13/05/2026
Un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 aprile ha reso operativo il taglio dei compensi ai CAF previsto dalla Legge di Bilancio 2026: 21,6 milioni di euro in meno, con un effetto che colpisce attività già svolte nel 2025.
Significa che i CAF — tra cui il nostro — hanno pianificato, organizzato e completato la campagna fiscale sulla base di risorse definite in anticipo. Poi, a lavoro finito, le regole sono cambiate.
Non è una questione tecnica. È una questione di equità.
Chi paga davvero questo taglio? I contribuenti. Soprattutto pensionati, lavoratori dipendenti, famiglie a basso reddito — le persone che si affidano al CAF non perché non vogliano fare da soli, ma perché il sistema fiscale italiano è ancora troppo complesso per navigarlo senza supporto. Su 24,7 milioni di modelli 730 trasmessi nel 2024, 17,5 milioni sono passati attraverso i CAF. Il "fai da te" è ancora una strada percorribile per pochi.
Ridurre le risorse a chi garantisce quel presidio di prossimità — in ogni quartiere, in ogni piccolo comune — non è un risparmio. È uno spostamento del costo dal bilancio pubblico alle tasche e alle difficoltà dei cittadini.
Come Consulta nazionale dei CAF, abbiamo chiesto con urgenza l'apertura di un confronto costruttivo con le istituzioni.
Come CONFUNISCO, continuiamo a garantire il servizio ai nostri assistiti — e continuiamo a difendere il loro diritto a un'assistenza fiscale accessibile, competente e vicina.
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