Roma, la capitale del paese, la città sede della Chiesa di Papa Francesco “non è una città per poveri”. O meglio, non è una città per poveri rumorosi. Se indossano la loro povertà con timore e sommessa reverenza, nascondendosi negli anfratti della metropoli senza sbatterci in faccia le vite disperate di cui sono testimoni, si vedrà. Ma se per caso intendono anche solo rivendicare il diritto ad una
vita meno che dignitosa disturbando il sonno della ragione di tanti bravi concittadini, allora possono anche togliere il disturbo. Con questo messaggio chiaro e inequivocabile scritto con estintori e manganelli la Prefettura e il Comune di Roma hanno prima sgomberato le famiglie che occupavano da diversi anni un palazzo a Cinecittà e poi i rifugiati di Via Curtatone, tanto per charire che non c'è protezione internazionale che tenga, se sei povero e non ti rassegni questa città non fa per te. Di questa particolare interpretazione del diritto la Sindachessa ha dato ulteriore dimostrazione affermando che non intende assolutamente dare casa a chi si è macchiato del reato più abbietto che si possa concepire: occupare un ufficio abbandonato per trovarvi ricovero. “A tutto c'è un limite...” ha aggiunto a telecamere spente. Noi crediamo che abbia ragione. C'è un limite alla decenza come c'è ne uno alla vergogna. C'è un limite dettato dalla responsabilità istituzionale come dalla civile convivenza. C'è un limite alla sopportazione e uno all'ignavia. In tutte le cose c'è un punto oltre il quale non si dovrebbe mai andare pena l'apertura di scenari pericolosi che nessuno è in grado di controllare e gestire. Per questo motivo, visto che le istituzioni cittadine sembrano essere ormai preda dei deliri del “Re della notte” e del suo esercito di “non morti”, ci chiediamo perché dobbiamo continuare a riconoscere legittimità al governo di questi “estranei”. Ci chiediamo e chiediamo a tutta la città libera perché mai dovremmo rispettare queste istituzioni quando non ci si accontenta più di non rispettare i nostri diritti, ma si pretende di cancellare la nostra stessa esistenza?! Non siamo ancora in grado di cacciarli per sempre dalla città, la battaglia sarà lunga e dura, ma questo non ci impedisce di lavorare sin da subito affinché ciò avvenga anche dotandoci di istituzioni autonome, in grado di progettare e programmare interventi che restituiscano alla città il senso del diritto all'abitare che gli “estranei” stanno cercando di cannibalizzare. Per cominciare un Assessorato Popolare alla Rigenerazione Urbana, un organismo che riunisca intelligenze, competenze e sensibilità collettiva con l'obiettivo di indicare strade per rigenerare il patrimonio residenziale pubblico e privato in abbandono e degrado, finalizzandolo prioritariamente alle esigenze cittadine: case, servizi sociali e culturali, opportunità di lavoro. Un attività propedeutica a ricostruire un comune sentire cittadino, riallacciando i fili di quella passione civile che è la vera anima della città. Un Assessorato alla Rigenerazione Urbana che si proponga come argine culturale, sociale e politico al criminoso aumento della diseguaglianza, tra i pochi che hanno tanto e i tanti che hanno sempre meno. Ventanni di privatizzazioni, cartolarizzazioni e valorizzazioni hanno prosciugato le risorse della città arricchendo solo pescecani e corrotti. Eppure ci sono esempi ed esperienze, anche quì, da cui si possono apprendere strade attraverso cui il Bene Comune diventa una straordinaria occasione di crescita umana e civile. Un Assessorato aperto a tutta la comunità stanca ma non depressa, dalle Parrocchie ai giovani dei rave, passando per la politica, i movimenti, le associazioni, le consulte, i comitati con l'unica limitazione di non farne una “palestra d'ardimento”… quello teniamocelo per quando ne avremo bisogno veramente, ma piuttosto un'officina, un cantiere, un atelier in cui valorizzare idee, progetti e competenze spesso sperimentate e vive ma isolate. Sostanzialmente una sfida per disegnare insieme il futuro. Come occupanti e attivisti di Action proponiamo di costruire una prima tappa di questa avventura a Via Santa Croce in Gerusalemme 55, nei giorni dal 2 al 31 ottobre, in uno dei tanti luoghi in cui è stato consumato il reato di lesa maestà nei confronti della speculazione immobiliare che da sempre regna sovrana. E vogliamo farlo perché costretti dall'ignoranza e dall'arroganza istituzionale che nasconde la propria responsabilità nel non affrontare i temi del diritto alla casa e all'accoglienza. Il governo con l'art. 5 della Legge Lupi (appunto…) che nega residenza e utenze agli occupanti, ma prima ancora con l'abbandono pluriennale dei piani di edilizia residenziale e del welfare universalistico; il Comune di Roma con l'idea che i diritti non sono validi per tutti e che sarà la guerra fra poveri prima ed il mercato poi a risolvere il problema. Come non fosse stata proprio l'idea di "svendere" le nostre Città ai costruttori a creare quelle condizioni di ingiustizia, invivibilità e di abbandono che hanno portato Roma nelle condizioni attuali. Una responsabilità corale, alla quale hanno contribuito tutti quelli che negli ultimi decenni hanno governato il paese e la città, nessuno escluso. Come tutti stanno contribuendo a demolire l'accoglienza per accaparrarsi i voti del popolo bue e rancoroso. E' cosi che le vittime di incapacità e corruzione diventano, con un iperbole logica, i colpevoli, il capro espiatorio da additare per soddisfare il crescente senso di insicurezza di cui si alimentano gli istinti razzisti e giustizialisti. Sei povero? colpa tua. Comanda il mercato, quello sempre legale “a prescindere” come direbbe totò, ed il racconto della realtà si capovolge. I movimenti per il diritto all’abitare conquistano le risorse economiche ed una legge regionale che garantisce accesso ai diritti per quanti hanno fatto domanda di casa popolare, siano occupanti o ospiti dei residence? i titoli dei quotidiani raccontano che la legge è fatta per premiare gli occupanti a discapito dei poveri cristi… I movimenti occupano uffici pubblici e privati abbandonati? La vulgata racconta che gli occupanti tolgono le case popolari a chi ne ha diritto nonostante nessun movimento a Roma abbia mai occupato una casa popolare... Si lasciano in mezzo alla strada 500 rifugiati protetti dal diritto internazionale in quanto estremamente fragili? L’amministrazione capitolina afferma che la colpa è loro perché hanno rifiutato i 40 posti predisposti per persone fragili...
In questo tremendo e pericoloso teatro dell'assurdo riprendere ad occuparci di noi è il minimo che possiamo fare, il primo passo per sottrarci alla cannibalizzazione delle coscienze in atto. Per questo invitiamo le realtà sociali, i movimenti, le tante culture e sensibilità, competenze e saperi a collaborare con noi per costruire insieme un'idea di città solidale ed accogliente che scacci la paura e quelli che oggi la governano assumendo impegni comuni. A partire dalla costruzione di un'efficace opposizione all'attuale governo cittadino che ha fatto della legalità per pochi la propria bandiera. Riconquistiamo la città, riprendiamoci ciò che è nostro!