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17/05/2026
CONTRATTI VELOCI, SALARI FERMI: LA VERITÀ SUGLI ENTI LOCALIALTRO CHE PEREQUAZIONE SALARIALE.A due mesi dalla firma del C...
04/05/2026

CONTRATTI VELOCI, SALARI FERMI: LA VERITÀ SUGLI ENTI LOCALI
ALTRO CHE PEREQUAZIONE SALARIALE.
A due mesi dalla firma del CCNL Funzioni Locali 2022-2024, che ha sancito una perdita del potere d’acquisto dei salari di circa il 10%, sono già avviate — come annunciato dal Ministro della P.A. Paolo Zangrillo — le trattative all’Aran per il rinnovo 2025-2027.
Questa rapidità nel voler rinnovare i contratti non deve trarre in inganno i lavoratori: il Governo ha già da anni predeterminato e stanziato le risorse per gli aumenti contrattuali fino al 2030, agganciandole al tasso di inflazione programmata (pari al 5,4% per il triennio 2025-2027). Tale indice, per definizione, non tiene conto dell’inflazione reale.
Lo scoppio della guerra in Medio Oriente e la conseguente impennata dei prezzi dei carburanti sono solo gli ultimi esempi di eventi che stanno spingendo verso l’alto il costo di beni e servizi per le famiglie e che i rinnovi contrattuali prospettati non saranno in grado di coprire.
Continuiamo ancora oggi a pagare gli effetti degli accordi del luglio 1993, quando — per diretta responsabilità di CGIL, CISL e UIL — si sancì l’impossibilità dell’indicizzazione automatica dei salari (scala mobile), agganciando gli aumenti esclusivamente all’inflazione programmata, ovvero predeterminata.
Se il Ministro parla di un risultato “straordinario”, come potrebbe non farlo un esponente di un Governo che, sul tema dei salari dei lavoratori italiani, non ha fornito alcuna risposta concreta?
Non è da meno la posizione delle organizzazioni sindacali presenti al tavolo di trattativa, che approvano — tutte — gli “aumenti” proposti, con timide eccezioni da parte di UIL FPL e CGIL FP in merito a una clausola di salvaguardia che, in teoria, consentirebbe di riaprire il confronto qualora l’inflazione erodesse in modo significativo i salari. In che mondo vivano i rappresentanti di queste organizzazioni sindacali, viene spontaneo chiedersi.
Alla luce anche del fallimento del decreto-legge 25/2025 PA, che avrebbe dovuto consentire agli Enti Locali di superare i limiti di spesa sul salario accessorio, appare evidente anche l’insufficienza del cosiddetto Fondo di perequazione salariale, creato per sostenere il solo salario accesorio, finanziato con appena 50 milioni per il 2027 e 100 milioni a decorrere dal 2028. Briciole.
L’emergenza salariale ben si collega all’allarme lanciato negli ultimi giorni dal rapporto sul personale dei Comuni italiani per il 2026, elaborato da Ifel – Area Studi e Statistiche Territoriali sui dati relativi al 2024. Il report, pur registrando un aumento delle assunzioni, evidenzia come queste non siano sufficienti a compensare le uscite per pensionamenti e il crescente numero di dimissioni volontarie, determinate da salari bassi e scarse prospettive di carriera nel settore.
Il quadro prospettico è particolarmente preoccupante: nei prossimi anni, a fronte di un’età media del personale intorno ai 50 anni, si stima la perdita di quasi la metà degli addetti attualmente in servizio, con pesanti ricadute sulla capacità amministrativa degli enti e sulla qualità dei servizi ai cittadini.
USB PI Funzioni Locali lo ribadisce: servono risorse strutturali aggiuntive per un vero fondo di perequazione salariale, un salario minimo di almeno 2.000 euro netti, accompagnati dal superamento dell’area operatori (ex A), il ripristino di un meccanismo automatico di recupero salariale e l’eliminazione dei vincoli sul salario accessorio.
Roma 30/04/2026
Usb Pubblico Impiego Funzioni Locali

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16/04/2026

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+++EDITORIALE+++
Il bluff della Meloni in vista del 1° Maggio

Dopo la batosta del referendum, per il governo Meloni la strada sembra sempre più in salita. L’Istat ha confermato che il rapporto tra Pil e debito pubblico non rientra nel fatidico 3% e che pertanto non ci sarà nessuna possibilità di avviare a chiusura la procedura di infrazione contro l’Italia, aperta dalla Ue a metà del 2024. Questo significa che le spese per la difesa non potranno essere svincolate dal calcolo del debito pubblico e che il governo, per onorare gli impegni in tema di riarmo sia con la Nato e con la Ue, dovrà mettere mano a pesanti tagli su altre voci di bilancio.

Questo spiega l’insistenza con la quale il ministro Giorgetti sta chiedendo la sospensione del Patto di Stabilità alla Commissione europea, che però al momento non sembra intenzionata a dargli retta.

I conti dello scorso anno, però, sono solo uno dei problemi gravi con cui è alle prese il governo. Un altro è sicuramente l’avvicinarsi di una nuova fiammata inflazionistica, sulla spinta dell’aggressione degli Usa e di Israele all’Iran, che prepara un pesante aggravamento della situazione economica e una nuova erosione del potere d’acquisto di salari e pensioni.

I timidi interventi sulle accise hanno già dimostrato la loro scarsissima efficacia. Né il governo sembra intenzionato ad un intervento energico contro gli extra-profitti, che ricordiamolo, costituiscono una forma di speculazione illecita che andrebbe innanzitutto sanzionata penalmente, per poi essere debitamente requisita ed utilizzata per combattere il carovita.

Ma l’aumento dei prezzi del carburante ha la maledetta caratteristica di trasferirsi rapidamente al resto dell’economia, producendo un rialzo generalizzato dei prezzi, a cominciare da quelli dei beni di prima necessità. E questo è un fenomeno che abbiamo già vissuto nel passato recente e di cui conosciamo bene gli effetti. Senza un intervento calmieratore sui prezzi dei beni essenziali e in assenza di un meccanismo di protezione dei salari e delle pensioni, questi aumenti non possono che portare ad un’ulteriore perdita del potere d’acquisto per milioni di lavoratori e famiglie.

Meloni questo lo ha capito benissimo ma sta provando a confidare nella sua capacità di comunicazione, per dare a intendere ancora una volta, in occasione della Festa del Primo Maggio, che il suo governo vuole intervenire per difendere i redditi di chi lavora.

Per due anni ha giocato la carta del taglio del cuneo fiscale per provare a raccontare che il governo metteva in campo azioni utili a contrastare l’impoverimento. Ma poi, passata la sbornia mediatica dei grandi annunci, ci hanno pensato i dati reali a smentire le chiacchiere del governo e a confermare la caduta dei salari. A questo si è aggiunto l’effetto degli insufficienti rinnovi contrattuali che ci sono stati in questi ultimi anni in diverse categorie, con aumenti ben al di sotto del tasso d’inflazione reale, che non hanno minimamente invertito la tendenza più che trentennale verso il basso.

Cosa tirerà fuori dal cilindro la Meloni per il prossimo 1° Maggio? È una domanda che rimbalza ogni giorno sui quotidiani e che ha trovato conferma soprattutto nel suo discorso alla Camera del 9 aprile. Lavoro povero, bollette energetiche e casa sono i titoli dei possibili interventi, del nuovo ed ennesimo bluff che la Meloni si prepara a giocare, confidando soprattutto su una opposizione che proprio sulle questioni sociali è particolarmente silente e poco propensa ad avanzare proposte efficaci per paura che un giorno, dovessero mai vincere loro le elezioni, si trovassero un popolo a reclamarne la attuazione.

Di salario minimo non se ne parla, sembra piuttosto che si voglia introdurre il meccanismo del contratto maggiormente utilizzato per fissare la soglia minima di salario a cui attestarsi. Una proposta che sembra cucita sugli interessi di alcuni sindacati particolarmente genuflessi al governo, come l’UGL, e che non avrebbe alcun effetto migliorativo sui salari delle categorie coinvolte. In buona sostanza, un decreto inutile sulla falsariga dei tanti sfornati sulla sicurezza sul lavoro che non hanno minimamente scalfito la gravità delle stragi sul lavoro.

Sulla casa siamo di fronte probabilmente all’ennesimo annuncio fine a sé stesso. Non c’è all’orizzonte né uno stop agli sfratti, né un intervento per calmierare il mercato degli affitti, né un rilancio serio dell’edilizia popolare.

E sulle bollette ci sarà, forse, un nuovo intervento molto circoscritto per fasce di reddito che lascerà la grande maggioranza del Paese esposta al sovraccarico di spesa per luce e gas.

Questa situazione però sta diventando ormai insopportabile e il fatto stesso che il governo senta il bisogno di un nuovo messaggio per dire che interviene contro l’impoverimento, ma poi i soldi veri ha già deciso di metterli sulle armi, ci dice che il tempo delle chiacchiere è finito.



Il prossimo 29 aprile l’USB porterà le sue proposte sotto al Parlamento (ore 15 piazza Capranica):

introduzione urgente di un meccanismo di adeguamento automatico dei salari e delle pensioni ai prezzi e disdetta di tutti gli accordi interconfederali che vincolano i rinnovi contrattuali all’inflazione programmata, calcolata con la truffa dell’indice IPCA depurato dei prodotti energetici importati dall’estero

salario minimo orario a 12 euro l’ora e salario minimo mensile a 2000 euro

stop agli sfratti, calmieramento del mercato degli affitti, parametrazione tra affitti e salari

moratoria sui distacchi delle utenze energetiche e innalzamento della soglia ISEE a 35mila euro per l’accesso ai bonus sociali energetici

azzeramento dell’IVA sui beni di prima necessità e calmieramento dei prezzi sui beni di prima necessità



Siamo stanchi di messaggi finti: il 1° Maggio non tornate a prenderci per il c**o!

È stato pubblicato il PIAO.L’Amministrazione di Roma Capitale mette nero su bianco quanto USB rivendica da tempo: a segu...
02/04/2026

È stato pubblicato il PIAO.
L’Amministrazione di Roma Capitale mette nero su bianco quanto USB rivendica da tempo: a seguito del riallineamento delle educatrici alla scuola dell’infanzia, si procederà allo scorrimento della graduatoria dei nidi per ulteriori 70 posti.
Questo risultato è frutto della mobilitazione determinata delle lavoratrici e dei lavoratori del settore che, insieme a USB, hanno costruito vertenze, iniziative e una pressione costante. È grazie a questo protagonismo che oggi si registrano passi avanti concreti.
Da anni denunciamo la necessità di garantire stabilità lavorativa e continuità educativa: oggi arriva una prima risposta, che nasce direttamente dalla forza della mobilitazione collettiva.
Sul piano politico si registra un elemento importante: la maggioranza ha depositato in Assemblea Capitolina una mozione per chiedere al Governo la proroga della graduatoria nidi fino al suo totale esaurimento. Un segnale significativo, insieme alla disponibilità all’ascolto dimostrata dagli assessorati competenti su scuola e personale nel corso delle interlocuzioni avviate.
Altrettanto rilevante è la conferma che Roma Capitale non bandirà nuovi concorsi per i nidi: una scelta che riconosce nei fatti la priorità della stabilizzazione del personale già in graduatoria, valorizzando competenze ed esperienza maturate sul campo.
Fondamentale è stata la risposta immediata delle lavoratrici e dei lavoratori dopo l’informativa del 23 marzo 2026: una partecipazione che conferma come solo l’organizzazione e la mobilitazione possano produrre risultati concreti.
USB ribadisce con forza che:
lo scorrimento della graduatoria deve proseguire fino al completo esaurimento;
la proroga è uno strumento indispensabile per garantire lavoro stabile e qualità dei servizi;
la stabilizzazione del personale precario non è più rinviabile.
La mobilitazione non si ferma. Continueremo a vigilare affinché agli impegni seguano atti concreti, senza arretramenti, per una battaglia di giustizia che riguarda lavoratrici, lavoratori e l’intero sistema educativo cittadino.

USB PI Roma Capitale
Settore Educativo e Scolastico

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23/12/2025

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Giù le mani da Greta Thunberg

Abbiamo ricevuto da poco la notizia dell’arresto a Londra di Greta Thunberg durante una manifestazione a sostegno della Palestina e per sostenere un gruppo di otto detenuti di Palestine Action che da più di 50 giorni è in sciopero della fame contro l’assurda accusa di terrorismo. Il governo Starmer ha recentemente messo al bando Palestine Action in ossequio alla scelta assunta da diversi governi europei di criminalizzare chi sta lottando contro il genocidio e a sostegno del popolo palestinese.
Abbiamo conosciuto Greta sulla Flotilla ed abbiamo potuto apprezzare il suo coraggio davanti alla brutalità dei carcerieri israeliani. E l’abbiamo recentemente avuta al nostro fianco nello sciopero generale del 28 novembre e nella grande manifestazione del 29 a Roma.
Pretendiamo la liberazione immediata di Greta e di tutti gli attivisti ingiustamente accusati di sostenere la causa palestinese.
Giù le mani da -
Tocca uno tocca tutti.

Unione Sindacale di Base

Indirizzo

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Rome
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Martedì 09:30 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 19:00
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+390676282200

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