04/09/2026
𝐆𝐫𝐚𝐧𝐨, 𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨 (𝐔𝐂𝐈): “𝐏𝐚𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐚𝐫𝐢, 𝐦𝐚 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐛𝐫𝐢𝐜𝐢𝐨𝐥𝐞”
«Pane e pasta costano sempre di più, ma questo aumento non si traduce in un maggiore guadagno per chi produce il grano. È questo il paradosso che dobbiamo affrontare: il consumatore paga sempre di più e l’agricoltore continua a guadagnare troppo poco. Se il valore cresce così tanto dal campo allo scaffale senza arrivare a chi produce la materia prima, è evidente che nella distribuzione dei costi e dei margini lungo la filiera esiste uno squilibrio che non possiamo più ignorare».
Lo afferma Mario Serpillo, Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), intervenendo sul crescente divario tra i prezzi dei generi alimentari pagati dalle famiglie e la remunerazione riconosciuta ai produttori agricoli.
Il grano è uno degli esempi più evidenti di questa distorsione. Dal campo alla tavola il prezzo aumenta attraverso i diversi passaggi della filiera, mentre il valore riconosciuto alla materia prima resta spesso insufficiente a remunerare adeguatamente costi, lavoro e rischio d’impresa. Una forbice ancora più difficile da accettare quando riguarda prodotti essenziali e quotidiani come pane e pasta.
Ma il fenomeno va ben oltre il comparto cerealicolo. Rispetto al 2021, la carne bovina registra un aumento del 31%, il petto di pollo del 33,7%, le melanzane del 41,9%, i cavolfiori del 42,5%, le uova del 43%, le patate del 43,5%, il riso del 43,8%, l’olio extravergine d’oliva del 46,8%, il caffè tostato del 50,9% e le zucchine del 51%.
Numeri che raccontano un caro spesa sempre più pesante per le famiglie, fiaccate da un costo della vita cresciuto sensibilmente a fronte di stipendi rimasti sostanzialmente invariati. Una forbice che negli ultimi dieci anni ha progressivamente eroso il potere d’acquisto, rendendo sempre più onerosa anche la spesa per i beni alimentari essenziali.
Eppure, questi aumenti non si sono tradotti in un corrispondente incremento dei redditi agricoli. Al contrario, molti produttori continuano a confrontarsi con prezzi all’origine compressi, margini ridotti e costi di produzione crescenti, ai quali si aggiungono siccità, temperature estreme e instabilità dei raccolti. A essere penalizzati, ancora una volta, sono quindi i due estremi della filiera: chi produce e chi acquista.
«Nessuno nega che trasformazione, energia, logistica, confezionamento e distribuzione abbiano costi reali», prosegue il Presidente Serpillo. «Ma quando alcuni alimenti arrivano a costare il 40 o il 50% in più rispetto a pochi anni fa e chi li produce continua a lavorare con margini minimi, la sproporzione diventa evidente. Dobbiamo capire dove e come cresce il prezzo e quale quota del valore finale viene realmente riconosciuta a ciascun anello della catena».
Per il Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), Mario Serpillo, è quindi necessario intervenire sulla trasparenza nella formazione dei prezzi e sulla distribuzione del valore dal campo allo scaffale, evitando che a sostenere il peso maggiore di un sistema sempre più costoso siano proprio i soggetti più esposti.
«Oggi a pagare sono entrambi gli estremi della filiera: le famiglie alla cassa e gli agricoltori nei campi - conclude il Presidente - Noi non chiediamo che pane, pasta o gli altri alimenti costino di più. Chiediamo che il loro valore venga distribuito in maniera più equa. Se il consumatore paga sempre di più e il produttore continua a guadagnare troppo poco, è su ciò che accade nel mezzo che dobbiamo finalmente fare chiarezza e intervenire».