21/01/2026
L’amore, inteso in senso biblico e mistico, non è riducibile all’aspetto sentimentale-emotivo a cui siamo abituati a pensare noi, figli del romanticismo ottocentesco. Per la scrittura e per l’esperienza dei santi l’amore è un verbo più che un sostantivo, è un agire transitivo più che un sentire intimistico. In tal modo per l’esattezza, amare – in senso biblico ma pure in senso proprio – si deve tradurre con l’espressione “fare il bene di qualcuno”.
Purché si comprenda che le condizioni di questo “amore-fare il bene di qualcuno” rivelate da Dio sono quattro:
1. fare il bene di qualcuno: nulla di intimistico, non la ricerca di un appagamento emotivo, ma la concreta uscita da sé verso l’altro; il credente è uno che – ad imitazione di Dio – si sveglia al mattino e si chiede “oggi cosa posso fare di bene alle persone che incontrerò?”
2. fare il bene di qualcuno facendolo bene: qualcuno attribuisce l’espressione "non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene" a Denis Diderot, altri a san Giovanni Bosco; sia come sia, sappiamo che il Bene – Dio – si presenta sempre in una forma ordinata e perfetta
3. fare il bene di qualcuno facendolo sempre: un “amore a termine” non esiste, nessuno dice “ti amerò fino a una certa data”; anzi normalmente l’amore “è per sempre”
4. fare il bene di qualcuno facendolo sempre meglio: nessun giorno è uguale ad un altro, nessuna persona nel tempo resta la stessa; il bene fa crescere, bonifica e richiede sempre ulteriori espressioni bonificanti.
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