08/06/2026
Fermiamoci un attimo davanti a quest' opera.
Osservate la monumentalità e la purezza del marmo di Carrara, una pietra nobile, eterna. Eppure l' artista ha scelto di avvolgerla con qualcosa di incredibilmente quotidiano, morbido e umile: un filo di lana.
Questo monumento non è solo un pezzo di pietra lavorata: è una macchina del tempo. Ci porta a quando San Cipriano Picentino non era solo un borgo agricolo tranquillo che vediamo oggi, ma uno dei cuori pulsanti dell' industria tessile del REGNO DI NAPOLI.
Perché un fuso? Perché tra il 400 e gli inizi dell' 800, per ben quattro secoli, le NS colline risuonavano del rumore dei telai e dello scorrere dell' acqua che alimentava le Gualchiere ( macchinari usati per ba***re e rendere compatta la lana). La pastorizia locale e la disponibilità di corsi d' acqua resero San Cipriano un centro d' eccellenza per la lavorazione della lana. Intere generazioni di Sanciprianesi hanno vissuto, faticato e prosperato grazie a questa fibra. Questo fuso celebra l' ingegno artigianale che ha nutrito il NS territorio per secoli, prima che l' industrializzazione dell' ottocento cambiasse per sempre l' economia portando alla chiusura delle antiche fabbriche. (Importanti erano le mante di lana rinomate in tutto il Regno di Napoli e capaci di varcare i confini Nazionali). Guardate la forma del fuso: nell' antichità era lo strumento con cui si creava il filo, la base di ogni tessuto, ma è anche il simbolo del tempo che scorre e dei destini che si intrecciano. Il filo di lana che avvolge il marmo rappresenta la nostra memoria storica: un filo sottile ma resistente, che unisce il passato glorioso di San Cipriano Picentino al nostro presente. Questo monumento ci ricorda da dove veniamo e rende omaggio alle laboriose mani dei nostri antenati.
Vi invito a ve**re a San Cipriano Picentino per ammirarlo da vicino.