A Buon Diritto

Chiama Indicazioni Sito Web

A Buon Diritto Dal 2001 lottiamo per i diritti, al fianco di chi subisce discriminazioni e razzismo, abusi e torture

Domenica in tantissimɜ abbiamo inaugurato una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro.Ci siamo ritrovatɜ a via dei...
16/10/2026

Domenica in tantissimɜ abbiamo inaugurato una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro.

Ci siamo ritrovatɜ a via dei Lentuli, all'angolo con via dei Corneli, in un pomeriggio di musica, letture, memoria e cittadinanza attiva.

Abbiamo ricordato chi era Giulio Regeni attraverso le parole dei suoi genitori, ed è stato emozionante. Abbiamo parlato di libertà d'espressione e di ricerca, di verità e di giustizia, che non smetteremo di chiedere.

La panchina gialla e l'area che la circonda saranno un luogo di incontro e di ritrovo, un modo per raccontare e continuare a parlare di Giulio e per stare insieme.

Grazie a tutte le persone e alle realtà che hanno reso possibile questa iniziativa e la realizzazione della panchina, e ad Ascanio Celestini ai musicisti e a tutte le persone intervenute domenica.

Verità e giustizia per Giulio Regeni.

(Foto 1 e 2 di Sofia Gualandi).

Oggi 16 ottobre l'udienza conclusiva della causa civile promossa contro la vendita e la fornitura di armi a Israele da p...
16/10/2026

Oggi 16 ottobre l'udienza conclusiva della causa civile promossa contro la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo Spa e dello Stato italiano.

Per la seconda volta il giudice del Tribunale civile di Roma ha disposto che l’udienza si svolgesse in forma scritta, attraverso il deposito telematico delle note delle parti, senza discussioni in presenza. La decisione è attesa entro 90 giorni.

L’azione legale, promossa da Assopace Palestina , A Buon Diritto Pax Christi Italia , Attac Italia , Un Ponte Per , Arci nazionale , ACLI - Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani e dalla cittadina palestinese Hala Abulebdeh, chiede di dichiarare nulli i contratti di fornitura di armamenti tra Leonardo, lo Stato italiano e Israele, e di impedire la stipula di nuovi contratti.

La richiesta si appella alla Costituzione, alla legge 185/90 e al diritto internazionale.

L’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli, oltre che come modalità di risoluzione delle controversie internazionali.

La legge 185/90 vieta l’esportazione di armi verso Paesi le cui politiche contrastino con i principi dell’art.11 o i cui governi siano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Le violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario, a Gaza e in Cisgiordania, nonché l’occupazione militare illegale di Israele sono state oggetto di procedimenti e provvedimenti della Corte internazionale di giustizia, oltreché di innumerevoli testimonianze di giornalisti e civili palestinesi e di diversi rapporti e inchieste.

Le aziende e gli Stati devono rispondere delle loro responsabilità.

Il 14 ottobre 2007 Aldo Bianzino muore in carcere a Perugia.Due giorni prima lui e la sua compagna, Roberta Radici, avev...
14/10/2026

Il 14 ottobre 2007 Aldo Bianzino muore in carcere a Perugia.

Due giorni prima lui e la sua compagna, Roberta Radici, avevano subito una perquisizione nella loro casa in campagna. Il rinvenimento di qualche pianta di ma*****na aveva fatto scattare l'arresto.

Aldo e Roberta vengono portati nella casa circondariale di Capanne. Il giorno del decesso di Aldo, Roberta viene chiamata dal viceispettore del carcere che le domanda se Aldo soffrisse di qualche patologia pregressa. Roberta risponde di no. Le viene comunicato che Aldo è in rianimazione. Quando poco dopo Roberta Radici viene rilasciata, chiede quando rivedrà Aldo e le viene risposto "martedì, dopo l'autopsia". È così che Roberta viene informata della morte del suo compagno.

Un agente di polizia penitenziaria viene indagato per omesso servizio, omissione di soccorso e falso in atto pubblico.

Il medico legale nominato dalla famiglia dichiara di aver trovato sul corpo di Bianzino "lesioni al fegato, alla milza, al cervello e due costole rotte".

Quando il pm chiede che siano fatti ulteriori accertamenti non si parla più della rottura delle costole e della milza spappolata, ma si attribuisce a un aneurisma cerebrale la causa della morte. Non viene spiegata nemmeno la lesione al fegato. Viene aperta un’indagine contro ignoti per omicidio volontario.

Nel 2008 il pm, lo stesso che aveva disposto il mandato di perquisizione in casa di Aldo Bianzino, chiede di archiviare il fascicolo contro ignoti per omicidio volontario. Il gip dispone che il pm integri la sua inchiesta e nel 2009 il pm dopo ulteriori indagini chiede di nuovo l'archiviazione.

Un podcast pubblicato l'anno scorso da Umbria 24 ricostruisce bene la vicenda giudiziaria e gli interrogativi ancora rimasti aperti.

La storia di Aldo è emblematica, come troppe altre, dell'abuso e della violenza dello Stato, delle sue carceri, dei suoi apparati. Del buco nero che sono i luoghi di detenzione, e della brutalità che viene agita all'interno.

Il figlio di Aldo Bianzino e Roberta Radici, Rudra Bianzino, non ha mai smesso in questi anni di chiedere verità e giustizia. Con lui continuiamo a volere verità e giustizia per Aldo Bianzino.

Una panchina gialla dedicata a Giulio Regeni sarà inaugurata nel quartiere Quadraro vecchio, a Roma, domenica 11 ottobre...
09/10/2026

Una panchina gialla dedicata a Giulio Regeni sarà inaugurata nel quartiere Quadraro vecchio, a Roma, domenica 11 ottobre dalle ore 17 alle ore 19, nello spazio pubblico di fronte all’ingresso del tunnel di via dei Lentuli.

L’iniziativa è promossa dal Comitato promotore “Una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro vecchio’, con la collaborazione e con il supporto di Ascanio Celestini e il patrocinio del Municipio V.

L’appuntamento, aperto a tutta la cittadinanza, nasce con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di Giulio e di promuovere una riflessione condivisa sulla tutela dei diritti umani, sulla libertà di ricerca e di espressione e sul rispetto della dignità della persona.

La panchina gialla vuole essere molto più di un simbolo commemorativo: collocata in uno spazio pubblico, potrà diventare un luogo di incontro, confronto e partecipazione democratica, capace di coinvolgere nel tempo cittadini, giovani, studenti, scuole, associazioni e realtà culturali e sociali del territorio.

«Con questa iniziativa - sottolinea il Comitato promotore - vogliamo rafforzare il valore di una memoria attiva, capace di trasformare il ricordo in consapevolezza, partecipazione e responsabilità collettiva. Ricordare significa continuare a chiedere verità e giustizia e significa contrastare ogni forma di violenza, tortura e negazione delle libertà fondamentali».

L’appuntamento si colloca a pochi giorni dalla sentenza di primo grado del processo per il sequestro, la tortura e l’assassinio di Giulio. C’è stato un tempo, una manciata di anni fa, nel quale sembrava impossibile che si arrivasse a questo punto. Invece c'è stato un primo riconoscimento di alcune responsabilità.

Pensiamo che la memoria sia fatta di cose concrete. E tra qualche giorno le persone cominceranno a sedersi concretamente su una panchina accanto alla salita del Quadraro e, vedendo il colore giallo, ripenseranno a Giulio e alla sua storia.

Il Comitato promotore: A Buon Diritto, ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, Khora - Spazio di Resistenze, Comitato di Quartiere Quadraro Vecchio, MURo Museo di Urban Art di Roma, Quadracoro APS e Spazio Y.

06/10/2026

Vorremmo metterci in contatto con Angelo Parmeggiani: può mandarci il suo indirizzo e-mail o un contatto alla mail [email protected]? Grazie!

Rexhino Abazaj, conosciuto come Gino, è accusato di aver preso parte, nel febbraio 2023, agli scontri avvenuti a Budapes...
29/09/2026

Rexhino Abazaj, conosciuto come Gino, è accusato di aver preso parte, nel febbraio 2023, agli scontri avvenuti a Budapest durante la "giornata dell'onore" - uno dei più grandi raduni fascisti d'Europa - ai danni di alcuni militanti neonazisti.

Si tratta delle stesse accuse rivolte a Ilaria Salis, Maja T., Zaid, Anna, Gabri e altre e altri antifascisti europei.

Gino rischia ora fino a 24 anni di carcere in Ungheria e fino a dieci in Germania. Lo stesso vale per Maja T. attualmente detenutx a Budapest e condannatx in primo grado a otto anni di reclusione, in attesa dell'appello dove l'accusa, in Ungheria, ne chiede 24.

I militanti neonazisti coinvolti nei fatti di Budapest hanno ricevuto otto giorni di prognosi per il pestaggio che hanno subito. Con una tale accusa in Italia non si rischia nemmeno in carcere. C'è una totale sproporzione tra l'accusa e le pene previste. È quindi chiara la motivazione politica dietro alla richiesta di pene così severe, in Ungheria, ma non solo.

Per quanto riguarda Gino, la Francia aveva rifiutato l'estradizione in Ungheria per il fatto che lì Gino non avrebbe potuto ricevere un processo equo e il rispetto dei diritti umani. Sono tantissimi i pareri di esperti e ong sulle condizioni pessime delle carceri ungheresi.

La Germania ha però emesso un proprio mandato d'arresto europeo e ad agosto 2026 la magistratura francese si è pronunciata a favore dell'estradizione di Gino in Germania.

Domani, 30 settembre, la Corte di Cassazione francese dovrà esprimersi sull'estradizione.

In tutta Europa e negli Stati Uniti - basti pensare che Trump lo scorso anno ha firmato un ordine esecutivo per designare il movimento Antifa come «organizzazione terroristica domestica» - assistiamo a una crescente criminalizzazione e repressione di esperienze di opposizione all'estrema destra e nei confronti delle persone che si dichiarano antifasciste.

La stessa repressione ha colpito quest'estate il collettivo italiano Autistici/inventati che forniva infrastrutture e strumenti digitali utilizzati anche da collettivi antifascisti e anticapitalisti.

Non possiamo lasciare che l'antifascismo diventi reato. Continuamo a chiedere libertà per Gino, per Maja e per tuttx lx antifascistx.

Rilanciamo da lince_occhisugliabusiBologna.A un anno dai fatti gravissimi avvenuti in viale Masini ai danni di Lince sce...
29/09/2026

Rilanciamo da lince_occhisugliabusi

Bologna.
A un anno dai fatti gravissimi avvenuti in viale Masini ai danni di Lince scendiamo in piazza per restituire la forza di una comunità che ha deciso di unire le proprie forze e che oggi resta coesa di fronte all’uccisione di Fakir, ai decreti sicurezza, al ddl Romeo, all’apertura dei CPR, alla propaganda della remigrazione, alle mediche colpite da controlli insensati, ai femminicidi, alle città rese “sicure” attraverso controllo e repressione.

Sono tante le forme che assume la violenza di Stato come sono tante le persone e le comunità che ne sono attraversate. E sono ancora di più le lotte che hanno deciso di non restare separate.

Oggi è una comunità intera che sceglie di riconoscersi in un’unione di intenti. Quella che mette in comune esperienze diverse, che intreccia voci e lotte, che riconosce ciò che ci attraversa e costruisce insieme una risposta alla violenza, all’avanzata dei fascismi e delle destre che alimentano e istituzionalizzano razzismo, controllo e marginalizzazione.

Abbiamo scelto di non affrontare da sole le nostre lotte, di trasformare la rabbia in organizzazione e la solidarietà in forza collettiva. Abbiamo scelto di costruire una comunità consapevole, capace di riconoscere le connessioni tra ciò che accade e di non lasciare che ogni violenza venga confinata alla sua singola storia.

Siamo Comunità trasversale che sceglie di riconoscersi e compiere uno sforzo collettivo volto al superamento dei confini, perché crediamo che alla complessità del sociale bisogna rispondere con riflessioni e atti riflettuti, strutturati e organizzati, insieme. Non accettiamo un futuro che ci viene raccontato come già scritto.

Il 2 ottobre scendiamo in piazza insieme. Pensiamo questa giornata come l’inizio di una stagione di mobilitazione permanente, capace di mettere in relazione territori, comunità e lotte diverse e di costruire insieme la forza per cambiare ciò che ci viene detto essere immutabile.
Più unite che mai.

Vi aspettiamo il 2 ottobre, alle 18.30, in Piazza Nettuno a Bologna.

21 anni fa Federico Aldrovandi veniva ucciso da quattro poliziotti a Ferrara mentre tornava da una serata con i suoi ami...
25/09/2026

21 anni fa Federico Aldrovandi veniva ucciso da quattro poliziotti a Ferrara mentre tornava da una serata con i suoi amici.

Federico aveva 18 anni. Sul suo corpo 54 lesioni provocate dalle botte dei manganelli dei poliziotti.

La violenza con cui è stato ucciso Federico è l'espressione dell'abuso di potere.

Di quello che succede quando uomini delle istituzioni sentono di essere superiori alle legge e di non dover rispondere della violenza che mettono in atto perché non devono prendersi responsabilità, perché vengono coperti e giustificati da un sistema che è strutturato così, da una politica che avvalora quella violenza, che emana leggi securitarie e alimenta prassi repressive.

La violenza poliziesca è ancora tra noi anche perché la politica non sta facendo niente per affrontarla, ma, anzi, la alimenta. E infatti sono state e sono tantissime le persone uccise come Federico Aldrovandi per mano dello Stato in questi anni e ancora oggi.

Come ricorda il Comitato Federico Aldrovandi, che fa un lavoro fondamentale di memoria militante e di lotta nel presente per provare a trasformare le storture di un sistema che avalla gli abusi di polizia e di potere, Federico è stato ucciso "anche perché è stato scambiato per ciò che il potere odia e reprime: una persona migrante, una persona tossicodipendente, un ragazzo dei centri sociali".

Per abbattere questo stigma, questo razzismo e questo classismo istituzionali, mentre continuiamo a parlare e a raccontare di Federico, a portarlo con noi nelle pratiche e nelle lotte che portiamo avanti ogni giorno, continuiamo a pretendere che nessun* muoia nelle mani dello Stato, a contrastare ogni abuso di potere e della polizia e a costruire nel quotidiano alternative possibili.

Un abbraccio alla famiglia, agli amici e al Comitato Federico Aldrovandi 2005-2025

Aldro vive

25/09/2026

Non è una "scomparsa". Non è una "tragedia", né una "disfatta" e nemmeno una "sfortuna".
Federico Aldrovandi è stato ucciso.
Oggi sono passati ventun anni e, in casi come questo, la scelta delle parole non è una questione formale: è un dovere d'onestà verso la storia e verso sé stessi. Ciò che è successo ad Aldro non è un incidente che "accade": è il risultato di precise responsabilità strutturali all'interno di chi dovrebbe garantire la sicurezza e che invece esercita il potere della forza sui cittadini.
Chi decide quanta forza possono esercitare le forze dell'ordine durante un controllo?
Chi le recluta, le addestra, le amministra e ne garantisce il comportamento?
Chi indaga quando le cose vanno male, chi risarcisce e chi ha permesso tutto questo per decenni, dal governo Scelba a oggi?
Tutto questo ha un nome preciso: è politica. Non è una questione di destra o di sinistra, ma di sistema. La morte di Aldro è intrisa di politica. È il riflesso di quel fascismo sistemico e violento, profondamente radicato nel nostro Paese, che riemerge puntuale ogni volta: Federico è stato ucciso anche perché, in quel momento, è stato scambiato per ciò che il potere storicamente odia e reprime — che fosse un migrante, un tossico, un ragazzo dei centri sociali o un "antagonista". Eppure, la sua storia ha mosso le coscienze di tutti, superando ogni steccato ideologico.
Per vent’anni il nome di Aldro è riuscito ad unirci. Lo scorso anno abbiamo messo tutte le energie per creare momenti di condivisione, quest’anno sarà per noi un anniversario più raccolto. Si impone una riflessione su questi tempi: quanti casi analoghi abbiamo incrociato negli anni? Quante persone continuano ancora oggi a cercarci per chiedere supporto, aiuto, un ascolto che le istituzioni negano?
Noi ce l’abbiamo messa sempre tutta, con la famiglia e le cittadine e i cittadini che hanno voluto supportarci. È importante che oggi la memoria di Federico e di tutte le vittime della violenza di stato sia raccolta dai giovani, ma anche dalla politica e dalle istituzioni, che si impegnino a onorare il compito di tutela delle nostre comunità, senza ricorrere a derive repressive e securitarie. Segue nei commenti...

Rilanciamo da lince_occhisugliabusi un appello e un appuntamento importante:Quello che è “successo” a Ramy, a Fakir, a L...
18/09/2026

Rilanciamo da lince_occhisugliabusi un appello e un appuntamento importante:

Quello che è “successo” a Ramy, a Fakir, a Lince e mol3 altr3 non sono episodi isolati. Sono parte di un problema più grande che riguarda il modo in cui vengono gestiti e controllati determinati corpi, determinate comunità, determinati territori. Riguarda la brutalità e gli abusi delle forze dell’ordine, la criminalizzazione delle persone migranti e non bianche, la repressione del dissenso e un modello securitario che presenta il controllo come unica risposta possibile.

È dentro questo quadro che la campagna Lince ci chiede di attraversare il 2 ottobre insieme. Non come una semplice giornata di memoria, ma come un momento per mettere in relazione esperienze diverse, costruire una rete e provare a dare continuità a un percorso di mobilitazione che non si esaurisca nella risposta a un singolo episodio.
Non chiediamo verità. La verità è già molto chiara e sotto gli occhi di tutt3. È tempo di chiedere giustizia. E chiedere giustizia significa anche interrogare le condizioni che rendono possibile la violenza, la sua normalizzazione e l’impunità. Significa non accettare che ogni episodio venga isolato dagli altri, come se non esistesse un filo che li attraversa.

Da mesi, a Bologna e in altre città, diverse realtà stanno provando a reagire a questa situazione. Lo abbiamo visto nelle mobilitazioni, nelle assemblee, nei percorsi nati attorno a Fakir e ad altri episodi di violenza e repressione. Ma troppo spesso queste esperienze rimangono separate, mentre proprio la frammentazione rischia di indebolire la possibilità di costruire una risposta comune.

A partire da quanto emerso dall’assemblea di piazza Lucio Dalla di luglio, vogliamo quindi provare a costruire uno spazio cittadino e, allo stesso tempo, a metterlo in relazione con le esperienze che attraversano altri territori.

Uno spazio orizzontale e trasversale che parta dalle comunità direttamente coinvolte, a partire dal Pilastro e dalle comunità migranti e che sappia tenere insieme le diverse forme di resistenza alla violenza istituzionale, alla repressione e alla deriva securitaria.

Indirizzo

Via Dei Pisoni 57/59
Rome
00175

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

Telefono

06 85356796

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando A Buon Diritto pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi