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ReCommon www.recommon.org Per questo siamo impegnati a svelare i meccanismi che la favoriscono. Per questo motivo intendiamo contribuire a questo processo.

ReCommon è un’associazione che lotta contro gli abusi di potere e il saccheggio dei territori per creare spazi di trasformazione nella società, in Italia, in Europa e nel mondo. Crediamo che le persone vengano prima del profitto, ma siamo testimoni di devastazione sociale, di continue violazioni di diritti umani e di disastri ambientali che sono frutto di una logica esattamente inversa. Siamo convinti che la società possa cambiare in maniera radicale solo avendo il coraggio di mettere in discussione in maniera netta e inequivocabile quello che ai nostri occhi appare ormai come un dogma: la concentrazione del potere. Crediamo in una transizione giusta e non solo ecologica, centrata sulla partecipazione attiva delle persone e sulla loro azione collettiva. Per fare ciò denunciamo gli abusi, controlliamo e sveliamo l’operato delle istituzioni pubbliche e delle grandi multinazionali, ci adoperiamo per cambiare le relazioni di potere, aprendo così spazi per una reale trasformazione della società.

Il gas del Qatar che arriva in Italia parte dal Texas. Sembra un paradosso, invece è il nuovo giro mondiale del GNL.Da m...
12/10/2026

Il gas del Qatar che arriva in Italia parte dal Texas. Sembra un paradosso, invece è il nuovo giro mondiale del GNL.

Da mesi la storia sembra semplice: l’Europa sostituisce il gas qatariota con quello americano. Ma c’è un pezzo che manca. Anche il Qatar, secondo esportatore mondiale di GNL, sta cercando contratti di lungo periodo con produttori statunitensi. E una parte della sua produzione destinata ai mercati internazionali arriva da un impianto in Texas di cui possiede il 70%.

La crisi legata all’intervento di USA e Israele in Iran ha accelerato questa dinamica.
Il punto è che gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore alternativo proprio mentre il GNL americano è, in media, il più caro per gli acquirenti europei. E così la promessa di diversificazione si inceppa: l’esposizione geopolitica non viene eliminata, ma concentrata su un altro fornitore.

A luglio, l’Italia è diventata il primo importatore di GNL d’Europa. E anche quello che compriamo dal Qatar, in realtà, è a stelle e strisce.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito (link nel primo commento).

La CO₂ non sparisce: semplicemente la nascondiamo. La cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS) non è una soluz...
09/10/2026

La CO₂ non sparisce: semplicemente la nascondiamo. La cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS) non è una soluzione alla crisi climatica – anche se le corporation fossili continuano a investirci.

I progetti CCS già in funzione mostrano risultati molto lontani dalle promesse.

A Ravenna, il progetto promosso da Eni e Snam ha chiuso la fase pilota. Tra agosto 2024 e agosto 2025 sono state iniettate circa 11mila tonnellate di CO₂, contro le 25mila previste. Eppure nel 2030 l’impianto dovrebbe arrivare a gestirne fino a 4 milioni di tonnellate all’anno, con la prospettiva di quadruplicare ulteriormente questa quantità entro il 2050 con CO₂ proveniente anche dalla Francia.

E non va molto meglio in Norvegia. Il progetto Northern Lights, sostenuto dall’Unione europea con 131 milioni di euro e promosso da TotalEnergies, Equinor e Shell, nei primi nove mesi avrebbe stoccato appena 77mila tonnellate di CO₂, contro gli 1,5 milioni promessi.

Poi c’è il tema della sicurezza.

Il professor Alberto Bertucco, professore emerito di Impianti chimici dell’Università di Padova, mette in guardia sui rischi legati al trasporto della CO₂: in caso di rottura di una tubazione che trasporta CO₂ in fase liquida, le conseguenze potrebbero essere molto più gravi che in fase gassosa. La CO₂ ad alte concentrazioni (oltre il 5 mille) nell’aria che respiriamo può provocare problemi di asfissia e ipercapnia (l'aumento della concentrazione di anidride carbonica nel sangue), con conseguenze anche di lungo termine per la salute delle persone.

E se il problema è capire se la CO₂, una volta stoccata, rimane davvero lì, anche il professor Bernhard Schrefler, docente emerito di Scienze delle costruzioni dell’Università di Padova e tra i massimi esperti di subsidenza, invita alla più alta attenzione: i giacimenti di gas sfruttati per decenni nella Pianura Padana si trovano sulla sommità di piccole faglie e bisogna essere certi che non possano verificarsi fuoriuscite.

Insomma: mentre governi e istituzioni continuano a sostenere politicamente e finanziariamente la CCS, restano aperte domande enormi su efficacia, sicurezza e permanenza dello stoccaggio.

Stiamo davvero eliminando la CO₂ dall’atmosfera o stiamo soltanto spostando il problema sotto terra?

Resta aggiornato sulle nostre inchieste, iscriviti alla nostra Newsletter (link nel primo commento).

Negli ultimi giorni ENI, seguita a ruota da IP e Q8, ha fissato un tetto temporaneo al prezzo  dei carburanti alla p***a...
02/10/2026

Negli ultimi giorni ENI, seguita a ruota da IP e Q8, ha fissato un tetto temporaneo al prezzo dei carburanti alla p***a (price cap).

Un aiuto per le persone comuni? Non proprio. Secondo vari media è stata la premier Meloni a sollecitare l’ad di Eni, Claudio Descalzi, a fare qualcosa.

La campagna elettorale è dietro l’angolo, e l’inflazione è alle stelle: do ut des.
Ma le corporation cosa ricevono in cambio?

Semplice! Invece di pagare le tasse sui 161 miliardi di dollari in extra-profitti guadagnati da marzo (dati Global Witness), i colossi fossili rinunceranno a qualche centinaia di milioni nei prossimi mesi. Il tutto, compensato dall’aumento di vendite legato ai prezzi più bassi, come si è visto già nei primi giorni di price cap.

Insomma, hanno scelto di pagare POCO subito per evitare TANTE tasse in futuro, ma stavolta non ha funzionato.

Questa mossa è stata tanto smaccata e arrogante da non passare inosservata, non solo per chi si occupa del tema da sempre.

Tra i media mainstream, un esempio lampante è Quotidiano nazionale, certo non una testata di attivist3. Ne ha parlato addirittura un post di Pulp podcast, oltre a quotidiani online come Il Post, Fanpage, L'indipendente e altri.

In meno di sei mesi, le corporation fossili hanno guadagnato oltre 161 miliardi di euro in più, DA NOI.

Nel mezzo di una impennata dell’inflazione, che negli ultimi mesi ha fatto lievitare i prezzi al distributore, al supermercato e in bolletta, le persone stavolta non si sono fatte prendere in giro e hanno capito il trucco.

Cosa possiamo fare adesso? Facciamo pagare la crisi a chi ci sta guadagnando!

Firma anche tu la nostra petizione per tassare gli extra-profitti fossili (link nel primo commento).

Se l’impatto è “trascurabile”, cosa succede davvero quando la CO₂ trasportata si disperde nell’ambiente? Negli Stati Uni...
30/09/2026

Se l’impatto è “trascurabile”, cosa succede davvero quando la CO₂ trasportata si disperde nell’ambiente?

Negli Stati Uniti un carbonodotto di quasi 1.500 km attraversa Louisiana, Texas e Mississippi. Sull’impianto si sono già verificati due incidenti: a Satartia, nel febbraio 2020, e a Sulphur, nell’aprile 2024.

Nel frattempo, in Italia, il progetto CCS Pianura Padana ha ottenuto il via libera ambientale per la costruzione dei primi 100 km di infrastruttura per il trasporto della CO₂. Il progetto, promosso da Eni e Snam, punta a fare di Ferrara e Ravenna uno snodo per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio della CO₂ (detta appunto CCS, carbon capture and storage).

Cosa è successo negli USA quando la CO₂ si è dispersa? Quali sono stati gli effetti sulle persone e sugli ecosistemi? E quali protocolli sono stati utilizzati per intervenire?

Ne parliamo in un evento online organizzato insieme a Real Zero Europe, con James Hiatt di Movement for a Better Bayou, Jerry Briggs, Emergency Services, Fire/EMS Coordinator della Warren County (Mississippi), ed Elena Gerebizza di ReCommon.

🖥 Webinar “Progetti CCS: rischi certi e “impatto trascurabile”. I tanti dubbi su trasporto e stoccaggio della CO2, in Italia e all’estero”

📅 Martedì 13 ottobre, dalle 17.00

🎟️ Registrati! https://www.recommon.org/webinar-progetti-ccs-rischi-certi-e-impatto-trascurabile/

28/09/2026

ENI e Snam vogliono stoccare CO₂ sotto l’Adriatico, ma il progetto non dà i risultati previsti.

Ravenna è sede del primo progetto di cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS) in Italia: si chiama Ravenna CCS, è promosso da ENI e Snam e ha concluso la sua fase pilota.

Come sta andando?

I pochi dati pubblici disponibili raccontano una storia decisamente non di successo: a fronte delle 25mila tonnellate di CO₂ che si sarebbero potute stoccare, pare si tratti di circa 11mila tonnellate iniettate tra agosto 2024 e agosto 2025.
Meno della metà di quanto previsto, dunque.

Nonostante questo, le due corporation vogliono proseguire coi lavori e trasportare e stoccare fino a 4 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno entro il 2030.

Insomma: si parla di moltiplicare le dimensioni del progetto mentre sulla sua fase pilota restano ancora parecchie domande.

Senza contare i rischi in termini di efficacia, costi, impatti sull’ambiente e sulla salute in caso di incidente.

E c’è anche il nodo economico! L'investimento iniziale per le infrastrutture in mare e su terra tra Ferrara e Ravenna è stimato in oltre un miliardo di euro, e le aziende chiedono che una parte venga sostenuta dall’Europa e che lo Stato garantisca la remunerazione dell’investimento.

La CCS è una falsa soluzione alla crisi climatica e prolunga la dipendenza dalle fonti fossili!

👉 Leggi l’articolo completo https://www.recommon.org/progetto-ccs-di-eni-e-snam-a-ravenna-i-dubbi-aumentano/

Nell’edizione 2026 del Festivaletteratura di Mantova a contestare ENI non sono stati solo attivist3 e associazioni. Autr...
24/09/2026

Nell’edizione 2026 del Festivaletteratura di Mantova a contestare ENI non sono stati solo attivist3 e associazioni. Autrici e autori internazionali hanno preso pubblicamente posizione contro la sponsorizzazione della multinazionale e chiesto di non rinnovarla.

È una prima volta assoluta.

Eyal Weizman, Isabella Hammad, Lina Attalah e altri ospiti hanno aderito alla lettera promossa da BDS Italia. E hanno portato la protesta anche negli spazi pubblici del Festival, durante gli incontri con il pubblico.

“ENI non è interessata alla cultura, né sul palco né fuori dal palco”. Lo ha detto ad esempio Isabella Hammad, autrice di “Entra il fantasma”, libro dell’anno 2024 per molte testate internazionali.

Non è la prima volta che la presenza di ENI al Festival genera contestazioni: la novità è che stavolta arrivano dall’interno, direttamente dagli autori e dalle autrici presenti al Festival.

Quest’anno, quindi, qualcosa è cambiato!

Insieme alla richiesta di non rinnovare la sponsorizzazione è arrivata anche una domanda più ampia: quali criteri deve adottare un’istituzione culturale quando sceglie chi finanzia le proprie attività?

👉 Leggi il nostro articolo completo, link nel primo commento.

17/09/2026

Con il petrolio oltre i 126 dollari al barile, nel secondo trimestre del 2026 le otto principali compagnie petrolifere quotate in Borsa hanno guadagnato quasi 93 miliardi di dollari.

700mila dollari al minuto. 💸

Dall'altra parte ci siamo noi, alle prese con prezzi più alti in bolletta, ai distributori e nei supermercati, senza nessun sostegno.

Il governo, ad esempio, ha scelto di prorogare il taglio delle accise sui carburanti, una misura che non tiene conto delle differenze di reddito e che, in più, finisce per favorire anche i petrolieri. Nel frattempo, continua a parlare di una vera tassa sugli extra-profitti fossili ma senza farla davvero.

Perché non chiedere a chi sta guadagnando dalla crisi di contribuire a pagarne i costi?

✍️ Firma anche tu la nostra petizione per una vera tassa sugli extra-profitti fossili, e perché le risorse vengano usate per una transizione energetica giusta, democratica e accessibile.

Aiutaci a superare le 6000 firme, manca pochissimo: trovi tutto al link in bio!

14/09/2026

💸 Serve una tassa sugli extra-profitti e lo sa bene anche il governo, che sul tema si è esposto addirittura con la presidente del Consiglio.

Durissima la risposta del settore fossile: è stato detto che quei soldi servono per gli investimenti, inclusi quelli sulla transizione energetica - su cui però ad oggi non viene fatto quasi nulla.

Con i prezzi fuori controllo, tra aprile e giugno i colossi fossili hanno guadagnato 700mila dollari al minuto, ma vogliono semplicemente aumentare gli utili per gli azionisti.

Per questo abbiamo lanciato una petizione, con l'obiettivo di fare pagare la crisi a chi ci sta guadagnando: firma anche tu al link in bio!

📌 Ne ha parlato a Antonio Tricarico, campaigner di Recommon. Il servizio, intitolato “Extraprofitti e caro carburanti: l'UE esclude una tassazione comune”, è stato trasmesso domenica 13 settembre ed è disponibile on demand su RaiPlay.

Lo scorso aprile, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha concesso a ENI un prestito da 500 milioni di euro. Serv...
09/09/2026

Lo scorso aprile, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha concesso a ENI un prestito da 500 milioni di euro. Serviranno per la riconversione della raffineria di Sannazzaro de' Burgondi, in provincia di Pavia.

È il secondo prestito identico in meno di un anno: l’ennesimo favore al colosso fossile italiano.

Il precedente? A luglio 2025 la BEI aveva prestato a ENI altri 500 milioni per riconvertire la raffineria di Livorno. In totale, quindi, 1 miliardo di euro di denaro pubblico europeo per due raffinerie di una delle più grandi compagnie fossili italiane.

E dire che ENI non è certo a corto di liquidità. Nel suo piano strategico 2026-2030, infatti, ha promesso agli azionisti dividendi più ricchi e un programma di riacquisto di azioni partito da 1,5 miliardi di euro e poi salito a 3,4 miliardi.

Insomma, la corporation fa enormi extra-profitti e sceglie di usarli per premiare i propri investitori.

Per questo, insieme ad altre sette organizzazioni italiane e non, abbiamo scritto alla BEI chiedendo se, in questa situazione, serviva davvero un prestito pubblico.

Alla fine, la domanda è semplice: se ENI può spendere miliardi per remunerare i suoi azionisti, perché deve essere il denaro pubblico europeo a finanziare la sua “transizione”? E soprattutto: transizione per chi, e verso cosa?

I soldi di tutt3 devono servire per il bene di tutt3.

Leggi il nostro approfondimento sul sito di Counter Balance 👉 https://counter-balance.org/news/blog/another-half-a-billion-for-eni-whats-behind-the-eibs-latest-biorefinery-loan/

Counter Balance: Challenging Public Investment Banks

Anche a Ferragosto, contro le ingiustizie...per natura ✊Durante questa estate davvero torrida, ci teniamo a ricordare un...
14/08/2026

Anche a Ferragosto, contro le ingiustizie...per natura ✊

Durante questa estate davvero torrida, ci teniamo a ricordare un punto che può sembrare scontato, ma non lo è per nulla.

Le difficoltà legate al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale non colpiscono tutt3 allo stesso modo, anzi è vero il contrario: solo chi ha i mezzi, economici e non solo, può permettersi le strategie per mitigarne l’impatto - dalla casa in montagna alla semplice aria condizionata.

In più, i danni non ricadono allo stesso modo su tutte le persone, anche solo per banali questioni di età e prospettive.

La frase in card, tratta dal lavoro di Paolo Vineis (professore di Epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra) e Luca Savarino (professore di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale), ci sembra perfetta per fotografare la situazione.

Mentre aumentano gli investimenti fossili e diminuiscono quelli sulla transizione energetica, dal punto di vista della tutela dell’ambiente sembra davvero che siamo ormai alla deriva.

Di sicuro, però, non siamo sulla stessa barca.

Indirizzo

Via Dei Sardi 28
Rome
00185

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