20/10/2025
Oggi avrebbe compiuto cento anni Clemente Scifoni, nato a Roma il 17 ottobre 1925 (e morto il 14 gennaio 2021), partigiano combattente gappista dell’Ottava Zona al comando del commissario politico Nino Franchellucci e del comandante Luigi Forcella.
Cresciuto in una famiglia antifascista, a diciotto anni scelse di entrare nella Resistenza per dare il proprio contributo nella lotta di Liberazione dal nazifascismo. Sfuggì all’arresto a piazza Bologna mentre le SS con un’imboscata catturarono i compagni Valerio Fiorentini, Paolo Angelici, Carlo Camisotti e Luciano Sbrolli; tradotti a via Tasso, dopo alcuni giorni i primi tre furono uccisi alle Cave Ardeatine.
Fu autore di numerose azioni nell’Ottava Zona, tra cui l’operazione contro il commissario Stampacchia, amico dei nazisti, nominato commissario al Quadraro dal questore Caruso proprio per organizzare la repressione in quel quartiere considerato "covo" di antifascisti. Dopo l’azione, poiché sulla sua testa pesava una grossissima taglia (200mila lire) con una quindicina di compagni di Torpignattara e l’amico Giordano Sangalli – a cui è intitolata la nostra sezione Anpi Centocelle –, si rifugiò sul Monte Tancia, dove proseguì a combattere i nazifascisti nella formazione garibaldina "Giuseppe Stalin", partecipando anche alla Battaglia del Monte Tancia). Tornato a Roma, a causa di una delazione fu arrestato e tradotto a Via Tasso, quindi trasferito a Regina Coeli fino alla Liberazione di Roma.
«La cosa più bella mi è arrivata il 9 ottobre del 1946, la qualifica di partigiano e di patriota, rilasciata dalla Commissione laziale ai sensi del decreto legge 518 – raccontava anni fa Scifoni –. E le deposizioni rese alla stessa da Luigi e Nino, che dichiarano che facevamo parte dell'organizzazione militare, anzi ne eravamo l'avanguardia in quanto facevamo parte delle formazioni gappiste, di aver partecipato ad assalti a colonne motorizzate tedesche sulla via Tuscolana, allo spargimento di chiodi sulle strade provinciali e ad altri atti di sabotaggio. E insieme al compagno Aldo Ferri alla uccisione di un tedesco che terrorizzava la popolazione in piazza dei Mirti. Poi le dichiarazioni di Giorgio Amendola e Luigi Longo, il quale affermò, nella qualità di comandante generale delle Brigate Garibaldi e di vice comandante del Corpo volontari della libertà che le azioni da me eseguite (la soppressione di Armando Stampacchia) erano decise dal Centro militare cittadino di Roma del Partito comunista italiano. Sta tutto agli atti, su carta intestata dell'Assemblea Costituente»
https://www.anpiroma.org/2021/01/clemente-scifoni-partigiano-combattente.html