Forum Italiano sulla Disabilità - FID

Forum Italiano sulla Disabilità - FID Il FID persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale ed opera per la tutela dei diritti umani sanciti dalla UNCRPD

Il Forum Italiano sulla Disabilità (FID)è stato costituito nel 2008, attraverso l’unificazione del Consiglio Nazionale sulla Disabilità (CND) e del Consiglio Italiano dei Disabili per i rapporti con l’Unione Europea (CID.UE), ora disciolti. Il FID comprende attualmente le seguenti organizzazioni, federazioni ed associazioni a carattere nazionale, rappresentative delle persone con disabilità e/o de

i loro familiari che, senza fine di lucro, operano, continuativamente, in qualsiasi forma, per la tutela dei diritti delle persone con disabilità:

ADV (Associazione Disabili Visivi Onlus);
AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia);
AIPD (Associazione Italiana Persone Down);
AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla);
ANGLAT (Associazione Nazionale Guida Legislazione Andicappati Trasporti);
ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili);
ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro);
APICI (Associazioni Provinciali Invalidi Civili e Cittadini Anziani);
ARPA (Associazione per la Ricerca sulle Psicosi e l’Autismo)
ASBI (Associazione Spina Bifida Italia Onlus);
DPI (Disabled People’s International) Italia Onlus;
ENS (Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi Onlus);
FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità)
FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi Onlus)
FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap);
UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS);
UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare);
UNMS (Unione Nazionale Mutilati e Invalidi per Servizio). Il FID persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale ed opera per la tutela dei diritti umani sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con legge 18/2009 e dall'Unione Europea il 23 dicembre 2010. Il FID si propone di effettuare proposte, anche normative, relativamente alle politiche europee ed internazionali sulla disabilità, traccia le linee di comportamento del movimento italiano della disabilità presso tutte le istituzioni dell'Unione Europea ed internazionali, aderisce e partecipa ai lavori del Forum Europeo della Disabilità (European Disability Forum, http://www.edf-feph.org/). La segreteria FID si trova attualmente presso la Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI). Forum Italiano sulla Disabilità (FID) - Italian Disability Forum
Via Borgognona 38 - 00187 ROMA
Segreteria-Relazioni Internazionali/International Relations Office: Tel. (+39)06/69988375-388

E-Mail: [email protected]
Pagina web: https://www.uiciechi.it/AttivitaInternazionali/fid.asp
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/forumitalianodisabilita..
Giornata Internazionale per le Persone con Disabilità - Intervista al Prof. Tommaso Daniele, Presidente del Forum Italiano sulla Disabilità, 3 dicembre 2012:
http://www.unric.org/it/attualita/28616-giornata-internazionale-per-le-persone-con-disabilita-intervista-al-prof-tommaso-daniele-presidente-del-forum-italiano-sulla-disabilita-3-dicembre-2012 ..
Giornata Internazionale delle persone con disabilità - Intervista alla Dott.ssa Donata Vivanti, Vicepresidente Vicario del Forum Italiano sulla Disabilità (3 dicembre 2013):
http://www.unric.org/it/attualita/29891-giornata-internazionale-delle-persone-con-disabilita-intervista-alla-dottssa-donata-vivanti-vicepresidente-vicario-del-forum-italiano-sulla-disabilita-3-dicembre-2013 ..

PERSONE CON DISABILITÀ NELL’UNIONE EUROPEA: LA DIFFICOLTÀ DI TROVARE CASE ACCESSIBILI E A PREZZI CONTENUTI28 Agosto, 202...
01/09/2026

PERSONE CON DISABILITÀ NELL’UNIONE EUROPEA: LA DIFFICOLTÀ DI TROVARE CASE ACCESSIBILI E A PREZZI CONTENUTI
28 Agosto, 2026
Articolo pubblicato su Superando

In vista anche dell’emanazione da parte della Commissione Europea della norma che punta a fornire agli Stati Membri dell’Unione, ai vari territori e alle autorità locali una serie di strumenti da applicare per alleviare la pressione abitativa nel proprio contesto, il Forum Europeo sulla Disabilità ha lanciato un sondaggio cui collaborare tramite un questionario, riguardante gli ostacoli incontrati dalle persone con disabilità nel trovare alloggi accessibili, a prezzi contenuti e adeguati
La Commissione Europea sta preparando l’Affordable Housing Act, sorta di “Piano Casa europeo”, norma che punta a fornire agli Stati Membri dell’Unione, ai vari territori e alle autorità locali una serie di strumenti da applicare per alleviare la pressione abitativa nel proprio contesto.
A questo guarda con attenzione anche l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che attua un’azione mirata ad evidenziare ai decisori politici il reale impatto dei vari ostacoli incontrati dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie nel trovare alloggi accessibili, a prezzi contenuti e adeguati.
Per raccogliere dunque utili testimonianze dirette, volte a dare ulteriore forza e a supportare il proprio impegno nei confronti della Commissione Europea in tale àmbito, lo stesso EDF ha lanciato un sondaggio dedicato appunto ai problemi incontrati dalle persone con disabilità dell’Unione Europea nel trovare casa. Il relativo questionario è disponibile a questo link, aperto naturalmente alla compilazione anche da parte di tutti i cittadini e le cittadine con disabilità del nostro Paese. (S.B.)

In vista anche dell'emanazione da parte della Commissione Europea della norma che punta a fornire agli Stati Membri dell’Unione, ai vari territori e alle

L’INCLUSIONE SOTTO ALTRI CIELI: CRONACHE DALL’INDONESIA24 Luglio, 2026di Giorgio Sama*Articolo pubblicato su Superando«S...
03/08/2026

L’INCLUSIONE SOTTO ALTRI CIELI: CRONACHE DALL’INDONESIA
24 Luglio, 2026
di Giorgio Sama*

Articolo pubblicato su Superando

«Sto viaggiando con la mia famiglia in Indonesia – scrive Giorgio Sama – ed è un tempo di vacanza, ma per chi lavora nella scuola e da anni si occupa di disabilità, inclusione e formazione degli insegnanti, lo sguardo professionale non va facilmente in ferie. Tra Bali, Giava e Lombok, dunque, si incontrano due lezioni assai utili anche per il nostro Paese. La prima dice che la comunità, senza diritti, può amare e proteggere fino a soffocare. La seconda dice che i diritti, senza comunità, possono collocare una persona nel posto corretto e lasciarla lì, perfettamente sola»
Insegno sostegno in Italia e da anni mi occupo di disabilità, inclusione e formazione degli insegnanti. Nei mesi di luglio e agosto sto viaggiando con la mia famiglia in Indonesia, tra Giava, Bali e Lombok. È un tempo di vacanza, naturalmente, ma per chi lavora nella scuola lo sguardo professionale non va facilmente in ferie. Entra nelle conversazioni, osserva gli edifici, si ferma davanti a una rampa che manca, domanda chi accompagni a scuola un bambino che non può camminare e chi, alla fine delle lezioni, torni a riprenderlo.
In Indonesia la distanza tra una legge e la vita di un bambino può essere fatta di mare. Può attraversare una strada sterrata, richiedere ore di motocicletta, una barca, un traghetto e il denaro necessario per compiere due volte lo stesso viaggio. Prima della didattica vengono spesso il trasporto, la visita medica, una diagnosi che nessuno nel villaggio è in grado di formulare, una carrozzina introvabile, un genitore che rinuncia al lavoro per accompagnare il figlio.
L’arcipelago comprende più di 17.000 isole, 6.000 delle quali abitate da una popolazione distribuita tra grandi città, villaggi montani, coste remote e territori raggiungibili soltanto via mare. A questa geografia si sovrappongono centinaia di gruppi etnici e più di 700 lingue locali. Una politica nazionale, qui, deve imparare a navigare prima ancora che a governare.
Lo Stato indonesiano ha tuttavia scelto una direzione chiara. Dal 2016 la disabilità è entrata con maggiore forza nel linguaggio dei diritti. Nel 2020 sono stati riconosciuti gli Akomodasi yang Layak, ossia gli “accomodamenti ragionevoli” dovuti agli studenti con disabilità.
Nel 2023 il quadro è stato precisato attraverso disposizioni su personale, curricoli, accessibilità, finanziamenti e servizi territoriali. È una normativa ambiziosa, soprattutto se letta dentro una geografia nella quale raggiungere una scuola può essere già un’impresa familiare.
La legge ha dunque indicato la destinazione. Una parte consistente del Paese deve ancora costruire la strada. E i dati amministrativi offrono una misura incompleta, ma significativa. Alla fine del 2025 il Ministero indonesiano registrava circa 180.000 studenti con disabilità nelle scuole comuni e professionali. A questi si aggiungono gli alunni delle scuole speciali, le Sekolah Luar Biasa. Il numero complessivo degli studenti formalmente intercettati dal sistema rimane nell’ordine di alcune centinaia di migliaia, dentro una popolazione scolastica di molte decine di milioni.
Il confronto con l’Italia non consente equivalenze automatiche. Cambiano le definizioni, le diagnosi e i criteri di certificazione. Il divario resta però eloquente: nelle scuole statali italiane gli alunni con disabilità rappresentano poco meno del 5 per cento della popolazione scolastica. Applicare quella proporzione all’Indonesia significherebbe ipotizzare oltre due milioni di studenti bisognosi di un sostegno formalizzato. Non è una stima epidemiologica, ma un esercizio comparativo. Mostra l’ampiezza della zona che separa il bisogno potenziale dal riconoscimento amministrativo. Prima dell’insegnante specializzato, manca spesso l’atto che rende il bisogno leggibile. Mancano medici, psicologi, servizi territoriali e famiglie in grado di raggiungerli. Una disabilità priva di diagnosi non genera un diritto: resta una lentezza, una stranezza, un comportamento difficile, talvolta una colpa.
Le scuole comuni che accolgono alunni con bisogni specifici sono chiamate Sekolah inklusif. La figura professionale più vicina al nostro insegnante di sostegno è il Guru Pendidikan Khusus (GPK), incaricato di valutare i bisogni, predisporre interventi individuali e accompagnare i docenti della classe. Può operare in più istituti e svolgere parte del proprio lavoro fuori dall’orario ordinario delle lezioni. Il sistema indonesiano ne stima un fabbisogno di oltre 12.000 soltanto per gli studenti già presenti nelle scuole comuni.
Esiste anche il Program Pembelajaran Individual (PPI), assimilabile per alcuni aspetti al nostro PEI (Piano Educativo Individualizzato). Le parole sembrano familiari. L’organizzazione lo è molto meno. In Italia l’insegnante di sostegno è contitolare della classe. L’alunno appartiene giuridicamente e pedagogicamente all’intero Consiglio di Classe, almeno secondo il disegno normativo. In Indonesia il GPK può diventare una presenza intermittente, condivisa tra più gruppi e concentrata sull’intervento individuale. La disabilità entra nell’edificio, mentre la responsabilità rischia di fermarsi sulla soglia dell’aula. Lo specialista rassicura l’organizzazione e, nello stesso gesto, le consente di non cambiare.
Conosciamo questa tentazione anche in Italia. Abbiamo costruito un sistema assai più capillare, ma continuiamo talvolta a chiamare inclusione una “delega educata”. L’alunno ha un PEI, ore assegnate, firme e riunioni. Poi trascorre parte della giornata in un’aula laterale, affidato quasi interamente al sostegno. L’Indonesia rende visibile una contraddizione che da noi ha imparato a presentarsi in abito amministrativo.
In ogni caso, la distanza storica resta enorme. Nei paesi dell’Appennino, nelle campagne, nelle isole minori e nelle periferie italiane degli Anni Cinquanta e Sessanta, una disabilità poteva rimanere chiusa in casa. Mancavano trasporti, diagnosi, ausili e scuole raggiungibili. Anche le nostre montagne hanno avuto stanze nelle quali un figlio veniva protetto fino a scomparire. Poi la strada italiana non è cominciata nei Ministeri. È cominciata sulle spalle delle famiglie che portavano materialmente i figli dove le istituzioni non arrivavano ancora. Prima della rampa ci sono state braccia. Prima del trasporto scolastico, madri e padri che percorrevano chilometri. La norma è venuta dopo, quando quella fatica privata è riuscita a diventare domanda pubblica.
In Indonesia il potere della famiglia rimane assai maggiore. Può cercare la scuola, pagare il viaggio, affrontare lo stigma, procurarsi un ausilio e difendere la possibilità del figlio di apprendere. Può anche tenerlo in casa senza percepirsi come crudele. La protezione dal dileggio, dalla fatica e da un ambiente giudicato inadatto finisce per sottrarlo al mondo. La porta domestica diventa una frontiera morale: da un lato la cura, dall’altro la cancellazione sociale.
Le rappresentazioni religiose entrano in questo spazio, ma occorre parlarne senza caricature. Bali è prevalentemente induista; Giava e Lombok sono in larga maggioranza musulmane. Nessuna appartenenza religiosa produce un atteggiamento uniforme. Le credenze si intrecciano con povertà, istruzione, tradizioni locali e accesso ai servizi.
In alcuni contesti balinesi la nascita di un bambino con disabilità può essere interpretata attraverso il karma, le vite precedenti o la necessità di riequilibrare un disordine cosmico. Una simile lettura offre talvolta alla famiglia un linguaggio con cui sostenere ciò che non comprende. Può però trasferire la disabilità dal campo dell’educazione a quello del destino. Se infatti una condizione appartiene a una traiettoria già scritta, la domanda «che cosa può imparare?» perde forza davanti a un’altra: «Che cosa deve espiare?».
La distinzione si fa più dura nel caso delle disabilità intellettive e psicosociali. Una cecità, una sordità, una mutilazione o una menomazione motoria presentano un corpo riconoscibile e un bisogno relativamente nominabile. Il disagio mentale introduce condotte che possono essere lette attraverso la possessione, la colpa, l’azione di spiriti o la rottura di un ordine spirituale. La disabilità fisica caratterizza il corpo; quella psichica, nello sguardo di alcune comunità, sembra incrinare il confine stesso tra la persona e il mondo invisibile.
La pratica del pasung, il confinamento o l’immobilizzazione domestica di persone con disturbi psichici, rappresenta il punto estremo di questa storia. È illegale e non può essere assunta come fotografia dell’intera società indonesiana. La sua persistenza mostra però ciò che accade quando stigma, paura e assenza di servizi si chiudono intorno a una famiglia. La catena materiale arriva dopo una catena simbolica: l’idea che quella persona non appartenga più al mondo degli scambi possibili. L’educazione nasce sempre da una teoria, dichiarata oppure no, su chi possa ancora trasformarsi. Se la condizione viene accolta soltanto come destino da espiare, l’intervento appare superfluo. Se il bambino viene considerato “un dono affidato alla famiglia”, può ricevere cura e protezione, ma anche rimanere prigioniero di una bontà che non gli chiede nulla. Il dono libera soltanto quando riconosce nell’altro un soggetto capace di risposta. Altrimenti diventa una forma gentile di ineducabilità.
Le tradizioni locali contengono anche risorse di segno opposto. A Bali, Menyama Braya indica il riconoscimento dell’altro come fratello, membro della medesima parentela morale. Suggerisce una forma di inclusione meno fondata sul contratto tra individuo e istituzione e più radicata nella continuità del legame. La persona con disabilità non viene ricevuta come ospite della comunità, ne costituisce già una parte. Il suo posto precede la valutazione delle sue capacità.
Anche il gotong royong, la cooperazione con cui il villaggio affronta insieme un lavoro o una difficoltà, può offrire un terreno pedagogico fecondo. Il bisogno di un bambino diventa affare comune, non incidente privato della sua famiglia. La comunità possiede però una doppia mano: con una sostiene, con l’altra può trattenere. Fratellanza e autodeterminazione non coincidono. Si può appartenere intensamente a un gruppo e non avere alcun potere sulla propria vita. Il noi diventa inclusivo soltanto quando non divora l’io.
Nelle comunità musulmane, lo zakat apre un’altra via. L’obbligo religioso di destinare risorse a chi si trova in una condizione di bisogno può sostenere scuole, materiali e percorsi educativi. Il passaggio più significativo avviene quando la persona con disabilità accede direttamente alla parola religiosa. Un testo coranico in Braille, un insegnamento mediato dalla Lingua dei Segni, una lezione costruita per chi apprende con tempi diversi fanno più che rendere accessibile un contenuto. Restituiscono autorità. Il credente cieco o sordo non rimane colui per il quale gli altri pregano e interpretano, può studiare, discutere, insegnare. L’inclusione entra nel punto più delicato di ogni religione, ovvero chi possiede il diritto di pronunciare la parola.
Il Ministero indonesiano ha promosso anche percorsi formativi dedicati al Corano nella Lingua dei Segni, rivolti a educatori e studenti sordi. Il pesantren, il collegio islamico nel quale studio, preghiera e vita quotidiana condividono lo stesso spazio, rende ancora più evidente questa possibilità. La struttura di esso può offrire a un giovane con disabilità una comunità continua, non limitata alle ore di lezione. Mangiare, dormire, studiare e pregare insieme produce quella familiarità che nessun protocollo riesce a decretare. La stessa intensità, però, può trasformarsi in controllo e dipendenza. Ogni comunità totale, infatti, moltiplica sia le opportunità di appartenenza sia il potere esercitato sul singolo. L’accoglienza religiosa raggiunge la propria maturità quando smette di custodire soltanto il vulnerabile e comincia a riconoscerne la voce.
Anche il giudizio sulle scuole speciali richiede prudenza. Dall’Italia siamo portati a leggerle come un residuo segregativo. La nostra storia ci ha insegnato, a caro prezzo, che separare stabilmente gli alunni riduce aspettative e cittadinanza. In alcuni territori indonesiani, tuttavia, la Sekolah Luar Biasa può costituire il primo varco fuori dalla segregazione domestica. Un ragazzo sordo vi incontra una lingua e persone con cui usarla. Un adolescente con disabilità intellettiva trova compagni con cui condividere un ritmo, un gioco, perfino un litigio. Essere sempre il più fragile in mezzo a persone molto distanti per capacità e codici sociali può diventare una forma raffinata di solitudine. Questo interrogativo riguarda anche la scuola italiana. Abbiamo difeso giustamente il diritto a stare con tutti, ma raramente ci domandiamo se ciascun ragazzo disponga anche di qualcuno con cui poter stare da pari. Un pari non è soltanto un coetaneo anagrafico. È una persona che può rispondere, contraddire, sfidare, condividere un interesse senza trasformare ogni incontro in assistenza. La scuola speciale può separare dal mondo. La scuola comune può lasciare soli nel mondo. E la qualità educativa si misura nello spazio difficile tra questi due fallimenti.
L’Indonesia sta tentando dunque di costruire un sistema nazionale in una geografia che oppone resistenza all’uniformità. La normativa possiede un coraggio che merita rispetto. Mancano ancora docenti, rampe, carrozzine, trasporti, ausili, équipe e continuità. Il diritto ha raggiunto la lingua della legge prima di raggiungere molti corpi. Guardare questo processo da insegnante italiano produce un duplice effetto. Fa apprezzare la strada percorsa dal nostro Paese, dalle stanze chiuse dei decenni passati alla scuola comune, dalla benevolenza al diritto. E incrina la soddisfazione con cui talvolta contempliamo i nostri apparati. Abbiamo infatti imparato a scrivere l’inclusione con grande precisione, ma un Paese come l’Indonesia ricorda che bisogna ancora saperla vivere. Il PEI assegna obiettivi e responsabilità, non genera da solo fratellanza. Le norme impediscono l’abbandono, non assicurano uno sguardo capace di vedere possibilità dove altri vedono destino.
Tra Bali, Giava e Lombok si incontrano due lezioni che sarebbe imprudente separare. La prima dice che la comunità, senza diritti, può amare e proteggere fino a soffocare. La seconda dice che i diritti, senza comunità, possono collocare una persona nel posto corretto e lasciarla lì, perfettamente sola.
*Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado, impegnato da molti anni negli istituti professionali. Si occupa di inclusione e di formazione dei docenti e collabora con l’Università di Parma nei percorsi di formazione degli insegnanti di sostegno, conducendo laboratori di didattica e area antropologica.
L’Indonesia ha ratificato il 30 novembre 2011 la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (non ne ha invece ratificato il Protocollo Opzionale).

Anche il giudizio sulle scuole speciali richiede prudenza. Dall’Italia siamo portati a leggerle come un residuo segregativo. La nostra storia ci ha insegnato,

I GIOVANI EUROPEI CHIEDONO UN TURISMO SOSTENIBILE ANCHE SUL PIANO DELL’ACCESSIBILITÀ29 Luglio, 2026Articolo pubblicato s...
03/08/2026

I GIOVANI EUROPEI CHIEDONO UN TURISMO SOSTENIBILE ANCHE SUL PIANO DELL’ACCESSIBILITÀ
29 Luglio, 2026
Articolo pubblicato su Superando

Nel corso di un recente “Dialogo dei Giovani dell’Unione Europea” con il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo Sostenibile Tzitzikostas, la rappresentante del Comitato Giovani del Forum Europeo sulla Disabilità, Lydia Vlagsma, ha sottolineato tra l’altro i costi aggiuntivi che le persone con disabilità devono affrontare viaggiando, a causa della necessità di trasporti o alloggi accessibili. C’è dunque attesa, da parte del Forum, della nuova Strategia Europea per il Turismo Sostenibile, con l’auspicio che contenga un capitolo approfondito sull’accessibilità
I Dialoghi dei Giovani dell’Unione Europea (EU Youth Dialogues) riuniscono una serie di giovani con i responsabili politici dell’Unione stessa per garantire che la loro prospettiva sia integrata nelle politiche europee. E anche i componenti del Comitato Giovani dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, hanno partecipato a vari Dialoghi dei Giovani con i Commissari Europei, tra cui quello, nello scorso mese di marzo, con la commissaria europea per la Parità, la Preparazione e la Gestione delle Crisi Hadja Lahbib.
Qualche settimana fa, invece, un nuovo Dialogo dei Giovani si è avuto con il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo Sostenibile Apostolos Tzitzikostas, incontro che ha riunito ad Atene 20 giovani provenienti da 15 diversi Paesi, per discutere in particolare futuro del turismo nell’Unione.
Per l’occasione, a rappresentare il Forum Europeo sulla Disabilità vi era Lydia Vlagsma, una delle presidenti del Comitato Giovani dell’EDF, che ha sottolineato soprattutto i costi aggiuntivi che le persone con disabilità devono affrontare viaggiando, a causa della necessità di trasporti o alloggi accessibili, ribadendo un concetto già espresso in precedenza da Dimitra Xidous, giovane avvocata rappresentante dell’ENAT, la Rete Europea per il Turismo Accessibile.
Dal canto suo, il commissario Tzitzikostas ha riconosciuto che «l’accessibilità è una questione fondamentale che riceverà maggiore attenzione nella futura Strategia Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità» e che “il turismo dovrebbe essere per tutti e tutte».
Anche alla luce di queste affermazioni, dunque, da parte dell’EDF si attende con interesse la pubblicazione della nuova Strategia Europea per il Turismo Sostenibile, alla quale anche il Forum ha contribuito, con l’auspicio che essa contenga un capitolo approfondito sull’accessibilità. (S.B.)

Nel corso di un recente "Dialogo dei Giovani dell'Unione Europea" con il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo Sostenibile Tzitzikostas, la

DIRITTI UMANI E DEMOCRAZIA NEL MONDO: I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ SIANO UNA PRIORITÀ PER L’UNIONE EUROPEA14 L...
15/07/2026

DIRITTI UMANI E DEMOCRAZIA NEL MONDO: I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ SIANO UNA PRIORITÀ PER L’UNIONE EUROPEA
14 Luglio, 2026
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Il Piano d’Azione dell’Unione Europea sui Diritti Umani e la Democrazia coincide sostanzialmente con la strategia globale dell’Unione stessa, per promuovere e difendere i diritti fondamentali, lo stato di diritto e la democrazia nel mondo. In vista della definizione del nuovo Piano, il Forum Europeo sulla Disabilità chiede che in ogni àmbito di esso vengano pienamente recepiti i diritti delle persone con disabilità
«Chiediamo all’Unione Europea di garantire che i diritti delle persone con disabilità siano pienamente recepiti nel prossimo Piano d’Azione dell’Unione sui Diritti Umani e la Democrazia 2027 (EU Action Plan on Human Rights and Democracy)»: l’istanza proviene dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che su tale tema ha presentato una serie di proprie raccomandazioni all’inizio di questo mese, durante le consultazioni della Società Civile presso l’EEAS (European External Action Service) il servizio responsabile per gli Affari Esteri dell’Unione Europea.
Il Piano d’Azione di cui si parla, coincide sostanzialmente con la strategia globale dell’Unione Europea per promuovere e difendere i diritti fondamentali, lo stato di diritto e la democrazia nel mondo. «Ci aspettiamo – sottolineano a tal proposito dall’EDF – che i diritti delle persone con disabilità vengano affrontati attraverso le più ampie prospettive di azione esterna dell’Unione Europea, incluso appunto il Piano d’Azione sui Diritti Umani e la Democrazia e se questo avverrà, ciò dovrà significare impegni concreti, finanziamenti dedicati, una partecipazione significativa delle organizzazioni di persone con disabilità e un solido sistema di monitoraggio e rendicontazione».
«Il Piano d’Azione sui Diritti Umani e la Democrazia post-2027 – aggiungono dal Forum – viene elaborato in un momento in cui la democrazia, lo spazio civico e i diritti umani sono sottoposti a crescenti pressioni in tutto il mondo. A tal proposito va ribadito che l’azione esterna dell’Unione Europea deve rifarsi agli impegni assunti nell’àmbito della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, integrando l’inclusione delle stesse persone con disabilità in ogni àmbito del Piano, comprese misure mirate ad affrontare gli ostacoli specifici di questa epoca. Il nuovo Piano, dunque, dovrebbe garantire l’inclusione dei diritti delle persone con disabilità in ogni azione esterna dell’Unione Europea, dagli incontri al vertice sui diritti umani, al sostegno alla democrazia, dall’azione umanitaria alle politiche digitali, fino agli investimenti del Global Gateway, il progetto lanciato dall’Unione nel 2021, con l’obiettivo di sviluppare nuove infrastrutture nei Paesi in cerca di sviluppo».
In piena coerenza con quanto detto, è l’elenco delle istanze espresse dall’EDF su tale questione. Si chiede cioè di:
° garantire una partecipazione significativa degli organi di tutela delle persone con disabilità alla progettazione, all’attuazione e al monitoraggio delle azioni esterne dell’Unione Europea;
° garantire l’accessibilità in tutti i programmi e le iniziative finanziati dall’Unione Europea;
° includere impegni chiari per l’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità;
° fornire finanziamenti certi e accessibili agli organi di tutela delle persone con disabilità, comprese le organizzazioni locali nei Paesi partner;
° introdurre indicatori inclusivi per le persone con disabilità al fine di monitorare i progressi e rafforzare la responsabilità.
Mentre dunque i lavori per arrivare al nuovo Piano d’Azione proseguono, il Forum Europeo sulla Disabilità continuerà a collaborare con i propri membri e partner, per far sì che i diritti delle persone con disabilità rimangano «una priorità chiara e misurabile nell’azione esterna dell’Unione Europea». (S.B.)

«Il Piano d’Azione sui Diritti Umani e la Democrazia post-2027 – aggiungono dal Forum - viene elaborato in un momento in cui la democrazia, lo spazio civico e

ACCESS CITY AWARD 2027Entro il 4 settembre 2026, le città europee con più di 50.000 abitanti possono presentare la propr...
14/07/2026

ACCESS CITY AWARD 2027
Entro il 4 settembre 2026, le città europee con più di 50.000 abitanti possono presentare la propria candidatura all’Access City Award 2027. Il premio, promosso dalla Commissione europea in collaborazione con il Forum Europeo European Disability Forum, valorizza le amministrazioni locali che si distinguono per l’impegno nel rendere le città sempre più accessibili e inclusive per le persone con disabilità.
L’iniziativa mira a mettere in evidenza le esperienze urbane che hanno saputo realizzare interventi concreti per migliorare l’accessibilità di spazi, servizi e infrastrutture, favorendo la piena partecipazione e l’autonomia delle persone con disabilità nella vita della comunità. Le tre città che si classificheranno ai primi posti riceveranno un contributo economico da investire in ulteriori progetti dedicati all’accessibilità.
Per l’edizione 2027 è stata introdotta una nuova menzione speciale dedicata ai "Servizi di prossimità accessibili", che premierà la città capace di promuovere in modo significativo l’autonomia delle persone con disabilità attraverso servizi locali inclusivi. Saranno inoltre assegnati riconoscimenti ad amministrazioni che abbiano sviluppato soluzioni particolarmente innovative nei settori della mobilità, degli spazi pubblici, delle tecnologie digitali e dell’accessibilità del patrimonio culturale.
La proclamazione delle città vincitrici avverrà il 4 dicembre 2026 a Bruxelles, in occasione della Giornata Europea delle Persone con Disabilità.

Le città di tutta l’UE sono invitate a candidarsi all’edizione 2027 dell’Access City Award, il premio che riconosce gli sforzi più significativi per rendere la vita urbana più accessibile alle persone con disabilità.

LE PERSONE CON DISABILITÀ NON POSSONO PIÙ ESSERE ESCLUSE DALLE POLITICHE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI1 Luglio, 2026Articolo...
02/07/2026

LE PERSONE CON DISABILITÀ NON POSSONO PIÙ ESSERE ESCLUSE DALLE POLITICHE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI
1 Luglio, 2026
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«Integrare le persone con disabilità e la loro inclusione nelle politiche, nei finanziamenti e nell’attuazione delle azioni globali sui cambiamenti climatici»: lo chiedono con forza, in un recente rapporto presentato in giugno alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti di Bonn, il Forum Europeo sulla Disabilità e il Comitato sul Clima e la Disabilità di Climate Watch, per evitare che gli impegni a non lasciare indietro nessuno non restino che vuote parole
Appaiono quanto mai attuali – tanto più in queste giornate di clima a dir poco anomalo, che sta interessando tutta l’Europa – i solleciti contenuti nel recente rapporto intitolato Best Practices on Disability-Inclusive Climate Action 2026 (letteralmente “Migliori pratiche per un’azione climatica inclusiva per le persone con disabilità entro il 2026”), documento prodotto dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, insieme al Disability Climate Caucus, ossia il Comitato sul Clima e la Disabilità di Climate Watch* (il rapporto è disponibile integralmente in pdf accessibile a questo link). In esso, infatti, si chiede «un’azione urgente per integrare l’inclusione delle persone con disabilità nelle politiche, nei finanziamenti e nell’attuazione delle azioni globali sui cambiamenti climatici».
Realizzato grazie al supporto del Disability Rights Fund, il rapporto è stato presentato in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti, svoltasi a Bonn nel giugno scorso. Vi si illustrano una serie di esempi concreti provenienti da tutto il mondo, dalla preparazione inclusiva alle catastrofi in Perù alla leadership climatica delle donne con disabilità in Tanzania e all’adattamento intersezionale in Nepal. «Tutti esempi – si legge nel documento – i quali dimostrano che quando le persone con disabilità sono incluse come leader e decisori, l’azione climatica diventa più efficace, equa e sostenibile. Ma nonostante ciò, le persone con disabilità continuano a essere escluse sia dalle politiche che dalle pratiche, in un momento in cui i negoziati sul clima si concentrano sull’adattamento alle nuove situazioni, sui finanziamenti e su una giusta transizione».
Oggi il Disability Climate Caucus agisce come gruppo informale e dunque l’istanza espressa, pienamente sostenuta dal Forum Europeo sulla Disabilità, è quanto mai chiara: «Chiediamo il riconoscimento formale delle persone con disabilità come gruppo di rappresentanza ufficiale, nell’àmbito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, su un piano di parità con gli altri gruppi di portatori d’interesse. Questo consentirebbe infatti di garantire una rappresentanza sistematica nei processi dettati dalla stessa Convenzione Quadro, di rafforzare l’accesso agli spazi di negoziazione e al processo decisionale, assicurando appunto che le prospettive delle persone con disabilità siano incluse in tutti i filoni di lavoro sul clima. Senza questo passaggio, invece, le persone con disabilità continueranno ad affrontare barriere strutturali alla partecipazione, un accesso limitato ai negoziati e una ridotta influenza sulle decisioni riguardanti direttamente le loro vite e continuerebbe ad essere una grave lacuna nelle politiche e nei finanziamenti per il clima».
Il rapporto individua quindi una serie di priorità chiave, ossia «integrare la disabilità nei contributi nazionali mirati alle azioni sul clima, garantire meccanismi di finanziamento per il clima accessibili e inclusivi, dare priorità nei finanziamenti stessi alle organizzazioni di persone con disabilità, colmare le lacune critiche nei dati sulla disabilità e sugli impatti climatici. Senza queste azioni, infatti, le politiche sul clima rischiano di rafforzare le disuguaglianze esistenti e di deludere le persone più vulnerabili».
Dal canto suo, l’EDF ritiene che l’Unione Europea debba «dare l’esempio, assumendo un ruolo cruciale di leader globale in materia di diritti umani e di azione per il clima». In tal senso, il rapporto invita l’Unione «a promuovere a propria volta il riconoscimento delle persone con disabilità come gruppo formale di interesse all’interno della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, garantendo che l’inclusione delle stesse persone con disabilità sia integrata sistematicamente nelle negoziazioni sul clima e nelle azioni extra-Unione Europea. Per questo devono aumentare i finanziamenti per il clima inclusivi delle persone con disabilità, attraverso gli strumenti e le partnership dell’Unione, promuovendo la leadership delle persone con disabilità medesime nei negoziati e nelle partnership internazionali del settore. Tutto ciò è essenziale per garantire che la leadership climatica dell’Unione sia pienamente in linea con i propri impegni ai sensi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
«Invitiamo quindi tutti i governi, i donatori e le parti interessate della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ad agire nei termini evidenziati – è l’appello conclusivo del Forum Europeo sulla Disabilità – perché in caso contrario, l’azione per il clima continuerà a non mantenere la promessa di essere inclusiva e di non lasciare indietro nessuno». (Stefano Borgato)
*The Climate Watch è una piattaforma online gratuita e aperta gestita dal World Resources Institute (WRI) in collaborazione con enti internazionali come la Banca Mondiale e il Segretariato delle Nazioni Unite.

Appaiono quanto mai attuali - tanto più in queste giornate di clima a dir poco anomalo, che sta interessando tutta l’Europa - i solleciti contenuti nel

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