19/06/2026
Nel 2008 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò la risoluzione 1820, che riconosceva e condannava la violenza sessuale nei conflitti come crimine di guerra e strategia di tortura.
Nel 2015 l’Assemblea generale dell’ONU istituì la 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗘𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗩𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗦𝗲𝘀𝘀𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗶, che ricorre il 19 giugno di ogni anno, al fine di contrastare lo stupro e ogni forma di violenza, rapimento e riduzione in schiavitù sessuale.
La guerra non porta benefici, soprattutto non li porta a donne e ragazze, che sono il 92-95% delle vittime verificate. Ma anche le violenze su bambini e neonati in territorio di guerra contribuiscono al 35% di crescita delle violenze su minori.
Nel 2024, i casi di violenza sessuale come “pulizia etnica” nei conflitti sono aumentati del 25% (Rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).
Nel 2025 le Nazioni Unite hanno verificato 9.788 casi di violenza sessuale legata a conflitti, un dato più che raddoppiato rispetto all'anno precedente. Ma le stime sono al ribasso - a causa di minacce, vergogna, stigma sociale e assenza di strutture di garanzie che possano accogliere le denunce e perseguire gli stupratori mettendo in sicurezza le vittime.
Nel mondo aumentano le guerre, le guerre aumentano le violenze. E le donne sono sempre le prime a pagare, pagando sempre troppo.
L’art 11 della nostra costituzione sancisce che “l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: rispettiamo e ribadiamo che la guerra e le violenze su donne e bambine non possono trovare giustificazione in nessun luogo e per nessun motivo.