26/04/2026
Domenica 26 aprile sono 40 anni dal disastro nucleare di Chernobyl. Alle 1:23:58 del 26 aprile 1986 il reattore 4 della centrale ucraina esplose, in piena Unione Sovietica, scagliando in cielo il tetto da mille tonnellate trasformato in palla di fuoco.
Era in corso un test di sicurezza già fallito l'anno prima. Il personale del turno notturno era poco esperto e non aveva ricevuto istruzioni adeguate. Il sistema di raffreddamento di emergenza era stato disattivato per non interferire con la prova.
Alle 00:28 un errore operativo fece crollare la potenza del reattore. Per ristabilizzarla, gli operatori rimossero la maggior parte delle barre di controllo violando le norme di sicurezza. Alle 1:23:04 il test partì lo stesso. Cinquantaquattro secondi dopo, la prima esplosione.
Alle 1:28 arrivarono i primi pompieri, senza indumenti protettivi. Sentivano un sapore metallico in bocca, alcuni cominciarono ad avere il viso arrossato. Nessuno aveva idea della quantità di radiazioni che stavano respirando in quei minuti.
Per 36 ore i 50 mila abitanti di Pripyat, la cittadina costruita per gli operai della centrale, restarono all'oscuro di tutto. L'evacuazione di 115 mila persone partì solo il pomeriggio del 27 aprile. La Svezia rilevò le radiazioni il 29: solo allora Mosca fu costretta ad ammettere il disastro.
Nelle settimane successive morirono di sindrome acuta da radiazioni 28 fra pompieri e operatori. L'Organizzazione mondiale della sanità stima in circa 4.000 i decessi per tumori legati all'esposizione, ma fonti non ufficiali parlano di decine di migliaia. Anatoly Dyatlov, l'ingegnere responsabile del test, morì avvelenato dalle radiazioni nel 1995.
L'area attorno alla ex centrale è ancora oggi disabitata. Pripyat è una città fantasma, casa solo di animali e piante. Gorbaciov anni dopo dirà che Chernobyl, più della perestrojka, fu la causa principale della caduta dell'Unione Sovietica.