01/08/2026
"Con don Antonio Mazzi se ne va uno degli educatori che più hanno segnato la storia civile del nostro Paese. Dal profondo viene un grande grazie!La vocazione legata a don Calabria, l'ascolto costante dei ragazzi in difficoltà e con tutti i giovani, generazione dopo generazione, il sapere continuare a interrogarsi e a studiare mettendosi in discussione con umiltà, l'analisi attenta ai fenomeni più critici della nostra società e alle disuguaglianze che ci affliggono da decenni soffocando il nostro vivere, lo sguardo rivolto alle sofferenze e fragilità come occasione radicale per segnalare le comuni ferite a ciascuno di noi, a tutti, alla politica, alle classi dirigenti. Ho avuto il privilegio di conoscerlo e di parlare con lui incontrando ogni volta la rara, onestà di un conversare asciutto e anche difficile. Parlare per trovare risposte concrete alle cose che più affaticano, che non si capiscono con slogan e scorciatoie, che emergono in modi complessi. Porto dentro il ricordo di un uomo di Dio che sa essere libero davvero, capace di stare dalla parte dei ragazzi più fragili con una dedizione che evita collusioni e prediche vuote, una cosa rara. Ha dimostrato con la sua azione che nessuno è irrecuperabile quando incontra adulti capaci di ascoltare, di chiedere responsabilità e di non smettere di avere fiducia.
La Comunità Exodus è stata molto più di un luogo di accoglienza: è stata un laboratorio educativo che ha rimesso al centro la relazione, il lavoro, la condivisione, la possibilità di ricominciare. Don Antonio sapeva parlare ai giovani con parole semplici e vere, senza indulgenza ma senza mai rinunciare alla speranza. Mi ha sempre colpito la sua capacità di tenere insieme fermezza e misericordia, di non arrendersi mai davanti alle ferite.
Negli ultimi anni ci siamo ritrovati anche nel lavoro di Con i bambini, condividendo l’impegno contro la povertà educativa nella convinzione che l’educazione sia il primo strumento di giustizia sociale e che noi non possiamo continuare a mettere in fondo all'agenda politica la povertà di una parte così grande di mostri ragazzi e la crisi del crescere che vediamo ogni giorno. Il destino di un bambino, di una bambina, di una ragazza e di un ragazzo non può essere deciso dal luogo in cui nasce, dalle condizioni della famiglia o dagli errori che compie. Ogni ragazzo merita la cura delle possibilità. E spetta agli adulti costruire le condizioni perché possa trovarla.
È questa la costruzione della cittadinanza.
Lo saluto con affetto. La sua voce continuerà a parlare attraverso migliaia di ragazzi di molte generazioni, gli educatori, le tantissime persone che con studio, dedizione e sapienza sono al lavoro ogni giorno per cambiare in meglio le cose e che sono il cemento solidale della Repubblica, la parte migliore d'Italia, così lontana dai vuoti litigi, dagli interessi predatori o interessati, dalla sciatta insensatezza. La sua eredità ci chiede di continuare a cercare i ragazzi, uno per uno, senza rassegnarci mai all’idea che qualcuno possa essere lasciato indietro nel momento di un "noi" che serve ogni giorno di più".
Marco Rossi-Doria, Presidente Con i bambini