20/06/2026
«Da dove vieni? Mi sembra di averti già visto». «Da Rafah» , ho risposto. È rimasto in silenzio per un momento. «Quindi sei un rifugiato… non sei di qui», ha detto. Non ho risposto. Ma quelle parole hanno continuato a risuonarmi dentro per tutto il tragitto verso la tenda. Che cosa significa davvero essere rifugiati? Lo è solo chi attraversa un confine, chi lascia il proprio Paese? Vivo in un luogo che mi sembra estraneo, pur non avendo mai lasciato la mia città. Prima della guerra mi svegliavo per andare all’università. Oggi mi sveglio pensando all’acqua. Prima della guerra programmavo esami, progetti, futuro. Oggi programmo come trovare la farina. La mia casa si trova a pochi chilometri da qui. Conosco a memoria la strada. Eppure, a causa delle restrizioni israeliane e degli ordini di sfollamento, resta irraggiungibile. Ho capito che essere rifugiati non serve attraversare una frontiera".
Per la Giornata mondiale delle persone rifugiate, torna da Gaza il diario di Hassan Herzallah “Aspettando il sole”. Si legge al link: https://unponteper.it/it/?s=%22Aspettando+il+sole%22
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