ReCommon

ReCommon www.recommon.org Per questo siamo impegnati a svelare i meccanismi che la favoriscono. Per questo motivo intendiamo contribuire a questo processo.

ReCommon è un’associazione che lotta contro gli abusi di potere e il saccheggio dei territori per creare spazi di trasformazione nella società, in Italia, in Europa e nel mondo. Crediamo che le persone vengano prima del profitto, ma siamo testimoni di devastazione sociale, di continue violazioni di diritti umani e di disastri ambientali che sono frutto di una logica esattamente inversa. Siamo conv

inti che la società possa cambiare in maniera radicale solo avendo il coraggio di mettere in discussione in maniera netta e inequivocabile quello che ai nostri occhi appare ormai come un dogma: la concentrazione del potere. Crediamo in una transizione giusta e non solo ecologica, centrata sulla partecipazione attiva delle persone e sulla loro azione collettiva. Per fare ciò denunciamo gli abusi, controlliamo e sveliamo l’operato delle istituzioni pubbliche e delle grandi multinazionali, ci adoperiamo per cambiare le relazioni di potere, aprendo così spazi per una reale trasformazione della società.

Anche a Ferragosto, contro le ingiustizie...per natura ✊Durante questa estate davvero torrida, ci teniamo a ricordare un...
14/08/2026

Anche a Ferragosto, contro le ingiustizie...per natura ✊

Durante questa estate davvero torrida, ci teniamo a ricordare un punto che può sembrare scontato, ma non lo è per nulla.

Le difficoltà legate al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale non colpiscono tutt3 allo stesso modo, anzi è vero il contrario: solo chi ha i mezzi, economici e non solo, può permettersi le strategie per mitigarne l’impatto - dalla casa in montagna alla semplice aria condizionata.

In più, i danni non ricadono allo stesso modo su tutte le persone, anche solo per banali questioni di età e prospettive.

La frase in card, tratta dal lavoro di Paolo Vineis (professore di Epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra) e Luca Savarino (professore di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale), ci sembra perfetta per fotografare la situazione.

Mentre aumentano gli investimenti fossili e diminuiscono quelli sulla transizione energetica, dal punto di vista della tutela dell’ambiente sembra davvero che siamo ormai alla deriva.

Di sicuro, però, non siamo sulla stessa barca.

Mercoledì ENI ha comunicato i risultati economici dell'ultimo trimestre.Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ...
30/07/2026

Mercoledì ENI ha comunicato i risultati economici dell'ultimo trimestre.
Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, tra aprile e giugno 2026 la corporation ha più che raddoppiato l’utile netto.

Si tratta di 2,3 miliardi di euro, registrati grazie all'aumento del prezzo di petrolio e gas legato alla crisi in medio oriente.

Più che un “dettaglio” di bilancio, è un indicatore di una realtà che ormai conosciamo bene: mentre il contesto internazionale peggiora, ENI continua a fare enormi profitti – anzi guadagna di più.

In pratica, più aumenta la dipendenza dalle fonti fossili a rischio, più aumentano gli incassi di ENI.

E c’è di più: il colosso fossile sta anche continuando ad aumentare la produzione di idrocarburi.

Nel secondo trimestre del 2026 la produzione arriva a 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, con una crescita dell'8% rispetto a dodici mesi fa.

Come ci dimostra questa estate rovente, la crisi climatica accelera in modo inesorabile, ma il modello resta sempre lo stesso: cercare e sfruttare nuovi giacimenti fossili.

Altro che transizione energetica!

Se gli utili continuano a crescere, a ottobre gli azionisti potrebbero ricevere perfino un dividendo straordinario. Tra loro c'è anche il famigerato fondo di investimento BlackRock.

Il tutto, mentre le persone e le famiglie sono alle prese con bollette e prezzi alle stelle.

Se nelle crisi qualcuno guadagna così tanto, perché il peso economico continua a ricadere su tutt3 noi?

Per questo, a inizio giugno abbiamo lanciato una petizione che chiede una vera tassa sugli extra-profitti fossili.

Chi trae vantaggio da crisi energetiche e geopolitiche deve contribuire molto di più.
Quelle risorse devono sostenere una transizione energetica giusta e aiutare chi oggi paga bollette sempre più pesanti.

Per una volta, facciamo pagare la crisi a chi ci sta guadagnando: firma la nostra petizione (link nel primo commento).

27/07/2026

✨ Nel nuovo numero della newsletter raccontiamo due storie che sono fisicamente lontane tra loro, ma che ci riguardano entrambe da vicino.

Da una parte c'è la Val d'Agri, in Basilicata, dove ha sede il più grande giacimento petrolifero su terra dell'Europa occidentale. Dall'altra la Sardegna, con le ricadute sociali e ambientali dei progetti per costruire un gasdotto lungo oltre 300 chilometri.
In più, come sempre le segnalazioni di alcune notizie interessanti dei giorni scorsi.

📩 Iscriviti per restare in contatto (link nel primo commento).

Le grandi compagnie fossili non investono da sole. Ricevono sostegni pubblici, incentivi e garanzie che rendono possibil...
23/07/2026

Le grandi compagnie fossili non investono da sole. Ricevono sostegni pubblici, incentivi e garanzie che rendono possibili molti dei loro progetti.

Ed è qualcosa che raramente viene detto.

Solo in Italia, secondo il rapporto Stop ai Sussidi Ambientalmente Dannosi di Legambiente, fra il 2022 e il 2025 il sistema dei sussidi alle fonti fossili ha aiutato le corporation con più di110 miliardi di euro.

Un ruolo importante lo svolge SACE, che attraverso garanzie pubbliche ha sostenuto e sostiene numerose operazioni nel comparto del petrolio e del gas.

Quando arriva una crisi internazionale, però, i colossi fossili accumulano extra-profitti e noi paghiamo il conto: bollette più care, carburanti più costosi, nuovi sacrifici.

È davvero il modello che vogliamo continuare a finanziare?

Per questo chiediamo che gli extra-profitti delle aziende fossili vengano tassati a dovere e che quelle risorse siano investite in una transizione energetica giusta, democratica e accessibile.

Firma la nostra petizione 👉 https://support.recommon.org/petizione/

Dal 15 maggio la realizzazione del gasdotto del Centro-Sud Sardegna è entrata nella fase più calda.Il progetto è promoss...
20/07/2026

Dal 15 maggio la realizzazione del gasdotto del Centro-Sud Sardegna è entrata nella fase più calda.

Il progetto è promosso da Enura, controllata da Snam, e prevede 300 km di nuove infrastrutture, con decine di comuni coinvolti.

In vista dei lavori centinaia di persone rischiano di vedersi espropriati terreni e proprietà, con modalità poco trasparenti e solo 30 giorni per opporsi.

Non c’è stata nessuna comunicazione diretta degli espropri, solo pubblicazioni sugli albi pretori e sul sito della Regione.

Per orientarsi bisognava cercare la propria particella catastale dentro lunghi elenchi tecnici e presentare eventuali osservazioni in tempi stretti.

Una procedura formalmente legittima, ma di certo non semplice o intuitiva.

La domanda centrale poi è un'altra: serve davvero tutto questo gas?

Quando il progetto è stato pensato, il gas veniva presentato come "combustibile per la decarbonizzazione ". Oggi però il quadro energetico è cambiato e la domanda futura di gas appare sempre più incerta.

In pratica, cresce il rischio di costruire infrastrutture destinate a essere sovradimensionate.

Anche l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha espresso dubbi, e ha chiesto maggiore chiarezza sui costi complessivi del progetto e sui benefici per la cittadinanza.

Il rischio è realizzare nuove infrastrutture fossili che potrebbero non servire davvero, ma che potrebbero comunque ricadere sulle bollette. E quindi sul bilancio di tutt3.

C'è poi un altro elemento critico, perché tra i principali destinatari del gas indicati nel progetto compare l’impianto di produzione di Eurallumina.

Peccato che lo stabilimento sia fermo dal 2009.

Vale davvero la pena espropriare terreni e costruire centinaia di chilometri di nuove infrastrutture per una domanda di gas così incerta?

Leggi il nostro articolo (link nel primo commento).

“Gli esami non finiscono mai”. La massima, mutuata dal titolo di una delle più celebri commedie del grande Eduardo De Fi...
17/07/2026

“Gli esami non finiscono mai”. La massima, mutuata dal titolo di una delle più celebri commedie del grande Eduardo De Filippo, vale anche per l'amministratore delegato dell'ENI, Claudio Descalzi.

L'ad dei record, al quinto mandato consecutivo, nel primo pomeriggio di giovedì è stato “interrogato” dalla commissione Attività produttive della Camera sulla congiuntura del mercato energetico in Italia e in Europa.

Per Descalzi, però, l’esame è sembrato davvero facile.

Com’è andata?

Tra i parlamentari, ad esempio, nessun3 ha ricordato che un pezzetto di crisi climatica è anche colpa della più grande multinazionale italiana, almeno per quanto riguarda la promozione dei combustibili fossili, causa principale del cambiamento climatico che oramai stiamo inesorabilmente vivendo.

In generale, le domande non sono sembrate molto incisive – per usare un eufemismo. Sulle poche più scomode, come “Quali azioni intendete portare avanti per abbattere la povertà energetica?”, Descalzi ha preferito “sorvolare”.

E nessun3 lo ha incalzato.

Peccato, perché forse le cittadine e i cittadini italiani avrebbero gradito più risposta.
In particolare, soprattutto, avrebbero voluto sapere quale mandato strategico ha dato il governo a Descalzi per i prossimi tre anni in nome del famigerato interesse nazionale.

Ma anche questo tema purtroppo non era oggetto di esame.

Le domande scomode sono fondamentali per chiedere conto al potere: noi siamo qui per questo!

👉 Iscriviti alla newsletter https://recommon.us5.list-manage.com/subscribe?u=aa009b0bf0496531feff97517&id=826857da0c

14/07/2026

Altro che ordine restrittivo! “Con gli Stati Uniti ci sono mille motivi per litigare, ma l’Italia ne ha sempre uno in più per fare la pace, e si chiama gas” ().

Davanti ai riflettori Trump e Meloni bisticciano, ma dietro le quinte l'Italia non è mai stata così dipendente dagli Stati Uniti.

Mentre i due leader si scambiano frecciate, i numeri raccontano una storia ben diversa: nel 2026 gli USA diventeranno il primo fornitore di gas dell'Europa, e l'Italia spenderà miliardi per il GNL americano, il più caro del mercato.

Ma c'è di più.

La nostra prima banca, Intesa Sanpaolo, è in prima fila nel finanziare l'espansione del gas texano, anche quello più inquinante. E il governo italiano, a Bruxelles, lavora per indebolire le regole sul metano volute dall'Europa e detestate da Washington.

Insomma, la (br**ta) telenovela tra i due leader è solo un diversivo. La sostanza è una: il legame fossile tra Roma e Washington non è mai stato così stretto.

👉 Leggi il nostro articolo completo (Link in bio).

09/07/2026

La Basilicata rimane nella morsa estrattivista: per anni a chi abita lì hanno raccontato che il petrolio avrebbe portato sviluppo. Oggi invece iniziano a parlare i dati sulla salute.

Durante la nostra recente missione in Val d'Agri abbiamo raccolto immagini, testimonianze e documentazione nel territorio simbolo dell'estrazione petrolifera italiana.

Proprio in quei giorni, è stato pubblicato LucAS – Lucania Ambiente Salute, uno studio coordinato dal professor Annibale Biggeri dell'Università di Padova, che analizza il rapporto tra pressioni ambientali, mortalità e ricoveri nelle aree più esposte della Basilicata.

Le conclusioni?

Lo studio individua Val d'Agri e Tempa Rossa come aree che richiedono approfondimenti specifici e, per la Val d'Agri, evidenzia un eccesso di mortalità per tutte le cause.

Eppure, anche di fronte a dati simili, il governo continua a discutere dell'apertura di nuovi pozzi petroliferi.

La Lucania è diventata una zona di sacrificio!

Scarica il nostro report “Le emissioni invisibili di ENI in Basilicata” (link nel primo commento).

ENI negli ultimi giorni racconta la storia del suo programma Clean Cooking. In questa storia, distribuisce 200.000 forne...
30/06/2026

ENI negli ultimi giorni racconta la storia del suo programma Clean Cooking. In questa storia, distribuisce 200.000 fornelli a famiglie in Mozambico, raggiungendo 1 milione di beneficiari.
Peccato che si tratti di puro greenwashing, perché manca un dettaglio.

Le cucine donate riducono le emissioni, è vero: nel mentre però ENI ha già sprecato gas in quantità enormi attraverso il proprio impianto offshore Coral South FLNG, al largo delle coste mozambicane.
Lo fa attraverso la tecnica del flaring, che brucia il gas naturale in eccesso senza però produrre energia - quindi inquinando solamente.

Di quanto gas parliamo?

Solo fra giugno e dicembre 2022, le operazioni di flaring hanno comportato lo spreco di 435.000 metri cubi di gas. Si tratta di circa il 40% del fabbisogno annuo del Mozambico, bruciato in sei mesi.

E c’è dell’altro!

Da nostre stime basate sui dati NASA, è emerso un dato sconvolgente: per ogni ora di flaring in una singola giornata, ENI manda in fumo tanto gas quanto una famiglia media italiana consuma in 8 anni e mezzo.
(vedi il nostro report “Fiamme nascoste”).

Di tutto il gas prodotto e liquefatto presso Coral South FLNG, neanche un metro cubo viene usato in Mozambico.

Queste informazioni però non fanno bella pubblicità, per questo non le troviamo nelle news sui fornelli distribuiti alla popolazione del Mozambico. O nei racconti sulle altre iniziative di greenwashing di cui ENI è protagonista.

Leggi il nostro report "Fiamme Nascoste" 👉 https://www.recommon.org/fiamme-nascoste/

Dalla guerra ai rincari energetici: chi beneficia della nostra dipendenza da petrolio e gas? Ne discutiamo mercoledì 8 l...
24/06/2026

Dalla guerra ai rincari energetici: chi beneficia della nostra dipendenza da petrolio e gas?

Ne discutiamo mercoledì 8 luglio a partire dalle 17.00 nel webinar “Emergenza per chi? Come le aziende energetiche fossili guadagnano dalla crisi”.

Il dibattito, moderato da Virginia Della Sala, giornalista de Il Fatto Quotidiano, partirà dai dati più recenti sugli extra-profitti delle compagnie petrolifere e dalle proposte alla base della nostra petizione "Basta extra-profitti fossili".

I relatori saranno Antonio Tricarico (campaigner di ReCommon), Mauro Meggiolaro (giornalista esperto di analisi aziendali e di mercato) e Andrea Boraschi (direttore, Transport & Environment Italia).

La partecipazione è gratuita, iscriviti!
👉 https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_9HvtYcPfR_yXJ0fz-3urwg #/registration

Indirizzo

Via Dei Sardi 28
Rome
00185

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