20/12/2025
Roma, dicembre 2025 –
Dopo anni di impegno, di ascolti e di battaglie condotte con grande determinazione, iniziamo a portare a casa qualche risultato concreto per i nostri italiani che vivono il mondo. E’ la testimonianza viva di un lavoro collettivo: di un’Italia che si ritrova, che riconosce nei suoi figli lontani una parte essenziale della propria storia e del proprio futuro. Oggi possiamo dire che qualcosa si sta muovendo. Le recenti misure approvate e discusse nelle ultime settimane — la riforma delle agevolazioni IMU e TARI, la proposta di iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale per gli iscritti AIRE e il nuovo decreto “Ritorno” — segnano un punto di svolta nel lungo cammino verso, pur con un contributo economico, una giustizia per gli italiani nel mondo.,da troppo tempo denegata. Per anni abbiamo ascoltato, spiegato, insistito. Abbiamo bussato alle porte delle istituzioni, portando nelle aule parlamentari e nei tavoli ministeriali la voce di chi vive e lavora fuori dai confini della patria. E oggi quella voce inizia a diventare legge, proposta, riforma. Le case dei nostri connazionali nei piccoli comuni d’Italia non saranno più considerate seconde abitazioni da tassare, ma luoghi dell’anima, simboli di un legame che non si è mai spezzato. L’IMU azzerata per le piccole rendite catastali e ridotta per le grandi, la TARI alleggerita del 50%, rappresentano finalmente un gesto di rispetto verso chi continua a custodire l’Italia anche da lontano, mantenendo viva la memoria delle famiglie, dei borghi e delle radici. Allo stesso tempo, la possibilità di iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale pagando un contributo annuale apre finalmente la strada a una cittadinanza sanitaria universale, che riconosce la dignità e il diritto alla cura anche a chi vive oltre i confini. Tuttavia, questa misura, così come il decreto “Ritorno”, deve essere migliorata e resa più equa e riteniamo che ci siano elementi di incostituzionalità. La quota fissa di duemila euro annui non può valere indistintamente per tutti: la CIM chiede che il contributo sia progressivo e graduato in base al reddito e al Paese di residenza, affinché ogni cittadino contribuisca in modo proporzionato alle proprie possibilità. Perché l’uguaglianza, per essere vera, deve essere giustizia sociale. La Confederazione degli Italiani nel Mondo rileva l’intento del Governo di favorire il ritorno in Italia degli italo-discendenti, riconoscendo in questo decreto — insieme alle riforme su IMU, TARI e assistenza sanitaria — un primo segnale di inversione di rotta dopo anni di disattenzione e di politiche fallimentari sul tema della cittadinanza. Questo pacchetto di misure, infatti, nasce come risposta parziale a una stagione politica che ha negato a milioni di discendenti italiani il diritto di vedersi riconosciuta la propria appartenenza “jure sanguinis”. Quella riforma, presentata come intervento tecnico di ordine amministrativo, si è rivelata un errore storico e politico che ha ferito intere comunità , desiderose soltanto di riannodare il filo con la propria terra d’origine. Oggi, con il decreto “Ritorno”, il Governo tenta di correggere la rotta, ma lo fa a metà, limitando i benefici a un numero ristretto di Paesi — Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, Venezuela e Uruguay — ed escludendo inspiegabilmente altre nazioni del Centro e Sud America, come Guatemala, Perù, Colombia, Messico, Paraguay e Cile, dove vivono comunità vive e profondamente legate alle proprie radici italiane. Anche questo provvedimento contiene elementi di incostituzionalità. “L’Italia non può decidere chi sono i veri figli della sua storia in base ai confini geografici”, dichiara la Presidenza della CIM. “Escludere intere nazioni della diaspora significa ripetere gli errori del passato.” Il decreto, pur rappresentando un passo avanti, deve essere considerato solo l’inizio di un percorso. La CIM ribadisce che nessun italo-discendente deve sentirsi escluso o dimenticato: la diaspora è una sola e appartiene interamente alla storia d’Italia. Il lavoro svolto in questi anni dalla CIM ha ricucito rapporti, unito comunità e ridato fiducia a chi si sentiva dimenticato. E oggi, grazie a questo impegno, l’Italia è un po’ più vicina ai suoi figli nel mondo. Ma sappiamo che il cammino è ancora lungo: ci sono diritti da conquistare, pregiudizi da abbattere, disuguaglianze da correggere. Dietro ogni risultato ci sono le mani e le voci di centinaia di migliaia di italiani che vivono tra Europa, America, Africa e Oceania, e che credono in un’Italia che non esclude ma accoglie, che non dimentica ma ricorda, che non chiude ma costruisce. Questo è il nostro programma, la nostra visione, la nostra promessa: un’Italia giusta, solidale e moderna, che riconosca pienamente la cittadinanza sociale dei suoi figli nel mondo. Un’Italia che non si misura nei confini, ma nella coscienza collettiva di chi, ovunque viva, continua a chiamarsi italiano. E noi, come Confederazione Italiana nel Mondo, continueremo a lottare perché ogni legge, ogni riforma, ogni decisione dello Stato tenga conto anche di chi vive lontano ma porta nel cuore la stessa bandiera. Continueremo a difendere il diritto alla casa, alla salute, al lavoro e alla dignità. Continueremo a chiedere che l’Italia non sia solo una patria, ma una promessa mantenuta. Perché il nostro impegno non finisce qui. Le prime conquiste iniziano ad arrivare, ma la battaglia continua. E continuerà, finché l’ultimo italiano nel mondo potrà dire, con orgoglio e senza esitazione: “Io sono parte dell’Italia, e l’Italia è parte di me.”