20/10/2026
Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda l’estintore. Questa storia l’abbiamo già vista 25 anni fa a Genova. Ancora una volta, il dibattito si concentra sugli scontri di piazza invece che sulla rabbia e sull’esclusione che li hanno generati.
Scandalizza più una vetrina rotta della rottura di un patto sociale che condanna un’intera generazione alla precarietà e all’assenza di prospettive. Più del caro vita, del caro affitti, delle disuguaglianze, della crisi climatica, dello smantellamento di sanità e istruzione pubbliche. Più dei massacri a Gaza e dei bombardamenti sul Libano.
L’indignazione si accende quando a protestare sono le persone più escluse dal sistema dominante, una generazione che, pur vivendo esperienze e discriminazioni diverse, rifiuta l’individualismo imperante e crede ancora nella necessità di una risposta collettiva. Eppure, quando tra chi protesta ci sono giovani razzializzati o di cd. "seconda generazione", il dibattito si sposta spesso sulla loro origine, alimentando una vera e propria caccia allo straniero.
Al disagio generazionale, la risposta è la repressione: un modello politico che alimenta la svolta securitaria, restringe gli spazi di partecipazione ed esclude chi non rientra nella propria idea bianca e suprematista di nazione, discriminando le persone razzializzate e chiunque non si conformi agli schemi dominanti e trasformando la rivendicazione dei diritti in una questione di ordine pubblico. Non a caso tante proteste nascono da scuole e università, luoghi che con il nostro lavoro abbiamo attraversato per anni e che abbiamo visto progressivamente svuotati della loro funzione di costruzione di saperi e coscienza critica.
Le società si abituano alla violenza istituzionale quando accettano che le persone più fragili e le giovani generazioni paghino il prezzo della stabilità e dell’ordine. È così che l’autoritarismo diventa normalità.
Un Ponte Per crede nella forza rivoluzionaria della nonviolenza, nella costruzione di una coscienza collettiva e nella necessità di ascoltare le ragioni di tanta rabbia, a cui non si può rispondere con l’ennesimo pacchetto sicurezza.
Condanniamo la violenza poliziesca subita dallə ragazzə coinvoltə nelle manifestazioni. Le testimonianze raccolte dall’Hub for Defenders in queste ore restituiscono la gravità di quanto accaduto, oltre la narrazione schiacciata sugli scontri e l’ordine pubblico.
Leggi il report dettagliato sulle segnalazioni raccolte dall’Hub for Defenders: https://unponteper.it/it/italia-le-violenze-poliziesche-registrate-dallhub-for-defenders/
Documentare le violazioni è fondamentale per contrastare la normalizzazione della violenza.