31/05/2026
A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, vale la pena ricordare che la forza delle istituzioni non si misura dalla quantità di potere che esercitano, ma dalla capacità di sottoporsi alle regole e ai controlli previsti dalla Costituzione.
Per questa ragione si ripropone un articolo che, nonostante sia stato scritto alcuni anni fa, conserva una straordinaria attualità.
Il tema affrontato è quello della tutela dei diritti dei militari e della scelta legislativa di attribuire al giudice amministrativo, anziché al giudice del lavoro, le relative controversie.
La questione non è tecnica, ma profondamente democratica. Quando il datore di lavoro coincide con la pubblica amministrazione militare e il giudice chiamato a sindacarne l'operato appartiene alla stessa giurisdizione che tradizionalmente valuta gli atti dell'amministrazione, il rischio è che la tutela dei diritti fondamentali venga letta più dalla prospettiva dell'interesse dell'apparato che da quella dei militari.
La Repubblica nata il 2 giugno 1946 ha affidato alla Costituzione il compito di garantire i diritti di tutti i cittadini, compresi quelli che indossano un'uniforme. Ogni volta che si costruiscono percorsi speciali, giudici speciali o tutele attenuate in nome della "specificità militare", è legittimo domandarsi se ci stiamo avvicinando allo spirito della Costituzione o se, al contrario, ce ne stiamo allontanando.
Buona lettura.
Passa la competenza del giudice amministrativo sul comportamento antisindacale delle amministrazioni militari