DIRPUBBLICA

DIRPUBBLICA Federazione del Pubblico Impiego

Oggi DIRPUBBLICA è la Federazione del Pubblico Impiego, componente della CONFEDIR (Confederazione dei sindacati dei funzionari direttivi, dirigenti e delle elevate professionalità della funzione pubblica); essa è presente nei Ministeri, nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, nelle Agenzie Fiscali, nelle Università ed Enti di ricerca, negli Enti Pubblici non Economici; i suoi iscritti sono di

ffusi in tutte le Regioni italiane e sul 75% delle Province. Il governo della DIRPUBBLICA è assicurato da una Giunta Provvisoria composta di 12 componenti che decidono a maggioranza assoluta, fino al nuovo Congresso che dovrà celebrarsi entro il 31/12/2011; il Segretario Generale (Giancarlo Barra), il Vice Segretario Generale (Gianfranco Monetti) e il Tesoriere (Maurizio Marchetti) sono tutti componenti della Giunta provvisoria.

LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI: CORTOCIRCUITO DELLE RELAZIONI SINDACALI E DIFESA DEL PLURALISMORiceviamo e pubblichia...
24/08/2026

LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI: CORTOCIRCUITO DELLE RELAZIONI SINDACALI E DIFESA DEL PLURALISMO

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata da Giancarlo Barra, Segretario Generale della , a Maurizio Landini segretario CGIL: un documento che ricostruisce le tensioni sindacali esplose a Stoccarda e in altri uffici pubblici, denunciando un cortocircuito istituzionale e rilanciando il tema della tutela del pluralismo nel Pubblico Impiego.

📌NOTA INFORMATIVA E LEGALE ALLA PUBBLICAZIONE
(Ai sensi dell’art. 21 della Costituzione Italiana, del D.Lgs. 196/2003 e del Regolamento UE 2016/679 – GDPR)

La presente pubblicazione costituisce legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica sindacale, nonché espressione della libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita. Essa avviene nel rispetto dei principi di liceità, correttezza e trasparenza previsti dalla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali e si fonda, ai sensi dell’art. 6, paragrafo 1, lettera f) del Regolamento UE 2016/679, sul perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento e della collettività dei lavoratori, interesse che non risulta in alcun modo prevalso da diritti o libertà fondamentali degli interessati.

Tutti gli atti e i documenti allegati alla presente lettera aperta sono in possesso della Federazione DIRPUBBLICA in modo perfettamente lecito e trasparente. La documentazione relativa al Consolato Generale d’Italia a Stoccarda proviene da formale istanza di accesso agli atti ai sensi della Legge n. 241/1990; gli atti relativi alla Dogana di Genova derivano da risultanze della Polizia Giudiziaria regolarmente depositate; il documento relativo all’Ente della Campania è stato consegnato direttamente alla Segreteria Generale dalla persona coinvolta nella segnalazione.

La pubblicazione risponde a un oggettivo e prevalente interesse pubblico e sindacale, connesso alla trasparenza delle relazioni sindacali, alla terzietà dell’Amministrazione e alla tutela della dignità dei rappresentanti dei lavoratori. Nel pieno rispetto del principio di minimizzazione dei dati, la Federazione DIRPUBBLICA ha provveduto a oscurare preventivamente tutti i dati personali eccedenti, mantenendo visibili esclusivamente i nominativi e le cariche dei soggetti che hanno sottoscritto atti formali nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche o di rappresentanza.

La Federazione DIRPUBBLICA provvederà a comunicare la presente pubblicazione, tramite posta elettronica certificata, alle Organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto gli atti richiamati, affinché ne abbiano piena conoscenza e possano prendere visione del materiale documentale reso disponibile.

La presente pubblicazione è finalizzata esclusivamente alla tutela del pluralismo sindacale e alla trasparenza delle relazioni istituzionali, nel pieno rispetto dei principi costituzionali e dell’Ordinamento vigente.
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OGGETTO: Lettera aperta a Maurizio Landini – Iniziativa di politica generale sulla deriva delle relazioni sindacali e la torsione del pluralismo in Italia.

Caro Maurizio,

Ti scrivo non in quanto Segretario Generale della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro, ma nella Tua qualità più alta e più impegnativa: quella di punto di riferimento simbolico del sindacalismo confederale italiano, figura che incarna una storia, una tradizione e una responsabilità che vanno ben oltre i confini della Tua Organizzazione.

Io sono il Segretario Generale della DIRPUBBLICA – Federazione del Pubblico Impiego – una realtà sindacale piccola nelle dimensioni ma antica nella sua dignità, che esercita la propria funzione in autonomia e sovranità, con pari diritto di parola e pari responsabilità delle Centrali Sindacali più vaste.

Mi rivolgo a Te perché ciò che sta accadendo non riguarda una singola sede di lavoro, né un singolo dipendente, neppure una singola sigla sindacale, ma investe il sistema sindacale nel suo complesso e la sua capacità di restare fedele ai principi che lo hanno fondato.

Negli ultimi mesi, presso il Consolato Generale d’Italia a Stoccarda, si è verificata una dinamica che non può essere considerata un incidente locale. Quattro sigle sindacali “rappresentative”, dotate di ogni guarentigia e di ogni potere contrattuale — Fp Cgil Nazionale, UILPA - UIL Pubblica Amministrazione, Federazione Confsal-Unsa e Sndmae - Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri — hanno ritenuto di rivolgersi all’Amministrazione degli Affari Esteri per segnalare la presenza di un sindacato considerato “non rappresentativo” - la DIRPUBBLICA - accusandolo di turbare il sereno andamento del lavoro e delle relazioni sindacali.

Già a questo punto emergono forti contraddizioni, dato che non mi risulta che la funzione sindacale sia quella di mantenere inalterato lo status quo o, peggio, il “quieto vivere”. La dialettica sindacale non è un ornamento della serenità, ma la sua “condizione di possibilità”, l’unico mezzo, cioè, che permette a una vera Pace sociale di realizzarsi.

Dette rappresentanze sindacali non si sono rivolte a noi, attivando la fisiologia del Sistema, ma hanno scelto la via verticale della denuncia all’Amministrazione.

L’Amministrazione, a sua volta… e qui sta il cortocircuito istituzionale… ha accolto quelle segnalazioni, le ha fatte proprie, trasformandole in ammonimenti formali, più o meno bonari, perdendo la terzietà che l’Ordinamento le impone.

Il risultato è stato un rovesciamento dei ruoli: il datore di lavoro, nella fattispecie la Pubblica Amministrazione, anziché garantire la neutralità, è diventato strumento di una dinamica intersindacale; e ben quattro sigle "rappresentative", con un singolare "coraggio", hanno fatto fronte comune per chiedere protezione all'Amministrazione contro un unico sindacato… formalmente qualificato come "non rappresentativo", una definizione smentita dalla giurisprudenza e fermamente respinta da DIRPUBBLICA.

I fatti successivi dimostrano che quelle segnalazioni non sono state un episodio isolato, ma l'anello di una catena: la nostra Sezione estera era già da tempo bersaglio di comportamenti ostili e sistematici da parte dell'Amministrazione, in un clima che lascia chiaramente ipotizzare una pregressa intesa. Non è mia intenzione approfondire qui tali condotte, per le quali risponderà l'Amministrazione nelle sedi opportune, poiché l'oggetto del mio confronto con Te riguarda la responsabilità delle scelte sindacali.

Tuttavia, Maurizio, devi sapere ciò che non dicono chiaramente i “denuncianti”: DIRPUBBLICA, proprio a Stoccarda, ha sollevato questioni di legittimità - l’incompatibilità RSU di un Collega e l’irregolarità della sua designazione a RLS - in modo trasparente, pubblico, documentato, rivolgendosi all’ARAN, informando il Personale, pubblicando tutto sul proprio sito e invitando il Collega interessato a un dibattito aperto. Non abbiamo mai chiesto interventi disciplinari, né sanzioni, né “protezione” amministrativa, ma abbiamo promosso accertamenti di legittimità e trasparenza, senza torsione delle regole.

Di contro, le sigle concorrenti hanno gettato sul tavolo dell'Amministrazione accuse infamanti e surreali contro di noi, parlando persino di “dossieraggio” o di pressioni indebite. Mi auguro sinceramente che i latori di tali gravissimi messaggi abbiano già provveduto a depositare formale esposto presso la Procura della Repubblica competente. Noi, d'altronde, di fronte a condotte di tale gravità, non avremmo esitato un solo istante a investire l'Autorità Giudiziaria. Se non lo hanno fatto, l'Amministrazione si sta prestando a fare da cassa di risonanza a mere calunnie da cortile, prive di qualsiasi riscontro fattuale.

Che questa sia la nostra prassi e la nostra ferma cultura della legalità è dimostrato dai fatti: quando nel 2022, in Liguria, si registrò una dinamica di stile analogo a quella odierna, il rappresentante della FP CGIL, Florindo Iervolino, indirizzò una formale segnalazione verticale al Direttore dell'Ufficio delle Dogane di Genova. In quella nota si invocava l'urgente intervento dell'Amministrazione contro una singola dipendente, rea di aver sollevato legittime denunce formali, accusandola di turbare il “benessere lavorativo” e la “tranquillità ambientale” del reparto.

A seguito di quel grave atto sindacale, che produsse la somministrazione di questionari alterati al Personale per raccogliere informazioni alle spalle della stessa lavoratrice, DIRPUBBLICA non si è rivolta sottobanco al datore di lavoro, ma ha investito direttamente la magistratura penale.

Ciò diede vita al Procedimento penale n. 30749/2023/44 presso la Procura della Repubblica di Genova. E sebbene il procedimento si sia successivamente concluso con un’archiviazione sotto il profilo penale, le indagini — delegate alla Sezione di Polizia Giudiziaria dell'Aliquota Guardia di Finanza — accertarono l'anomalia e l'irregolarità di quelle condotte, evidenziando persino la violazione del diritto d'autore del metodo scientifico utilizzato per la somministrazione di quel questionario. Un fatto di una gravità inaudita, che abbiamo poi portato formalmente all’attenzione della Segretaria Generale della FP CGIL, Serena Sorrentino, con nostra nota del gennaio 2025, rimasta puntualmente senza esito (vedi gli allegati 1 e 2), così come senza risposta sono rimasti i nostri accessi per conoscere i nomi dei responsabili dei procedimenti amministrativi.

La medesima fenomenologia si realizzò anche più recentemente, nel 2024, presso un Ente del Mezzogiorno, dove il rappresentante di un'altra sigla sindacale, Luigi Martinelli della UIL, produsse una formale segnalazione verticale e riservata, indirizzata ai vertici istituzionali, contro un funzionario dell'Amministrazione. Anche in quel caso investimmo della questione il vertice della sigla concorrente, Rita Longobardi, senza esito (vedi gli allegati 3 e 4), sebbene fortunatamente l'organo politico di quell'Ente non avesse dato seguito a sanzioni materiali o ritorsioni.

Questi tre episodi, così distanti nello spazio e nel tempo, mostrano un tratto comune: un “uso intersindacale” della segnalazione verticale, priva di fatti specifici, costruita su insinuazioni, e rivolta non al sindacato interessato ma all’Amministrazione, affinché intervenga contro qualcuno. È un meccanismo che si ripete e che produce effetti, primo fra tutti la deformazione del Sistema.

E qui, Maurizio, emerge una domanda che non possiamo evitare: è il sindacato che si rivolge all’Amministrazione affinché agisca contro qualcuno, oppure è l’Amministrazione che, attraverso relazioni di confidenza e colleganza - come quel “caro Nicola” con cui il rappresentante dei diplomatici ha aperto la sua segnalazione al Capo delle Relazioni Sindacali - commissiona ai sindacati una nota di stampo antico, per avere lo spunto necessario a muoversi contro qualcuno o qualcosa di sgradito? (vedi gli allegati 5 e 6).

È una domanda drammatica, ma necessaria, perché riguarda la salute del Sistema delle Relazioni Sindacali Italiane e la sua capacità di restare fedele ai principi costituzionali di pluralismo, autonomia, dialettica e terzietà. Riguarda anche la credibilità del sindacalismo confederale, il cui patrimonio storico e valoriale non può essere intaccato da condotte territoriali che utilizzino l’Amministrazione come strumento improprio di pressione verso altre sigle, o peggio, si facciano esse stesse strumento di suggestioni deformanti di provenienza datoriale.

Scrivo questa lettera in forma aperta perché la gravità della deriva che ho descritto non ammette zone d'ombra, e Tu possiedi l'esperienza istituzionale per coglierne la portata. Ti sollecito a valutarla non nell'ottica di una singola sigla, ma nella prospettiva della tutela di un patrimonio di libertà sindacale che appartiene all’intero Paese.

DIRPUBBLICA continuerà a esercitare la propria funzione con la dignità che le è propria, senza cedere alla tentazione della polemica e senza rinunciare alla fermezza che l’Ordinamento richiede. Ma ciò che sta accadendo merita una riflessione comune, perché non riguarda solo noi: riguarda tutti.

Con rispetto istituzionale, con pari dignità, e con la responsabilità che deriva dal ruolo che entrambi esercitiamo, Ti affido questa ricostruzione, certo che saprai coglierne la portata.

Roma, 20 agosto 2026

Giancarlo Barra

A Maurizio Landini - Segretario Generale della CGIL
Corso d’Italia, 25 – 00198 Roma - [email protected]
[email protected]

e p.c.

A Serena Sorrentino - Segretaria Generale FP CGIL
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma (RM) - [email protected]
[email protected]

A Florindo Iervolino – FP CGIL -
[email protected]

A Rita Longobardi - Segretaria Generale UIL FPL -
Via San Crescenziano, 25 - 00199 Roma
[email protected]

A Luigi Martinelli – Già responsabile Territoriale UIL
FPL NAPOLI E CAMPANIA
[email protected]

A Paolo Imperatori – FP CGIL – Coordinamento Esteri
[email protected][email protected]

A Alfredo Di Lorenzo – UIL PA
[email protected][email protected]

A Iris Lauriola – CONFSAL UNSA ESTERI
[email protected] - [email protected]

A Diego Solinas – Già Presidente di SNDMAE
[email protected] - [email protected]

📎ALLEGATI:

✔ Lettera a Maurizio Landini
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20260820_a_Landini_Letteraperta.pdf

✔ 1. 17/11/2022 – Lettera di Florindo Iervolino – CGIL
all’Ufficio di Genova 2 dell’Agenzia delle Dogane;
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20221117_da_Iervolino.pdf

✔ 2. 07/01/2025 – Caso Iervolino – Lettera a Serena Sorrentino – CGIL FP;
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20250107_a_Sorrentino-CGIL.pdf

✔ 3. 12/07/2024 – Lettera di Luigi Martinelli – UIL-FPL;
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20240712_OSCURATA_da_Martinelli-UIL.pdf

✔ 4. 18/07/2024 – Caso Martinelli – Lettera a Rita Longobardi – UIL-FPL;
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20240718OSCURATA_a_Longobardi_UIL.pdf

✔ 5. 21/04/2026 – Lettera di Diego Solinas – SNDMAE;
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20260421_da_SNDMAE.pdf

✔ 6. 02/04/2026 – Lettera di Imperatori, Di Lorenzo e Lauriola – CGIL, UIL e UNSA.
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5571/20260402_da_CGIL-UILPA-UNSA.pdf

LE AMMINISTRAZIONI SONO CIÒ CHE NOI SIAMO. E COSÌ ANCHE LA POLITICA.Il FINE GIORNATA di Ferragosto richiama una verità s...
16/08/2026

LE AMMINISTRAZIONI SONO CIÒ CHE NOI SIAMO. E COSÌ ANCHE LA POLITICA.

Il FINE GIORNATA di Ferragosto richiama una verità semplice: gli uffici non cambiano per decreto, ma per la coscienza di chi li abita. Quando la colleganza diventa omertà, il sistema si piega; quando diventa responsabilità, si raddrizza. La Politica segue la stessa legge morale. Pubblichiamo la nota.
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FINE GIORNATA

È LA RUBRICA CON LA QUALE IL SEGRETARIO GENERALE DELLA DIRPUBBLICA COLLOQUIA PERIODICAMENTE CON I COLLEGHI E I SIMPATIZZANTI DEL SINDACATO, CHE HANNO RITENUTO D’ISCRIVERSI ALLA SUA “MAILING-LIST” PERSONALE, RACCONTANDO E COMMENTANDO FATTI E NOVITÀ RACCOLTI NELL’ARCO DI UN DETERMINATO PERIODO O, APPUNTO, A.... “FINE GIORNATA”.

venerdì 14 agosto 2026

BUON FERRAGOSTO
Carissimi,

il Ferragosto è una festa che racchiude in sé molti significati. Non li elencherò tutti: per molti, ad esempio, rappresenta una pausa. Alcuni sostengono che sia utile per non pensare a nulla, per “staccare la spina”... Ma non è così! I problemi, le aspettative, i desideri e le preoccupazioni ci accompagnano anche a “bordo piscina” ... per chi può permetterselo.

In queste ore, mentre molti di voi mi scrivono dalle loro sedi, dai reparti, dagli uffici, dalle ambasciate, ho ricevuto un video che ha suscitato in me una riflessione che desidero condividere. Mi sono accertato che si tratta di un ritaglio decontestualizzato, che riporta il solo segmento gradito al diffusore; è quindi “parzialmente vero” ... una sorta di “bicchiere mezzo pieno”.

Ma ecco i fatti. Una pattuglia di carabinieri entra in un reparto ospedaliero per verificare la presenza del Personale, ma a un certo punto emerge che un coordinatore infermieristico è assente nonostante l’ordine di servizio appeso in bacheca. I militari, allora, iniziano a rivolgere domande ai sanitari presenti, che sono semplici, ovvie e lineari, ma ricevono risposte che si intrecciano, si sovrappongono e si contraddicono. Direi che non sono neppure risposte: sono una cortina fumogena. A torto o a ragione, viene a formarsi automaticamente una testuggine difensiva che non è spirito di corpo, ma complicità.

Non si trattava, badate bene, del caso umano di un Collega in difficoltà... tutt’altro! Eppure, una parte del Personale - non l’Azienda - ha scelto, in quel momento, di confondere, di coprire, di proteggere l’irregolarità. Ho rivisto, allora, il manifestarsi di un fenomeno che attraversa il pubblico impiego da anni: la solidarietà che si trasforma in omertà, la colleganza che si traduce in difesa dell'errore.

È un paradosso, ma è così: più di una volta ho sostenuto che l’arrendevolezza o la cattiva coscienza di chi opera negli uffici sono tra le prime cause della cattiva Amministrazione. Le Amministrazioni, alla fine, rischiano di piegarsi alle prassi che i corpi intermedi finiscono per tollerare. Ma anche la Politica, in definitiva, fa ciò che gli elettori le consentono di fare. E quando la coscienza collettiva si abitua a proteggere ciò che non è giusto, a coprire ciò che non è regolare, a confondere ciò che dovrebbe essere chiaro, allora tutto il sistema - dal reparto ospedaliero al Gabinetto di un ministro - si piega e si deforma.

Non è forse ciò che abbiamo visto in tanti uffici e ampiamente commentato sul nostro sito, o che abbiamo discusso durante le puntate di LA CRITICA? Quando le Amministrazioni cambiano e la leadership di un Ente si rinnova, ma tutto resta come prima, che cosa significa? Significa che c’è qualcuno che si è affaccendato a cambiare tutto affinché nulla sia cambiato davvero!

Facciamo però una controprova: immaginiamo che un giorno tutti i Colleghi decidessero di essere schietti, onesti, responsabili, tenaci nella terzietà, resistenti nel realizzare il Buon Andamento; uniti fra loro senza seconde finalità, leali senza equivoci. Se ciò si realizzasse, le Amministrazioni cambierebbero all’istante e così anche la Politica e con essi il Paese!

Non è un sogno, è un dovere. Parlo di un comportamento che è, a tutti gli effetti, “politico”, ma nel senso più alto e nobile del termine. Servire la Nazione non è, infatti, una funzione burocratica, è un gesto di Verità e un atto di Luce. Sto parlando di un impegno morale che non si esaurisce nel turno, nel protocollo o nella procedura, ma nella scelta quotidiana di non tradire la fiducia che la Nazione ripone in chi la serve.

Spero, quindi, che questo Ferragosto non sia solo una parentesi di svago, ma un invito a ritrovare la coscienza del Servizio, la dignità del ruolo, la forza della Verità, insieme ai rischi e ai sacrifici che tutto ciò comporta. Io appartengo a quella generazione i cui padri, pur tra divergenze ed errori, avevano la possibilità e il coraggio di dire: “No, signor Ministro, questo non si può fare... No, signor Presidente, è vietato dalla Legge... No, signor Sindaco, io questo atto non lo firmerò”.

Ciò che vi sto dicendo non è un’accusa, né un invito a dividersi, ma uno spunto per costruire e ricostruire. Perché solo chi costruisce su quell'etica pre-costituzionale, della legge non scritta che abita la coscienza degli uomini giusti, prima ancora di diventare norma - serve davvero il suo Paese.

Buon Ferragosto a tutti.
Vostro affezionatissimo,

Giancarlo Barra

FINE GIORNATA DEL 14/08/2026
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5570/20260814_Fine_Giornata.pdf

LA SCIENZA DELL’ERRORE, OVVEROSIA: L’ERRORE FU PROGETTATO, NON COMMESSO.❌ Nel 2010 DIRPUBBLICA contestava il modello del...
07/08/2026

LA SCIENZA DELL’ERRORE, OVVEROSIA: L’ERRORE FU PROGETTATO, NON COMMESSO.

❌ Nel 2010 DIRPUBBLICA contestava il modello delle Agenzie fiscali quando quasi tutti lo consideravano la soluzione.

📣 Oggi vale la pena riascoltare quelle parole.

GUARDA IL VIDEO e valuta tu quanto quella previsione sia stata confermata dai fatti.
👉🏻 https://youtu.be/7rob1OcjejU?si=6USowZ3sc0ZM_frk

Nel febbraio del 2010, mentre al CNEL si celebrava con entusiasmo il “modello Agenzie” e si proponeva di esportarlo ovunque – una Agenzia per la giustizia, una per la sanità, una per il lavoro, una per l’istruzione – decise di rompere l’incantesimo. Non con una protesta rituale, ma con un atto politico e culturale dirompente: un trattato pubblicato a pagamento sul Corriere della Sera, distribuito in cento copie ai partecipanti del convegno, consegnato nelle mani di chi, da anni, aveva contribuito a smontare la Pubblica Amministrazione pezzo dopo pezzo. Quel testo, intitolato “LA SCIENZA DELL’ERRORE”, denunciava con precisione chirurgica ciò che nessuno voleva ammettere: la privatizzazione del pubblico impiego non era stata un errore di valutazione, ma una scelta scientemente distruttiva, compiuta contro la Costituzione e contro i lavoratori pubblici più onesti e più capaci.

In quelle pagine si leggeva che «la grande riforma della privatizzazione del pubblico impiego è fallita; le prime vittime di tutta questa situazione sono coloro che lavorano nella P.A.» e che la reazione del sistema politico-mediatico era stata una campagna di dileggio, fatta di “fannulloni”, faccine, barzellette, persino vignette pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio. Era il tempo in cui si umiliavano i funzionari per coprire le responsabilità di chi aveva trasformato l’apparato pubblico in un terreno di caccia per clientele, nomine senza concorso, dirigenze “scelte dal capo”, e una lunga scia di illegalità che nessuno ha mai voluto davvero affrontare.

Gli anni successivi hanno confermato integralmente quella denuncia. Il nuovo Ispettorato Nazionale del Lavoro, nato come Agenzia secondo la stessa logica che DIRPUBBLICA contestava, ha mostrato sin da subito la propria incapacità strutturale: un ente diviso, privo di omogeneità contrattuale, paralizzato da incarichi dirigenziali illegittimi, e oggi completamente arreso di fronte ai fenomeni più drammatici del lavoro. Le schiavitù dei lavoratori immigrati, i roghi nelle fabbriche cinesi, le morti bianche che hanno insanguinato il Paese, non sono solo tragedie: sono la prova che l’INL non è mai stato messo nelle condizioni di funzionare. Le audizioni parlamentari del direttore Paolo Pennesi, nelle quali l’Istituto ha sostanzialmente ammesso la propria impotenza, costituiscono un documento storico che conferma la profezia contenuta in “LA SCIENZA DELL’ERRORE”.

Il video che accompagna questo documento – ancora oggi disponibile – è una testimonianza preziosa. Non solo per ciò che mostra, ma per ciò che rivela: l’imbarazzo, la rigidità, la nervosità con cui alcuni relatori risposero alle osservazioni. Non c’era apertura, non c’era dialogo, non c’era volontà di ascoltare. C’era solo la difesa di un modello che già allora mostrava crepe profonde: l’Agenzia delle Entrate che incassava il 10% dell’accertato, la dirigenza costruita senza concorsi, gli interpelli ignorati, le perquisizioni ai funzionari durante il caso “spionaggio fiscale”, la precarizzazione di centinaia di dirigenti licenziati dopo quarant’anni di servizio. Tutto questo è nel video, e chi lo guarda oggi non può non provare indignazione.

Lo stesso schema si è ripetuto con AIFA, trasformata negli anni in un fortino impermeabile, lontano dal principio costituzionale del “servizio esclusivo della Nazione”. Le contraddizioni esplose durante il Covid, le incertezze sui vaccini, le oscillazioni comunicative e regolatorie, non sono state semplici difficoltà: sono state la manifestazione di un modello che, invece di garantire trasparenza e autorevolezza, ha prodotto chiusura, autoreferenzialità e distanza dai cittadini. Anche qui, la diagnosi del 2010 si è rivelata esatta.

Ripubblicare “LA SCIENZA DELL’ERRORE” significa riportare alla luce una stagione in cui DIRPUBBLICA fu l’unica voce a denunciare ciò che altri preferivano occultare. Significa ricordare che mentre Bassanini, Treu, D’Alessio e altri accademici discutevano di “agensificazione”, migliaia di colleghi subivano ingiustizie, retrocessioni, umiliazioni, carriere cancellate, e che la macchina pubblica veniva progressivamente svuotata dei suoi principi costituzionali di imparzialità e indipendenza. Significa riaffermare che la nostra stizza non è un sentimento passeggero, ma la reazione morale di chi ha visto troppi onesti essere schiacciati da un sistema che premia la fedeltà al capo e punisce la competenza.

Questa rievocazione non è nostalgia: è un monito. È la prova che DIRPUBBLICA non ha mai smesso di difendere i lavoratori pubblici, anche quando farlo significava esporsi, denunciare, essere isolati. È un documento che deve far arrabbiare chi lo legge, perché racconta una verità che molti hanno preferito ignorare. Ed è per questo che chiunque apra questa pagina deve sentire il bisogno di cliccare sul file e di guardare il video: per capire cosa è accaduto, per riconoscere ciò che continua ad accadere, e per comprendere perché la battaglia per la dignità del lavoro pubblico non è mai finita.

📌 MANIFESTO CNEL
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5569/20100216_manifesto_cnel.pdf

LA SCIENZA DELL’ERRORE, OVVEROSIA: L’ERRORE FU PROGETTATO, NON COMMESSO.Nel febbraio del 2010, mentre al CNEL si celebra...
03/08/2026

LA SCIENZA DELL’ERRORE, OVVEROSIA: L’ERRORE FU PROGETTATO, NON COMMESSO.

Nel febbraio del 2010, mentre al CNEL si celebrava con entusiasmo il “modello Agenzie” e si proponeva di esportarlo ovunque – una Agenzia per la giustizia, una per la sanità, una per il lavoro, una per l’istruzione – decise di rompere l’incantesimo. Non con una protesta rituale, ma con un atto politico e culturale dirompente: un trattato pubblicato a pagamento sul Corriere della Sera, distribuito in cento copie ai partecipanti del convegno, consegnato nelle mani di chi, da anni, aveva contribuito a smontare la Pubblica Amministrazione pezzo dopo pezzo. Quel testo, intitolato “LA SCIENZA DELL’ERRORE”, denunciava con precisione chirurgica ciò che nessuno voleva ammettere: la privatizzazione del pubblico impiego non era stata un errore di valutazione, ma una scelta scientemente distruttiva, compiuta contro la Costituzione e contro i lavoratori pubblici più onesti e più capaci.

In quelle pagine si leggeva che «la grande riforma della privatizzazione del pubblico impiego è fallita; le prime vittime di tutta questa situazione sono coloro che lavorano nella P.A.» e che la reazione del sistema politico-mediatico era stata una campagna di dileggio, fatta di “fannulloni”, faccine, barzellette, persino vignette pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio. Era il tempo in cui si umiliavano i funzionari per coprire le responsabilità di chi aveva trasformato l’apparato pubblico in un terreno di caccia per clientele, nomine senza concorso, dirigenze “scelte dal capo”, e una lunga scia di illegalità che nessuno ha mai voluto davvero affrontare.

Gli anni successivi hanno confermato integralmente quella denuncia. Il nuovo Ispettorato Nazionale del Lavoro, nato come Agenzia secondo la stessa logica che DIRPUBBLICA contestava, ha mostrato sin da subito la propria incapacità strutturale: un ente diviso, privo di omogeneità contrattuale, paralizzato da incarichi dirigenziali illegittimi, e oggi completamente arreso di fronte ai fenomeni più drammatici del lavoro. Le schiavitù dei lavoratori immigrati, i roghi nelle fabbriche cinesi, le morti bianche che hanno insanguinato il Paese, non sono solo tragedie: sono la prova che l’INL non è mai stato messo nelle condizioni di funzionare. Le audizioni parlamentari del direttore Paolo Pennesi, nelle quali l’Istituto ha sostanzialmente ammesso la propria impotenza, costituiscono un documento storico che conferma la profezia contenuta in “LA SCIENZA DELL’ERRORE”.

Il video che accompagna questo documento – ancora oggi disponibile – è una testimonianza preziosa. Non solo per ciò che mostra, ma per ciò che rivela: l’imbarazzo, la rigidità, la nervosità con cui alcuni relatori risposero alle osservazioni. Non c’era apertura, non c’era dialogo, non c’era volontà di ascoltare. C’era solo la difesa di un modello che già allora mostrava crepe profonde: l’Agenzia delle Entrate che incassava il 10% dell’accertato, la dirigenza costruita senza concorsi, gli interpelli ignorati, le perquisizioni ai funzionari durante il caso “spionaggio fiscale”, la precarizzazione di centinaia di dirigenti licenziati dopo quarant’anni di servizio. Tutto questo è nel video, e chi lo guarda oggi non può non provare indignazione.

Lo stesso schema si è ripetuto con AIFA, trasformata negli anni in un fortino impermeabile, lontano dal principio costituzionale del “servizio esclusivo della Nazione”. Le contraddizioni esplose durante il Covid, le incertezze sui vaccini, le oscillazioni comunicative e regolatorie, non sono state semplici difficoltà: sono state la manifestazione di un modello che, invece di garantire trasparenza e autorevolezza, ha prodotto chiusura, autoreferenzialità e distanza dai cittadini. Anche qui, la diagnosi del 2010 si è rivelata esatta.

Ripubblicare “LA SCIENZA DELL’ERRORE” significa riportare alla luce una stagione in cui DIRPUBBLICA fu l’unica voce a denunciare ciò che altri preferivano occultare. Significa ricordare che mentre Bassanini, Treu, D’Alessio e altri accademici discutevano di “agensificazione”, migliaia di colleghi subivano ingiustizie, retrocessioni, umiliazioni, carriere cancellate, e che la macchina pubblica veniva progressivamente svuotata dei suoi principi costituzionali di imparzialità e indipendenza. Significa riaffermare che la nostra stizza non è un sentimento passeggero, ma la reazione morale di chi ha visto troppi onesti essere schiacciati da un sistema che premia la fedeltà al capo e punisce la competenza.

Questa rievocazione non è nostalgia: è un monito. È la prova che DIRPUBBLICA non ha mai smesso di difendere i lavoratori pubblici, anche quando farlo significava esporsi, denunciare, essere isolati. È un documento che deve far arrabbiare chi lo legge, perché racconta una verità che molti hanno preferito ignorare. Ed è per questo che chiunque apra questa pagina deve sentire il bisogno di cliccare sul file e di guardare il video: per capire cosa è accaduto, per riconoscere ciò che continua ad accadere, e per comprendere perché la battaglia per la dignità del lavoro pubblico non è mai finita.

https://youtu.be/7rob1OcjejU?si=6USowZ3sc0ZM_frk

📌 MANIFESTO CNEL
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5569/20100216_manifesto_cnel.pdf

LA SCIENZA DELLERRORE - (Agenzie privatizzate e società per azioni ...

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