05/08/2026
Il 5 agosto del 2015, in piazza Umbria a Torino, Andrea Soldi morì soffocato durante un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Aveva 45 anni, soffriva di schizofrenia e non aveva mai manifestato segnali di violenza: quando i pensieri diventavano eccessivamente intrusivi, trovava riparo in quella piazza, su quella che era diventata la sua panchina.
Quel giorno arrivarono sul posto il suo psichiatra e tre vigili urbani, intimandogli di seguirli in ospedale. Andrea si rifiuta e viene immobilizzato a terra violentemente, ammanettato con le braccia dietro alla schiena e tenuto in posizione prona.
Nonostante i segni di soffocamento già evidente, viene trasportato in ambulanza nella stessa posizione, per poi morire poco dopo. A stabilire il nesso di causa-effetto tra la costrizione corporale e il suo decesso sarà l’autopsia richiesta dalla Procura di Torino.
Le manovre di contenimento, l’assenza di monitoraggio da parte del personale medico, e la prolungata immobilizzazione avevano contribuito al decesso per asfissia da strangolamento.
Nel 2018 il tribunale di Torino ha condannato in primo grado lo psichiatra e tre vigili urbani per omicidio colposo. Nel 2022 la Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne.
Nelle ultime settimane la sorella di Andrea, Maria Cristina Soldi, ha detto che quanto successo a Abderrahim Fakir a Bologna gli ha ricordato la morte di Andrea.
Ogni anno assistiamo a contenzioni messe in atto illegalmente, TSO violenti che vengono gestiti senza la necessaria preparazione da parte del personale sanitario e delle forze di polizia, fragilità umiliate e minacciate da chi avrebbe l’obbligo di farsene carico. Ci opponiamo al perdurare di questa violenza istituzionalizzata e ci uniamo a chi, da familiare e sopravvissuto, chiede verità, giustizia e cura.
Oggi, come ogni 5 agosto, Maria Cristina, e tutta la comunità che si è stretta attorno alla famiglia Soldi in questi lunghi 15 anni, ricorderà Andrea presso la Chiesa delle Stimmate di Torino alle 17:30, per poi andare in piazza Umbria, alla sua panchina.