Donna e Diritti

Donna e Diritti Donna e Diritti da anni si batte per la promozione, la tutela e la garanzia, delle donne e dei minori Convinti che insieme possiamo fare la differenza.

L'Associazione Donna e Diritti si batte da anni per la tutela e la promozione dei diritti dei più deboli. Donna e Diritti ha allargato la propria base di risorse per raccogliere le sfide sul benessere sociale equo e sostenibile in particolare sulla promozione, sulla tutela e garanzia della donna e dei sistemi sociali che attorno ad essa si sviluppano. Con servizi legali ad alta specializzazione e

nella massima riservatezza dove la persona è al centro del percorso. L’Associazione ed il suo team specializzato di avvocati, consulenti, formatori e ricercatori sono in prima linea nella difesa dei diritti di tutte le persone e lotta contro ogni forma di violenza, discriminazione o esclusione sociale. Donna e Diritti è questo e molto altro: fornisce alla donna supporto e assistenza per favorirne l’inserimento nel mondo del lavoro, la realizzazione di nuovi progetti imprenditoriali, la realizzazione di sistemi sostenibili di conciliazione; promuove e realizza progetti e processi sostanziali di inclusione e sviluppo, del singolo e del sistema sociale.

Non tutte le separazioni finiscono quando una persona decide di andare via.A volte il conflitto continua attraverso la m...
30/05/2026

Non tutte le separazioni finiscono quando una persona decide di andare via.

A volte il conflitto continua attraverso la manipolazione, la denigrazione, il controllo economico o il coinvolgimento dei figli.

Chi subisce queste dinamiche spesso si sente sola, confusa e finisce per dubitare di sé stessa.

Per questo è importante imparare a riconoscere alcuni segnali.

Non per etichettare le persone.
Ma per comprendere ciò che sta accadendo e proteggere sé stesse e i propri figli.

Una separazione dovrebbe essere la fine di una relazione.
Non l’inizio di una nuova forma di controllo.

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Ci hanno insegnato a chiamarla gelosia.Ma controllare il telefono del partner non è una prova d’amore.È un bisogno di co...
28/05/2026

Ci hanno insegnato a chiamarla gelosia.
Ma controllare il telefono del partner non è una prova d’amore.

È un bisogno di controllo.

Dentro un telefono oggi non ci sono solo messaggi.
Ci sono relazioni, fragilità, pensieri, spazi personali, pezzi di vita.

Per questo superare quel confine non è un gesto “normale”.
Non è attenzione.
Non è cura.

Una relazione sana si fonda sulla fiducia, non sull’ispezione continua della vita dell’altro.

E quando qualcuno ha bisogno di controllarti per sentirsi tranquillo, il problema non è il telefono.

È il modo in cui sta vivendo la relazione.

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25/05/2026

La violenza di genere non nasce all’improvviso.
Nasce dalle parole sbagliate, dal controllo, dall’indifferenza, dalla mancanza di rispetto.

Per questo parlare nelle scuole è fondamentale.

Oggi, insieme al MOVI, abbiamo incontrato gli studenti del Federico Caffè di Roma per confrontarci su legalità, consapevolezza e responsabilità.

Ascoltare i ragazzi significa costruire cultura.
E costruire cultura significa prevenire la violenza.

Grazie agli studenti e ai docenti per l’attenzione, la sensibilità e la partecipazione dimostrata.

Perché ogni incontro può lasciare un segno.

🌿✨ TUTTI, ma proprio TUTTI, siete invitati a vivere un pomeriggio speciale! ✨🌿🎶 RITMI SUL TEVERE 🎶Sport, natura, musica ...
08/05/2026

🌿✨ TUTTI, ma proprio TUTTI, siete invitati a vivere un pomeriggio speciale! ✨🌿

🎶 RITMI SUL TEVERE 🎶

Sport, natura, musica e condivisione si incontrano in un evento pensato per stare insieme e creare emozioni autentiche.

🏃‍♂️ Tante attività da vivere
🌳 Relax immersi nella natura
🎵 Musica e atmosfere uniche
🤝 Momenti da condividere con amici e famiglia

Lasciati avvolgere dalla magia della Valle Sabina del Tevere e regalati qualche ora di energia, sorrisi e serenità.

💛 Sarà anche un’occasione speciale per ricordare Laura, il suo entusiasmo, la sua passione e l’amore che metteva in ogni cosa che faceva. Un ricordo che continua a vivere attraverso questa giornata dedicata allo stare insieme.

📍 Non mancare… ti aspettiamo per vivere insieme emozioni, natura e bellezza!

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08/01/2026

LA STRAGE DI CRANS MONTANA E QUELLA PESSIMA TENDENZA SOCIAL A PUNTARE IL DITO

Quello che emerge da frasi come
“se la sono cercata”,
“potevano scappare”,
“i genitori dove erano?”
non è lucidità.
È difesa psicologica. Ed è una delle più primitive.

Profilo psicologico di chi colpevolizza le vittime

Quando una tragedia è troppo grande, troppo ingiusta, troppo casuale, alcune persone non reggono l’idea che possa capitare a chiunque.
Perché se è capitato a loro, allora potrebbe capitare anche a me, a mio figlio, alla mia famiglia.

E questa è un’idea intollerabile.

Allora la mente fa una cosa molto precisa ossia
trasforma le vittime in colpevoli.

Se “se la sono cercata”,
se “hanno sbagliato”,
se “i genitori erano irresponsabili”,
allora il mondo torna ad avere un ordine rassicurante.

Un ordine falso, ma psicologicamente anestetizzante.

Frasi come :
A me non succederà, perché io sono diverso.
Io avrei fatto meglio.
Io sono più attento, più sveglio, più responsabile.

Questo meccanismo si chiama illusione di controllo.
È la convinzione infantile che il male colpisca solo chi “sbaglia”.

Perché prendersela con ragazzi morti o con genitori distrutti?

Perché è più facile giudicare che sentire.

Empatizzare con un ragazzo arso vivo significa:
• sentire il terrore,
• l’impotenza,
• l’ingiustizia,
• la paura che poteva essere tuo figlio.

Empatizzare con un genitore significa:
• entrare in un dolore che non ha nome,
• accettare che non esiste protezione assoluta,
• riconoscere i limiti umani dell’essere genitori.

E non tutti sono in grado di farlo.

Chi scrive quelle frasi non è più forte,
non è più lucido,
non è più intelligente.

È solo più spaventato. E anche poco empatico.

Il bisogno di sentirsi “migliori”

C’è anche un altro elemento, più disturbante:
il narcisismo difensivo.

In alcuni soggetti la tragedia altrui diventa l’occasione per:
• sentirsi superiori,
• moralmente ineccepibili,
• genitori perfetti,
• individui “che sanno come si fa”.

È un modo per dire:

“Io valgo perché tu hai sbagliato.”

Ma quando il confronto è con ragazzi morti o famiglie devastate, questo bisogno di superiorità rivela una cosa sola:
un’enorme povertà emotiva.

La verità scomoda

La verità che fa paura è questa:
• In emergenza il cervello può bloccarsi.
• In gruppo le reazioni non sono razionali.
• I genitori non sono onnipotenti.
• Il rischio zero non esiste.
• La morte non è meritocratica.

E allora sì:
è molto più facile puntare il dito
che guardare in faccia la fragilità umana.

Chi colpevolizza le vittime non sta spiegando il mondo.
Sta solo cercando di difendersene.

Ma farlo sulla pelle di ragazzi morti e genitori distrutti
non è lucidità.
È disumanizzazione.

E quando perdiamo la capacità di riconoscere l’innocenza del dolore altrui,
il problema non è più la tragedia.

Il problema siamo noi.

Come associazione lo diciamo da sempre: la prevenzione della violenza di genere inizia dai giovani, dentro le scuole.E p...
04/12/2025

Come associazione lo diciamo da sempre: la prevenzione della violenza di genere inizia dai giovani, dentro le scuole.
E per questo ciò che è accaduto al Liceo Giulio Cesare non può essere trattato come uno scherzo. Non lo è.
È un segnale serio, che fa male e che parla di una cultura che ancora oggi ferisce.

Quando delle ragazze e un ragazzo vengono messi in una “lista” che li espone e li umilia, non si tratta di un episodio isolato: è il sintomo di qualcosa che continua a crescere sotto la superficie.
E chi minimizza contribuisce, pur senza volerlo, a far passare l’idea che certe parole e certe minacce siano normali.
Non lo sono. Non devono esserlo.

La scuola dovrebbe essere uno dei luoghi più sicuri per crescere.
E per renderla davvero tale, serve ciò che chiediamo da anni: educazione affettiva, sessuale ed emotiva, costante e non improvvisata dopo l’ennesimo caso.

Non servono scuse né silenzi.
Servono adulti presenti, scelte chiare e il coraggio di cambiare le cose.

Perché questa non è solo una scritta.
È un campanello d’allarme che riguarda tutti noi.

Oggi non è solo una data.È un nodo alla gola, un pensiero che pesa, una ferita che come società dobbiamo imparare a guar...
25/11/2025

Oggi non è solo una data.
È un nodo alla gola, un pensiero che pesa, una ferita che come società dobbiamo imparare a guardare senza distogliere lo sguardo.

Ci sono donne che ogni giorno sorridono mentre dentro chiedono aiuto.
Donne che trovano il coraggio di andare via.
Donne che non hanno fatto in tempo.
Donne che stanno ancora lottando, minuto dopo minuto.

La violenza non è un fatto privato.
È un grido che ci riguarda tutti.
È qualcosa che ci chiama alla responsabilità, all’ascolto, alla presenza.

Oggi ricordiamo che:

🧡 non è colpa tua
🧡 non sei sola
🧡 la tua voce merita di essere ascoltata
🧡 la tua vita vale, sempre

Chiedere aiuto non è debolezza. È il primo passo verso la libertà.

Per ogni donna:
per chi c’è, per chi resiste, per chi non abbiamo saputo proteggere.
Oggi, e ogni singolo giorno.
Siamo dalla vostra parte. Sempre.

#1522

Oggi abbiamo consegnato la seconda borsa di studio intitolata a “Claudio Biagi”Un momento speciale, che porta con sé una...
21/11/2025

Oggi abbiamo consegnato la seconda borsa di studio intitolata a “Claudio Biagi”
Un momento speciale, che porta con sé una storia importante.

Claudio credeva profondamente in una cosa:
che nessun ragazzo dovesse rinunciare ai propri sogni per nessun motivo.
Non era un uomo delle sole idee generose: le costruiva, le alimentava, cercava di trasformarle in realtà.
Questa borsa di studio era uno dei suoi sogni.
Un sogno semplice e potentissimo: dare a un giovane meritevole, ma in difficoltà, la possibilità di seguire i propri sogni.

Purtroppo non ha potuto vederlo realizzato.

Per questo, come Associazione Donna e Diritti, abbiamo scelto di portare avanti il suo desiderio:
far sì che almeno un ragazzo ogni anno possa avere un’opportunità che altrimenti non avrebbe.

Perché non è solo una borsa di studio.
Non è solo un aiuto economico.
È un messaggio.

“I sogni, se qualcuno crede in te, possono continuare a vivere.”

Un grazie sincero al Municipio XII che ha concesso il patrocinio e che oggi è stato presente con Alessia Salmoni Vice Presidente Municipio XII e Gioia Farnocchia Assessore alle Pari opportunità.
Un grazie a Maurizio Marrale presidente del Movi Lazio che ci ha accompagnato coordinando con grande cura e sensibilità tutti gli interventi, dando valore a ogni voce.
La loro presenza conferma quanto la collaborazione tra istituzioni, scuole, famiglie e associazioni possa fare la differenza.

Oggi abbiamo celebrato il merito, la determinazione, il coraggio.
E celebriamo la forza delle comunità che scelgono di sostenere.

Perché nessuno ce la fa da solo.

Nel 2025 non nell’800.
20/11/2025

Nel 2025 non nell’800.

Una ragazza rinuncia alla gita scolastica perché il fidanzato “non può geolocalizzarla”.
Nel 2025.
Non nell’Ottocento.
Non in un contesto privo di diritti o istruzione.
A Modena. In una scuola. Tra adolescenti.

E questo, lasciatemelo dire con la massima chiarezza possibile, è uno dei segnali più inquietanti della sopravvivenza – robustissima – degli stereotipi di genere e delle radici patriarcali nelle relazioni tra i più giovani.

Perché non è una “ragazzata”.
Non è “gelosia”.
Non è “amore”.
È controllo. È possesso. È limitazione della libertà personale rivestita da normalità.

Le ricerche più recenti ce lo dicono chiaramente:
👉 una percentuale allarmante di ragazze tra i 14 e i 20 anni considera normale subire pressioni, limitazioni, divieti, controlli continui;
👉 molte riferiscono che rinunciano a uscite, attività scolastiche, gruppi di amici per evitare reazioni aggressive o ricatti affettivi;
👉 e, ancora più grave, tollerano comportamenti violenti o manipolatori come se fossero una componente inevitabile della relazione.

Questo è il risultato di un modello culturale che continua a insinuarsi nelle nuove generazioni con una forza incredibile:
- la donna come proprietà
- la relazione come controllo
- la gelosia come termometro dell’amore
- la rinuncia come prova di fedeltà

E quando una ragazza accetta di cancellare una possibilità di crescita, di socialità, di libertà per evitare che un altro possa “perderla di vista”, siamo davanti alla fotografia nitida di una subalternità interiorizzata, di un condizionamento così profondo da sembrare normale.

Ma normale non è.
Non lo è mai.

Ed è qui che dobbiamo intervenire, tutti insieme, ogni singolo giorno.
Genitori, insegnanti, educatori, istituzioni, professionisti della salute mentale, e sì, anche i pari, i compagni di classe, gli amici.

Perché queste gabbie non si rompono da sole.
Richiedono parole chiare, educazione affettiva seria, modelli sani, e soprattutto tolleranza zero verso ogni forma di controllo mascherata da amore.

La libertà non è negoziabile.
Mai.
Nemmeno a 14 anni.
Nemmeno “per amore”.

Se una ragazza rinuncia alla sua libertà per non far arrabbiare un ragazzo, abbiamo già perso tutti.
E proprio per questo dobbiamo ricominciare a lottare.
Ogni giorno.
Senza mezzi termini.

Indirizzo

Via Francesco Massi 12
Rome
00152

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