29/04/2026
Ieri mattina, a Roma, si è tenuto il presidio del Comitato CISDA per protestare contro la volontà dell’Amministrazione di lasciar decadere, senza proroga, la graduatoria del concorso per funzionari storici dell’arte del Ministero della Cultura, la cui scadenza è fissata al 30 maggio 2026.
Il comitato, sostenuto dalla FP CGIL e UIL PA, ha dichiarato che una sua delegazione è stata invitata nella sede del Collegio Romano per un confronto con Marina Giuseppone, direttrice della DG Risorse umane e organizzazione, e Oreste Cirillo, dirigente del Servizio II – reclutamento e stato giuridico del personale.
Questi hanno spiegato che il MiC ha lavorato per mesi alla proroga della graduatoria; eppure non sarà concessa, per effetto della riforma della Funzione Pubblica (riforma Zangrillo, di cui fa parte anche la norma “taglia-idonei”) che verrà applicata nonostante non abbia carattere retroattivo. I dirigenti del MiC hanno infatti assicurato un ulteriore scorrimento di circa 90 unità entro la scadenza della graduatoria con cui si raggiungerà la saturazione delle piante organiche vigenti.
Apprendiamo con soddisfazione la notizia, ma l’amarezza resta grande. La realtà è un’altra: funzionari sovraccarichi, ancora in numero insufficiente rispetto alle necessità concrete, e un turnover imminente. La proroga della graduatoria sarebbe una risposta immediata al secondo punto, eppure si preferisce bruciare questa possibilità.
Serve investire sul personale, ampliare le piante organiche e riorganizzare le spese del Ministero. Qualche giorno fa, il ministro Alessandro Giuli ha dichiarato che la rimodulazione delle risorse disponibili ha permesso di individuare 6 milioni di euro per 2.377 assunzioni. Ma è un annuncio fuorviante: non c'è alcuna novità, si tratta infatti dei posti già banditi attraverso due concorsi, per assistenti e funzionari (architetti, bibliotecari, archivisti). Nell’attesa che queste procedure facciano il loro corso – senza disastri gestionali dell'ultimo concorso – all’orizzonte non si vede nulla di nuovo.
La cultura non ha bisogno di annunci sensazionalistici né di spazi nuovi e super attrezzati ma vuoti. Ha bisogno, prima di tutto, di persone competenti, in numero adeguato e retribuite dignitosamente, che si prendano cura del patrimonio culturale e sviluppino una progettualità di respiro. Tra queste ci sono anche gli storici e le storiche dell’arte, che da anni combattono contro la costante svalutazione della propria categoria, a tutti i livelli.