12/06/2026
𝗟’𝗔𝗜 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗔 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮: 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲, 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗼
La Pubblica amministrazione può usare l’AI per semplificare processi e ridurre mansioni ripetitive, ma solo dentro regole chiare. Senza qualità dei dati, interoperabilità, contrattazione e supervisione umana, la tecnologia rischia di amplificare inefficienze e indebolire la fiducia democratica
𝙙𝙞 𝙈𝙖𝙧𝙘𝙤 𝘾𝙖𝙧𝙡𝙤𝙢𝙖𝙜𝙣𝙤
L'articolo del Segretario generale FLP, Marco Carlomagno, pubblicato su AI4Business - Nextwork360 del 11 giugno 2026
“L’AI nella Pubblica Amministrazione promette semplificazione e produttività, ma apre una questione decisiva: chi governa gli strumenti, i dati e le responsabilità quando le decisioni pubbliche passano attraverso sistemi algoritmici?
L’intelligenza artificiale generativa è già entrata nella PA: prepara bozze, suggerisce risposte, “ottimizza” flussi. Viene presentata come la leva decisiva per produttività e semplificazione, ma una cosa va detta senza giri di parole: la tecnologia non è neutrale, aumenta la velocità e, con essa, sposta il potere. Se non la governi, quindi, non stai riformando, stai solo rendendo il potere meno visibile.
Eppure la corsa è già partita, spesso senza protocolli, senza formazione adeguata e senza una regia pubblica credibile. Singoli uffici adottano strumenti commerciali in modo autonomo, con logiche di approvvigionamento che ignorano i rischi di dipendenza tecnologica e le implicazioni sui dati sensibili dei lavoratori e dei cittadini. Il risultato è un’innovazione a macchia di leopardo. Chi ha risorse e iniziativa va avanti, gli altri restano indietro e la distanza tra le amministrazioni cresce invece di ridursi.
Il problema non è se usarla – lo stiamo già facendo, spesso in modo informale – ma come. Ogni algoritmo porta con sé una visione del lavoro: controllo o autonomia, responsabilità o deresponsabilizzazione, cooperazione o scorciatoia individuale. Nel pubblico questa scelta è cruciale perché quando atti, valutazioni o comunicazioni ai cittadini passano per sistemi opachi non è solo una questione organizzativa, è un problema di legittimità democratica.
Produttività e semplificazione restano obiettivi condivisibili, ma non automatici. L’IA può accelerare i processi e ridurre il peso delle mansioni ripetitive, ma senza una riprogettazione dei processi rischia di digitalizzare le inefficienze, spostare i colli di bottiglia e ampliare le zone d’arbitrio.
Senza una bussola di valori condivisa potremo forse correre di più, ma verso organizzazioni più fragili e meno credibili. Nel lavoro pubblico, dove efficienza e democrazia devono camminare insieme, questo non è un dettaglio ma il cuore stesso della riforma.”
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AI nella Pubblica Amministrazione: regole, formazione e controllo umano per tutelare diritti, lavoro pubblico e democrazia