30/06/2026
Perché a Roma esiste una collina fatta di anfore?
A prima vista sembrerebbe uno spreco. Eppure il Monte Testaccio è il risultato di una scelta molto razionale.
Tra il I e il III secolo d.C. milioni di anfore, soprattutto provenienti dalla Betica (l’attuale Andalusia), arrivavano a Roma cariche di olio d’oliva. Una volta svuotate, invece di essere riutilizzate, venivano accuratamente rotte e accatastate, fino a creare una vera e propria collina artificiale.
Ma perché non riciclarle?
Molte anfore, soprattutto quelle destinate a vino o cereali, potevano essere riutilizzate oppure frantumate e mescolate nelle malte idrauliche, il celebre opus signinum. Le anfore dell’olio, invece, presentavano un problema.
Il loro interno rimaneva impregnato di grasso. L’olio residuo penetrava nella terracotta e rendeva difficile ottenere un materiale adatto alla produzione di malte. Inoltre l’olio reagisce con la calce, uno dei principali componenti del legante, formando saponi che ne compromettono la qualità e la resistenza.
C’era poi un altro aspetto pratico: le grandi anfore per l’olio, del tipo Dressel 20, erano molto robuste e, una volta rotte, producevano grossi frammenti ricurvi, poco adatti a essere ridotti in piccoli cocci da impiegare nelle costruzioni.
Per questo, anziché tentare un riciclo poco conveniente, gli antichi romani organizzarono un sistema di smaltimento sorprendentemente efficiente: le anfore venivano frantumate, disposte ordinatamente a strati, cosparse di calce per limitare odori e fermentazioni dei residui organici e accumulate fino a formare quello che oggi tutti conosciamo come Monte dei Cocci!
Se non ci sei mai stato, visitalo con noi questo VENERDÌ 3 LUGLIO alle 17.10. Info e prenotazioni: www.visiteromasotterranea.it/il-monte-dei-cocci-o-monte-testaccio.html