Associazione Mareamico

Associazione Mareamico Mareamico è un’Associazione Ecologico Scientifica apartitica e senza scopo di lucro, costituita Presidente dell’Associazione è l’On.

Mareamico è un’Associazione apartitica e senza scopo di lucro, costituita a Roma il 31 gennaio 1989. Roberto Tortoli, già Sottosegretario all’Ambiente e attuale Vice Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Presidente del Comitato Scientifico è il Prof. Leonardo Damiani, Docente Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia Dipartimento di Ingegneria Civile, Am

bientale, del Territorio, Edile e di Chimica - Politecnico di Bari
Presidente Onorario del Comitato Scientifico è il Prof. Giuseppe Cognetti già Docente del Dipartimento Scienze dell’Uomo e dell’Ambiente – Università di Pisa. L’Associazione ha lo scopo di fornire una corretta e aggiornata informazione delle problematiche marine, promuovendo iniziative che permettano alle varie categorie interessate di conoscere e dibattere i molteplici problemi dell’ambiente marino in tutti gli aspetti ecologici, culturali, turistici ed economici, sensibilizzando le Istituzioni su tali questioni favorendo rapporti di amicizia e di partenariato con i vari Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Fra i tanti eventi che l’Associazione organizza dal 1989, grande importanza riveste “La Rassegna del Mare”, una manifestazione annuale che riunisce studiosi Italiani ed esteri, ambientalisti, operatori del settore della pesca, imprenditori pubblici e privati. Per realizzare la sua mission promuove incontri, scambi di esperienze culturali attraverso conferenze, dibattiti, convegni, ricerche ed ogni altra attività promozionale e scientifica. Le attività di Mareamico hanno sempre ottenuto la condivisione e la collaborazione di importanti Associazioni, Università ed Istituzioni italiane e straniere con le quali sono stati stipulati Protocolli d’Intesa. Tra i principali accordi, quelli sottoscritti con l’Aremedd (Associazione di Rete Mediterranea per lo Sviluppo Duraturo), la Regione Lazio, l’Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio, l’Associazione Parlamentare Amici del Mare, la Société Tunisienne des Sciences Naturelles, il Ministero dei Trasporti, dell’Ambiente e della Pesca del Montenegro.

30/10/2025

La scorsa settimana, ho ottenuto più di 50 reazioni sui miei post. Grazie a tutti per il sostegno! 🎉

Mareamico, nella ###IV Rassegna del Mare ha avuto come uditori i ragazzi dell' Istituto di Istruzione Superiore "Leonard...
29/10/2025

Mareamico, nella ###IV Rassegna del Mare ha avuto come uditori i ragazzi dell' Istituto di Istruzione Superiore "Leonardo da Vinci” di Trapani, si ringrazia la Professoressa Vincenza Genco e l'Istituto che hanno permesso ai ragazzi la partecipazione.
Si ringrazia per la collaborazione anche il Liceo I.I.S. Fardella Ximenes la Vice Preside Rosanna Poma e la Professoressa Loredana Rizzo

Mareamico ringrazia per la collaborazione la Dirigente Scolastica dell'Istituto Superiore "I & V Florio" Erice  la Dr.ss...
29/10/2025

Mareamico ringrazia per la collaborazione la Dirigente Scolastica dell'Istituto Superiore "I & V Florio" Erice la Dr.ssa Mandina ed in particolare i Professori : Luigi Cianni e Paolo Torrente per la Sala, per il Ricevimento il Professor Salvatore Todaro e per la cucina il Professor Vincenzo Occhipinti, che si sono adoperati per l'ottima riuscita dell'accoglienza, del servizio e degli Show Cooking.

Nel corso della ###IV Rassegna del Mare di Mareamico, il gusto è stato protagonista con gli show cooking dedicati al pes...
26/10/2025

Nel corso della ###IV Rassegna del Mare di Mareamico, il gusto è stato protagonista con gli show cooking dedicati al pesce fresco e ai prodotti tipici siciliani. Un viaggio tra tradizione e creatività, per raccontare il territorio anche attraverso il palato. La cucina diventa cultura, identità e dialogo con il mare e le sue risorse. A fare da cornice, i racconti dei pescatori, i saperi tramandati dai maestri della scuola alberghiera coinvolta quest'anno e l’incontro fra innovazione e memoria. Perché anche a tavola si costruisce il futuro del Mediterraneo. E Mareamico lo sa, non a caso da anni, oltre gli studi scientifici e le proposte degli addetti ai lavori, promuove il valore del cibo come cultura, identità e sostenibilità.

Mareamico ringrazia la Scuola Alberghiera Ignazio e Vincenzo Florio di Erice che ha deliziato i palati di quanti hanno partecipato alla Rassegna

Tavola Rotonda Turismo crocieristico, portualità e Blue EconomyLa sessione conclusiva della ###IV Rassegna del Mare si è...
25/10/2025

Tavola Rotonda Turismo crocieristico, portualità e Blue Economy

La sessione conclusiva della ###IV Rassegna del Mare si è aperta con un confronto dedicato a uno dei temi più strategici per il futuro costiero del nostro Paese: il turismo crocieristico e il suo rapporto con la portualità e la Blue Economy. In un momento in cui il Mediterraneo rappresenta uno dei bacini più attrattivi al mondo per il traffico passeggeri, si avverte l’urgenza di ripensare i modelli di accoglienza, i servizi portuali e le ricadute economiche e ambientali sulle comunità locali. La tavola rotonda ha inteso esplorare come un settore in forte espansione possa diventare motore di sviluppo sostenibile, integrandosi con le altre filiere del mare e contribuendo alla crescita dei territori. Al centro del dibattito: la pianificazione integrata degli scali crocieristici, l’adeguamento infrastrutturale, le sfide ambientali, il dialogo con le comunità locali e il ruolo strategico della governance pubblica.
Natale Amoroso, presidente della Cooperativa "La Tramontana" di Trapani, ha aperto la tavola rotonda portando l’esperienza concreta di un modello virtuoso di Blue Economy integrata al territorio. Fondata nel 2007, "La Tramontana" è stata pioniera in Sicilia nel promuovere l’ittiturismo come strumento di rigenerazione economica, culturale e ambientale, riuscendo a trasformare la tradizione marinara in un’opportunità multifunzionale di sviluppo sostenibile. Attraverso l’unione tra pesca professionale, ristorazione a km zero, ospitalità turistica, educazione ambientale e pescaturismo, la cooperativa ha costruito un vero e proprio presidio costiero in grado di raccontare e valorizzare il mare come risorsa identitaria, non solo economica. Situata in una delle zone più suggestive della costa trapanese, tra le Isole Egadi e i siti archeologici della Sicilia occidentale, "La Tramontana" incarna un’idea di turismo esperienziale che mette al centro la relazione tra uomo e mare. Amoroso ha sottolineato come questo tipo di iniziative dimostrino che è possibile coniugare tutela ambientale, tradizione e impresa, proponendo un’alternativa concreta alla crisi della pesca artigianale, attraverso il dialogo tra saperi antichi e nuove forme di economia blu.
Salvatore Braschi, oggi presidente di Confcooperative Trapani, ha raccontato un percorso lungo e coerente che unisce impegno politico, esperienza diretta sul territorio e visione strategica per l’economia del mare. Con un passato da consulente per la Commissione Ambiente del Senato, dove ha lavorato alla redazione di una proposta di legge sulle aree protette, Braschi ha sottolineato come la sua azione abbia avuto radici profonde nella comunità di Favignana, che ha rappresentato per oltre 25 anni come consigliere comunale. Già a metà degli anni ’90, quando il concetto di Blue Economy era ancora lontano dall’attuale diffusione, Braschi iniziava a confrontarsi con gli armatori della piccola pesca sul tema del pescaturismo. All’epoca, racconta, fu una sfida culturale: per molti pescatori, abituati a ritmi e ruoli consolidati, aprirsi a una visione turistica della propria attività significava rompere schemi tradizionali. Eppure, proprio quella “diversificazione intelligente” ha rappresentato una via di uscita dalla crisi del settore, dando vita a nuove fonti di reddito e salvaguardando allo stesso tempo la cultura marinara locale. Oggi quel modello, sperimentato alle Isole Egadi, è una best practice riconosciuta: consente ai turisti di salire a bordo, vivere in prima persona una giornata di pesca e comprendere il valore del mare attraverso l’esperienza diretta. Un approccio che riduce lo sforzo di pesca, rafforza il legame tra comunità costiere e visitatori e costruisce un futuro più sostenibile per chi vive di mare.
Il dr. Fabio Croccolo, dirigente del Ministero dei Trasporti e membro del Comitato Scientifico di Mareamico, ha offerto una riflessione lucida e pragmatica sul ruolo del turismo in Italia. Secondo Croccolo, il nostro Paese non può permettersi di considerare il turismo una scelta fra tante: è un destino naturale, una vocazione dettata dall’eccezionale concentrazione di patrimonio culturale e paesaggistico che possediamo. Non a caso, l’Italia custodisce circa la metà del patrimonio culturale mondiale, un’eredità che richiama inevitabilmente l’attenzione internazionale. Croccolo ha preso ad esempio il caso di Trapani, che fino a pochi anni fa viveva una realtà quasi priva di flussi turistici strutturati. Oggi, al contrario, è una città trasformata: piena di attività, servizi e una nuova vitalità legata proprio alla presenza dei visitatori. Ma - ha sottolineato - questa evoluzione non è stata il risultato diretto di politiche pubbliche locali, quanto piuttosto l’effetto di una trasformazione culturale e globale, che impone alle comunità locali di scegliere se subire o governare il cambiamento. Da tecnico, Croccolo ha espresso fiducia nella capacità di gestire con consapevolezza questa transizione, ma ha anche lanciato un monito chiaro: l’Italia deve decidere in modo netto su quali settori puntare. In questo contesto, la portualità non deve essere considerata soltanto come una voce industriale, ma come un’infrastruttura strategica a supporto della logistica del turismo e della blue economy, capace di generare sviluppo sostenibile, coesione territoriale e nuove opportunità occupazionali.
Stefania Frandi, dell’Associazione Italiana di Diritto Marittimo (AIDIM), ha portato alla tavola rotonda uno spunto originale e ricco di storia, ripercorrendo le origini dell’imprenditoria balneare italiana. Ha ricordato come questa realtà economica affondi le sue radici nel lontano 1781, quando a Livorno nacquero i Bagni Baretti per iniziativa del console sardo Baretti, realizzati non su spiagge sabbiose ma sugli scogli, in un tratto di demanio marittimo. In quella fase pionieristica, il mare non era ancora percepito come spazio ricreativo, bensì come elemento terapeutico: l’andare “a bagno” aveva una finalità salutistica più che turistica. Col passare del tempo, però, il rapporto degli italiani con il mare si è profondamente evoluto, trasformando la costa da luogo di cura a spazio di svago e benessere. La Versilia (con località iconiche come Viareggio e Forte dei Marmi) ha segnato questo passaggio culturale, dando vita a una vera e propria industria del balneare capace di influenzare l’identità territoriale e la morfologia delle coste. L’imprenditrice balneare nonché avvocato con lunga esperienza nel settore ha sottolineato come le imprese balneari, in particolare quelle a conduzione familiare, siano state capaci di adattarsi ai cambiamenti della società, intercettando nuove esigenze e contribuendo allo sviluppo turistico, economico e culturale dei litorali italiani. Un patrimonio di conoscenze, valori e competenze che oggi va tutelato e rilanciato, anche alla luce delle sfide poste dalla sostenibilità, dal cambiamento climatico e dalle nuove direttive europee in materia di concessioni demaniali.
Il professor Piergiorgio Manciola, dell’Università di Perugia, ha condiviso un’analisi approfondita su uno dei nodi più sensibili del turismo marittimo: il passaggio delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia che presenta il problema di essere poco profonda per consentire il passaggio delle grandi navi. Ciò suggerirebbe di scavare canali fino a 8-9 metri di profondità, con importanti implicazioni ambientali e idrografiche, ma le conseguenze di tali interventi potrebbero compromettere irreversibilmente il delicatissimo equilibrio lagunare. Il rischio, ha sottolineato il professore, è quello di alterare i naturali flussi idrici, accelerare l’erosione dei fondali e aggravare la subsidenza, con impatti non solo ambientali ma anche sociali e culturali. Venezia non è solo un porto, ma un ecosistema fragile e un patrimonio mondiale che impone un approccio integrato e responsabile. Per questo motivo, ha ribadito l’importanza di soluzioni tecnicamente sostenibili, frutto di una reale concertazione tra amministrazioni, tecnici, cittadini e mondo produttivo, nella consapevolezza che ogni scelta urbanistica e infrastrutturale incide direttamente sulla memoria e sul futuro della città. Dopo aver studiato a fondo il tema, ha ricordato che è ancora in sospeso il concorso di idee promosso dal Commissario Straordinario per individuare approdi alternativi esterni alla laguna, oggi fermo a causa di complicazioni burocratiche. Nel frattempo, ha spiegato, sono emerse diverse soluzioni provvisorie per continuare a garantire l’accesso delle navi, tra cui l’abbandono del vecchio itinerario da Bocca di Lido a favore dell’ingresso da Bocca di Malamocco, lungo il canale dei Petroli fino a Fusina, con una possibile deviazione verso la stazione marittima. Tuttavia, secondo l’esperto in ingegneria delle acque, una delle ipotesi più sostenibili rimane la riattivazione del porto di Marghera e del canale Vittorio Emanuele III, che corre parallelo al ponte della Libertà. Tra i porti di appoggio suggeriti spiccano Marghera, Fusina e Chioggia, quest’ultimo valorizzato anche per la sua identità turistica autonoma. Il docente ha sottolineato però un aspetto tecnico non trascurabile: la laguna veneziana è caratterizzata da bassi fondali e per consentire l’accesso delle grandi navi è necessario scavare canali profondi fino a 8-9 metri, operazioni che comportano conseguenze rilevanti sull’equilibrio ambientale, la circolazione idrica e la morfologia della laguna. Un tema su cui serve visione strategica e un forte senso di responsabilità istituzionale.
Giulia Motta Zanin, dell’Università del Salento e membro del Comitato Scientifico Mareamico, ha tracciato un quadro dettagliato e articolato dell’importanza strategica che il turismo, e in particolare quello marittimo, riveste nell’area mediterranea. Il Mare Nostrum si configura come uno dei poli turistici più attrattivi del pianeta: già nel 2017 ha registrato il 30% dei flussi globali, accogliendo circa 360 milioni di visitatori, in prevalenza lungo le coste e nei mesi estivi. Questo dato non è solo indicativo della vocazione turistica del bacino, ma anche della pressione crescente su ecosistemi e infrastrutture locali. Il turismo contribuisce in modo significativo al PIL regionale (circa l’11%) oltre a sostenere occupazione, esportazioni e investimenti, rendendolo un motore fondamentale per l’economia mediterranea. Tuttavia, ha avvertito l’esperta in pianificazione urbanistica e territoriale, questa risorsa è fortemente vulnerabile: tensioni geopolitiche, crisi economiche e sociali, il cambiamento climatico e il deterioramento ambientale rappresentano minacce concrete che possono minare la stabilità del settore. In questo contesto, il turismo crocieristico ha assunto un peso crescente: il Mediterraneo è oggi la seconda area al mondo per traffico di navi da crociera, con numeri in costante ascesa. Basti pensare che nel 2017 i passeggeri hanno superato i 24 milioni, con una rete portuale estesa e articolata: 36 scali principali distribuiti tra Mediterraneo occidentale, Adriatico e Mediterraneo orientale. Secondo le stime della Cruise Lines International Association, entro il 2026 un quarto del traffico crocieristico globale sarà concentrato proprio nel Mediterraneo. Questi numeri impongono, secondo la relatrice, una governance lungimirante e condivisa, che metta al centro la sostenibilità ambientale e l’equilibrio tra sviluppo economico e tutela del patrimonio naturale e culturale. Il turismo marittimo, se ben gestito, può diventare non solo un volano economico, ma anche uno strumento di rigenerazione territoriale e valorizzazione identitaria.
Il professore di Geografia Economica e Politica del Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e membro del Comitato Scientifico Mareamico, Stefano Soriani, ha chiuso la tavola rotonda affrontando uno dei temi più controversi della portualità turistica: il futuro del traffico crocieristico a Venezia. La questione del canale Vittorio Emanuele III, che dovrebbe ricollegare Marghera alla storica stazione marittima veneziana, resta sospesa in un equilibrio fragile tra valutazioni ambientali, pressioni sociali e scelte politiche. Anche se gli studi tecnici e gli iter autorizzativi dovessero dare esito positivo, ha spiegato Soriani, rimarrebbe il nodo della forte opposizione dell’opinione pubblica, in particolare del movimento "No Grandi Navi", che continua a esercitare un'influenza rilevante sul dibattito. A complicare ulteriormente il quadro è l'attesa, ormai da tempo prolungata, dell’esito del concorso di idee per la realizzazione di un terminal crocieristico offshore, che potrebbe rappresentare una soluzione strutturale, ma è bloccato da lungaggini burocratiche. Dopo il decreto Draghi del 2021, che ha vietato l’ingresso delle grandi navi nella laguna, Venezia ha registrato un drastico calo del traffico crocieristico: dai 1,6 milioni di passeggeri del 2019 si è passati a una ripresa ancora parziale nel 2022. Parte dei flussi è stata assorbita temporaneamente da Trieste e Ravenna, che ora però rischiano di essere penalizzate dal ritorno in campo di Venezia. In questo scenario, il caso di Chioggia emerge come esempio interessante di riconversione intelligente e sostenibile. Con circa 50.000 passeggeri l’anno, in prevalenza da crociere di lusso in modalità "on-port", Chioggia sta costruendo una propria identità portuale e turistica, puntando sulla qualità dell’accoglienza più che sulla quantità. Una scelta che, secondo Soriani, dovrebbe guidare anche la riflessione più ampia sul ruolo dei porti nel contesto della Blue Economy: se i porti di semplice transito generano effetti economici marginali, quelli in grado di offrire servizi integrati, accoglienza strutturata e sinergie con il territorio producono benefici ben più consistenti, sia in termini occupazionali che di ricadute economiche e culturali sul territorio.

Tavola rotonda: “Energia pulita da fonti rinnovabili offshore: un’incredibile occasione per la generazione di nuovi post...
25/10/2025

Tavola rotonda: “Energia pulita da fonti rinnovabili offshore: un’incredibile occasione per la generazione di nuovi posti di lavoro al Sud”.

La mattinata di sabato 25 ottobre della ###IV Rassegna del Mare si è aperta con una tavola rotonda di grande attualità e respiro strategico: “Energia pulita da fonti rinnovabili offshore: un’incredibile occasione per la generazione di nuovi posti di lavoro al Sud”. Il dibattito ha posto al centro l’urgenza e le opportunità legate alla transizione energetica, con particolare attenzione allo sviluppo dell’eolico marino e delle altre tecnologie rinnovabili off-shore. Un settore in piena espansione, che potrebbe rappresentare un volano di crescita sostenibile e occupazionale per il Mezzogiorno, trasformando le coste del Sud Italia in protagoniste della nuova economia verde. Nel corso della tavola rotonda, esperti, amministratori, ricercatori, tecnici e rappresentanti del mondo imprenditoriale (Terna, Edison e società interessate) hanno affrontato i nodi chiave di questa sfida: dalla pianificazione spaziale marittima alla sostenibilità ambientale, dal coinvolgimento delle comunità locali alla formazione di nuove competenze professionali.
Ad aprire la tavola rotonda è stato Domenico Coiro, docente dell’Università di Napoli Federico II di Napoli e presidente di SeapowerScar, nonché membro del Comitato Scientifico di Mareamico. Nel suo intervento ha evidenziato la necessità strategica di creare veri e propri “corridoi energetici” che colleghino il territorio nazionale, piuttosto che puntare solo alla realizzazione isolata di parchi eolici offshore. Senza un’infrastruttura integrata e interconnessa, ha sottolineato, il potenziale delle rinnovabili marine rischia di restare inespresso. Il prof. del Dipartimento di ingegneria industriale dell'università partenopea ha ricordato come l’Italia sia alla vigilia di uno sviluppo imponente nel settore dell’eolico marino, con oltre 100 gigawatt di potenza in fase di progettazione e sviluppo, un’opportunità che potrebbe trasformare il Mezzogiorno in un hub energetico strategico per il Paese. I numeri parlano chiaro: solo in Sicilia, la costruzione di un parco offshore potrebbe generare oltre 6.600 posti di lavoro a tempo pieno nei sei anni di cantiere, a cui si aggiungerebbero altri 680 occupati stabili per i 25 anni successivi di gestione e manutenzione dell’impianto. In termini economici, il risparmio energetico complessivo per l’isola potrebbe aggirarsi intorno ai 3 miliardi di euro lungo tutto il periodo di concessione.
Roberto Bardari, componente della Commissione Via del Mase, ha portato al tavolo una visione lucida e concreta sul ruolo crescente delle rinnovabili offshore nel panorama energetico nazionale. Il suo intervento ha evidenziato l’enorme volume di investimenti previsti nel settore, con oltre 61 miliardi di euro già in programma per 26 impianti eolici offshore attualmente sottoposti a richiesta di autorizzazione. L’ing. per l’Ambiente e il Territorio ha chiarito come, in assenza di un impianto normativo strutturato e aggiornato, la Commissione si affidi ai decreti e alle linee guida vigenti come principi guida imprescindibili, definendoli “la nostra stella polare” per garantire trasparenza, coerenza e responsabilità nel processo di valutazione. Particolare rilievo è stato dato all’attenzione all’ambiente, che rappresenta - ha sottolineato - un punto fermo e non negoziabile. La sfida, oggi, non è solo tecnologica o economica, ma anche culturale e normativa: mancano ancora riferimenti legislativi specifici per l’eolico offshore, e proprio per questo motivo, ogni progetto viene esaminato con estrema cautela, valutando non solo l’impatto visivo o acustico, ma anche le interazioni con gli ecosistemi marini, la fauna, le rotte migratorie e le attività locali come pesca e turismo. In un momento storico in cui la transizione energetica si gioca sul mare, Bardari ha evidenziato quanto sia fondamentale procedere con uno sviluppo ordinato, sostenibile e partecipato, che non sacrifichi la tutela del territorio e del patrimonio naturale sull’altare della velocità o del profitto.
L’Ammiraglio Aurelio Caligiore, membro della Commissione Via del MASE, ha espresso un pensiero critico ma costruttivo sull’assetto istituzionale attuale, manifestando sorpresa per l’assenza di una rappresentanza più incisiva da parte delle istituzioni regionali. In un passaggio significativo del suo intervento, ha definito il momento che stiamo vivendo come una vera e propria svolta epocale, sottolineando che la transizione verso l’energia pulita non è più una prospettiva, ma una realtà già in atto. Secondo Caligiore, l’Italia non può permettersi di restare indietro, soprattutto quando esistono già modelli virtuosi da cui prendere ispirazione. Ha citato come esempio virtuoso il Mare del Nord, dove l’individuazione delle aree idonee all’installazione dei parchi eolici offshore segue un approccio metodico, programmato e multilivello, capace di tenere insieme esigenze energetiche, ambientali e socio-economiche.
Il professor Alberto Basset, docente dell’Università del Salento, ha offerto uno spunto scientifico di grande rilevanza, sottolineando quanto sia ormai imprescindibile integrare la transizione energetica con una profonda consapevolezza ecologica. La costruzione di impianti eolici offshore, ha spiegato, non può prescindere da un'attenta valutazione dell’impatto sugli ecosistemi marini, considerando tanto le potenziali criticità quanto gli effetti virtuosi che tali infrastrutture possono generare nel tempo. Tra gli strumenti più avanzati oggi a disposizione dei ricercatori, ha citato la telemetria acustica, una tecnologia all’avanguardia che consente di monitorare gli spostamenti e i comportamenti della fauna marina nel proprio habitat naturale. Il sistema prevede l’uso di microtrasmettitori - applicati con tecniche non invasive ad alcune specie - che emettono segnali sonori captati da ricevitori installati sui fondali. Questi dispositivi registrano informazioni come identificativo, data e ora, creando così mappe dettagliate dei movimenti e delle interazioni degli animali. Questa mole di dati - ha sottolineato l’ecologo dell'ateneo dei due mari - è essenziale per comprendere le dinamiche ecologiche e permette non solo di valutare l’impatto di nuove installazioni, ma anche di progettare misure di mitigazione e tutela. Conoscere il comportamento degli organismi marini in tempo reale significa poter adottare scelte più responsabili, che coniughino sviluppo tecnologico e conservazione della biodiversità. In un’ottica di economia blu sostenibile, strumenti come la telemetria acustica rappresentano una chiave strategica per guidare le politiche di pianificazione dello spazio marittimo, assicurando che la crescita energetica non avvenga a discapito della ricchezza naturale dei nostri mari e dei relativi ecosistemi.
Marco Marcelli, docente dell’Università della Tuscia, ha posto l’accento sul ruolo cruciale della tecnologia nella comprensione del mondo sommerso, ricordando come gran parte degli oceani (comprese le acque del Mediterraneo) resti ancora oggi un territorio sconosciuto. Secondo le stime, solo il 4-5% dei fondali marini è stato realmente esplorato e studiato in profondità: un dato che fotografa l’enorme margine di conoscenza ancora da colmare. Per il biologo marino e oceanografo, l’impiego di strumentazioni scientifiche avanzate è l’unico mezzo per indagare a fondo la composizione, le dinamiche e l’equilibrio degli ecosistemi marini, così da guidare scelte consapevoli in materia di pianificazione ambientale e sviluppo sostenibile. In questo scenario, l’energia da fonti rinnovabili offshore, e in particolare l’eolico marino, si profila come una delle soluzioni più promettenti, non solo per diversificare il mix energetico, ma anche per ridurre l’impronta carbonica e rispondere alle sfide del cambiamento climatico.
Antonio Mazzola, docente emerito dell’Università di Palermo e membro di CONISMA, ha sottolineato come la pianificazione dello spazio marittimo sia oggi una delle sfide più complesse e urgenti, soprattutto in contesti geograficamente e politicamente sensibili come l’Adriatico, dove le giurisdizioni marittime di diversi Paesi si sovrappongono e il diritto del mare diventa particolarmente articolato. Secondo Mazzola, è impensabile affidare lo sviluppo dell’eolico offshore a iniziative isolate o frammentarie: serve un coordinamento sovranazionale, capace di definire regole comuni, condivise e stabili, che garantiscano sostenibilità, equità e trasparenza. In questo contesto, ha auspicato la nascita o il rafforzamento di un'autorità centrale con competenze tecniche e decisionali, che possa fungere da interlocutore autorevole tra governi, imprese, enti scientifici e comunità locali. Il professore ha anche evidenziato alcune criticità tecniche non ancora superate, come l’ancoraggio degli impianti in fondali profondi e la disomogeneità nella distribuzione delle installazioni offshore, che rischiano di generare squilibri territoriali o conflitti d’uso. Da qui l’appello alla necessità di un confronto strutturato e continuo tra tutti gli attori coinvolti, per trasformare le sfide in opportunità reali di sviluppo sostenibile. Solo attraverso una regia unitaria e visione a lungo termine - ha concluso - sarà possibile conciliare innovazione, tutela ambientale e coesione tra i territori.
Leonardo Damiani del Politecnico di Bari e presidente del Comitato Scientifico di Mareamico, ha posto l’accento su una questione spesso trascurata ma centrale nello sviluppo dell’eolico offshore: la dimensione logistica e infrastrutturale. L’ing. Damiani ha spiegato che la realizzazione dei parchi eolici in mare non può prescindere da un’attenta pianificazione delle attività a terra, dove si concentrano operazioni strategiche come l’assemblaggio, lo stoccaggio e il trasporto dei componenti. Tuttavia, ha fatto notare che non tutte le aree costiere dispongono di piazzali adeguati, sia per dimensione che per durata d’uso, e che spesso i costi di affitto o adattamento di questi spazi rendono l’intera filiera poco competitiva. Altro nodo critico è il trasporto via mare delle strutture: turbine, pale e piattaforme richiedono l’impiego di navi altamente specializzate, in grado di operare solo in porti profondi e tecnicamente attrezzati. In questo senso, Damiani ha denunciato la scarsa disponibilità di infrastrutture portuali idonee nel Sud Italia, una carenza che rischia di rallentare o ostacolare l’intero processo di transizione energetica. Per superare queste criticità, ha auspicato un piano nazionale di adeguamento e potenziamento portuale, che sappia anticipare le esigenze future della blue economy e accompagnare lo sviluppo dell’eolico offshore con investimenti strutturali mirati e sinergici. Solo così - ha concluso - sarà possibile cogliere fino in fondo le opportunità occupazionali ed economiche di questa rivoluzione verde.
Fabio Filianoti, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha riportato l’attenzione sul cuore della sperimentazione ingegneristica: i laboratori di modellazione fisica, fondamentali per lo sviluppo e la sicurezza degli impianti eolici offshore. Il professore ha spiegato che diversi centri di eccellenza, in Italia e in Europa (come quelli di Bari, Napoli e Hannover) sono dotati di vasche e canali sperimentali dove si simulano, in condizioni controllate, vento e moto ondoso. Questi ambienti permettono di testare prototipi in scala degli impianti, valutandone la risposta alle sollecitazioni marine. Tuttavia, ha chiarito, queste infrastrutture presentano limiti strutturali che non consentono di riprodurre fedelmente le condizioni del mare aperto. I modelli utilizzati, ridotti fino a 50 o 100 volte rispetto alle dimensioni reali, non riescono a catturare pienamente le dinamiche complesse e le interazioni fluido-struttura che si manifestano negli impianti di grandi dimensioni. Questo crea un divario tra sperimentazione e realtà operativa. Per affrontare le sfide ingegneristiche dell’eolico offshore in modo efficace, Filianoti ha invocato un cambio di paradigma nella progettazione: servono nuovi strumenti, metodi e infrastrutture capaci di supportare modelli più realistici, anche attraverso l’integrazione tra sperimentazione fisica e simulazione numerica avanzata. Solo così sarà possibile ridurre i margini di incertezza, migliorare la resa energetica degli impianti e garantire la loro sostenibilità nel tempo.
Alessandro Corsini, professore dell’Università La Sapienza di Roma e membro di OWEMES, ha evidenziato come lo sviluppo dell’eolico offshore non debba essere visto soltanto come un’opportunità per produrre energia rinnovabile, ma come una leva strategica per costruire competenze, conoscenza e coesione territoriale. Secondo l’ing. meccanico, uno degli aspetti cruciali è la gestione trasparente e condivisa dei dati generati dai progetti offshore. Queste informazioni - ambientali, tecniche, economiche - non possono restare patrimonio esclusivo degli operatori privati, ma devono essere affidate a un ente pubblico con ruolo strategico, in grado di garantire accesso e supervisione. «Parliamo di porzioni di mare e di coste - ha ricordato - che la collettività decide di destinare a un uso specifico, rinunciando ad altri. È quindi giusto che la gestione delle informazioni sia pubblica e accessibile». Ha poi citato l’esempio francese del porto di Port-La Rochelle, trasformato in un polo logistico per l’eolico galleggiante, primo caso di interportualità nel Mediterraneo. Questo modello dimostra che un’infrastruttura ben organizzata può diventare motore di sviluppo industriale e occupazionale, creando sinergie tra settori e territori. Corsini ha anche fatto notare che, a differenza del fotovoltaico o dell’eolico terrestre, che in Europa non hanno generato una filiera produttiva solida, l’offshore rappresenta una concreta occasione per costruire un ecosistema industriale europeo, con ricadute durature in termini di occupazione qualificata, innovazione e competitività. Tuttavia, ha avvertito, per cogliere questa opportunità serve un deciso aggiornamento delle politiche pubbliche e della comunicazione istituzionale: non si può più agire secondo i modelli del passato. Serve un approccio strategico, moderno e integrato, che riconosca il valore sistemico dell’eolico offshore, non solo per l’ambiente, ma per l’intera struttura economica e sociale dei territori coinvolti.

Indirizzo

Rome
00191

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393519418020

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