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Un Ponte Per Da 35 anni Un Ponte Per si batte contro violenze e ingiustizie per affrontare le conseguenze dei conflitti e le cause che li generano.

Ripudiamo la guerra e lavoriamo ogni giorno per la pace tra i popoli e per difendere dignità e diritti di tuttə. Un Ponte Per opera ogni giorno al fianco delle vittime dei conflitti attraverso programmi dedicati alla tutela dei diritti umani e alla promozione del dialogo e della pace. Lo facciamo sostenendo il lavoro di associazioni, organizzazioni, attivisti e attiviste nei paesi in cui operiamo, grazie al contributo prezioso di soci e socie, volontari e volontarie, e sostenitori e sostenitrici. Dal 1991 continuiamo a costruire Ponti di Pace. Ti chiediamo di farlo insieme, condividendo il nostro impegno.

È possibile sostenere Un Ponte Per secondo le seguenti modalità:

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• Eventi pubblici: presso i banchetti dei nostri Comitati locali

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda l’estintore. Questa storia l’abbiamo già vista 25 anni fa a Genova. An...
20/10/2026

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda l’estintore. Questa storia l’abbiamo già vista 25 anni fa a Genova. Ancora una volta, il dibattito si concentra sugli scontri di piazza invece che sulla rabbia e sull’esclusione che li hanno generati.

Scandalizza più una vetrina rotta della rottura di un patto sociale che condanna un’intera generazione alla precarietà e all’assenza di prospettive. Più del caro vita, del caro affitti, delle disuguaglianze, della crisi climatica, dello smantellamento di sanità e istruzione pubbliche. Più dei massacri a Gaza e dei bombardamenti sul Libano.

L’indignazione si accende quando a protestare sono le persone più escluse dal sistema dominante, una generazione che, pur vivendo esperienze e discriminazioni diverse, rifiuta l’individualismo imperante e crede ancora nella necessità di una risposta collettiva. Eppure, quando tra chi protesta ci sono giovani razzializzati o di cd. "seconda generazione", il dibattito si sposta spesso sulla loro origine, alimentando una vera e propria caccia allo straniero.

Al disagio generazionale, la risposta è la repressione: un modello politico che alimenta la svolta securitaria, restringe gli spazi di partecipazione ed esclude chi non rientra nella propria idea bianca e suprematista di nazione, discriminando le persone razzializzate e chiunque non si conformi agli schemi dominanti e trasformando la rivendicazione dei diritti in una questione di ordine pubblico. Non a caso tante proteste nascono da scuole e università, luoghi che con il nostro lavoro abbiamo attraversato per anni e che abbiamo visto progressivamente svuotati della loro funzione di costruzione di saperi e coscienza critica.

Le società si abituano alla violenza istituzionale quando accettano che le persone più fragili e le giovani generazioni paghino il prezzo della stabilità e dell’ordine. È così che l’autoritarismo diventa normalità.
Un Ponte Per crede nella forza rivoluzionaria della nonviolenza, nella costruzione di una coscienza collettiva e nella necessità di ascoltare le ragioni di tanta rabbia, a cui non si può rispondere con l’ennesimo pacchetto sicurezza.

Condanniamo la violenza poliziesca subita dallə ragazzə coinvoltə nelle manifestazioni. Le testimonianze raccolte dall’Hub for Defenders in queste ore restituiscono la gravità di quanto accaduto, oltre la narrazione schiacciata sugli scontri e l’ordine pubblico.

Leggi il report dettagliato sulle segnalazioni raccolte dall’Hub for Defenders: https://unponteper.it/it/italia-le-violenze-poliziesche-registrate-dallhub-for-defenders/
Documentare le violazioni è fondamentale per contrastare la normalizzazione della violenza.

LECCE 👉 La mostra "Al di là del mare" di Pat Carra e Safaa Odah è stata prorogata fino al 31 ottobre!DOVE: Biblioteca Be...
20/10/2026

LECCE 👉 La mostra "Al di là del mare" di Pat Carra e Safaa Odah è stata prorogata fino al 31 ottobre!
DOVE: Biblioteca Bernardini di Lecce del Convitto Palmieri | Lecce
QUANDO: da lunedì a sabato, dalle ore 8 alle 20, nel silenzio della bellissima biblioteca, sempre abitata da chi studia e legge.

La mostra è sostenuta da Erbacce, Fandango Libri, Chandra Livia Candiani, Un Ponte Per.

❣ Grazie a Hypereden, Sandro Stefanelli, Fandango Factory, Anna Ciammitti, Ilaria Turba, Biblioteca Bernardini di Lecce, e grazie a tutte le amiche e amici di Lecce.

16/10/2026

STRENGTHENING PRIMARY HEALTHCARE IN ALEPPO, SYRIA

Improving access to quality healthcare in underserved areas starts with stronger local health systems. In rural Aleppo, years of crisis have left deep gaps in healthcare services and infrastructure, placing significant pressure on an already fragile health system. Our work, with the financial support of the European Union, aims to contribute to the recovery of the primary healthcare system by restoring essential services and strengthening the local systems responsible for their planning, management and sustainability.

To mark the official start of the first phase of operational activities, we welcomed the EU Delegation, represented by the EU Ambassador, alongside representatives of the Syrian Ministry of Health and the Aleppo Directorate of Health.
Support has already started in 9 Primary Health Care Centres, out of 22 facilities to be supported over the next three years, across Safira District and Tel Damman Subdistrict, in Aleppo Governorate.
Our interventions include facility rehabilitation, medical equipment and supplies, and healthcare workforce capacity building, while integrating protection considerations to promote safer and more inclusive services. We are also working to strengthen emergency referral mechanisms and the capacity of district health authorities to plan, coordinate and manage primary healthcare services.
Because access to quality healthcare depends not only on services, but also on the systems that manage and sustain them.

Co-funded by the European Union | Implemented by Un Ponte Per (UPP)

EUinSyria وزارة الصحة السورية

Oggi 16 ottobre l'udienza conclusiva della causa civile, promossa da noi di Un Ponte Per, contro la fornitura di armi a ...
16/10/2026

Oggi 16 ottobre l'udienza conclusiva della causa civile, promossa da noi di Un Ponte Per, contro la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo Spa e dello Stato italiano.

Ieri eravamo a Torre del Greco per la Marcia per la Pace, al fianco della nostra Angelica Romano e di tante persone che ...
14/10/2026

Ieri eravamo a Torre del Greco per la Marcia per la Pace, al fianco della nostra Angelica Romano e di tante persone che continuano a credere in un mondo più giusto e senza guerre. Un impegno che si costruisce anche nei territori, attraverso le comunità e le scelte delle amministrazioni locali.

Ringraziamo l’Amministrazione del Comune di Torre del Greco per il sostegno ai nostri interventi a Gaza. Continuiamo a tessere legami e a partecipare alle mobilitazioni in Campania, ad esempio con l'Assemblea No Kings a Napoli, insieme a chi si oppone alla guerra e difende il diritto dei popoli a vivere liberi dalla violenza.

Perché la pace non è un orizzonte da immaginare, ma una strada da percorrere ogni giorno, insieme.

Ci siamo: benvenutə su Bridging Voices UPP, la nuova casa social delle esperienze di volontariato internazionale di Un P...
12/10/2026

Ci siamo: benvenutə su Bridging Voices UPP, la nuova casa social delle esperienze di volontariato internazionale di Un Ponte Per

Quest’anno, nuove persone sono arrivate in Giordania per iniziare il loro percorso di Servizio Civile Universale nella missione di UPP ad Amman جسر إلى - UPP Jordan

Flavia, Paola, Sidi e Ernesto vivranno un’esperienza fatta di incontri, scoperte, formazione e lavoro insieme alle organizzazioni partner locali, per conoscere da vicino il territorio e le sfide che lo attraversano.

Questa pagina raccoglierà le loro storie, le domande, le scoperte e le relazioni che nasceranno lungo il cammino. Perché fare volontariato internazionale significa mettersi in ascolto, imparare da chi si incontra e costruire legami oltre le differenze.

Cambiamo nome, ma non la voglia di condividere esperienze e dare spazio alle voci di chi sceglie di mettersi in gioco.

Il viaggio comincia qui. Stay tuned!

In questi tre anni di genocidio, non abbiamo visto nascere “coalizioni di volenterosi” per far cessare il genocidio a Ga...
09/10/2026

In questi tre anni di genocidio, non abbiamo visto nascere “coalizioni di volenterosi” per far cessare il genocidio a Gaza, né sono state adottate dall’Italia misure - neanche simboliche - come il riconoscimento dello Stato di Palestina, la rottura delle partnership economiche e militari con Israele o il sostegno allo stop degli accordi di associazione. Anche l’arrivo nel nostro Paese di poche decine di student3 da Gaza è avvenuto con enormi difficoltà, a fronte di migliaia di richieste.

Di fronte all'assenza delle istituzioni, solo la società civile ha provato a fare la propria parte. «Una parte importante ma comunque insufficiente a fermare il genocidio e che, spesso, ha riprodotto modalità orientaliste, talvolta inconsapevoli: modalità che continuano a non riconoscere pienamente al popolo palestinese il diritto di autodeterminarsi come gli altri, di vivere senza occupazione, senza quotidiani soprusi, senza che qualcun altro possa decidere cosa può entrare a Gaza, in quali quantità o, ad esempio, quante calorie spettino ogni giorno a una madre o a un bambino» - spiega il nostro collega palestinese Sharif Hamad, originario di Gaza.

A questo si è aggiunto, nel nostro Paese, un clima crescente di criminalizzazione dell’attivismo, ad esempio con il DDL Antisemitismo, che equipara qualsiasi forma di solidarietà con il popolo palestinese o qualsiasi posizione critica verso l’ideologia sionista a un crimine odioso come l’antisemitismo. Allo stesso tempo, un clima crescente di islamofobia, che prende piede con forza soprattutto sui social, favorisce la criminalizzazione delle persone palestinesi in Italia. Basti ricordare gli arresti e le cause tuttora in corso. E favorisce l’odiosa retorica della remigrazione, delle "classi con troppi stranieri", delle "culture inconciliabili con la nostra". Completa il quadro, la propaganda ossessiva sul tema del “riarmo europeo” che, invece di soffiare sul silenzio delle armi nella scena internazionale, alimenta una cultura bellicista e sottrae risorse alla collettività.
«Ben vengano, allora, film israeliani come Naza o No Other Land, che squarciano il velo di ipocrisia sullo Stato di Israele e sulla violenza cieca del colonialismo di insediamento, chiamando l’oppressore con il suo nome e usando le parole corrette. Tutto questo, però, ci mette di fronte a una verità disarmante: abbiamo avuto bisogno delle loro voci per credere a ciò che le persone palestinesi ci dicevano da decenni, senza essere credute», conclude Sharif Hamad.

Come associazione, in un’ottica decoloniale, in questi tre anni abbiamo fatto la nostra parte, seguendo i principi del BDS e affidando il nostro intervento in Palestina in toto alle persone palestinesi: a chi viveva e vive il genocidio sulla propria pelle, a chi, giorno dopo giorno, ci ha spiegato cosa entrava e non entrava a Gaza, quali erano e sono i bisogni e le urgenze del momento.
Abbiamo scelto di ascoltare chi vive questa realtà, riconoscendo nelle loro parole non una semplice testimonianza, ma il punto di partenza da cui costruire la nostra solidarietà. Inoltre, con il sostegno alla causa civile contro Leonardo e lo stato italiano, stiamo cercando di bloccare il flusso di armi italiane verso Israele, armi che finiscono inevitabilmente nella macchina del genocidio.

Ringraziamo ancora tutte le persone e le realtà solidali che ci hanno dato fiducia, aggiungendo, goccia dopo goccia, più forza ai nostri sforzi al fianco del popolo palestinese. Il genocidio non è finito.

Lo scrittore Josè Saramago aveva immaginato una città in cui tutte le persone, una dopo l’altra, diventavano cieche. A G...
02/10/2026

Lo scrittore Josè Saramago aveva immaginato una città in cui tutte le persone, una dopo l’altra, diventavano cieche. A Gaza non è una distopia: è la realtà quotidiana di migliaia di persone, dopo anni di guerra e privazioni, non riesce più a vedere come prima.

Nell'ultimo suo racconto, Hassan Herzallah - a cui nel frattempo hanno bloccato il profilo - ha incontrato le storie di Huwaida, Nabila, Farah, Abdullah e Mahmoud: persone per cui infilare un filo nell’ago, leggere un messaggio, vedere la lavagna, lavorare o studiare dopo il tramonto è diventata un'impresa. A Gaza, anche riuscire a vedere bene è diventato un lusso.

Torna da Gaza “Aspettando il sole”, il diario di Hassan Herzallah.

Si legge sul sito di Un Ponte Per [link nei commenti]

Il 3 ottobre 1911 l’Italia giolittiana avviava l’attacco a Tripoli, dando inizio alla guerra italo-turca e all'occupazio...
01/10/2026

Il 3 ottobre 1911 l’Italia giolittiana avviava l’attacco a Tripoli, dando inizio alla guerra italo-turca e all'occupazione della Libia. Ventiquattro anni dopo, il 3 ottobre 1935, l’Italia fascista invadeva l’Etiopia: cominciava una nuova guerra coloniale, questa volta per costruire un “Impero”.

Due date che raccontano un progetto: conquistare territori, imporre la supremazia dell’homo italicus, assoggettare popolazioni ritenute inferiori. Guerre coloniali e occupazioni fatte anche di deportazioni, internamenti e campi di concentramento: pratiche attraverso cui il dominio veniva esercitato concretamente sui corpi e sulle vite delle persone "suddite".

È proprio di questo che parleremo il 2 ottobre, alla vigilia di questa doppia ricorrenza, alla Casa della Memoria e della Storia con l’incontro 02.10.2026 | Deportare, internare, concentrare. Pratiche coloniali sui corpi dei sudditi

Beatrice Falcucci parlerà delle deportazioni e dei campi di concentramento in Libia; Gianmarco Mancosu delle pratiche coloniali nel C***o d’Africa; Federico Goddi dell’internamento italiano nei Balcani.

Un confronto che mette in relazione esperienze diverse e mostra come deportazione, concentrazione e internamento siano stati strumenti ricorrenti del dominio coloniale italiano: anche questa è storia italiana, che è necessario imparare a guardare in faccia se vogliamo capire il presente.

L’incontro accompagna la mostra “I relegati libici a Ustica dal 1911 al 1934”, visitabile fino al 6 novembre alla Casa della Memoria e della Storia

2 OTTOBRE, ORE 17.00
Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales 5, Roma

La conferenza sarà trasmessa in diretta sul canale YouTube di Un Ponte Per [https://www.youtube.com/live/L8WIKVKwRlk ]

CHI DIFENDE I DIRITTI NON DOVREBBE DOVER SCAPPARE PER POTERLI DIFENDERE.Eppure, per moltissime persone attiviste in tutt...
25/09/2026

CHI DIFENDE I DIRITTI NON DOVREBBE DOVER SCAPPARE PER POTERLI DIFENDERE.

Eppure, per moltissime persone attiviste in tutto il mondo, minacce, repressione e violenza fanno parte della realtà quotidiana.

Shelter City nasce per questo: offrire un tempo e uno spazio di protezione, riposo, connessione e rigenerazione a chi continua a battersi per diritti, libertà e giustizia.

A Roma accogliamo Reema Saleh, Omar Alamree, Flavinha Cândido Maré e Salomè Mezurnishvili .

Quattro attivist3, quattro percorsi, quattro contesti diversi.
Non vogliamo parlare di loro, ma ascoltarle e lasciare che siano loro a raccontarsi. Perché Shelter City non è solo protezione per chi arriva. È anche un'occasione per una città di ascoltare, costruire relazioni e assumersi una responsabilità di proteggere.

📍 Multi Roma – Piazza Vittorio
🗓️ 26 settembre | ore 19:00
Modera l'incontro Salvatore Marino

Venite ad ascoltare le loro voci.

Shelter City non è carità né ospitalità astratta: è una forma concreta di alleanza, protezione e riconoscimento.

Il progetto Shelter City Rome è sostenuto da Città metropolitana di Roma Capitale, Tiziana Biolghini Shelter City Justice & Peace Netherlands Polo Civico Esquilino In Difesa Di

Indirizzo

Via Angelo Poliziano 20
Rome
00184

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 18:30
Martedì 09:30 - 18:30
Mercoledì 09:30 - 18:30
Giovedì 09:30 - 18:30
Venerdì 09:30 - 18:30

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