.La "pedica del Giannotto" doveva il suo nome a Giulio di Mantica, detto appunto Giannotto, che ne divenne enfiteuta nel 1565. A lui si attribuisce la riconversione di una preesistente torre d'avvistamento (individuata durante i lavori odierni) nel primo nucleo del casale, posizionato sulla cresta collinare tra la Via Trionfale e la Via Aurelia Antica. Il pregio dell'area era accresciuto dalla presenza di cisterne idriche e dalla vicinanza dell'acquedotto Traiano Paolo; a queste riserve erano collegate delle storiche cavità sotterranee, chiamate "grotticelle" nei testi del XVI e XVII secolo e ancora parzialmente visibili.In origine, questo comprensorio faceva parte dei vasti possedimenti del Reverendo Capitolo di San Pietro. L'ente religioso aveva ricevuto in dono la "pedica" nel lontano 1401 per mano di monsignor Giovanni Panella, arcivescovo di Capoccia.
Ph e Testo Cristian Compagnoni