Critica Liberale

Critica Liberale Critica liberale cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo.

Critica liberale è da più di quarant'anni la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni '60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espr

essione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell'impegno per i diritti civili e per l'integrazione federale dell'Europa democratica.

Grazie agli italiani che sono accorsi a difendere la democrazia liberale e la seprazione dei poteri
23/03/2026

Grazie agli italiani che sono accorsi a difendere la democrazia liberale e la seprazione dei poteri

QUEL PASTICCIACCIO DELL’ALTA CORTE DISCIPLINAREdi Maurizio FumoL’alta (?) corte disciplinare, prevista dal nuovo art. 10...
09/02/2026

QUEL PASTICCIACCIO DELL’ALTA CORTE DISCIPLINARE
di Maurizio Fumo
L’alta (?) corte disciplinare, prevista dal nuovo art. 105 della Costituzione (modello Nordio, per dire) è un’altra perla della riforma. Così come i due CSM, essa prevede che i componenti indicati dal Parlamento e quelli espressi dalla magistratura siano estratti a sorte (i primi da una rosa preselezionata, i secondi tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti, con almeno 20 anni di carriera e con esperienza in cassazione). Altri tre saranno nominati dal Presidente della Repubblica. Dunque il rapporto è di 9 a 6 per un totale di 15. E già questo segna uno spostamento a favore dei politici perché si rompe la proporzione di 2/3 a 1/3. Ma vi è di più. Stranamente in questo organo la separazione non vige, infatti PM (di cassazione) e giudici vi siederanno assieme. C’è però qualcosa che non torna: ai PM di cassazione spetta, assieme al ministro, l’attivazione dell’azione disciplinare. Dunque, a regime, non sarà possibile che i rappresentati dell’organo propulsivo dell’azione disciplinare (la Procura generale della cassazione) siano poi anche i giudici dell’azione disciplinare. La soluzione potrebbe essere obbligata: togliere ai PM della cassazione l’azione disciplinare e lasciarla solo al ministro. Altra stranezza è che le sentenze di questo organo sono impugnabili …. innanzi al medesimo organo (sia pure in diversa composizione). Fino ad ora, contro i provvedimenti disciplinari era ammesso il ricorso per cassazione (art. 111, comma 6 della Costituzione). Piccolo particolare: gli apprteneti alle altre magistrature (TAR Consiglio di Stato, Corte dei Conti) continueranno ad avere a disposizione il ricorso per cassazione. Inoltre, se, come è da credere, la sentenza disciplinare è una pronuncia giurisdizionale, come si farà a negare al condannato il ricorso innanzi al giudice di legittimità? Ecco una questione (ma non certo la sola) che la Corte costituzionale sarà chiamata ad affrontare, se dovesse prevalere il si. Evitiamole ulteriore lavoro!

di Giuseppe BozziChe la riforma mina l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura e che causerà interferenze del Gove...
03/02/2026

di Giuseppe Bozzi
Che la riforma mina l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura e che causerà interferenze del Governo sul potere giudiziario è affermazione “blasfema” secondo il Ministro Nordio.
Sennonché non sono i sostenitori del “NO”a pronunciare bestemmie istituzionali bensì il Governo quando, con la cosiddetta e farlocca separazione delle carriere, rivela il suo pensiero sulla separazione e autonomia dei poteri, ganglio vitale della democrazia liberale.
Ne è ulteriore prova l’invereconda sceneggiata allestita dal Ministro degli esteri Tajani, con la piena copertura politica della Presidente del Consiglio, in occasione della libertà su cauzione concessa dal Tribunale cantonale a Jacques Moretti proprietario del bar dove si è consumata la tragedia a Crans Montana.
Un indignato Tajani ha affermato, previo “sequestro” del nostro ambasciatore in Svizzera «È un oltraggio alle famiglie delle vittime! Mi auguro che anche le autorità politiche del Cantone intervengano», incassando in silenzio la replica del Presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, che reclamava il rispetto della separazione dei poteri e respingeva le interferenze della politica.
É un’ulteriore conferma del disprezzo per la separazione e autonomia dei poteri nutrito dagli autori della riforma e dell’idea che essi hanno delle garanzie processuali confondendo la custodia cautelare (sempre revocabile) con l’espiazione della pena a seguito del definitivo accertamento della penale responsabilità.
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, ecco cosa ci attenderebbe, con la vittoria del “SI”, se un PM osasse avviare una inchiesta non gradita al Governo e il giudice ne accogliesse le richieste.

VIVA LA SINCERITA’Ma davvero qualcuno crede che la così detta riforma della magistratura sia fine a se stessa? Davvero q...
01/02/2026

VIVA LA SINCERITA’
Ma davvero qualcuno crede che la così detta riforma della magistratura sia fine a se stessa? Davvero qualcuno crede che, rotto l’argine, non ci sarà la valanga di norme (ordinarie) per chiudere la partita? Ebbene, a parte il fatto che, per rendere operativa la (sciagurata) riforma della Costituzione, occorrerà legiferare, tanto per dire, per definire i meccanismi di selezione dei membri laici nei due CSM e nella (alta?) corte disciplinare, non meno che per regolamentare i due concorsi per l’accesso nelle due magistrature e, più in generale, per adeguare, entro un anno, l’ordinamento giudiziario al capolavoro partorito da Nordio & C., resta il fatto che le reali intenzioni dei “riformatori”, dei loro sponsor, tifosi e gregari, sono facilmente comprensibili se solo si pone un po’ di attenzione alle loro stesse parole.
Cominciamo da (relativamente) lontano. Nel 2022, il 7 dicembre, su Nazione /Carlino/Giorno, l’avv. Caiazza, allora presidente della Unione camere e penali e oggi presidente del comitato per il SI della Fondazione Einaudi (quella di Roma, non certo quella di Torino!), rilasciava una intervista nel cui titolo si leggeva a chiare lettere LA POLITICA INDIRIZZI LE PROCURE. Nel corpo dell’articolo, il noto penalista auspicava nell’ordine (oltre a un depotenziamento delle intercettazioni, un evergreen molto caro a una certa parte politica): a) separazione delle carriere, b) ridimensionamento della obbligatorietà dell’azione penale, c) indicazione ministeriale o parlamentare delle priorità da imporre ai PM nel promovimento della suddetta azione. Facciamo un salto in avanti e arriviamo al 30 gennaio 2025: Vittorio Feltri su Il Giornale scrive, a proposito del caso Almasri, che bisogna porre fine a “una incomprensibile e pericolosissima deriva, avvicinandoci alla condizione illuminata di quei Paesi in cui l’indipendenza è solo dei giudici” (intendendo dire: non anche dei PM). E andiamo avanti. Il 3 febbraio 2025 Marcello Pera ci regala su Il Foglio un significativo articolo dal titolo “LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE NON BASTA, chiarendo il suo pensiero con un paio di passaggi: innanzitutto, va abolita la obbligatorietà dell’azione penale (in questo trovando d’accordo il senatore Malan), in secondo luogo, l’indipendenza del PM non può essere ampia come quella del giudice. E infine: i criteri di priorità li deve fornire alle Procure un soggetto politico. E veniamo finalmente al 2026. Il 25 gennaio Tajani sillaba che è il caso di rivedere il principio in base al quale la polizia giudiziaria dipende direttamente dal PM. Ciò sta a significare che si dovrebbe ritornare al “sistema” in vigore prima del nuovo codice di procedura, quando la polizia giudiziaria dipendeva dai rispettivi superiori gerarchici e, alla fine della trafila, quindi, dai ministri dell’Interno, della Difesa e delle Finanze. Insomma, a ben vedere, era il PM a dipendere dalla polizia giudiziaria.
Dunque il programma postreferendario è questo: 1) Il PM riceve direttive da un soggetto politico (si dovrà stabilire quale), 2) il PM esercita l’azione penale in maniera selettiva, 3) il PM non dispone della polizia giudiziaria, 4) il PM può essere “un po’” indipendente, ma non come il giudice. Il “condimento” di questa “macedonia programmatica” lo ha fornito, come è noto, il buon Nordio quando si è meravigliato della ostilità dell’opposizione a una riforma che potrebbe risultare utile anche a tale parte politica, quando (e se) dovesse tornare al potere. Insomma, se non ci aiutiamo tra noi …..

CONSIGLIERI (superiori) PER CASOLa composizione dei due “nuovi” CSM mediante sorteggio dovrebbe, secondo ciò che ci racc...
01/02/2026

CONSIGLIERI (superiori) PER CASO
La composizione dei due “nuovi” CSM mediante sorteggio dovrebbe, secondo ciò che ci raccontano, azzerare il peso delle correnti. È un’affermazione truffaldina (e non è la sola). Un magistrato non smetterà di far parte della sua corrente, solo perché sorteggiato, invece che eletto. Dunque, all’interno dei CSM, si andrà ad aggregare agli altri elementi della medesima corrente e, insieme, faranno (come prima) la loro “politica”. Semplicemente il rapporto di forza tra le varie correnti non sarà più deciso dal voto, ma dalla sorte. E la sorte, a volte, può essere dispettosa e anche ostile ai desiderata del Governo e della sua maggioranza. Vi è di più: poiché i sorteggiati saranno consapevoli di non avere la reale rappresentanza della loro corrente e poiché potrebbero non avere alcuna attitudine alla funzione cui la sorte li ha chiamati, è ovvio che faranno capo – all’esterno – alle rispettive correnti di appartenenza, chiedendo (e ricevendo!) indicazioni, suggerimenti e direttive da seguire una volta rientrati in Consiglio. Conclusione: a) le correnti continueranno ad esistere, b) le correnti continueranno a essere rilevanti, c) le aree omogenee, sia pur determinate dal caso, continueranno a svolgere il loro ruolo, d) le alleanze tra correnti si faranno e si disfaranno all’esterno dei 2 CSM e i sorteggiati, più che decisori, saranno portavoce di decisioni assunte in assemblee informali esterne (magari frequentate – horribile dictu et auditu – tanto da giudici quanto da PM). Se fosse una riforma migliorativa, sarebbe mal fatta; poiché è una riforma punitiva, è solo inefficace e dunque sfocia nel ridicolo.

Indirizzo

Via Delle Carrozze, 19
Rome
00186

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 14:00

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