19/05/2026
Perché le professioni psicologiche vengono spesso confuse? Che differenza c’è?
Una domanda frequente, perché non sempre è chiaro chi fa cosa. Ma forse non è nemmeno chiaro cosa si sta cercando!
Ci sono dei fatti, che riguardano i diversi percorsi formativi che distinguono le tre professioni, ma ci sono anche dei vissuti, cioè delle emozioni che possono confondere. Per esempio, dallo psicologo ci si aspetta la stessa relazione che si ha col medico e viceversa. Ci si aspetta la ricerca delle cause, la valutazione degli effetti e soprattutto una diagnosi: una patologia, un nome per ciò che si sta vivendo.
Anche lo psicologo è investito di aspettative. Ci si aspetta che ascolti, che accolga, che sia empatico, sempre e con tutti. Che sia quello a cui dire tutto di sé e che sappia fare un quadro della nostra condizione.
Ci si rivolge a queste professioni con delle aspettative che spesso sono degli stereotipi. Allora, quali sono le differenze reali?
La differenza la fa l’implicazione della persona che si rivolge allo psicologo. Se chi va dal medico non deve necessariamente implicarsi nella cura, non esiste intervento psicologico senza la partecipazione di chi lo richiede: una partecipazione attiva ed emozionata nella costruzione stessa della domanda che lo ha portato a richiedere un percorso psicologico. L’intervento medico, invece, non ha sempre bisogno del coinvolgimento del paziente.
Ne parliamo meglio nel prossimo post. Piccolo spoiler: ha a che fare con un certo Ragioniere...
(Hai riconosciuto i protagonisti di questo carosello? Faccelo sapere nei commenti)