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ARTExperience PROMOZIONE DELLA CULTURA E DELL'ARTE DELL'INTEGRAZIONE ATTRAVERSO L'INTERAZIONE ED IL CONFRONTO.

15/05/2026

Sotto un prato irpino c'è una città romana intera. Con un teatro da 7.000 posti. E nessuno lo sapeva.

Non è un'ipotesi. Non è una leggenda locale. È una mappa dettagliata con foro, strade a griglia e una struttura monumentale che aspettava solo di essere letta — 2.000 anni sotto i piedi.

Siamo a Flumeri, provincia di Avellino, lungo la Via Appia. Il sito si chiama Fioccaglia. Da fuori: un prato qualunque, verde, ordinario, anonimo. Dentro: una metropoli romana pianificata, costruita tra il II e il I secolo a.C. nel pieno dell'espansione repubblicana in Irpinia.

Per due millenni, nessuno ci aveva visto niente di rilevante. Poi è arrivato il prof. Giuseppe Ceraudo dell'Università del Salento con i suoi droni.

Niente picconi. Niente trincee. Niente terra smossa. Ceraudo ha sorvegliato il suolo con sensori termici e multispettrali che leggono le variazioni di umidità, temperatura e composizione del terreno: le fondamenta interrate si comportano in modo diverso dal suolo circostante, e queste differenze diventano immagini precise. Una radiografia, non uno scavo.

Quel che è uscito da quelle immagini è quasi offensivo nella sua nitidezza: assi stradali perfettamente ortogonali, isolati regolari, una grande piazza centrale con gli edifici pubblici affacciati — il foro — e, in un angolo della mappa, la curva inconfondibile di una cavea. Un teatro. Grande. Da 7.000 posti, mai conosciuto prima.

Il sito è quasi certamente l'antica Forum Aemilii, nodo strategico sulla Via Appia tra Campania e Italia centrale. Una città che Roma aveva costruito per tenere sotto controllo l'Irpinia, con tutta l'infrastruttura monumentale che ci si aspettava da un centro di quella rilevanza.

Spoiler: gli scavi fisici sono programmati per l'estate 2026. A quel punto, Fioccaglia smette di essere un prato.

Una città romana con teatro da 7.000 posti era sepolta in Irpinia. Nessuno l'aveva cercata perché nessuno sapeva che ci fosse.

In breve:
A Flumeri (AV) i droni termici dell'Università del Salento hanno mappato una città romana intera senza scavare
La mappa mostra foro, strade ortogonali e un teatro da 7.000 posti mai documentato prima
Il sito potrebbe essere Forum Aemilii, nodo strategico della Roma repubblicana sulla Via Appia — gli scavi fisici inizieranno nell'estate 2026

07/05/2026
11/04/2026
09/04/2026

Un duro appello scritto da settanta artisti e curatori della Biennale di Venezia rivolto al presidente Pietrangelo Buttafuoco: ché siano esclusi tutti i "governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra". E quindi, spiegano gli artisti nel testo riportato da La Repubblica, non solo Russia, ma anche Israele e Stati Uniti, che da fine febbraio portano avanti la guerra in Medio Oriente. Secondo i firmatari, alla Biennale che avrà inizio il 9 maggio, non dovrebbero infatti partecipare i Paesi che portano avanti "forme crescenti di oppressione sistemica, disuguaglianze e cancellazione, inclusi il genocidio e la pulizia etnica in Palestina, in Sudan e in Myanmar, nonché la violenza dilagante, l’occupazione e la guerra in Camerun, Congo, Cuba, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina, Venezuela e in troppi altri luoghi”.

"C’è una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere normalizzata", spiegano gli artisti, che non passano sopra la dichiarazione di neutralità della mostra e l’auspicio del presidente di portare, almeno a Venezia, una “vera tregua”. “La Biennale - continuano gli artisti - ha rilasciato una dichiarazione di neutralità e noi ribattiamo che consentire la partecipazione a governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutrale”. Nella lettera, gli artisti scrivono di essere profondamente contrari alla decisione di trasferire il padiglione israeliano “in spazi adiacenti alla mostra principale, In Minor Keys, ideata da Koyo Kouoh”. Una scelta, spiegano, che andrebbe direttamente contro la visione dell’artista stessa

08/04/2026

La Villa di Pollione riemerge dall'abisso: il segreto di Pausilypon che il mondo ci invidia

Immaginate di camminare nell'oscurità di una grotta romana per 700 metri e trovarvi, all'improvviso, sospesi su un anfiteatro a picco sul mare. Dopo quarant'anni di attesa, il miracolo archeologico di Napoli è finalmente realtà, restituendo ai viaggiatori un'emozione che sembrava perduta per sempre.

Il Parco Archeologico-Ambientale del Pausilypon è tornato a risplendere grazie a un restauro monumentale completato tra il 2022 e il 2025, come confermato dalle direttive del Ministero della Cultura (MiC). La Villa di Vedio Pollione, cavaliere romano del I secolo a.C., non è solo un sito storico: è un'esperienza sensoriale che collega la maestosa Grotta di Seiano alla baia incantata di Trentaremi, attraverso percorsi sotterranei che tolgono il fiato.

Ma cosa rende questo luogo così speciale rispetto agli altri tesori del Golfo? La risposta risiede nel nome stesso: "Pausilypon" significa "luogo dove finisce il dolore". Qui, l'ingegneria romana ha sfidato la natura, costruendo un teatro da 2000 posti e un odeion privato con una vista che, oggi come allora, domina l'intero Mar Tirreno. Le fonti del MiC sottolineano come il recupero non abbia riguardato solo le pietre, ma l'intero ecosistema marino e costiero, rendendolo uno dei siti più ambiti dal turismo culturale internazionale.

Mentre le grandi capitali europee cercano di inventare nuove attrazioni, Napoli scava nel suo passato per offrire un modello di bellezza sostenibile e millenaria. Il tunnel scavato nel tufo, lungo quasi un chilometro, funge da portale temporale che conduce i visitatori lontano dal caos cittadino, proiettandoli in un'atmosfera di pace assoluta. Eppure, nonostante la risonanza globale di questa riapertura, c'è chi si chiede se la gestione dei flussi saprà preservare la fragilità di un luogo così prezioso.

La sfida della Napoli moderna è proprio questa: riuscire a mostrare al mondo la sua "luce sotterranea" senza svenderne l'anima.

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02/04/2026

SENSAZIONALE SCOPERTA A VOLTERRA. Negli scavi dell'Anfiteatro romano gli archeologi hanno riportato in luce una scultura in marmo lunense raffigurante il dio etrusco noto ai latini come Piscis Aprilensis. Sgomento fra gli esperti.
(Testo e foto da: L’Anfiteatro che non c’era)

22/02/2026

As of today, the final piece of Sagrada Familia’s Central Tower is finally completed.

Barcelona's iconic Sagrada Familia is set to be completed in 2026, after 142 years of construction. 🇪🇸🇪🇸

Indirizzo

Via Di Pietralata 161
Rome
00158

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