14/10/2026
Detassare gli aumenti non basta, se gli aumenti non arrivano
Manovra 2027: la leva fiscale sui salari funziona solo se la contrattazione è davvero di tutti
di Giovanni Cafaro, Presidente CONFUNISCO
Ogni autunno l'Italia si ferma a guardare i numeri della Legge di Bilancio come si guarda il meteo prima di partire: per capire se pioverà sulle proprie tasche. Quest'anno i numeri dicono che la crescita resta debole, che i margini sono stretti e che il governo intende confermare, e in parte ampliare, il pacchetto lavoro del 2026: imposta agevolata sugli aumenti che derivano dai rinnovi contrattuali, sui premi di produttività, sulle maggiorazioni per notturni, turni e festivi, con un'attenzione nuova per i giovani sotto i 35 anni.
Sono misure che vanno nella direzione giusta, e lo diciamo senza riserve. Ridurre il peso del fisco su ciò che il lavoratore guadagna in più significa riconoscere che il problema italiano non è solo quanto si produce, ma quanto di quel valore arriva in busta paga.
C'è però una domanda che la Manovra non può eludere: chi ha diritto a un aumento da detassare?
La risposta, oggi, è: soltanto chi ha un contratto rinnovato. Milioni di lavoratori restano invece fermi per anni con contratti scaduti, o sono inquadrati in accordi che nessuno ha il tempo né la forza di rinegoziare. Per loro la flat tax sugli aumenti è una promessa scritta su un assegno mai emesso. Un incentivo fiscale che premia i rinnovi, senza garantire che i rinnovi avvengano, rischia di allargare la distanza tra chi è già tutelato e chi non lo è.
Il governo ha scelto di non introdurre un salario minimo legale e di puntare sulla contrattazione collettiva. È una scelta legittima, ma comporta una responsabilità precisa: se lo strumento è il contratto, allora il contratto deve essere accessibile, rinnovato nei tempi e valutato con criteri trasparenti. Non può diventare il recinto di pochi soggetti che si autodefiniscono "più rappresentativi", lasciando fuori organizzazioni serie, radicate sui territori, che ogni giorno assistono lavoratori e imprese.
Per questo CONFUNISCO torna a chiedere tre cose concrete.
La prima: un Registro nazionale dei contratti collettivi fondato su criteri oggettivi e verificabili, che distingua i contratti pirata da quelli legittimi senza trasformare la rappresentatività in un monopolio.
La seconda: un meccanismo che leghi gli sgravi alla tempestività dei rinnovi, perché un contratto scaduto da tre anni è già un taglio di stipendio, anche se nessuno lo chiama così.
La terza: rendere strutturali le misure sul lavoro, smettendo di rinnovarle di anno in anno. Le famiglie non possono programmare la propria vita su agevolazioni che scadono a dicembre.
Noi continueremo a fare la nostra parte. Nei nostri uffici, ogni giorno, verifichiamo buste paga, inquadramenti, arretrati non corrisposti. È lì che si misura la distanza tra una norma ben scritta e un diritto effettivamente esercitato. Ed è lì che la Manovra 2027 sarà giudicata: non dalle percentuali annunciate, ma da quanti lavoratori, a gennaio, troveranno davvero qualcosa in più in busta paga.