06/07/2025
La chiesa di S. Lucia e S. Felice dentro Civitella
Questa chiesa, costruita dentro Civitella, è diversa da quella omonima rurale esistita fuori dal castello. Essa venne denominata a volte “Chiesa di S. Lucia” e a volte “Chiesa di S. Lucia e S. Felice”, nelle visite pastorali dei cardinali abati commendatari di Subiaco.
Don Francesco Angelo Iacobonni, vicario generale sublacense, in visita pastorale in Civitella nel 1768, per mandato del cardinale Saverio Canale, fu il primo a trattarne, indicando la sua ubicazione e la famiglia fondatrice.
L’oratorio di santa Lucia vergine e martire si trovava vicino alla casa dei signori De Pompiliis, dai quali fu costruito ed ai quali apparteneva in proprietà. Possedeva un solo altare ed ha in un quadro le immagini della B. Vergine Maria, di santa Lucia e di altri santi, dipinti su tela. Il visitatore con i suoi collaboratori «laudaverunt decorem, commenderunt proprietatem». La data della sua costruzione è scritta sulla fascia di intonaco verticale della parete destra, in alto, vicino al tetto. Fu fabbricata nel 1756. Una conferma indiretta di questa data è il silenzio di tutti i libri delle visite pastorali precedenti su tale chiesa, mentre trattano di altre con abbondanza di particolari.
Il cardinale Giovanni Angelo Braschi, abate commendatario di Subiaco, nel libro della sua visita pastorale del 1773, ci trasmise il nome del fondatore:
«Un’altra chiesa sorge dentro il castello, dedicata a santa Lucia vergine e martire, costruita dalle fondamenta dal signor Carlo Pompilii presso la sua casa».
Il vicario generale di Subiaco, don Vincenzo Maria Ronconi, eseguendo la visita pastorale di Civitella, per mandato del pontefice Pio VI, nel 1791, la visitò, trovando tutto ordinato, eccetto il pavimento ed i vetri. Fu stabilito che fossero sistemati nel corso di un mese.
La tradizione del culto
Egli, enumerando le pie società di Civitella, ricordò un pio sodalizio di uomini, che svolgevano le loro pratiche religiose in S. Lucia:
«Un’associazione di uomini esiste inoltre nel castello di Civitella. Essa si riunisce di mattina nei giorni festivi, nella chiesa di santa Lucia vergine e martire, i confratelli ascoltano la Messa, recitano il rosario della B. Maria Vergine e dopo la Messa a due a due si recano nella chiesa di san Nicola nel tempo invernale ed in quella di san Sisto nel tempo estivo, cantando le litanie».
Il cardinale Pier Francesco Galleffi, nel 1804, rilevò il passaggio di proprietà della chiesa di santa Lucia dalla famiglia Pompili a quella dei Mobili:
«L’oratorio di santa Lucia e san Felice è attiguo alla casa della famiglia Pompili, ora Mobili».
Questa laconica notizia ci induce a ritenere che la linea maschile dei Pompili fosse estinta e che l’unica superstite femminile fosse passata a nozze nella famiglia Mobili.
Il cardinale Ugo Pietro Spinola, nel libro della visita del 1839, descrisse:
«L’oratorio dei santi Felice e Lucia possiede un solo altare e vi è annessa una piccola sagrestia. Due finestre appaiono a destra e a sinistra, munite di cancelli di legno, attraverso le quali la famiglia patrona e tutti gli ospiti possono assistere alla Messa e soddisfare al precetto di udir la Messa, per facoltà ottenuta dal S. P. Pio VI».
Nel 1875, il cardinale Monaco La Valletta riportò erroneamente che:
«La chiesa di santa Lucia appartiene alla famiglia Mobili, giacché fu costruita dalle fondamenta, vicino alla sua casa, dal defunto Carlo Mobili».
Ma le testimonianze precedenti dimostrano il contrario.
Nel 1892, il cardinale Luigi Macchi annotò che l’oratorio pubblico sorgeva nella parte alta del paese, e la sua conservazione spettava alla famiglia Alessandrini, subentrata nella proprietà della casa e del patrimonio dei Mobili.
I passaggi di proprietà nel Novecento
La chiesetta passò poi al signor Francesco Patrizi, che la cedette al figlio Pietro. Quest’ultimo, segretario comunale, la vendette ai signori Patrizi Lello Mariano e Tucci Antonio. In seguito, Tuzi Mario e Tuzi Giulia l’acquistarono nel 1973, spinti dal desiderio di conservare un luogo di culto e un’opera edilizia di valore storico e artistico.
Trovarono l’altare in marmo, eretto da monsignor Nazzareno Patrizi, ridotto in pezzi e accatastato nel lato sinistro e nel mezzo della chiesa.
Durante il restauro del 1977, l’interno fu tinteggiato e l’altare ricostruito in mattoni. Vi fu murata la lastra spezzata di travertino proveniente dall’altare della demolita chiesa di S. Sisto II (1972).
Sulla parete sinistra fu collocato il grande dipinto della Madonna delle Missioni, opera della pittrice Irma Ferin, iniziato nel 1954 e terminato nel 1977.
Sulla targa apposta sulla cornice si leggeva:
«Fausto e Mariarosa Patrizi
donano in ringraziamento
per guarigione
della loro figlia Barbara
11-9-1977»
Recentemente nonostante la donazione alla Chiesa parenti dell’artista senza alcuna autorizzazione si sono appropriati del dipinto e non lo hanno più restituito.
La chiesetta fu ribenedetta e riaperta al culto il 22 ottobre 1977 dall’arciprete don Luigi Patrizi, con il consenso dell’abate ordinario don Stanislao Andreotti. Dopo la benedizione, il popolo cantò devotamente una canzoncina alla Madonna.
La nuova consacrazione dell’altare (1978)
L’altare di S. Lucia, a causa delle sue vicissitudini, aveva perduto la consacrazione. Per riacquistare la qualifica di altare immobile, era necessario che tutta la zona superiore fosse ricoperta da un’unica lastra di pietra integra.
I proprietari, professor Tuzi Mario e la professoressa Tuzi Giulia, ascoltato il consiglio dell’abate ordinario don Stanislao Benito Andreotti, procedettero a un nuovo restauro dell’altare, facendo collocare sulla sua superficie superiore una nuova lastra integra di travertino.
L’altare così rinnovato fu consacrato dallo stesso abate ordinario il 19 gennaio 1978, alla presenza dei proprietari, del clero e del popolo.
Durante il rito consacratorio, una cassetta di piombo contenente le reliquie dei santi Pio X, Paolino, Maria Goretti e una pergamena con la data della consacrazione, fu murata nella parte alta del lato destro del supporto della sacra mensa, secondo il rituale liturgico vigente.
Dopo la lettura del Vangelo, l’ordinario celebrante illustrò ai fedeli il significato e i riti della consacrazione dell’altare cattolico.
Nella chiesa di S. Lucia, oltre alla statua della titolare, è venerata anche una statua artistica della Madonna Addolorata.