Fap Acli Sede Nazionale

Fap Acli Sede Nazionale La FAP è un’associazione nata per tutelare e promuovere i diritti degli anziani e dei pensionati Come portatori di valori sociali, etici e spirituali.

La FAP è un’associazione nata per dare continuità e riconoscibilità all’impegno delle ACLI volto a promuovere e tutelare i diritti degli anziani e dei pensionati:

Come cittadini, componenti attivi della società. Come protagonisti della vita sociale e politica che, anche da pensionati, continuano a partecipare attivamente alle iniziative delle organizzazioni dei lavoratori. Come destinatari legittimi di servizi, assistenza e sostegno quotidiani.

2 GIUGNO, 80 ANNI DI PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIAdi Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle AcliIl 2 giugno 1946...
03/06/2026

2 GIUGNO, 80 ANNI DI PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA

di Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle Acli

Il 2 giugno 1946 rappresenta una delle pagine più alte e decisive della storia italiana. In quel giorno, dopo gli anni bui della guerra e della dittatura, il popolo italiano fu chiamato a scegliere il proprio futuro attraverso il referendum istituzionale che segnò il passaggio dalla monarchia alla Repubblica.

Fu un momento di straordinaria partecipazione e responsabilità civile, in cui milioni di cittadini si recarono alle urne per contribuire alla nascita di una nuova Italia, fondata sui principi di libertà, democrazia e uguaglianza.

Per la prima volta nella storia del nostro Paese, anche le donne esercitarono il diritto di voto in una consultazione nazionale, segnando un passaggio fondamentale verso una piena cittadinanza e una società più giusta e inclusiva.

A ottant’anni da quel giorno, celebriamo non soltanto un evento storico, ma un’idea di comunità che si riconosce nei valori della Costituzione e nella forza della partecipazione.

Un popolo intero riprendeva in mano la sua storia e il suo avvenire, non solo decidendo di superare l’istituto monarchico, ma eleggendo un’assemblea che aveva lo scopo di scrivere una Costituzione che finalmente fosse espressione della volontà popolare e ne riflettesse le aspirazioni più profonde, dalla pace alla giustizia sociale alla parità dei sessi alle garanzie sulle libertà civili partendo da quella religiosa.

Come ACLI siamo fieri del fatto che ventuno dirigenti nazionali e locali della nostra associazione abbiano partecipato alla redazione della Costituzione (Achille Grandi, Paolo Bonomi, Edoardo Clerici, Emilio Colombo, Maria Agamben Federici , Angela Guidi Cingolani, Giorgio La Pira, Salvatore Mannironi, Raimondo Manzini , Ludovico Montini, Luigi Morelli, Giulio Pastore, Giuseppe Rapelli, Stefano Riccio, Mariano Rumor, Guglielmo Schiratti, Ferdinando Storchi, Tiziano Tessitori, Vittoria Titomanlio, Giuseppe Togni, Ezio Vanoni), portando la voce dei cristiani impegnati nel movimento dei lavoratori all’interno del complesso lavoro di ricerca di equilibri possibili fra diverse istanze ideologiche.

Per questo insistiamo sulla necessità di rinnovare nelle scelte di ogni giorno l’adesione ai valori repubblicani, mettendo in pratica i principi fondativi della Costituzione, dalla partecipazione istituzionale e sociale al dialogo inteso come rifiuto della violenza verbale e della sopraffazione, dall’accoglienza dei nuovi italiani all’abbattimento delle barriere del pregiudizio, dall’adempimento del dovere civico del pagare le tasse al rispetto dei beni comuni alla protezione dell’ambiente…

Soprattutto occorre riconoscere il legame strutturale che la Costituzione istituisce fra la promozione della giustizia sociale e la difesa della pace, che hanno come legame comune la tutela dell’integrità e della dignità della persona umana, che il bisogno, la guerra e la violenza feriscono gravemente. Un Paese che al suo interno non è in grado di promuovere efficacemente la giustizia non è un Paese pacifico, giacché, come ha ricordato il Papa, la pace non è solo l’assenza della guerra, ma presenza viva di giustizia, di perdono e di fraternità.

E la Costituzione è la via maestra per realizzare la pace nella giustizia.

Ma se questo è vero alcune domande sorgono spontanee.

Cosa possiamo fare seriamente per rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale” che ancora impediscono “il pieno sviluppo della persona umana”? Quali sono questi ostacoli, e come è possibile il loro superamento progressivo?

Che cosa implica il “ripudio della guerra” in una realtà come quella odierna, e che cosa sono le “limitazioni di sovranità necessarie” per costruire cammini di pace? E quale è il ruolo che l’Italia può avere nelle organizzazioni sovranazionali cui partecipa come l’ONU, la NATO e soprattutto l’Unione Europea?

Che cosa significa la sovranità del cittadino nel determinare gli indirizzi politici nazionali a fronte di leggi elettorali che limitano le sue scelte e conferiscono un potere smisurato alle Segreterie dei partiti politici, i quali a loro volta non danno alcuna garanzia di un reggimento interno che sia attualmente democratico e trasparente?

Anche attraverso la capacità di rispondere credibilmente a questi interrogativi passa la volontà di dare piena attuazione al dettato costituzionale.

Viva la Repubblica !

Fonte: www.acli.it

VII CONGRESSO NAZIONALE FAP: CONCLUSI ANCHE I CONGRESSI REGIONALI Conclusi il 30 maggio anche i congressi regionali dell...
31/05/2026

VII CONGRESSO NAZIONALE FAP: CONCLUSI ANCHE I CONGRESSI REGIONALI

Conclusi il 30 maggio anche i congressi regionali della Fap Acli, in vista del VII Congresso Nazionale che si svolgerà a Roma, presso l’Hotel Ergife (L.go Lorenzo Mossa, 8 ) dall’11 al 13 giugno 2026.

Tanta la partecipazione e l’entusiasmo per questo appuntamento congressuale che, a partire dal suo titolo – Fap: un ponte tra passato e futuro – promette importanti riflessioni a cui si aggiungeranno i contributi sviluppati nei territori in queste settimane di lavoro.

MEDIO ORIENTE, FORUM TERZO SETTORE: "ITALIA E UE NON RINUNCINO A FAR VALERE IL DIRITTO INTERNAZIONALE"L’appello: “L’Ital...
29/05/2026

MEDIO ORIENTE, FORUM TERZO SETTORE: "ITALIA E UE NON RINUNCINO A FAR VALERE IL DIRITTO INTERNAZIONALE"

L’appello: “L’Italia cessi la fornitura di armi a tutti i Paesi in guerra e riconosca lo Stato di Palestina. È il momento del coraggio delle scelte politiche”

“Nonostante si sia aperto lo spiraglio dei negoziati, la guerra in Iran prosegue con pesanti attacchi e sempre più gravose conseguenze sulla popolazione civile del Medio Oriente, vittima di una spirale di odio che nega i diritti fondamentali e il principio di autodeterminazione dei popoli. Il conflitto, poi, si fa sentire su altri Paesi, come l’Italia: anche qui, infatti, la logica del riarmo e i tagli al welfare producono impoverimento, materiale e democratico, e aggravano una situazione già critica. Nel frattempo, dopo aver assistito a forme di brutalità inaudite contro i civili, la situazione a Gaza continua a restare ancora molto grave, senza che nessuno ostacoli realmente il Governo di Israele. Ribadiamo con forza la necessità che Italia e Unione europea prendano posizioni chiare e forti contro gli Stati aggressori, non rinunciando a svolgere un ruolo propositivo per far tornare a valere il diritto internazionale”. Lo dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore nell’ambito dell’Assemblea dei soci “Si vince solo con la pace e il diritto” che si è svolta oggi presso l’Auditorium Via Rieti a Roma.

L’evento ha visto un confronto sui temi della pace e un dibattito al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’Ambasciatore Pasquale Ferrara e il direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, Raffaele Crocco.

“Terzo settore e società civile in questo contesto drammatico – prosegue Moretti – hanno un ruolo fondamentale, sia nel perseguire concretamente la pace attraverso le ong presenti nelle zone di guerra, sia nello stimolare l’azione dei Governi”.

“Riteniamo imprescindibile – dichiara Stefano Tassinari, referente Pace del Forum Terzo Settore – che l’Italia cessi la fornitura di aiuti militari a tutti i Paesi in guerra, riconosca lo Stato di Palestina e, insieme all’Ue, introduca pesanti sanzioni al Governo di Israele e si adoperi per convocare una Conferenza di Pace, sotto l’egida Onu. Quest’ultima, diversamente da ambigui organismi internazionali, dovrà essere partecipata da tutti gli Stati, rafforzare le presenze multilaterali di interposizione, come l’Unifil, in tutte le aree a rischio, e promuovere una road map per il disarmo”.

“Chiediamo coraggio nelle scelte politiche, per salvaguardare l’umanità e la pace, che è condizione di sicurezza e sviluppo per tutti” concludono Moretti e Tassinari.

Fonte: www.acli.it

TRIESTE, CITTA' IDEALE PER GLI OVER 65Secondo una recente indagine del Sole24Ore, la provincia di Trieste è il luogo ide...
27/05/2026

TRIESTE, CITTA' IDEALE PER GLI OVER 65

Secondo una recente indagine del Sole24Ore, la provincia di Trieste è il luogo ideale per chi ha più di 65 anni.

Il primato di Trieste è costruito su parametri che vanno dall’importo medio delle pensioni, alla presenza di medici specialisti, ai soldi che gli enti pubblici spendono per l’assistenza domiciliare, alla vicinanza di servizi e negozi, ai posti disponibili nelle RSA, alla totale assenza (secondo la ricerca) di inquinamento acustico. In questa classifica, Trieste è prima davanti a Trento e Milano. Udine è al 54° posto, Pordenone al 68°

PATRONATO ACLI NELLE FILIPPINE, UNA PRESENZA CHE CRESCE TRA TUTELA, RELAZIONI E NUOVI PROGETTIDal 19 al 21 maggio una de...
27/05/2026

PATRONATO ACLI NELLE FILIPPINE, UNA PRESENZA CHE CRESCE TRA TUTELA, RELAZIONI E NUOVI PROGETTI

Dal 19 al 21 maggio una delegazione del Patronato ACLI composta da Paolo Ricotti, Paolo Ferri e Alessandro Milani è stata nelle Filippine per la prima visita ufficiale dell’organizzazione in Asia. Un passaggio importante per una presenza che, nel Paese, esiste già dal 2022 e che nelle prossime settimane entrerà in una nuova fase con il trasferimento degli uffici nella nuova sede operativa, dove il Patronato ACLI lavorerà in convenzione con Patronato ACLI Philippines.

Tre giorni molto intensi, fatti soprattutto di incontri istituzionali, confronti operativi e relazioni costruite sul campo, dentro un contesto che da anni vede migliaia di lavoratrici e lavoratori filippini vivere, lavorare o rientrare dall’Italia. Il primo appuntamento si è svolto presso l’Ufficio Consolare dell’Ambasciata d’Italia. Durante l’incontro è stato riconosciuto il ruolo svolto dal Patronato ACLI nelle Filippine a sostegno dei connazionali e delle tante persone rientrate nel Paese dopo esperienze di lavoro in Italia. È stata anche l’occasione per rilanciare la collaborazione in vista del progetto Form@3, che partirà da settembre prossimo e accompagnerà 200 persone delle Filippine in percorsi di ricongiungimento familiare. Il progetto sarà attivo anche in Albania e Marocco.

“Essere qui significa dare continuità a un lavoro che è già iniziato da tempo e che oggi trova interlocutori istituzionali molto attenti”, ha spiegato Paolo Ricotti, presidente del Patronato ACLI. “Nelle Filippine abbiamo trovato grande interesse per un modello di tutela serio, trasparente e radicato nelle relazioni sociali”.

Particolarmente approfondito anche l’incontro con Felicitas Q. Bay, sottosegretaria del Dipartimento dei Lavoratori Migranti (DMW) delle Filippine. Un confronto durato oltre due ore, che ha permesso di approfondire il funzionamento del Patronato ACLI e la sua attività di tutela sociale. Nel corso del dialogo è emersa con chiarezza anche la necessità di distinguere il lavoro dei patronati da realtà improvvisate o poco trasparenti che, sia in Italia sia nelle Filippine, sfruttano i bisogni delle persone migranti chiedendo denaro per servizi gratuiti o per prestazioni che non sono autorizzate a svolgere.

“Abbiamo sentito il bisogno di raccontare con precisione chi siamo e come lavoriamo”, ha sottolineato Ricotti. “La tutela dei diritti delle persone migranti passa anche dalla credibilità delle organizzazioni che operano accanto a loro”.

Di grande interesse anche la visita allo Scalabrini Migration Center, centro di ricerca che lavora in rete con università e istituti internazionali e che da anni studia le migrazioni dal Sud Est asiatico, con particolare attenzione al lavoro di cura e al lavoro marittimo.

Nuove prospettive di collaborazione sono emerse inoltre dall’incontro con la Social Security System (SSS), l’istituto previdenziale filippino. Con Paul Manalo, responsabile delle convenzioni internazionali, si è discusso della possibilità di rafforzare il sostegno ai lavoratori migranti filippini attraverso forme di collaborazione capaci di ampliare le tutele previdenziali e sociali.

Un capitolo importante della visita ha riguardato infine il lavoro quotidiano della sede ACLI nelle Filippine, guidata da Loredana Cabilles insieme a Monica Farinola ed Elizabeth Lopez Villavert, già dirigente ACLI Colf a Milano e a livello nazionale. Dopo 45 anni di lavoro domestico, di cui 35 trascorsi in Italia, oggi Elizabeth è promotrice sociale volontaria e dirigente del nascente Patronato ACLI Philippines. Una realtà ancora giovane, ma che in poco tempo è diventata un punto di riferimento concreto per migliaia di persone, grazie a un lavoro costruito con competenza, relazioni e presenza quotidiana sul territorio.

Fonte: www.acli.it

POLITICA INTERNAZIONALE, DISARMIAMO LE PAROLE, IL MANIFESTO DEI GIOVANI DELLE ACLI PER UNA POLITICA CHE COSTRUISCE, NON ...
27/05/2026

POLITICA INTERNAZIONALE, DISARMIAMO LE PAROLE, IL MANIFESTO DEI GIOVANI DELLE ACLI PER UNA POLITICA CHE COSTRUISCE, NON DISTRUGGE

“Le parole cambiano il mondo prima che lo facciano le armi. Anticipano e accompagnano l’uso delle armi, giustificano o nascondono le sue conseguenze. Non è un modo di dire. È la lezione più antica della storia, quella che ogni generazione dimentica e ogni guerra riconferma. Prima che qualcuno spari, qualcuno ha parlato. Prima che qualcuno venga espulso, qualcuno lo ha chiamato “invasore”. Prima che qualcuno venga odiato, qualcuno lo ha reso nemico con una parola.” Così inizia il Manifesto per una politica che costruisce, non distrugge redatto dai Giovani delle Acli e inviato a tutti i 720 membri del Parlamento Europeo, con la richiesta di sottoscriverlo e rispettarlo.

“Vi chiediamo di ricordare, ogni volta che parlate in pubblico, che le vostre parole non sono parole qualunque. – si legge nel testo inviato agli europarlamentari – Sono parole che arrivano a milioni di persone, che formano opinioni, costruiscono immaginari, legittimano comportamenti. Il linguaggio istituzionale viene copiato, amplificato, radicalizzato. Chi occupa una carica pubblica è responsabile anche di questo effetto, che lo voglia o no.”

Il Manifesto prende forza anche da un paragrafo contenuto nell’enciclica di Papa Leone, “Magnifica Humanitas” dove si parla proprio di “disarmare il discorso” e “disarmare le parole”.

“Siamo grati a Papa Leone, perché dall’inizio del suo pontificato, in continuità con il suo predecessore, ha sempre messo l’accento sull’importanza della pace, non pace come assenza di conflitto, ma pace come scelta attiva e concreta” ha dichiarato Simone Romagnoli, Coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli. “L’idea nasce da lontano – ha spiegato Romagnoli – e in particolare è iniziata con il progetto “Generazione Conflitti?”, un’indagine su come i giovani europei percepiscano il linguaggio pubblico in questo tempo di guerre e crisi globali. I dati sono abbastanza chiari: quasi il 60% degli under 35 giudica il linguaggio politico-mediatico piuttosto aggressivo e di parte o esplicitamente ostile. Questo significa che la mia generazione considera il linguaggio ostile come parte del linguaggio pubblico, quando dovrebbe essere esattamente il contrario perché non parliamo solo di numeri ma dell’essenza stessa della democrazia”.

Gli altri dati del progetto raccontano come questa percentuale fotografa l’avvenuta normalizzazione della tossicità online. Se si uniscono le percentuali di chi registra un deterioramento a quelle di chi considera l’ostilità una caratteristica strutturale del mezzo, si arriva alla quasi totalità del campione. Lo spazio virtuale, nato con la promessa di democratizzare il dibattito, viene oggi vissuto come un territorio ostile e strutturalmente violento, dove solo il 2,82% riesce a rintracciare un clima di rispetto reciproco.

Anche per questo l’appello chiede un impegno concreto: “Per questo vi chiediamo di sottoscrivere un impegno concreto e verificabile: usare verbi che costruiscono — proporre, riformare, trasformare, negoziare — invece di verbi che annientano; rinunciare all’iperbole permanente, perché non tutto è storico, finale, irreversibile, e chi lo dice ogni giorno perde la fiducia di chi ascolta; separare sempre la critica delle idee dalla squalifica morale di chi le sostiene; evitare di ridurre gruppi di persone a etichette — nessuno è un invasore, un peso, un parassita, un nemico del popolo; sostituire il linguaggio dell’emergenza con quello della complessità, perché l’emergenza sospende il pensiero e la politica dovrebbe riattivarlo. E infine, vi chiediamo di rendere pubblico questo impegno, e di costruire e presidiare spazi di dialogo e di parola “ben tenuti”.

Fonte: www.acli.it

L'INNOVAZIONE CLINICA APRE A NUOVI SCENARI DI CURA PER GLI ANZIANINell’anziano fragile l’innovazione non riguarda solo g...
27/05/2026

L'INNOVAZIONE CLINICA APRE A NUOVI SCENARI DI CURA PER GLI ANZIANI

Nell’anziano fragile l’innovazione non riguarda solo grandi macchine o procedure complesse: significa riconoscere prima uno scompenso, evitare una riacutizzazione clinica, monitorare un’aritmia, scegliere il dispositivo meno invasivo e mantenere più a lungo il paziente nel proprio ambiente di vita.

Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di ricovero, disabilità e mortalità nell’anziano.

L’innovazione clinica ha implicazioni di ampio spettro per la tutela della salute degli anziani. La telemedicina può diventare uno strumento decisivo per la gestione dell’anziano cronico e fragile, ma solo se viene inserita in un percorso di cura reale. Anche l’intelligenza artificiale potrà contribuire a individuare precocemente segnali di rischio, ma solo se alimentata da dati affidabili e inserita in processi clinici governati dai professionisti.

ENCICLICA PAPA LEONE, MANFREDONIA: "SENZA UN NUOVO SENSO DEL NOI, SI INDEBOLISCONO DEMOCRAZIA E PACE"«C’è un passaggio d...
26/05/2026

ENCICLICA PAPA LEONE, MANFREDONIA: "SENZA UN NUOVO SENSO DEL NOI, SI INDEBOLISCONO DEMOCRAZIA E PACE"

«C’è un passaggio dell’enciclica Magnifica humanitas che ci ha colpito particolarmente: il richiamo a un mondo che sembra aver smarrito la grammatica del “noi”. È un’immagine potente, che va ben oltre il perimetro religioso e che parla direttamente alla qualità della nostra convivenza democratica, al modo in cui immaginiamo il futuro delle relazioni internazionali, dell’economia e della tecnologia». Così Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle ACLI, ha commentato alcuni dei temi centrali della prima enciclica di papa Leone XIV presentata oggi.
«Il Papa descrive con grande lucidità una fase storica segnata dalla crisi del multilateralismo e dalla difficoltà crescente di riconoscersi dentro un destino comune. Le istituzioni internazionali nate per custodire la pace e il bene comune globale appaiono oggi più fragili, non tanto perché manchino strumenti o competenze, quanto perché si è indebolita la volontà condivisa di costruire cooperazione e fiducia. Allo stesso tempo l’enciclica richiama l’attenzione su un tema che riguarda sempre più da vicino la vita delle persone: la concentrazione del potere tecnologico. Oggi dati, piattaforme e capacità di calcolo sono nelle mani di pochi soggetti privati che, di fatto, influenzano accesso, partecipazione, visibilità e perfino le forme del lavoro. È una questione che interpella la democrazia e la giustizia sociale. Quando la tecnologia diventa opaca, incontestabile o monopolistica, il rischio è che produca nuove dipendenze invece di ampliare gli spazi di libertà».
Secondo il presidente delle ACLI, «molto significativo è anche il passaggio in cui papa Leone XIV invita a “disarmare l’intelligenza artificiale”. Non è un rifiuto dell’innovazione, né una posizione nostalgica o difensiva. È piuttosto un invito a sottrarre lo sviluppo tecnologico alla logica della competizione permanente, sia essa militare, economica o culturale, per restituirlo a una prospettiva umana, etica e realmente condivisa. Come ACLI sentiamo che queste parole ci interrogano profondamente. Ci ricordano che il nostro compito non è soltanto quello di rispondere ai bisogni sociali, ma anche di contribuire a tenere aperto lo spazio pubblico, difendere la dignità del lavoro, promuovere una cittadinanza digitale inclusiva e costruire legami dove troppo spesso prevalgono divisioni e chiusure. L’enciclica di papa Leone XIV ci invita, in fondo, ad abitare meglio il nostro tempo. Ed è una responsabilità che vogliamo continuare ad assumerci».

LA LEGGE ELETTORALE NON BASTA A GARANTIRE UNA DEMOCRAZIA VIVA E PARTECIPATAEditoriale di Emiliano Manfredonia, President...
25/05/2026

LA LEGGE ELETTORALE NON BASTA A GARANTIRE UNA DEMOCRAZIA VIVA E PARTECIPATA

Editoriale di Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale Acli, pubblicato su Il Dubbio del 23 maggio 2026

La democrazia è viva quando sa convocare le energie migliori, ascoltare, dare spazio, aprire confini, nutrire di pazienza il dialogo. La democrazia è vivificata dalla partecipazione.

Partecipare è cercare di rendere effettiva la democrazia per tutti.

Oggi invece siamo immersi in un astensionismo dilagante creato dal tradimento di quelle proposte roboanti che spesso la politica non riesce a mantenere. Molteplici sono le ragioni. A partire dall’incremento delle diseguaglianze, dagli squilibri interni, da aspirazioni e diritti negati. La democrazia è sempre legata alle domande sociali. Nasce e si nutre nello scostamento tra aspettative, promesse e realtà. Cresce nella disperazione delle famiglie affaticate, sempre più divise e lasciate sole. Trova il proprio habitat nella stessa contrapposizione che aumenta astio, buona solo a ricercare ricette per la pancia e meno per il nostro futuro.

Il tema è complesso. Non posso sottacere che alla base della debolezza della democrazia ci sono anche motivazioni che attengono alla capacità di rappresentanza delle istituzioni e al funzionamento dei circuiti decisionali. Le trasformazioni della politica hanno prodotto sia sul piano della rappresentatività che sul piano dei poteri effettivi un preoccupante deficit democratico. In democrazia il metodo è già contenuto, pertanto occorre lavorare su strumenti che aiutino la partecipazione e la rendano effettiva.

Per questo le Acli hanno presentato due proposte di legge. Una sulla riforma dei partiti, perché il mantenimento delle promesse democratiche grava in primo luogo su di essi, cui spetta il compito di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. L’altra proposta sulla costituzione di Assemblee partecipative, strumento complementare al tema della vita democratica dei partiti per favorire e allenare la partecipazione dei cittadini, al di fuori ma non contro la dimensione delle istituzioni rappresentative. Nel dibattito generale ci sono anche altre proposte di valore come quella sul voto all’estero, sul voto dei fuori sede, sulla digitalizzazione del voto.

Oggi il dibattito pubblico è concentrato sulla riforma della legge elettorale con la stessa voracità tipica delle grandi questioni che vorrebbero salvare il Paese dalla deriva.

La legge elettorale può condizionare una maggiore partecipazione, ma non può da sola invertire un fenomeno senza riforme più ampie di strumenti e prassi che possano migliorare la democrazia. E questo è il primo punto. Non si può affrontare solo il tema del sistema elettorale a sé stante. Non lo si può affrontare solo in base alla questione della stabilità dei governi perché questa attiene soprattutto al metodo democratico di rappresentanza dei cittadini.

La legge elettorale è un punto di partenza o di arrivo quindi? Nessuna delle due ma è parte di un quadro che andrebbe affrontato nel suo insieme.

Oggi c’è un certo disagio nel parlare della riforma di questa legge a poco più di un anno dalle elezioni nazionali. Questo richiede maggiore consapevolezza nel fatto che pur non essendo una riforma costituzionale permane comunque un obbligo sostanziale a trovare le più ampie convergenze, un monito per la maggioranza e la minoranza del Paese, al di là dei giochi della politica.

Questa legge affronta il tema della rappresentanza del corpo elettorale nel Parlamento da cui discendono le altre istituzioni del paese. Dal Governo, alla futura scelta del Capo dello stato, ad alcuni membri della Corte Costituzionale e così via. Ma soprattutto attiene alla rappresentanza, valore costituzionale da difendere, per cui il voto di ogni cittadino ha lo stesso peso. Già qui potrebbe sorgere un problema rispetto alle proposte in campo, sul cosiddetto premio di maggioranza che non deve distorcere i risultati elettorali come anche definito dai pronunciamenti della Consulta.

Il punto dirimette di una legge elettorale rimane quello di consentire agli elettori una scelta libera e diretta. Non si può prescindere dal recuperare un rapporto forte di fiducia tra l’elettore e l’eletto. Certo il metodo di elezione deve restare trasparente (con limiti alle spese elettorali) e va garantita la par condicio tra candidati. Ma resta fondamentale ricostruire un rapporto che faccia maturare le scelte dal basso, recuperando la territorialità come valore, favorendo la vicinanza per far toccare con mano le istituzioni ai cittadini. Non va in questa direzione la proposta di indicazione del premier nella nuova legge che di fatto polarizzerebbe sui nomi la campagna elettorale, aumentando la propensione al leaderismo a scapito di programmi e confronti. Oltre a ledere le prerogative del Presidente della Repubblica.

Una democrazia matura deve saper rappresentare al meglio tutti: è una questione di dignità di ogni persona, perché le democrazie non sono solo processi, regole, discussioni. L’auspicio è che il confronto politico e civile del paese garantisca una maggiore rappresentatività del corpo elettorale che si inauguri un metodo di confronto sulle priorità del Paese per mettere al centro il bene comune, con coraggio e senza più tentennamenti.

Qui la memoria scritta dell’Audizione delle ACLI presso la Commissione I (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) della Camera dei Deputati, avvenuta il 19 maggio 2023

Fonte: www.acli.it

QUOTA 103 NEL 2026: COSA CAMBIA E PERCHÈ SCEGLIERE CON CONSAPEVOLEZZAQuota 103 resta una delle possibilità di pensioname...
21/05/2026

QUOTA 103 NEL 2026: COSA CAMBIA E PERCHÈ SCEGLIERE CON CONSAPEVOLEZZA

Quota 103 resta una delle possibilità di pensionamento anticipato anche nel 2026, ma non è una scorciatoia valida per tutti. Riguarda solo i lavoratori che hanno maturato i requisiti (62 anni di età e 41 di contributi) entro il 31 dicembre 2025 che possono ancora andare in pensione nel 2026 grazie alla “cristallizzazione del diritto”.

È una misura che va compresa fino in fondo, perché i requisiti sono chiari, ma gli effetti sull’importo dell’assegno sono da valutare con molta attenzione.

Per accedere a Quota 103 servono:

62 anni di età
41 anni di contributi effettivi
Il diritto alla pensione scatta solo dopo le finestre di decorrenza previste, che possono far slittare di alcuni mesi l’erogazione del primo assegno. Inoltre, la scelta di Quota 103 può comportare limitazioni all’importo della pensione fino al raggiungimento dell’età prevista per la vecchiaia, con effetti da valutare attentamente nel medio-lungo periodo.

Molti lavoratori si accorgono solo all’ultimo che Quota 103 non è la soluzione più adatta alla propria storia contributiva. In altri casi, attendere pochi mesi o valutare un canale diverso può significare una pensione più elevata, in linea con le proprie aspettative.

Arrivare preparato è fondamentale. Significa conoscere le regole, verificare i contributi realmente utili e comprendere le conseguenze economiche di ogni scelta, evitando decisioni affrettate.

Fonte: www.patronato.acli.it

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Via G. MARCORA, 18/20
Rome
00153

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