25/05/2026
Napoli, Imola, Venezia, Alessandria.
Nomi di città diverse, stessa violenza.
Sara. Lyuba. Brenda Romina.
E tutte quelle che non hanno avuto spazio, titolo, giustizia.
Le persone s*x worker — soprattutto se trans, migranti, povere, razzializzate — vengono ancora raccontate come corpi marginali, vite “a rischio”, presenze sacrificabili. Come se la violenza fosse una conseguenza naturale del lavoro sessuale. Come se l’abuso, lo stupro, il ricatto, l’omicidio fossero dettagli di cronaca e non il prodotto di un sistema che criminalizza, isola e poi lascia sole.
Noi non vogliamo essere vittimizzate.
Non chiediamo pietà.
Pretendiamo riconoscimento, protezione, diritti, sicurezza, salute, casa, lavoro, ascolto.
Il s*x work esiste.
La violenza contro le s*x worker esiste.
Il silenzio istituzionale esiste.
E noi non accettiamo che vengano ricordate solo come un fatto di cronaca di secondo ordine destinato a sparire.
Non le piangiamo con rassegnazione.
Le ricordiamo con rabbia.
E pretendiamo che questa rabbia diventi politica.
Per Sara.
Per Lyuba.
Per Brenda Romina.
Per tutte quelle che non hanno avuto giustizia.