DIRPUBBLICA

DIRPUBBLICA Federazione del Pubblico Impiego

Oggi DIRPUBBLICA è la Federazione del Pubblico Impiego, componente della CONFEDIR (Confederazione dei sindacati dei funzionari direttivi, dirigenti e delle elevate professionalità della funzione pubblica); essa è presente nei Ministeri, nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, nelle Agenzie Fiscali, nelle Università ed Enti di ricerca, negli Enti Pubblici non Economici; i suoi iscritti sono di

ffusi in tutte le Regioni italiane e sul 75% delle Province. Il governo della DIRPUBBLICA è assicurato da una Giunta Provvisoria composta di 12 componenti che decidono a maggioranza assoluta, fino al nuovo Congresso che dovrà celebrarsi entro il 31/12/2011; il Segretario Generale (Giancarlo Barra), il Vice Segretario Generale (Gianfranco Monetti) e il Tesoriere (Maurizio Marchetti) sono tutti componenti della Giunta provvisoria.

21/04/2026

Una crisi che ridefinisce equilibri politici ed economici a livello globale. Nel video, il Segretario Generale di , Giancarlo Barra, introduce i temi al centro della prossima puntata de “La Critica”: tensioni internazionali, impatti sui mercati, scenari possibili.

Un invito ad approfondire con uno sguardo attento e plurale, per leggere oltre la superficie di una fase complessa.

📅 Martedì 21 aprile, ore 18:00
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UN APPELLO PER LA DIGNITÀ DEL LAVORO PUBBLICO: DIRPUBBLICA SFIDA LA SENTENZA TAR SUL GREEN PASSLa Federazione ricorre al...
13/04/2026

UN APPELLO PER LA DIGNITÀ DEL LAVORO PUBBLICO: DIRPUBBLICA SFIDA LA SENTENZA TAR SUL GREEN PASS

La Federazione ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 16961/2025 del TAR Lazio, riaffermando che le ferite lasciate dalle misure emergenziali non possono essere considerate chiuse. La difesa della legalità e della Persona resta il nostro impegno. Nel comunicato pubblichiamo la sentenza impugnata.

Appello al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 16961/2025 del TAR Lazio

ha deciso di proporre appello al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 16961 del 2025 del TAR Lazio – Roma, Sezione I, relativa all’applicazione del green pass nel pubblico impiego e al divieto di adibire al lavoro agile i dipendenti che ne erano sprovvisti. La decisione di impugnare la sentenza non nasce da un impulso formale né da un desiderio di riaprire un capitolo che qualcuno potrebbe definire “acqua passata”. Al contrario, nasce dalla consapevolezza che quella vicenda non è affatto passata: è una pagina ancora viva, che ha inciso profondamente sulla dignità di migliaia di lavoratrici e lavoratori e che continua a generare interrogativi etici e giuridici che non possono essere ignorati.

Il contenzioso non nasce oggi. Fin dal 2021, DIRPUBBLICA ha sostenuto un lungo e complesso percorso giudiziario, articolato in ricorsi, memorie integrative e istanze cautelari, tutte esaminate dal TAR Lazio e dal Consiglio di Stato. Le ordinanze n. 6530/2021 e n. 1056/2022, insieme alle successive decisioni di rigetto e compensazione delle spese, hanno segnato le tappe di una vicenda che ha richiesto impegno costante, risorse economiche e dedizione civile. Ogni fase — dal ricorso introduttivo alle memorie aggiuntive del gennaio 2022 — ha contribuito a costruire un quadro di coerenza e di resistenza giuridica, volto a riaffermare che la legalità non può essere sospesa neppure in tempi di emergenza. Questo appello al Consiglio di Stato rappresenta dunque la prosecuzione naturale di un cammino già intrapreso, costoso da ogni punto di vista, ma necessario per restituire piena dignità al lavoro pubblico e alla coscienza istituzionale.

La Federazione ha ritenuto doveroso proseguire il percorso giudiziario perché ciò che è stato presentato come una misura amministrativa temporanea ha prodotto effetti che, per molti, sono stati tutt’altro che temporanei. Le norme emergenziali, nate per fronteggiare una situazione straordinaria, sono state applicate in modo da escludere dal lavoro persone che non avevano violato alcun obbligo di legge, ma avevano esercitato una libertà riconosciuta dall’ordinamento. La sentenza del TAR ha ritenuto legittimo estendere l’obbligo di certificazione verde anche a chi svolgeva la prestazione da remoto, trasformando un requisito previsto esclusivamente per l’accesso ai luoghi di lavoro in una condizione generale per l’esercizio dell’attività lavorativa. Questa estensione, che la legge non prevedeva, ha inciso sulla vita professionale e personale di molti dipendenti pubblici, generando conseguenze che non possono essere archiviate come un semplice episodio amministrativo.

La Federazione non ha mai smesso di farsi carico delle ferite lasciate da quella stagione, che hanno colpito persone diverse in modi diversi, ma sempre con la stessa intensità umana. L’appello oggi riguarda un caso specifico, ma il senso profondo della nostra azione resta quello di allora: non lasciare indietro nessuno.

DIRPUBBLICA ritiene che la legalità costituzionale non sia un bene negoziabile e che le norme eccezionali non possano essere applicate oltre i casi e i tempi per i quali sono state previste. L’appello presentato dall’avv. Carmine Medici, difensore storico della Federazione, si fonda su questo principio essenziale: la legge non può essere interpretata in modo da creare obblighi che il legislatore non ha previsto e non può essere utilizzata per comprimere diritti fondamentali attraverso strumenti amministrativi. La distinzione tra potere organizzativo e potere normativo è un presidio di civiltà giuridica che DIRPUBBLICA ha sempre difeso e che continua a difendere anche in questa vicenda.

L’appello sottolinea inoltre che la scelta di non vaccinarsi, quando non esiste un obbligo di legge, rientra nella sfera delle convinzioni personali tutelate dal diritto europeo e che le misure adottate hanno prodotto effetti discriminatori, soprattutto quando hanno impedito l’accesso al lavoro agile a chi avrebbe potuto svolgere la propria attività senza arrecare alcun rischio alla collettività. La qualificazione dell’assenza come “ingiustificata”, con la conseguente perdita di retribuzione, ferie e anzianità, ha rappresentato per molti lavoratori una ferita profonda, che non può essere liquidata come un dettaglio tecnico. È una ferita che ha inciso sulla dignità professionale e sulla serenità personale, lasciando segni che ancora oggi sono avvertiti come laceranti.

Per queste ragioni DIRPUBBLICA non considera questa vicenda come un capitolo chiuso, ma come un passaggio che merita di essere affrontato fino in fondo, con rispetto, con rigore e con la consapevolezza che la tutela della legalità non riguarda il passato, ma il futuro delle istituzioni e del lavoro pubblico. L’appello al Consiglio di Stato non è un gesto simbolico, ma un atto di responsabilità verso i lavoratori che rappresentiamo e verso i principi che guidano la nostra azione sindacale da sempre.

DIRPUBBLICA continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del giudizio, nella convinzione che la chiarezza giuridica e la tutela dei diritti fondamentali siano condizioni indispensabili per ricostruire un rapporto di fiducia tra amministrazioni e personale, soprattutto dopo una stagione che ha messo a dura prova la coesione del lavoro pubblico.

📌TAR Lazio, Sentenza 16961
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5563/20251001_da_TAR-Lazio-1-sentenza-16961.pdf

07/04/2026

NÉ VINCITORI NÉ VINTI, MA COSTRUTTORI: GIANCARLO BARRA PER UNA NUOVA SOVRANITÀ E L'EUROPA DEI POPOLI

Dalle radici cristiane al monito di Galloni: Giancarlo Barra traccia la rotta per il superamento del "divorzio" tra Tesoro e Bankitalia. Un appello al Pubblico Impiego affinché si faccia corpo istituzionale e statista, riscrivendo i Codici e trasformando l'UE da condominio di creditori a comunità politica. Pubblichiamo il FINE GIORNATA di Pasqua.

FINE GIORNATA È LA RUBRICA CON LA QUALE IL SEGRETARIO GENERALE DIRPUBBLICA COLLOQUIA PERIODICAMENTE CON I COLLEGHI E I SIMPATIZZANTI DEL SINDACATO, CHE HANNO RITENUTO D’ISCRIVERSI ALLA SUA “MAILING-LIST” PERSONALE, RACCONTANDO E COMMENTANDO FATTI E NOVITÀ RACCOLTI NELL’ARCO DI UN DETERMINATO PERIODO O, APPUNTO,
A ...... “FINE GIORNATA”.

sabato 4 aprile 2026
Né vincitori, né vinti, ma costruttori!
Buona Pasqua.

Carissimi,

le trombe che oggi vi propongo non sono quelle che annunciano la battaglia, né quelle che celebrano un trionfo. Sono le trombe della Pasqua: quelle che svegliano, che chiamano all’alzabandiera, che invitano a rimettersi in cammino lasciando alle spalle ciò che è stato. Sono trombe che non dividono, ma destano.

Viviamo in un tempo in cui le trombe suonano quasi sempre per annunciare un conflitto. Ogni giorno si leva un suono che distingue i “buoni” dai “cattivi”, i “vincitori” dai “vinti”, come se la Storia fosse un’arena e non una casa comune. Eppure, proprio oggi, in questa vigilia di Pasqua, vorrei proporvi un’altra musica: quella della Giustizia, che quando risuona non lascia in piedi né vincitori né vinti, ma solo uomini chiamati a ricominciare.

So bene ciò che accade in Medio Oriente - la tragedia che coinvolge Israele, Palestina, Iran, Stati Uniti, Paesi Arabi - e ne avverto tutto il peso umano e morale. Ma questa notte, con voi voglio parlare della crisi russo ucraina, non è perché è la più vicina per via di terra, ma perché è quella che per prima ha svelato la fragilità, se non l’inconsistenza, dell’Unione Europea.

Non si tratta di stabilire chi sia il buono o il cattivo, ma di comprendere che l’Europa, davanti a questa guerra (nostra … direi), ha mostrato la sua nudità: nessuna voce unitaria, nessuna capacità di mediazione, nessuna autorevolezza politica, nessuna anima costituzionale. È stato, e rimane, un fallimento europeo. Eppure, da più parti, gli stessi soggetti - o i loro eredi - che hanno determinato il fallimento del progetto europeo ne invocano oggi il potenziamento in nuove forme che non potranno che essere autoritarie e antidemocratiche. Noi soli, esponenti di DEMOS, abbiamo indicato al Parlamento europeo la via dell’autopoiesi, affinché esso, in veste costituente, deliberi e voti una Costituzione Democratica. Solo così l’Europa potrà diventare protagonista, non spettatrice; custode di Pace, non eco delle potenze.

In questo cammino non possiamo non ricordare Jürgen Habermas, la cui recente scomparsa ci ha visti latori di un messaggio di sincero cordoglio. Habermas aveva intuito che l’Europa non può vivere di soli trattati, ma necessita di una democrazia sovranazionale capace di superare i limiti del metodo intergovernativo. Pur non essendo mai stato un nostro riferimento diretto, la sua riflessione risuona sorprendentemente vicina alla nostra battaglia per un’Europa politica e costituzionale. Neppure possiamo dimenticare il monito all’Europa che Giovanni Paolo II, pronunciò il 9 novembre 1982 nella Cattedrale di Santiago de Compostela, in un momento storico ancora segnato dalla divisione della cortina di ferro: «Europa, ritrova te stessa! Sii te stessa! Riscopri le tue origini, ravviva le tue radici!».

Si parla di esercito europeo, di difesa comune, di autonomia strategica. Ma come può esistere un esercito europeo senza uno Stato europeo? E come può esistere uno Stato europeo senza una Costituzione? Il bivio che abbiamo davanti non è tra “decadenza nell’UE” o “salvezza fuori dall’UE”. Un’uscita dell’Italia dall’Unione sarebbe concretamente impraticabile, ma anche se ciò fosse possibile saremmo destinati all’isolamento, cui seguirebbe la disgregazione nazionale e la rovina definitiva. La vera sfida è riprendersi l’Europa, restituendole anima e sovranità democratica.

In questi giorni ho ripreso, sui social, una conversazione con l’amico economista Antonino Galloni, il quale ricordava come il 1981 - con il “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia – segnò, di fatto, la fine della Prima Repubblica e l’inizio della perdita di sovranità economica. La sua testimonianza, sostenuta da maestri come Federico Caffè e Carlo Donat Cattin, rivela come l’Italia sia stata vittima di un disegno di deindustrializzazione accettato da una classe dirigente che barattò la forza produttiva del Paese con un’integrazione europea fondata su contabilità e non su politica. Ma proprio per questo è necessario chiarire che la denuncia dell’insigne studioso non deve trasformarsi in un invito all’uscita dall’Unione Europea. La risposta non è la fuga, ma la ricostruzione politica. Il Parlamento Europeo deve emanciparsi dal bozzolo dei Trattati per rivendicare la propria natura di istituzione autopoietica, legittimata non dalla concessione degli Stati, ma dal voto dei Popoli. Questa metamorfosi richiede un atto di coraggio: trasformarsi in Assemblea costituente e sottoporre una nuova Costituzione a referendum nazionali selettivi. Saranno i Popoli a decidere, quelli che voteranno SÌ daranno vita a una nuova unione politica sovrana; quelli che diranno NO ne resteranno fuori, scongiurando così la deriva verso un'organizzazione autoritaria e onnipotente che, senza anima politica, finirebbe per soffocare le libertà nazionali. Secondo DEMOS, solo un’Europa che rompa il bozzolo dei Trattati per farsi Stato Federale potrà restituirci gli strumenti neo-keynesiani difesi da Galloni: una Banca Centrale finalizzata alla piena occupazione e una capacità di investimento sottratta al rigore contabile. La battaglia “galloniana” per la sovranità non deve tradursi in un isolamento nostalgico, ma nel motore di una metamorfosi: trasformare l'Unione da un “condominio di creditori” a una vera comunità politica. Se la sovranità è per sua natura inalienabile e illimitabile, essa può (e deve) trovare la sua massima espressione nell'essere condivisa tra Popoli fratelli.

Nel frattempo, guardiamo alla cronaca recente del nostro Paese: il referendum sulla riforma della Magistratura ha riproposto il solito scenario di contrapposizione frontale. Come sempre, c’è chi sventola vessilli di vittoria e chi medita rivincite contese. Ma questa Pasqua deve insegnarci che la logica dei vincitori e dei vinti è sterile e anacronistica. Ciò che serve all’Italia non è l'esibizione di un trofeo, ma l’apertura di un cantiere; non la celebrazione di un trionfo di parte, ma la fatica di un progetto comune. A giudizio di DEMOS e mio, prima di affrontare temi di secondo piano, occorre riscrivere i quattro codici - Civile, Penale e le relative Procedure - ispirandoci alla nostra altissima tradizione giuridica e non a modelli anglosassoni estranei alla nostra cultura. Noi ci professiamo antifascisti e democratici, ma non possiamo ignorare un dato storico: il regime fascista, pur con le ombre che conosciamo, riuscì a dotare l'allora Regno d’Italia di codici organici avvalendosi di giuristi eccelsi come i fratelli Alfredo e Arturo Rocco. Com’è possibile, allora, che la Repubblica, in ottant’anni non sia riuscita a darsi codici nuovi, pienamente coerenti con la Costituzione e degni della nostra civiltà? È accettabile? È serio? La risposta è purtroppo evidente.

È giunta l’ora che il pubblico impiego entri nel cuore della politica: non come sommatoria di singoli schierati, ma come corpo istituzionale e comunità di servizio. Gli articoli 97 e 98 della Costituzione ci ricordano che il pubblico impiego serve la Nazione; oggi deve farlo incarnando l’aspirazione dello statista. Questa vasta realtà - fatta di eccellenze sanitarie, giuridiche, tecniche e militari - deve succedere alla classe imprenditoriale che ha occupato il campo con la sola logica del profitto e di quella “disumanità del mercato” che già Luigi Einaudi e Federico Caffè denunciarono con estrema lucidità. Se noi fossimo stati al potere, non avremmo letto gli articoli della Costituzione al contrario di come sono stati scritti; non ci saremmo lasciati sorprendere dai grandi eventi perché distratti dal mercato e dal profitto, come ignobilmente accaduto di recente. Ma per realizzare questa visione è necessario un atto di fede laica: credere che servire la Repubblica non sia una funzione burocratica, ma il primo, autentico atto politico.

È tempo di costruire. Non di vincere, non di perdere, ma di costruire: un’Europa dotata di una Costituzione, un’Italia forte di codici organici e coerenti, una Repubblica che ritrovi la qualità del pensiero, la dignità del metodo e la forza della sua Storia.

Pasqua non è un ricordo: è un invito. Un invito a rialzarsi, a ripartire, a rimettere mano alla casa comune. Non per gloria, ma per Giustizia. Non per vincere, ma per servire.

Buona Pasqua a tutti!
Vostro affezionatissimo,

Giancarlo Barra

📌SCARICA IL FINE GIORNATA
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5562/20260404-2344_Fine_Giornata.pdf

Federazione del Pubblico Impiego

TRASPARENZA TRADITA: IL CASO DI UN COMUNE CAMPANO COME MONITO PER TUTTE LE AMMINISTRAZIONIIl caso campano rivela una con...
01/04/2026

TRASPARENZA TRADITA: IL CASO DI UN COMUNE CAMPANO COME MONITO PER TUTTE LE AMMINISTRAZIONI

Il caso campano rivela una contraddizione diffusa: enti che si organizzano per la trasparenza, ma che poi oppongono resistenze pretestuose a chi chiede chiarezza. Il richiamo è netto: il FOIA non è un ostacolo, ma un dovere costituzionale.

– Federazione del Pubblico Impiego – comunica che, a seguito di un ricorso presentato dalla nostra Organizzazione, il Difensore Civico della Regione Campania ha accolto integralmente le nostre ragioni, ordinando a un Comune della Campania l’ostensione di documenti relativi alla disciplina degli incentivi del contenzioso tributario. Si tratta di un risultato che va ben oltre il singolo caso: conferma e rafforza i principi fondamentali dell’accesso civico generalizzato, presidio essenziale di legalità e strumento di controllo democratico sull’azione amministrativa.

Un Comune della Campania aveva negato l’accesso sostenendo che lo schema di regolamento richiesto fosse un “atto preparatorio” sottratto alla conoscibilità. DIRPUBBLICA ha contestato questa impostazione, evidenziando che:

1. il FOIA (d.lgs. 33/2013) non coincide con l’accesso documentale della legge 241/1990;

2. la categoria degli “atti preparatori” non è un limite all’accesso civico generalizzato;

3. l’Amministrazione deve sempre valutare il pregiudizio concreto, non invocare limiti astratti;

4. il riesame FOIA deve essere deciso esclusivamente dal RPCT, non da altri uffici.

Il Difensore Civico ha condiviso integralmente questa impostazione, dichiarando illegittimo il diniego e ordinando l’ostensione dei documenti.

La nostra iniziativa si colloca nel solco della più autorevole giurisprudenza.
La sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 1117/2024 – che DIRPUBBLICA considera un punto di riferimento – afferma che: “L’accesso civico generalizzato costituisce un diritto fondamentale che consente il controllo democratico sull’esercizio dei pubblici poteri.”

E chiarisce che: l’accesso civico generalizzato è fondato sul diritto di sapere (right to know) e non sulla necessità di sapere (need to know); non richiede motivazione né interesse qualificato; non può essere limitato se non nei casi espressamente previsti dalla legge; non può essere negato con motivazioni postume o generiche. Questi principi sono stati decisivi anche nel nostro caso.

Il Consiglio di Stato, nella stessa sentenza, ha affrontato un tema spesso usato male dalle amministrazioni: il presunto “abuso del diritto di accesso”. Il passaggio è di straordinaria chiarezza:

“Non costituisce abuso la richiesta di atti relativi a procedimenti che coinvolgono risorse pubbliche, poiché essa è pienamente conforme alla finalità dell’accesso civico generalizzato: favorire forme diffuse di controllo sull’esercizio dei pubblici poteri.” DIRPUBBLICA ribadisce che non è mai abuso chiedere trasparenza su atti che incidono su risorse pubbliche, regolamenti interni, incentivi, organizzazione amministrativa o attività di rilievo collettivo.

Questo caso dimostra che: la trasparenza non è un optional; il FOIA non è un favore, ma un diritto;

le Amministrazioni devono adeguarsi a un modello di massima divulgazione (disclosure), come richiesto dall’ordinamento europeo e nazionale; la tutela della legalità passa anche attraverso la vigilanza sindacale.

DIRPUBBLICA continuerà a presidiare questi principi con fermezza e competenza.

Questo successo è stato possibile grazie alla determinazione, alla lucidità e al rigore istituzionale della
nostra Carmela Napolitano, Presidente dell’Unione Regionale Campania di DIRPUBBLICA. La sua azione, sempre improntata alla tutela della legalità e dei diritti dei lavoratori pubblici, rappresenta un esempio di responsabilità sindacale e di servizio alla collettività. DIRPUBBLICA le esprime una lode sincera e meritata.

QUELLO CHE SENTIAMO DI DOVER DIRE FUORI DALLE RIGHE.

L’omissione del nome dell'ente non risponde a un falso scrupolo di riservatezza, ma alla volontà di universalizzare il messaggio. Questa vicenda assurge a paradigma, trasformandosi in un esempio emblematico che interpella l’intero comparto pubblico, senza eccezioni. Il nodo cruciale risiede in una profonda contraddizione: se da un lato le istituzioni si dotano di piani anticorruzione e regolamenti solenni, dall'altro, non appena si esercita il diritto di accesso civico (FOIA), scatta un riflesso condizionato di chiusura. Si assiste così alla ricerca di cavilli e all’evocazione di limiti non previsti dalla norma, trattando la pubblicità degli atti come un intralcio burocratico anziché come un presidio di legalità.

Il precedente campano ha finalmente ristabilito l’ordine dei principi:

1. L'ostensibilità non è una concessione, ma un dovere;

2. La chiarezza documentale non è un rischio, ma una garanzia;

3. Il controllo democratico è un diritto fondamentale;

4. Le restrizioni devono essere concrete, non pretestuose;

5. Il riesame deve configurarsi come un’analisi rigorosa, non come un automatismo difensivo.

Con la sua azione, DIRPUBBLICA ha ribadito che la piena conoscibilità dell'azione amministrativa non rappresenta un atto ostile verso i vertici, bensì un presidio a tutela della Repubblica. Chi ostacola il flusso delle informazioni non difende l’istituzione: la espone.

Questo successo, dunque, va oltre la vittoria sindacale. È un monito — fermo e leale — rivolto a tutti i decisori pubblici.

20/03/2026

PERCHÉ DEMOS DICE NO ALLA RIFORMA

Una scelta meditata: Movimento DEMOS Italia respinge una riforma priva di confronto nazionale, sproporzionata rispetto ai temi trattati e pericolosa per la qualità costituzionale delle istituzioni. In allegato il comunicato ufficiale illustrato nella puntata di LA CRITICA del 19 marzo.

✅ GUARDA LA PUNTATA
https://www.youtube.com/live/LLTYvc1Obv0?si=Ez3b3HD3ZZNOkkUF

📌 Il NO di Demos al Referendum
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5560/D_20260320-0237_Comunicato-post-LA-CRITICA.pdf

Federazione del Pubblico Impiego

19/03/2026

Il MOVIMENTO DEMOS ITALIA conferma la propria indipendenza da maggioranza e opposizione, valorizzando l’esperienza maturata nel pubblico impiego e richiamando il punto di vista, spesso ignorato, degli apparati giudiziari.

La posizione sul referendum sulla giustizia sarà annunciata il 19 marzo alle ore 18:30 nel corso di una diretta di “La Critica”.

Sarà inoltre dato spazio al dibattito libero, aperto a opinioni diverse e orientato allo sviluppo di un confronto serio e pluralista.

Segui la trasmissione in diretta su:
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Sul sito www.dirpubblica.it

Movimento DEMOS Italia

L’IRAN E L’ATTACCO DELL’ANNO 140411 marzo 2026Riprendono nel 2026 le pubblicazioni della rubrica "Tiriamo a divinare" di...
14/03/2026

L’IRAN E L’ATTACCO DELL’ANNO 1404
11 marzo 2026

Riprendono nel 2026 le pubblicazioni della rubrica "Tiriamo a divinare" di Federico Macaddino, questa volta con articoli di attualità.

Il primo è dedicato ad un evento di cronaca contemporanea che avremmo voluto assolutamente non vivere: la guerra fra Israele, Stati Uniti e Iran.

Tenta di analizzare motivazioni, strategie e finalità, nell'ambito di una più ampia visione geopolitica mondiale, cercando di esplorare anche aspetti meno noti o meno praticati dal main stream.

✒️Qui l’ARTICOLO completo
🔗 https://drive.google.com/file/d/1MibJ906hoIt-hPdHlOTHP0YdOa5obRAe/view?usp=sharing

Buona lettura!

TUTELA E SOLIDARIETÀ PER IL PERSONALE DELLE SEDI ESTERE IMPEGNATE NELLE AREE DI CRISI  esprime vicinanza e sostegno a tu...
06/03/2026

TUTELA E SOLIDARIETÀ PER IL PERSONALE DELLE SEDI ESTERE IMPEGNATE NELLE AREE DI CRISI

esprime vicinanza e sostegno a tutto il personale delle sedi diplomatiche operanti nelle aree di crisi, senza distinzione di ruolo o nazionalità. Un impegno di tutela, ascolto e solidarietà verso chi garantisce la presenza dello Stato anche nelle condizioni più difficili. Pubblichiamo il messaggio di solidarietà.

▪ Un messaggio di vicinanza al Personale delle sedi diplomatiche nelle aree di crisi

Con la lettera del Segretario Generale, Giancarlo Barra DIRPUBBLICA ha scelto di rivolgere un pensiero di solidarietà e di attenzione a tutto il Personale che opera nelle sedi diplomatiche e consolari situate in aree di crisi.
In questi contesti complessi, il lavoro quotidiano – svolto da personale italiano e da numerosi lavoratori locali – richiede professionalità, equilibrio e una dedizione che spesso rimane invisibile.

La nostra iniziativa nasce dal riconoscimento di questa realtà e dalla volontà di far sentire la presenza di una comunità professionale che non dimentica chi opera in condizioni difficili.
Il messaggio che abbiamo diffuso non ha finalità rivendicative né intende interferire con le catene di comando istituzionali: vuole semplicemente esprimere vicinanza, ascolto e rispetto.

DIRPUBBLICA considera parte della propria responsabilità etica quella di sostenere, con discrezione e misura, tutte le persone che contribuiscono al funzionamento delle sedi all’estero, indipendentemente dalla loro nazionalità o dal loro inquadramento contrattuale.
È un gesto di umanità e di coesione professionale, che riteniamo doveroso in un momento in cui molti colleghi vivono situazioni di particolare complessità.

📌La lettera del Segretario Generale
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5535/20250305_Messaggio-me.pdf

Verso il 2026: un impegno comune per la Giustizia e la PacePubblichiamo il messaggio di fine anno del Segretario General...
04/01/2026

Verso il 2026: un impegno comune per la Giustizia e la Pace

Pubblichiamo il messaggio di fine anno del Segretario Generale di DIRPUBBLICA, Giancarlo Barra: un invito alla responsabilità civile, alla tutela della legalità e alla costruzione quotidiana di Giustizia e Pace nel servizio alla Nazione.

📌Carissimi,
chiudiamo un anno complesso, attraversato da tensioni internazionali e comunitarie che ci ricordano quanto Giustizia e Pace siano legate da un vincolo indissolubile: non c’è Pace senza Giustizia, e non c’è Giustizia che non chieda coraggio, responsabilità e – talvolta – sacrificio.

In questo orizzonte, noi pubblici dipendenti siamo i primi chiamati a gettare le basi di una società più giusta e più pacifica. Lo facciamo ogni giorno attraverso le nostre attività, diverse ma complementari, esercitate con competenza, lealtà istituzionale e rispetto della Persona. È nel lavoro quotidiano, spesso silenzioso, che si costruisce la credibilità della Repubblica.

Ma questa consapevolezza porta con sé anche un monito: quando nelle Istituzioni i Capi compiono scelte inique, ciò accade perché ritengono di trovare una base acquiescente, timorosa, obbediente. La nostra responsabilità civile è dunque duplice: servire con fedeltà e, allo stesso tempo, non prestare mai il fianco a ciò che tradisce la Giustizia e ferisce la Pace.

Le posizioni di Movimento DEMOS Italia, il lavoro svolto da e le iniziative che insieme abbiamo costruito mostrano che un’altra via è possibile: quella della trasparenza, della legalità, della dignità del servizio pubblico. È così che si custodisce la Pace, ed è così che si rende onore alla Giustizia.

Che il 2026 ci trovi più consapevoli, più uniti e più determinati a servire il Bene comune con la fermezza dei principi e la serenità dei gesti quotidiani.

Auguri sinceri a tutte e a tutti.
Che sia un anno di Giustizia e di Pace, operose e reali.

Vostro, Giancarlo Barra

✅ FINE GIORNATA DEL 31 DICEMBRE 2025
https://www.dirpubblica.it/public/allegati/5531/20251231-Fine-Giornata.pdf

22/12/2025

2025: L’anno delle scelte difficili

22 DICEMBRE: LA CRITICA RACCONTA IL 2025 CON DIRPUBBLICA E DEMOS ITALIA, TRA CRISI E NUOVE VISIONI

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22 Dicembre ore 16:00

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Un viaggio nell’anno che ha messo alla prova istituzioni, lavoratori pubblici e cittadini. DIRPUBBLICA e DEMOS Italia analizzano i nodi irrisolti del 2025: Europa, diritti, legalità, rappresentanza. Una riflessione condivisa per capire come ricostruire fiducia e democrazia nel futuro prossimo.

Con la puntata di fine anno di LA CRITICA, in diretta dalla sede nazionale di DIRPUBBLICA, non ci limiteremo a ripercorrere ciò che abbiamo detto nel 2025: proveremo piuttosto a capire cosa questo anno ci ha insegnato, quali domande ha aperto e quali responsabilità ci affida per il futuro. Le trasmissioni realizzate non sono state capitoli isolati, ma tappe di un percorso comune: dalla rappresentanza nei luoghi di lavoro alla fragilità delle istituzioni europee, dal valore del voto al vuoto lasciato dall’abrogazione dell’abuso d’ufficio, fino al confine delicato tra tutela e libertà nell’articolo 604-bis. Temi diversi, certo, ma legati da un filo rosso evidente: la democrazia vive solo se i cittadini partecipano, se il potere è controllato, se la legge protegge senza soffocare, se la libertà resta un bene indisponibile.

Questa puntata vuole essere un momento di riflessione collettiva: non un archivio, ma un bilancio critico; non un riassunto, ma una presa di coscienza. Il 2025 ci ha ricordato che la legalità non è mai garantita una volta per tutte: va custodita, difesa, praticata. È un impegno che, come sempre, condividiamo con voi.

Il significato di questa puntata è reso ancora più forte dal contesto in cui si colloca: la collaborazione sempre più stretta tra DIRPUBBLICA e il Movimento DEMOS ITALIA, due realtà distinte ma unite da una stessa matrice culturale, quella che vede nella Costituzione il fondamento del pubblico impiego e della convivenza civile. DIRPUBBLICA rappresenta da decenni la voce dei lavoratori pubblici, la tutela della legalità amministrativa, la difesa del merito e della trasparenza. DEMOS ITALIA, nato come movimento civico e culturale, porta nella sfera politica una sensibilità che affonda le radici proprio nel mondo del pubblico impiego: una sensibilità costituzionale, pluralista, attenta ai diritti e ai doveri, alla dignità del lavoro e alla qualità delle istituzioni.

La loro coesistenza non è un artificio organizzativo, ma una scelta di campo: affermare che il pubblico impiego non è un settore neutro, ma un presidio della democrazia; che la Costituzione non è un testo da celebrare, ma un metodo da praticare; che la politica, quando nasce dal lavoro e dalla responsabilità, può tornare a essere servizio.

Indirizzo

Via Pasquale Revoltella 115/117
Rome
00152

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 13:30
15:30 - 17:30
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