15/08/2026
E..dopo la notizia dei 32 alpinisti che pretendevano l’elisoccorso gratuito per la discesa sul Monte Bianco nonostante un’ascesa caldamente sconsigliata in tutte le salse, potevamo forse fare a meno del:
PICCOLO MANUALE DI SOPRAVVIVENZA ALL’ESCURSIONISTA DI FERRAGOSTO
?
Certo che no!
Perché alcuni hanno cartina, scarponi e acqua.
Altri invece Google Maps, le Stan Smith e la certezza incrollabile che “tanto sono solo due ore”.
Per tutti, quindi, un rapidissimo ripasso (sempre non richiesto), questa volta senza codice specifico (semplicemente perché non esiste 😂) ma con regole ispirate alla normativa nazionale e regionale.
1. LA MONTAGNA NON SA CHE SEI IN VACANZA.
Prima di partire si controllano itinerario, difficoltà, condizioni meteorologiche e propria preparazione.
Il fatto che dal parcheggio la cima sembri vicina non costituisce una valutazione tecnica della distanza. E “mio cugino l’ha fatta in un’ora” non è un bollettino ufficiale.
2. LE SCARPE DA APERITIVO NON DIVENTANO SCARPONI SOPRA I 1.500 METRI.
L’attrezzatura deve essere adeguata al percorso e alle condizioni.
In montagna il meteo può cambiare molto rapidamente.
La felpa lasciata in macchina perché “tanto ci sono 30 gradi” acquista generalmente un fascino irresistibile quando sei sotto un temporale a quota 2.000.
3. IL SENTIERO CHIUSO NON È UN SUGGERIMENTO.
Cartelli, divieti, deviazioni e ordinanze non vengono messi per rendere più pittoresca la fotografia.
Se un sentiero è chiuso, non si passa, nemmeno se “da qui sembra fattibilissimo” (Questa frase, in montagna, ha preceduto numerose telefonate al Soccorso Alpino).
4. IL TEMPORALE NON LEGGE L’APP DEL TUO TELEFONO.
Se il cielo cambia, arrivano fulmini o le condizioni peggiorano, bisogna saper rinunciare e tornare indietro.
La vetta sarà ancora lì domani. Tu , possibilmente, anche.
E durante un temporale creste, cime, ferrate e strutture metalliche non sono esattamente il posto dove dimostrare il proprio carattere.
5. IL BOSCO NON È UN BARBECUE CON GLI ALBERI INTORNO.
Fuochi, fornelli e fiamme libere sono soggetti a divieti molto severi, soprattutto nei parchi e nei periodi di elevato rischio di incendio.
(Traduzione: “Facciamo solo due salsicce” non è una delle deroghe previste dalla legge). Prima di accendere qualsiasi cosa, verificare le regole del luogo e, a Ferragosto, forse sarebbe meglio verificare due volte.
6. QUELLO CHE HAI PORTATO SU, PUOI PORTARLO GIÙ.
Carta, bottiglie, lattine, fazzoletti, confezioni e avanzi non diventano materiale biodegradabile semplicemente perché vengono abbandonati dietro un larice.
La montagna non dispone di un servizio automatico di pulizia dopo il picnic.
Se nello zaino c’era spazio per una bottiglia piena, sorprendentemente scoprirai ce n’è anche per la bottiglia vuota.
7. FIORI, PIANTE, FUNGHI E ANIMALI NON SONO I SOUVENIR DEL VILLAGGIO VACANZE.
Nei parchi e nelle aree protette la raccolta della flora e il disturbo della fauna possono essere vietati o fortemente regolamentati.
Per funghi, frutti del sottobosco e altre raccolte esistono inoltre regole regionali e locali.
Il principio generale può essere riassunto così:
guardare: bene.
fotografare: benissimo.
sradicare mezzo prato perché “stava bene sul tavolo”: anche no.
8. GLI ANIMALI SELVATICI NON HANNO APERTO UN PETTING ZOO.
Cervi, stambecchi, cinghiali e altri animali vanno osservati a distanza e non disturbati.
Avvicinarsi per il selfie (sempre che ci riuscite), offrirgli il panino o tentare di farli accarezzare ai bambini non rende l’esperienza più autentica.
Viceversa la rende soltanto più interessante per il pronto soccorso.
9. ANCHE IL CANE È IN MONTAGNA, NON NEL GIARDINO DI CASA.
In molte aree protette esistono regole specifiche sull’accesso dei cani e sull’obbligo di tenerli al guinzaglio.
Quindi il tradizionale “Tranquillo, è buonissimo” non sostituisce il regolamento del parco e, soprattutto, non tranquillizza automaticamente né la fauna selvatica né l’escursionista che vede arrivare verso di sé quarantacinque chili di entusiasmo.
10. LA FATICA NON È UN’EMERGENZA IMPROVVISA.
L’itinerario va scelto in base alle proprie capacità.
Acqua, dislivello, durata e via di rientro vanno valutati prima della partenza.
Arrivare a metà percorso completamente esausti e scoprire che “adesso però bisogna anche tornare indietro” è un classico che sarebbe bello lasciare alla letteratura.
11. REGOLA SUPREMA: TORNARE INDIETRO NON È PERDERE.
Se il tempo peggiora, il percorso è troppo difficile, qualcuno del gruppo è stanco o le condizioni non sono quelle previste, si può serenamente cambiare programma.
La montagna non assegna medaglie a chi insiste (a parte la sottoscritta ai propri figli ma solo per invogliarli a diventare stambecchini delle Orobie).
E soprattutto nessuno, arrivando al rifugio, vi chiederà: “Scusi, ma lei ha raggiunto la cima oppure ha dimostrato buon senso?”
Buon Ferragosto e buona montagna a tutti!
Specialmente a quelli che partono con acqua, scarpe adatte e l’umiltà di sapere che, qualche volta, la decisione più intelligente è girarsi e tornare a valle.