22/05/2026
Un pomeriggio qualunque all’Atelier ULTRABLU. Niente di eccezionale, ed è esattamente questo che vogliamo mostrare.
Margherita. Elena. Aurora. Lorenza. Andrea. Michele. Il Maestro. Keiza. Diego.
Ognuno al proprio tavolo, ognuno dentro il proprio gesto, eppure tutti nello stesso spazio e nello stesso momento. C’è chi dipinge e chi scrive, chi archivia e chi realizza le illustrazioni per ULTRALEGGIBILI. Lavori diversi che non procedono in fila, uno dipendente dall’altro, ma che si sfiorano e si alimentano per conto loro.
È quello che chiamiamo rizoma. Il concetto viene dalla biologia: pensiamo alla rete dei miceli sotto terra, una trama di filamenti che si collegano in ogni direzione senza un tronco che comanda e senza radici da cui tutto dipende. Nessun centro, nessun punto di riferimento obbligato, nessuna gerarchia. È l’opposto della struttura arborescente, quella dell’albero con il suo tronco e i suoi rami che si dividono in ordine dal basso verso l’alto.
L’atelier funziona così. Non c’è una voce che stabilisce come si dovrebbe fare, non c’è chi corregge e chi viene corretto. Si lavora attraverso la relazione e l’intuito, attraverso scambi che capitano senza essere programmati: un pensiero che passa da un tavolo all’altro, un colore preso in prestito, uno sguardo che conferma. Connessioni che si moltiplicano da sole.
ULTRABLU non è un posto dove qualcuno viene incluso. È un posto dove si convive, dove la neurodivergenza non è una condizione da accogliere ma il modo stesso in cui il pensiero prende forma e si dirama. Qui si è autrici e autori, non beneficiari.
E si lavora felici. Che poi, a guardarli bene, è la cosa più seria di tutte.